“Ibsen, Shakespeare, Brecht…” Quando gli insegnanti del Centro universitario teatrale gli sottoposero una lista di autori da portare in scena, il giovane Luigi Proietti per poco non svenne: non ne aveva mai sentito nominare nessuno. Come tanti ragazzi cresciuti nella periferia della capitale, all’ombra del boom economico, Proietti pensava soprattutto alla musica e guardava all’America. Per lui l’unico palco era quello dei night club, dove suonava e cantava insieme agli amici di sempre. Si era iscritto per gioco a quel corso di recitazione, spinto dalla voglia di qualcosa di diverso: non poteva immaginare che quel “gioco” gli avrebbe cambiato la vita. Il “cantante dalla voce ritmico-melodica- moderna” dimostra subito una versatilità senza precedenti, un potenziale che esprimerà al meglio in A me gli occhi, please e negli altri one-man show scritti con Roberto Lerici, dei tour de force nei quali salta dal dramma al varietà lasciando il pubblico a bocca aperta. E in cinquant’anni di carriera Proietti ha conquistato generazioni di spettatori, contaminando la cultura “alta” e quella “bassa” senza pregiudizi. In Tutto sommato ci restituisce quella voglia di mischiare le carte in tavola, intrecciando le gioie della vita a quelle del palco e lasciando sempre sullo sfondo la sua Roma, città eterna e fragile, tragica e ironica, cinica e innamorata.
Gigi Proietti was an italian actor, cabaretist, director, singer and teacher. Considered one of the greatest figures of the italian theater and television.
Una bella cavalcata nei ricordi del nostro caro Gigi nazionale, una autobiografia, checché se dica, che ho molto apprezzato e che ha creato empatia allo stato puro.
Il quartiere del Tufello, poco distante da dove abitavo io (un ponte divideva le due zone). La stessa trattoria, guarda caso... a distanza di pochi anni... e le zampe e le teste di pollo/gallina per fare il sugo o il brodo... Brrrrr... Pelle d'oca, formicolio, emozione, al ricordo di me da ragazzina...
Sul mio giudizio hanno influito anche altri fattori, prima fra tutti la grande stima che ho nei confronti di questo Artista. E come la mettiamo con il fatto di essere stata partecipe, direttamente o indirettamente, come spettatrice è ovvio, di alcuni dei suoi tanti successi? A cominciare da "A me gli occhi, please" al Teatro Tenda di Piazza Mancini a Roma, dove le panche di legno degli spalti tremavano per le sonore risate e le battute coi piedi di noi spettatori (non sapevo delle leonesse in gabbia dietro il palco, ma vi assicuro che l'episodio delle lattine è vero!); per poi continuare con il "Cyrano" al Teatro Brancaccio (magistrale, fino alle alle lacrime, sia per le battute che per la commozione); ed ancora, "Romeo e Giulietta", sempre al Brancaccio, con una banda di giovanissimi sotto la sua regia. E il Globe, a Villa Borghese... scelta fortunata e sapiente (ancora oggi, ogni estate fa il pienone). Fino alla prima de "I sette re di Roma" al Sistina, serata in cui l'emozione gli giocò più di qualche scherzo... (voluto?!? chissà...). So solo che in teatro la gente era in piedi... E in TV? "Fantastico", "Il maresciallo Rocca" e il "Veterinario" (gli ultimi due seguiti e apprezzati entrambi); addirittura le pubblicità del whisky mi sono gustata! Il cinema invece l'ho sempre un po' schivato, ma per fortuna a volte la TV rimedia e programma film che sono ormai un "cult", "Febbre da cavallo" su tutti.
Che dire? A parte qualche tecnicismo, tipico del settore, e ci può stare, e l'elenco infinito delle persone conosciute e con cui Proietti ha collaborato, ho trovato interessante conoscere i retroscena che hanno portato alla realizzazione di tanti suoi lavori. Tutto sommato... è stato un bel viaggio nei ricordi anche per me. E ce ne sarebbe da dire ancora e ancora. Quindi, come non apprezzare e condividere?
Grazie, grande Gigi! Alla prossima!
