Laurinda, uma estranha e inquietante mulher-a-dias, com um modo de estar e de pensar muito seus, é o elo de ligação entre elementos aparentemente tão díspares como uma dona de casa, boa esposa e melhor mãe, péssima cozinheira e com tendência para sofrer de angústia e enfado; um jovem de ar apático que gosta de haxixe; um homossexual culto e com alguma veia poética à procura da relação perfeita; uma artesã suíça, expatriada e solitária; uma quarentona sensual e obcecada pelo medo de envelhecer. Pelo meio, muita superstição, espíritos e espiritismo, alguma bruxaria, um quadro de Courbet e reflexões sobre o Mundo, Deus e o Diabo. Um romance surpreendente que confirma ANG como uma das vozes mais inovadoras da nova ficção portuguesa.
ANA NOBRE DE GUSMÃO nasceu em Lisboa, a 25 de Dezembro de 1952. Licenciou-se em Filosofia, na Faculdade de Letras da Universidade de de Lisboa e Design no AR.Co. É autora das seguintes obras: Delito sem Corpo (1996, Prémio Máxima Revelação), Não É o Fim do Mundo (1996); Aves do Paraíso (1997);Onda de Choque (1999); Das Tripas Coração (2000); Até Que a Vida Nos Separe (2002); O Pintor (2004); A Prisioneira de Emily Dickinson (2008). As suas crónicas foram regularmente publicadas nas revistas Elle,Storm - online e Magazine Artes. Encontra-se traduzida na Alemanha, Espanha e Itália.
D’accordo che volevo per l’appunto leggere un “libro di svago”, ma non sino a questo livello. Questo lo è talmente tanto che, praticamente, le righe svaporano appena finisci di leggerle ...
una domestica pettegola, e superstiziosa e i suoi quattro datori di lavoro: molte chiacchiere, parecchi pensieri, un pizzico di occulto e la quotidianità della borghesia portoghese. peccato che il libro non decolli mai, i personaggi siano piatti, fastidiosi e insulsi e la storia giri a vuoto per tutta la lunghezza del romanzo. come avere un'idea carina e rovinarla con un romanzo sfilacciato e senza ironia.
A. Nobre de Gusmao- Con rispetto parlando. Laurinda è una vedova di mezza età che si guadagna da vivere come domestica a ore, nella opulenta Estoril di un Portogallo in bilico fra le attrattive della modernità e le zavorre nostalgiche del passato. Quattro sono le case in cui va a servizio: quella della divorziata un po' milf e un po' snob, che si trastulla con il più sballato dei toyboy; quella del professore gay che si illude di nascondere il suo segreto fra i colori pastello di un guardaroba da dandy; quella dell'artista svizzera, maniacale nella pulizia, lasciata dal fidanzato Portoghese per il quale ha abbandonato la sua terra e, infine, l'unica vera famiglia, della giovane madre strappata alla sua vera vocazione dall'amore per in marito che la vuole moglie e mamma e niente più. Fra loro, Laurinda si muove con la disinvoltura della vera padrona di casa, affidando a quel "con rispetto parlando" il fiume di parole che sgorga incontenibile dalla sua bocca e che non si ferma davanti a niente e a nessuno. Pettegola e sfrontata, coinvolge tutti i suoi datori di lavoro nelle sue storie, condite di superstizione, riti di malocchio inclusi, in un racconto che scorre liscio e strappa parecchie risate. Un romanzo che giaceva da mesi nella mia libreria, comprato per la copertina e poi trascurato a causa delle recensioni negative dei lettori- mai come in questo caso sommamente ingiuste. Non sarà un capolavoro, ma è una lettura divertente e leggera, con il pregio di regalarci più di un sorriso. E lo so che in questi tempi tristi il problema è proprio questo, osare la strada della leggerezza e percorrerla fino in fondo. Ma io cerco allegria, distrazione, divertimento: e stavolta, li ho trovati. Tutti e tre.
Con rispetto parlando è fluido e il linguaggio utilizzato è molto garbato, nonostante il tema utilizzato. A dire il vero avrei preferito un linguaggio più forte che si sarebbe meglio sposato sia con la trama che con il personaggio principale del romanzo (Laurinda). Il tratto saliente di Con rispetto parlando è “il pettegolezzo”. Dunque, un romanzo che parla del nulla fondamentalmente.
Laurinda è la donna a ore di quattro diverse famiglie dell’alta borghesia portoghese, la prima Celeste è una donna volubile e disordinata che ha appena iniziato una relazione con un uomo o meglio un ragazzo di soli vent’anni che potrebbe essere suo figlio. La seconda, Vanda è una donna che non è contenta e cerca di ravvivare la sua quotidianità cucinando per il marito nonostante non sia dotata per i fornelli; poi ci sono Ursula, una donna svizzera che ha lasciato il suo paese e il suo matrimonio per inseguire l’uomo di cui si era invaghita e Emanuel un uomo che vive da solo e omosessuale. Laurinda non è la solita domestica perché lei vive di superstizioni ma soprattutto vede i fantasmi che popolano le case in cui lavora. L’incipit di questo libro mi aveva sempre incuriosito e pensavo nascondesse un libro insolito e profondo che non si fermava alle chiacchiere e alle apparenze, invece è stato tutt’altro. Partiamo dal fatto che tutto ruota intorno ai fatti vissuti da Laurinda e raccontati ai diversi padroni che sembrano crescere grazie a quanto scoprono della vita amorosa di Celeste; il lato negativo è che per quattro volte siamo costretti a leggere gli stessi fatti, prima grazie all’esperienza diretta e poi al pettegolezzo riportato dalla donna delle pulizie, è certamente interessante capire pian piano come i fatti di una sconosciuta riescano a rianimare il matrimonio di Vanda, oppure spingano Emanuele alla ricerca di una relazione stabile, eppure non so se valga la pena leggere e rileggere gli stessi fatti, nell’insieme mi è sembrato un poco lento. L’aspetto più interessante, legeto alle visioni degli spiriti da parte di Laurinda, è spesso in secondo piano ed è un peccato in quanto se sfruttato poteva smorzare la ripetitività dei fatti; certo abbiamo il sub plot sul quadro maledetto della signora Ursula, ma a mio parere soffoca nei pettegolezzi. In definitiva, mi aspettavo molto di più e mi spiace la storia sia rimasta arenata perché ero certa poteva avere una narrazione meno lenta se solo l’autrice avesse sfruttato meglio ciò che aveva creato. Concedo comunque quattro stelle perché si tratta di un buon libro, diverso , insomma qualcosa di insolito a cui dedicarsi per non rimanere ancorati alla solita storia.