Una città dalle milioni di possibilità... in cui si finisce per perdersi.
Il protagonista senza nome di questo nuovo romanzo di Fiorino è un giovane italiano di 23 anni, arrivato a New York in cerca di spunti per dare una svolta alla sua passione per la fotografia. S’iscrive ad un corso, a cui partecipa con meno voglia di quanto avrebbe dovuto, a fatica riesce a fare i compiti a casa, troppo distratto dalle mille altre problematiche – conto in rosso, cambi case continui e repentini, pulsioni sessuali contraddittorie e difficili da azzittire - che assediano la sua vita per essere uno studente modello.
...e poi arriva Lou.
Un banale, insulso ragazzo del New Jersey di diciannove anni, che mette la vita del protagonista a soqquadro. Lou è sinonimo di sbando, assenza di scopo, droghe, rabbia repressa, alcol e prostituzione, ma il protagonista torna sempre da lui al primo schiocco di dita, incapace di resistergli malgrado le molteplici delusioni portate dai vizi e dal carattere impossibile di Lou. Si prendono, si lasciano, si picchiano: un rapporto basato su varie sfumature di violenza fisica, psicologica, verbale.
Una dipendenza che porta all’assenza
Assenza di direzione nella sua vita, di scopo, le passioni messe in pausa o dimenticate a beneficio di un continuo prostituirsi per guadagnare soldi che poi Lou brucerà nei suoi soliti vizi: la voce narrante si è persa nel buco nero del marcio che rappresenta l’altro lato della medaglia di New York, nella sua immondizia, nella sua depravazione. La città delle possibilità, complice la frequentazione sbagliata col bipolare Lou, diventa un vortice che risucchia il protagonista in una vita fatta di nulla, in cui il suicidio e il vuoto sono compagni costanti delle sue giornate che l’arte non riesce a contrastare.
Un romanzo breve, che lascia il segno.
La New York presentata in “Autoritratto newyorkese” ha ben poco a che vedere con la città dai più conosciuta nelle commedie romantiche e nei romanzi a lieto fine di altri autori. Come ha detto lo stesso Fiorino durante una presentazione, in questo testo ha voluto rappresentare una New York non turistica, più autentica, con il suo bagaglio di opportunità e, al tempo stesso, di strade senza ritorno. E’, ha detto, il romanzo che avrebbe sempre voluto scrivere, ma che ci ha messo del tempo per venire fuori e che ci viene consegnato oggi in una forma diversa rispetto ai suoi predecessori, più cruda, tagliente e, a suo modo, autentica.