📖 GdL GRI - La parola del mese (ottobre 2017): TUTTO (nel titolo)
Letto con molto affetto e commozione.❤️ Gigi era un uomo e un attore a cui ero molto affezionata e ho letto questa sua autobiografia con il suono della sua indimenticabile voce. Ci fa immergere completamente in un'altra epoca, in altre vite e ci fa emozionare perché anche la vita è una forma di teatro, quel teatro che Proietti amava tanto e che ha reso popolare, ovvero accessibile a tutti!
".. Quando faccio la scaletta, ho sempre il timore di non potere più reggere il ritmo che tenevo un tempo, ma alla fine non ce la faccio, non riesco a rinunciare a nessuno dei miei pezzi e li porto in scena ugualmente. C’è chi mi dice che basterebbe stare sul palco un’ora e mezzo, ma io mi intigno e ogni volta finisco per sudare anche per tre ore di fila. Perché il palcoscenico sotto certi aspetti è terapeutico. Entri in scena con la febbre e la febbre ti passa, di colpo hai la forza di un leone. Poi esci e hai di nuovo trentotto. Il teatro è così : è magico"
Non mi sono ancora ripreso del tutto dalla morte di Gigi Proietti e credo che mai lo farò. Principalmente perché tra le poche, pochissime persone di spettacolo, "famosi" con i quali avrei voluto scattare anche una stupidissima foto, lui era il primo. Forse addirittura l'unico.
Ecco, mi rimarrà sempre questo "pruno", come diciamo in calabrese. O, come diresti tu, me rode.
Te possino... Insieme a Gigi Magni e a quel dio di Nino Manfredi m'avete regalato Roma. Non una Roma particolare, non specificatamente quella più verace o quella più genuina, no. Ma Roma. Quella autentica, quella che te fa piagne e te fa ride nello stesso momento.
Ho finito di leggere la tua autobiografia. Non l'ho fatto prima solo per timore di scovare anche un piccolo dettaglio che stonasse con il Proietti che m'aveva fatto compagnia fin dall'infanzia. Che cojonata, quanta ciutìa. Non una sola sorpresa, in tal senso. Tante parole, idee, sogni, che, invece, te scaldano er core. Riconoscibile, sincero, onesto, anzi. Dall'onestà delle origini a quelle di un uomo fatto, sì, ma mai arrivato. "Proiettato" in avanti. Ma con il grande rispetto della Memoria, di sé e del proprio mondo circostante.
Grazie. E... Che te devo di', sarà pe' n'artra volta. <3
Un'autobiografia del grande Gigi, o come la definisce lui stesso, "quattro chiacchiere sul passato, sperando che a qualcuno interessi" e a me sono interessate! Certo mi aspettavo forse qualche battuta in più, ma nonostante ciò è stata una lettura scorrevole (tranne nella parte centrale che mi ha un po' annoiato), divertente (con diversi aneddoti) e ti fa comprendere il motivo per cui è così bravo e artista completo. Ho preferito la parte autobiografica personale rispetto a quella professionale, mi è sembrato quasi che il libro sia rivolto soprattutto a persone che vogliono affacciarsi al mondo del teatro.
A Gigi Proietti non si può non volere bene, e quindi si legge con piacere questa simpatica autobiografia, consci però che la scrittura non è il suo terreno d'elezione: il contenuto c'è, ma la forma non è travolgente. Con tutto il rispetto dovuto al Cavaliere Nero!
...mi è piaciuta molto la prima parte, con la descrizione della vita nel dopoguerra ...la "condivisione" della povertà e della miseria. ...e alla fine mi ha fatto rammaricare di non averlo visto abbastanza a teatro (sigh!) ...grande gigggi !
