Recensione a cura di Kayla Swarte per Feel The Book
Kim è giovane, felice e innamorata del suo Jake, un surfista di professione. La loro sembra una storia da romanzo rosa: un colpo di fulmine diventato amore, una passione che sopravvive splendidamente alla routine, tutto sembra funzionare tra loro, malgrado siano profondamente diversi e li divida l’elemento “mare”. Lei ne ha paura e lui lo ama così tanto da inglobare in esso tutta la sua vita, non a caso chiama Kim ondina, come una di quelle divinità marine capaci di ottenere un’anima grazie all’amore di un umano. Quello che Jake ignora è il rovescio della leggenda, che sembra quasi un presagio nefasto…
Passa del tempo e ritroviamo Kim in Cornovaglia: è l’ombra di se stessa, è al limite, e, davanti alla scogliera che ha cercato, e per cui è andata fin lì, pensa sia venuto il momento di finire il viaggio.
Basterebbe fare un passo in avanti e poi il vuoto si prenderebbe cura di lei, il mare di cui tanto ha paura farebbe il resto. Chiude gli occhi: l’importante è non combattere, si dice; respira, una volta, una volta sola, nell’acqua… e poi qualcuno la chiama. Una signora in avanti con gli anni inizia a parlarle, le dà da chiacchierare, sembra non voglia continuare la passeggiata che, le racconta, è la prima dopo molti giorni di dolori. Del resto, si sa, a una certa età i reumatismi si fanno sentire. E Kim capisce, capisce che l’anziana donna, Janet, sa, che ha compreso cosa lei sia andata a fare davanti a quella scogliera e non ha alcuna intenzione di lasciarla da sola. Janet riesce a convincere Kim a seguirla a casa, un vecchio cottage non troppo distante da lì, la invita per un tè, poi a restare per la notte.
Inizia così uno strano sodalizio tra due sconosciute, che sembra ogni giorno più forte, tanto da portare Janet a prestare a Kim un vecchio taccuino consunto, rinvenuto in spiaggia da un suo antenato e, controvoglia, la ragazza si troverà immersa nella storia di una donna di nome Leandra, che scriveva quel diario per dare voce al silenzio. Ma sembra che la vita, per Kim, riservi altre sorprese, e altri dolori.
Una finestra sul mare di Corina Bomann è un romanzo ben congegnato, con un buon ritmo e una serie di rivelazioni ben dosate che creano aspettativa e regalano al lettore più di una sorpresa.
Una storia sui sentimenti, sulla perdita, sulla capacità di rinascita e sulle seconde possibilità che nascono a ogni angolo della vita, grazie a semplici coincidenze o, forse, per lo zampino del destino.
La scrittura è piana, il linguaggio fresco, anche nelle parti che dovrebbero sostenere il peso storico del diario di Leandra, e questo fa sì che la lettura sia gradevole e, per nulla, compromessa da cadute di ritmo o porzioni accessorie. Tuttavia ho trovato un po’ arbitrario il modo in cui è stata organizzata la narrazione: passiamo da un prologo in prima persona e pov della protagonista a un prosieguo in terza persona con sovvertimento dell’asse temporale. A questo si aggiungono le pagine del diario di Leandra dotate di un proprio taglio; una linea unica e più epurata avrebbe giovato alla godibilità del testo.
Una finestra sul mare resta, comunque, un buon romanzo, capace di interessare sia le lettrici fedeli al romance puro sia quelle abitualmente orientate verso il mainstream.
Editing recensione a cura di Aletheia per Feel The Book