Autore di racconti e romanzi entrati nel canone della letteratura americana, John Barth è – insieme a Kurt Vonnegut, Joseph Heller, Italo Calvino – uno dei padri della narrativa postmoderna, che negli anni Sessanta ha sovvertito radicalmente le regole del realismo tradizionale, aprendo la strada alla contaminazione fra i generi e all'ironia del pop. Dopo averlo rilanciato in Italia pubblicando con successo tre sue opere di narrativa, ora minimum fax presenta per la prima volta ai lettori italiani un’antologia della sua produzione saggistica. I nove pezzi contenuti in questa raccolta rappresentano un prezioso compendio delle riflessioni di Barth sulla letteratura e sul mestiere di scrivere. Accanto a «La letteratura dell’esaurimento» e «La letteratura della pienezza» – due saggi fondamentali, considerati il manifesto del postmoderno – troviamo brillanti analisi critiche del minimalismo e del realismo letterario, considerazioni sul ruolo dello scrittore e l’arte della narrazione, nonché veri e propri consigli di scrittura per aspiranti romanzieri, ai quali Barth raccomanda di unire sempre all'«algebra» della tecnica il «fuoco» del sentimento e delle idee.
John Barth briefly studied "Elementary Theory and Advanced Orchestration" at Juilliard before attending Johns Hopkins University, received a bachelor of arts in 1951 and composed The Shirt of Nessus, a thesis for a Magister Artium in 1952. He served as a professor at Penn State University from 1953. Barth began his career with short The Floating Opera, which deals with suicide, and The End of the Road on controversial topic of abortion. Barth later remarked that these straightforward tales "didn't know they were novels." The life of Ebenezer Cooke, an actual poet, based a next eight-hundred-page mock epic of the colonization of Maryland of Barth. Northrop Frye called an anatomy, a large, loosely structured work with digressions, distractions, stories, and lists, such as two prostitutes, who exchange lengthy insulting terms. The disillusioned fictional Ebenezer Cooke, repeatedly described as an innocent "poet and virgin" like Candide, sets out a heroic epic and ends up a biting satire. He moved in 1965 to State University of New York at Buffalo. He visited as professor at Boston University in 1972. He served as professor from 1973 at Johns Hopkins University. He retired in 1995. The conceit of the university as universe based Giles Goat-Boy, a next speculative fiction of Barth comparable size. A half-goat discovers his humanity as a savior in a story, presented as a computer tape, given to Barth, who denies his work. In the course, Giles carries out all the tasks that Joseph Campbell prescribed in The Hero with a Thousand Faces. Barth meanwhile in the book kept a list of the tasks, taped to his wall. The even more metafictional Lost in the Funhouse, the short story collection, and Chimera, the novella collection, than their two predecessors foreground the process and present achievements, such as seven nested quotations. In Letters, Barth and the characters of his first six books interact. Barth meanwhile also pondered and discussed the theoretical problems of fiction, most notably in an essay, "The Literature of Exhaustion," first printed in the Atlantic in 1967, widely considered a statement of "the death of the novel" (compare with Roland Barthes's "The Death of the Author"). Barth has since insisted that he was merely making clear that a particular stage in history was passing, and pointing to possible directions from there. He later (1979) a follow-up essay, "The Literature of Replenishment," to clarify the point. Barth's fiction continues to maintain a precarious balance between postmodern self-consciousness and wordplay on the one hand, and the sympathetic characterisation and "page-turning" plotting commonly associated with more traditional genres and subgenres of classic and contemporary storytelling.
Nove saggi sulla letteratura, alcuni dei quali articoli apparsi su riviste specializzate, altri sono testi di conferenze. Complessi, perché Barth oltre che scrittore è stato a lungo professore di letteratura. Gli argomenti trattati sono molteplici e tutti molto interessanti, dalle considerazioni sul romanzo storico, alle spiegazioni sul minimalismo. Molto interessanti due saggi, la letteratura dell'esaurimento e la letteratura della pienezza, dove si possono trovare delle illuminanti considerazioni sulla letteratura contemporanea con particolare riferimento alla letteratura post moderna. “Diciamo che l’Algebra rappresenta la tecnica, o gli aspetti tecnici e formali di un’opera letteraria; diciamo che il Fuoco rappresenta le passioni dello scrittore, le cose che sta cercando di dire in maniera eloquente. Il nocciolo del mio discorso è che la buona letteratura […] comporta e richiede sia l’algebra che il fuoco: in breve, un virtuosismo appassionato”, così John Barth da una metafora di Borges. Un libro complesso, da leggere e rileggere, ma ne vale davvero la pena.
Bellissimo testo. Avevo scelto di leggerlo per il mio interesse per la scrittura, e certo, tratta di questo. Ma come tutte le pottime opere, parte da questo ma è molto di più. È una raccolta di saggi, conferenze, articoli, prodotti dall'autore, che si rivela non solo ottimo scrittore ma anche grande oratore. Ciò che racconta per la scrittura aiuta molto anche a comprendere la lettura, e viceversa. L'ho trovato godibilissimo, stile scorrevole, contenuti interessanti, e ottima traduzione (non ho letto l'originale, non conosco tanto bene la lingua da poterlo fare, ma quando un'opera sì legge tanto bene è certo merito dell'autore ma tantissimo anche della traduttrice, Mattina Testa in questo caso)..
Potrei ascoltare le parole di Barth per ore. Apprezzo sempre tantissimo il suo approccio alla letteratura e il suo modo di rivolgersi ai lettori. Raccolta di saggi arguti, piacevoli da leggere e per certi aspetti illuminanti, ricchissima di citazioni ad altri autori che aiuta a comprendere le mille sfaccettature della scrittura e di conseguenza aiuta anche a leggere con maggiore consapevolezza. Barth non pretende di avere la verità in tasca, non vuole fornire risposte definitive ma vuole suscitare il dubbio, stimolare la riflessione. Ogni volta che leggo un suo libro non riesco a capacitarmi del fatto che in Italia non sia pubblicata tutta la sua opera.
A metà libro mi sembrava una mediocre raccolta di pensieri. Poi - dal saggio sui Granchi - il discorso di Barth si fa più penetrante e più acuto tanto più si apre al dubbio. Vediamo sfilare i protagonisti della letteratura del '900 assieme a nomi classici (da Michener a Virgilio, da Salinger a Shakespeare, da Frost a Proust a Dylan Thomas a Brautigan) e ognuno di loro insegna dettagli non su ciò che la letteratura è o dovrebbe essere, ma su ciò che l'artista è o non è. Mi ricorda una frase che non so più attribuire, che dice più o meno che l'artista veste come un impiegatuccio - perché l'arte gli è dentro. Bellissimo, comunque.
"Con la sua messa in discussione dei grandi maestri (e colleghi), come Kurt Vonnegut o Donald Barthelme, e a prescindere dal condividere o meno le sue argomentazioni, dimostra al lettore essenzialmente una cosa: la fertilità del dubbio".
Scrivere diventa un modo per dare forma a quello che non si è in grado di dire, è provare a riempire di parole il vuoto lasciato dalla comunicazione imperfetta. Ecco perché il linguaggio, per Barth, è sempre stato oggetto di uno studio approfondito, quasi maniacale.