========== Preferisco visitare quei momenti con la fantasia, rincorrendo l’ombra dei ricordi che restano e riempiendo le lacune con qualche invenzione, con un tocco personale che può cambiare ed evolversi a furia di raccontare la stessa storia. ========== Eppure la mia vita di bambino non è stata segnata da traumi, da eventi memorabili. Invidio quelli che possono dire di aver avuto un’infanzia contrastata, che possono magnificare il proprio passato da ribelli, la loro dipendenza da droghe, che ti raccontano di quando hanno contratto una malattia tropicale, che hanno sempre in mente l’elenco delle donne per le quali hanno perso la testa. E li invidio ancora di più se alla fine di tutte quelle avventure hanno saputo trovare la tanto agognata pace interiore, quelli che leggere Henry Miller gli ha cambiato la vita, quelli che hanno avuto un’epifania e da allora dicono: «Non ho più paura di niente». Io invece, fossi in loro, avrei paura che possa ricapitarmi quello che mi è già successo, perché non saprei come affrontarlo, non so se ne avrei le forze. Non è facile essere normali, e ci tengo a metterlo nero su bianco. Anche perché la normalità è l’idea più vaga e indefinibile che esista. Cosa vuol dire essere normali? Vuol dire forse essere schiacciati dalla routine? Vivere all’insegna della monotonia? Non direi, sarebbe una definizione troppo riduttiva. ==========
- La leggerezza è una categoria irraggiungibile, come la perfezione o la bontà, ma è necessario provare a raggiungerla. È quasi l'opposto della superficialità.
Non so se è comune, ma una delle cose che più mi affascina delle biografie di personaggi celebri di qualsiasi professione, è conoscerne il momento di svolta, l'evento magari non eclatante che ha fissato un prima e un dopo nella carriera. Ciò che è curioso nel caso di Proietti è che quando nel 1970 viene chiamato a sostituire provvisoriamente Modugno nella nuova commedia musicale Alleluja, brava gente del prestigioso duo Garinei Giovannini, nello storico teatro Sistina di Roma, lui è estremamente insofferente di fronte a un copione così volgare e commerciale «Mi spiace, ma "minchia" io non lo dico». La sua carriera teatrale era infatti tutta rivolta al teatro classico e d'avanguardia e un intellettuale come lui non poteva certo esercitare la sua arte per far ridere la gente... «Non avevo capito niente».
È davvero molto facile leggere immaginandosi la sua indimenticabile voce e lasciarsi trasportare nella Roma del Tufello del dopoguerra o nei night club dove si esibiva come cantante, e ridere per ogni aneddoto raccontato. Ciò che emerge con chiarezza è che Gigi Proietti era tantissime cose e tutte belle: il cantante e doppiatore dei primi anni per pagarsi gli studi, l'intellettuale del teatro d'avanguardia, l'innovatore di A me gli occhi, please e del Teatro Tenda, il produttore e insegnante degli anni del Brancaccio, il fondatore del Globe...
Mai cedendo alla nostalgia o alla polemica (pur avendone ben d'onde per la brutta vicenda del Brancaccio), una nota malinconica verso il finale mi fa pensare che già da qualche anno si percepivano maggiori cinismo e maleducazione forse da quando abbiamo smesso di seguire le leggi non scritte che dovrebbero regolare la convivenza civile tra persone.
Un'autobiografia che non è un'autobiografia. E lo dice l'autore stesso nelle prime pagine, giusto per non illudere il lettore. È l'autore che si racconta, come dice lui stesso raccontare "senza nostalgia", "con la gioia per un passato che la mente riscrive come vuole, come un sogno voluto e gestito, e mai subìto". I capitoli proseguono in modo piuttosto lineare, dall'infanzia al tempo presente (o meglio, più o meno l'anno in cui Proietti finì di scrivere il libro), pubblicato nel 2013. Alcune volte l'autore si lascia trasportare dai ricordi, perdendosi in dettagli forse un po' noiosi (almeno per me che conosco pochissimo sia lui che la sua carriera). Il tono è sempre leggero, e se no non sarebbe più lui, e ogni tanto si avverte una punta di orgoglio per i successi ottenuti nei tanti anni di attività. Per riassumere, non è una grande autobiografia ma è comunque una lettura piacevole, sia per conoscere un po' meglio Proietti, sia per lo spaccato storico, sociale e culturale del periodo che, sebbene abbozzato, è comunque interessante.
