Può la letteratura influenzare la routine quotidiana? Cos’hanno in comune le vite di un impiegato e di un poeta maledetto? Perché non bisogna mai dire Adios, Scheherazade? Qual è il vero significato della manzoniana espressione vile meccanico? Come mai Leopardi rimpiangeva la vita prima di Facebook, pur vivendo prima di Facebook?
Sono solo alcuni dei quesiti a cui cercherà di rispondere l’eroe di questi racconti: un irriducibile amante dei Classici che proverà a “vivere secondo Letteratura”, cacciandosi suo malgrado in situazioni surreali ed esilaranti.
Una guida dissacrante e arbitraria alle opere dei grandi della letteratura.
Adorabile. Brillante e divertente. Qualche malalingua dirà che sono solo cliché ben organizzati, ma noi non diamo retta alla malelingue. Vili meccanici.
Una delle cose che colpiscono maggiormente di questo libro di racconti -34, per la precisione- è la cultura letteraria dell’autore che mette a confronto personaggi e avvenimenti di autori tanto diversi come Melville, Tolstoj, Kafka, Westlake, Seneca, Chandler, Dostoevskij, Proust, Verlaine, Mark Twain, Vonnegut, Leopardi, Auster, Baudelaire, Kundera, Stoker, Wodehouse, Murakami, Bulgakov, Rimbaud, Russel, Saramago, Manzoni, Asimov, Dante, Wallace, Murakami Harukie, Bukowski, Houellebecq, Orwell, Huxley, Bradbury, Henlein, Thackeray, Anna Frank, Hemingway, Shakespeare, Solzenicyn, Dickens, Wilde, Drieu La Rochelle, Marlowe, per finire con E.L. James, autrice della serie delle Cinquanta Sfumature.
Alessandro Sesto, nel citare questi autori a sostegno dei suoi caustici ragionamenti, riporta con spirito dissacrante episodi delle loro opere. Prendiamo ad esempio uno dei più grandi capolavori letterari in assoluto: Guerra e Pace. Tolstoj nel romanzo racconta che Sonia Aleksandrovna Rostova, avendo scelto come travestimento per una festa in maschera quella da Ussaro, con un tappo di sughero appositamente bruciato si era disegnata baffi e sopracciglia e, sottolinea, i baffi e le sopracciglia le donavano straordinariamente. In un'altra occasione descrive come molto carina una ragazza che aveva una leggera peluria sul labbro. Da precisare che il personaggio lo aveva inventato Tolstoj e pertanto non doveva giustificare al lettore una peluria esistente. Da quanto detto, ad Alessandro Sesto rimane il sospetto che a Tolstoj piacessero le donne baffute ed è quindi questa la peculiarità che gli rimane più impressa, anche se il fine di Tolstoj, nella visione religiosa che aveva del mondo, era dimostrare che a guidare gli eventi storici era il Destino e non Napoleone. Per quanto sia grato all'autore di aver segnalato una peculiarità che nelle oltre 1200 pagine del libro di Guerra e Pace mi era sfuggita, l'asserzione mi sembra piuttosto azzardata. Di fatto una singolarità maschile in un volto di donna potrebbe far risaltare la femminilità del personaggio, come quando, parlando di strabismo di Venere, si vuole indicare un'imperfezione che accresca anziché sminuire la bellezza. Ma ciò sta a dimostrare, come suggerisce Sesto, che talvolta i particolari, inseriti per rendere più realistici fatti o persone, riescono a monopolizzare l’attenzione del lettore più di quanto non fosse nelle intenzioni dello scrittore.
Divertente, pungente e autoironico, Alessandro Sesto qui mi ha convinto in tutto il corso del libro, tanto che recupererò subito l'altra sua produzione. I racconti scorrono rapidamente uno dopo l'altro e in loro colgono tutti i grandi cliché letterari e narrativi dei nostri ultimi secoli: ne esce fuori un discorso che cammina tra il metaletterario e l'assurdo, incalzante e mai noioso. Sesto propone riflessioni sarcastiche sui grandi autori, catapulta il lettore da un grande classico all'altro creando una parodia non solo della letteratura, ma anche della realtà. Non utilizza mai escamotage banali, si trovano nel corso della lettura schemi, calcoli, disegni, tutti volti a creare un rapporto tra prosaica realtà e alta letteratura. Sesto è un grande lettore, uno scrittore fluido e divertente. Veramente una piccola perla, oltretutto pubblicata da una casa editrice di Roma che con lui ho scoperto e che seguirò con molta più attenzione, la Gorilla Sapiens edizioni.