Un'autobiografia scorrevole, fatta di aneddoti molto divertenti e racconti dei principali momenti della carriera di un artista totale e unico come Gigi Proietti. Dagli esordi come cantante in night club nella sua amatissima Roma al teatro di sperimentazione, dal grande successo del one-man show "A me gli occhi, please" al musical (Alleluja brava gente, i sette re di Roma) e poi ancora la TV (Il maresciallo Rocca), i suoi fortunati incontri con Vittorio Gassman e Carmelo Bene, la direzione del Brancaccio con il suo laboratorio e il Globe. Una serie di appassionanti avventure, successi e insuccessi di un mattatore che ha lasciato tanto e che manca già molto; racconti pieni di vita e da cui si traggono suoi grandi valori e talenti come la semplicità, la leggerezza, la creatività e una grande energia vitale.
Ci sono libri che mentre li leggi senti le voce dell'autore pronunciare quelle parole che hai sotto gli occhi. Senza alcun ausilio tecnologico. Molto spesso sono libri che esistono e vendono solo in funzione di questo artificio. Confidano che tu ti ricordi la voce. Infatti lo hai comperato solo perché hai le orecchie e la testa gonfie di quella voce. Altrimenti quel libro proprio non esisterebbe. Non è questo il caso. Il grande Proietti si racconta sfiorando al minimo quello che è il suo repertorio e ne parla solo per identificarlo nel momento in cui entra a fare parte della sua storia personale. Se ti capita di sentire la sua voce è per quella parola improvvisa, neanche virgolettata, che ti coglie e ti instilla il languore di risentire tutto, con quello stesso suono ad accompagnarti riga per riga.
Gigi Proietti ha scritto una specie di autobiografia. Il geniale attore-autore teatrale ovviamente non poteva che essere originale anche in questa veste. Molto gradevole la lettura di questo racconto infarcito di episodi, di ricordi, di esperienze che mostrano la storia di un lungo periodo della vita del teatro italiano percorso dal nostro Gigi in quasi tutte le sue declinazioni. Musicista prima in varie collocazioni dal Night al rock fino alla balera, attore d'avanguardia tra Brecht e Strehler, per approdare a Petrolini, e poi alla Commedia musicale dei Garinei e Giovannini e poi la creazione di un genere quasi nuovo che rende popolare lo spessore culturale delle precedenti esperienze. Forse non conoscevamo un Proietti Brechtiano, ma i racconti del suo percorso artistico ci fanno capire il perchè del successo universale di Gigi, piace al grande pubblico e piace molto anche alla critica, anche a quella normalmente spocchiosa che lui stesso prende spesso in giro. Da "A me gli occhi, please" al Maresciallo Rocca o al Mandrake di "Febbre da cavallo" Proietti dice e cerca di dimostrare che non c'è alcuna incoerenza e quasi ci convince. Testo assolutamente consigliato a chi ama il teatro, con riflessioni serie e tanti gustosissimi aneddoti.
Un uomo speciale che racconta una vita speciale. Un grande talento, ultimamente a volte un po’ svenduto, ma sempre grande, anche quando appare in una pubblicità. Adoro Proietti, quindi non potevo non amare questo libro in cui si racconta, perché mi ha fatto sentire ancora una volta, e più da vicino, la sua umanità e il suo essere straordinario rimanendo umilmente a contatto con il reale. O almeno, io lo vedo così.
Sia chiaro che qui non è possibile giudicare la trama. In fondo stiamo parlando di qualcuno che ci racconta la sua vita, quindi le stelle su cinque sono dirette alla scrittura. A volte mi è risultato veramente difficile capire i concetti perchè vengono espressi attingendo a conoscenze teatrali che non tutti hanno. Nel complesso però mi ha fatto molto piacere leggere questo libro e conoscere un po' meglio Gigi Proietti.
4 stelle? massì, vah, sono buono, ogni tanto anche qualcosa di leggero ci vuole Non una vera autobiografia, più una serie di ricordi, soprattutto lavorativi (senza troppe concessioni alle "confessioni" sulla vita privata) ma scritti in modo garbato e scorrevole, senza essere troppo piacione e senza prendersi mai troppo sul serio. Gradevole.
Assolutamente piacevole e leggero, questi ricordi di un grande attore scorrono tra le righe con facilità. La scrittura non è il suo mestiere, ma il libro ci avvicina ancora di più a questo splendido personaggio.