Alessandro Sesto scrive questo libro con il fine di canzonare i classici, spogliandoli del loro essere classici ed accostandoli invece all’attualità, alla vita reale, alla fila alle poste, al traffico in tangenziale, all’ignoranza di tutti i giorni, insomma. Alessandro Sesto, detto Ale6°andro, fa tutto questo ispirandosi però ad un’idea che ha già avuto Achille Campanile quarant’anni prima. E quindi che senso ha questo libro? Ve lo spiego qui: http://www.illibroignorante.it/?p=3692
Ciò che salta subito agli occhi, leggendo Moby Dick e altri racconti brevi, è l'indiscussa conoscenza che l'autore ha dei Classici della Letteratura mondiale e degli scrittori che l'hanno creata. È una cosa che non si può mettere in dubbio, nemmeno per un momento durante la lettura, perché traspare in ogni pagina e in ogni riga. Anche la cultura e la preparazione di Alessandro Sesto è palese. Il linguaggio usato è ricercato e di livello, ma non appare mai pretenzioso, caratterizzato da un'ironia intelligente e mai volgare. In questo modo viene consegnato nelle mani del lettore un libricino con racconti interessanti, comici, veloci e piacevoli da leggere, ma soprattutto studiati e composti accuratamente... http://appuntidiunalettrice.blogspot....
Ho ricevuto questo libro in regalo e, inizialmente, ero parecchio perplessa. Non leggo racconti anzi, direi che è una forma letteraria per la quale nutro un discreto fastidio alternato a odio – alle volte, non sempre. Aggiungiamoci pure che, quando mi è stato consegnato, avevo letto in tutto più o meno tre libri di autori italiani in tutta la vita. Le due cose, come potete immaginare, non mi entusiasmavano granché: autore italiano di racconti. Brevi, per giunta! Nel frattempo, però, è passato un anno e tante cose sono cambiate. Un anno in cui Alessandro Sesto e il suo Moby Dick e altri racconti brevi ha occupato lo scaffale della libreria accanto al pc, ad altezza occhio. Impossibile non gettarvi uno sguardo anche involontario. Un anno in cui, sebbene non mi sia avvicinata ai racconti (nemmeno brevi!), mi sono almeno avvicinata ad alcuni autori italiani, rimanendone piacevolmente sorpresa. E poi, finalmente, è arrivato il suo momento in un periodo in cui avevo bisogno di una lettura leggera ma arguta e intelligente. E mi sembrava che fosse proprio il caso di Alessandro Sesto, almeno da ciò che avevo letto e sentito dire di lui. Ho iniziato questo libro alla fermata dell'autobus – mi piace molto leggere sui mezzi pubblici – e mi sento di sconsigliarvi caldamente di leggere questo libro in pubblico. L'ho provato sulla mia pelle, quindi so esattamente di cosa sto parlando. A pagina 15, quando ero già salita sul 60 che mi avrebbe portato dovunque stessi cercando di andare – probabilmente in libreria – ho rischiato di sputare la gomma da masticare in faccia al tipo che mi sedeva di fronte, colta da una risata che non sono riuscita a trattenere. Perché è questo che Sesto fa: con uno stile in cui intelligente ironia e sapiente preparazione si bilanciano perfettamente, Alessandro riesce a coinvolgere il lettore facendogli dimenticare di essere sul 60, ad esempio, in presenza di altre cinquanta persone almeno. Attraverso un narratore simpatico e soprattutto bizzarro, Moby Dick e altri racconti brevi illustra al lettore – che sia più o meno preparato in merito – una visione divertente e mai banale dei classici della letteratura, alle volte infarcendo il racconto con aneddoti della vita privata del narratore stesso, con risultati spesso esilaranti – ricordiamo, appunto, il rischio di sputare in faccia al tizio che ha avuto la sfortuna di viaggiare di fronte a me, quel giorno. Ciò che emerge, e anche in maniera piuttosto evidente, è l'amore e la passione che l'autore nutre per la letteratura della quale parla, per Anna Karerina, per La fiera della vanità ma anche per libri più recente che, comunque, hanno fatto la storia della letteratura (è il caso di Blade Runner o 1984). È forse proprio questa passione che permette ad Alessandro di scherzare in modo intelligente su alcune situazioni che sì accadono nei classici ma che, difficilmente, potrebbero accadere nella vita reale, soprattutto ai giorni nostri (regalare un cavallo di legno pieno di greci, ad esempio, oppure schiaffeggiare qualcuno con un pesce). Una raccolta di racconti che, però, non è una vera raccolta di racconti ma, piuttosto, una raccolta di riflessioni ironiche sulla letteratura e sui personaggi (finti o reali) di questa accompagnate da aneddoti autobiografici del narratore (che io ho identificato nella persona di Sesto, ma potrebbe anche non esserlo). Libro che vi consiglio caldamente di leggere, ma lontano dai posti pubblici. Sul vostro divano, in solitudine, sarebbe meglio. Sconsigliato, inoltre, bere o mangiare durante la lettura. La possibilità di ridere e rimanere soffocati dal panino al prosciutto che si sta consumando o quella che la Coca Cola vi esca fuori dal naso è altissima.
Ps: e niente, volevo dire che il capitolo dedicato alle 50 Sfumature è stupendo.
Una raccolta di racconti che consiglio vivamente, comprato praticamente a scatola chiusa al Book Festival di Pisa e col quale è stato amore a prima riga. Le citazioni sono numerosissime e non tutte le ho colte a pieno - ma questo mi ha fatto più che altro venire voglia di leggere alcuni dei classici che ho lungamente snobbato, da quanto comunque riusciva a scorrere con leggerezza. Da leggere e rileggere, ironico e spassoso, l'ho gustato con vero piacere... geniale!