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Adello: Cantica di ambientazione medievale

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Silvio Pellico ha composto nel corso della propria vita diverse cantiche di ambientazione medievale, rispecchiando in questa scelta il gusto e lo stile della cultura romantica di cui e stato in Italia uno dei principali esponenti. In questo senso e evidente il debito nell'Adello del Pellico nei confronti del Berchet e della sua nota romanza "Il trovatore" in cui il protagonista, innamoratosi della signora del castello in cui vive, se ne allontana per non tradire la fiducia del proprio padrone e non compromettere la donna amata. Allo stesso modo il giovane Adello, abbandonata l'Italia per approdare alla corte dell'imperatore Ottone sulle rive del Reno, si innamora di sua figlia Eloisa, ma parte per la guerra, dopo essersi lasciato sfuggire la confessione dei propri sentimenti, per non compromettere Eloisa. Questa edizione fa parte del progetto di ripubblicazione di tutte le opere minori del Pellico, corredate da nuove introduzioni storiche e, se possibile, trascritte a partire dagli originali.

42 pages, Paperback

Published January 1, 2013

About the author

Silvio Pellico

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Silvio Pellico (Italian: [ˈsilvjo ˈpɛlliko]; 24 June 1789 – 31 January 1854) was an Italian writer, poet, dramatist and patriot active in the Italian unification.

Silvio Pellico was born in Saluzzo (Piedmont). He spent the earlier portion of his life at Pinerolo and Turin, under the tuition of a priest named Manavella. At the age of ten he composed a tragedy inspired by a translation of the Ossianic poems. On the marriage of his twin sister Rosina with a maternal cousin at Lyon, he went to reside in that city, devoting himself during four years to the study of French literature. He returned in 1810 to Milan, where he became professor of French in the Collegio degli Orfani Militari, now the Scuola Militare Teulié.

His tragedy Francesca da Rimini was brought out with success by Carlotta Marchionni at Milan in 1818. Its publication was followed by that of the tragedy Euphemio da Messina, but the representation of the latter was forbidden.

Pellico had in the meantime continued his work as tutor, first to the unfortunate son of Count Briche, and then to the two sons of Count Porro Lambertenghi He threw himself heartily into an attempt to weaken the hold of the Austrian despotism by indirect educational means.

The Conciliatore, a review, appeared in 1818. Of the powerful literary executives that gathered about Counts Porro and Confalonieri, Pellico was the able secretary on whom most of the responsibility for the review, the organ of the association, fell. But the paper, under the censorship of the Austrian officials, ran for a year only, and the society itself was broken up by the government. In October 1820, Pellico was arrested on the charge of carbonarism and conveyed to the Santa Margherita prison. After his removal to the Piombi at Venice in February 1821, he composed several Cantiche and the tragedies Ester d'Engaddi and Iginici d'Asti.

The sentence of death pronounced on him in February 1822 was finally commuted to fifteen years of jail in harsh condition, and in the following April he was placed in the Spielberg, at Brünn (today's Brno), where he was transferred via Udine and Ljubljana. His chief work during this part of his imprisonment was the tragedy Leoniero da Dertona, for the preservation of which he was compelled to rely on his memory.

After his release in 1830, he commenced the publication of his prison compositions, of which the Ester was played at Turin in 1831, but immediately suppressed. In 1832, his Gismonda da Mendrisio, Erodiade and the Leoniero , appeared under the title of Tre nuove tragedie, and in the same year the work which gave him his European fame, Le mie prigioni, is most famous book, an account of his sufferings in prison. The last gained him the friendship of the Marchesa Juliette Colbert de Barolo, the reformer of the Turin prisons, and in 1834 he accepted from her a yearly pension of 1200 francs. His tragedy Tommaso Moro had been published in 1833, his most important subsequent publication being the Opere inedite in 1837.

On the decease of his parents in 1838, he was received into the Casa Barolo, where he remained until his death, assisting the marchesa in her charities, and writing chiefly upon religious themes. Of these works the best known is the Dei doveri degli uomini, a series of trite maxims which do honor to his piety rather than to his critical judgment. A fragmentary biography of the marchesa by Pellico was published in Italian and English after her death.

He died in 1854 at Turin. He was buried in the Camposanto, Turin.

The simple narrative and naive egotism of Le mie prigioni has established his strongest claim to remembrance, winning fame by his misfortunes rather than by his genius. However "My prisons" contributed to the Italian unification, against Austrian occupation. The pamphlet was translated into virtually every European language

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Profile Image for Cristina Contilli.
Author 136 books18 followers
Read
November 18, 2013
Un medioevo di maniera tra ricordi autobiografici ed echi del Berchet...

Silvio Pellico ha composto nel corso della propria vita diverse cantiche di ambientazione medievale, rispecchiando in questa scelta il gusto e lo stile della cultura romantica di cui è stato in Italia uno dei principali esponenti.
In questo senso è evidente il debito nell'Adello del Pellico nei confronti del Berchet e del suo trovatore che, innamoratosi della signora del castello in cui vive, se ne allontana, per non tradire la fiducia del proprio padrone e non compromettere la donna amata.
Allo stesso modo il giovane Adello, lasciata l'Italia per approdare alla corte dell'imperatore Ottone sulle rive del Reno, si innamora di sua figlia Eloisa, ma parte per la guerra, dopo essersi lasciato sfuggire la confessione dei propri sentimenti.
In questo il personaggio del Pellico appare più realistico di quello del Berchet, riflettendo probabilmente l'esperienza autobiografica dello stesso Pellico che, innamoratosi della cugina, quando era ospite di uno zio materno a Lione, non aveva saputo nell'ingenuità della giovinezza nascondere i propri sentimenti.
E, infatti, così conclude in tono accorto Adello la propria confessione ad Eloisa:

"Pensava Adel, la mercè ingrata è questa
Ch'io rendo al mio signore? a lui che tanti
Su me profuse beneficii e pegni
D'amistà nobilissima ed esempi
Alti d'onor? Così rammento i cenni
De' genitori miei, la veneranda
Storia de' lor martirii e come in venti
Ben più gravi sciagure immolàr tutto
Fuor che lor fede a' cari prenci e al dritto?"

All'epoca delle ricerche di Egidio Bellorini che identificò Eloisa con il misterioso amore lionese del Pellico non erano ancora state scoperte, però, le lettere dello stesso Pellico all'amico Ferdinando Rossi di Vandorno dell'estate del 1819 che rivelano il suo amore per la marchesina Cristina Trivulzio, promessa sposa al conte Luigi Archinto. Se nel luglio del 1819 la contessa Teresa Casati Confalonieri sapeva, come rivela una sua lettera al marito, che l'Archinto aveva chiesto la mano della Trivulzio e dava per certo ormai il loro fidanzamento, è ragionevole pensare che anche Pellico fosse a conoscenza di questa notizia che circolava nei salotti milanesi e che fosse consapevole dunque dell'impossibilità del proprio amore.
La differenza sociale che separa nella cantica Adello ed Eloisa sembra inoltre riflettere meglio la differenza che divideva Pellico dalla Trivulzio, mentre paragonare la figlia del ricco zio lionese ad una principessa (la Trivulzio godeva di questo titolo oltre che di quello di contessa) appare eccessivo. Lo zio materno era ricco e sicuramente aspirava per la figlia ad un partito migliore del Pellico, figlio di una cugina che aveva sposato un droghiere fallito, fuggito dal Piemonte per debiti, ma la differenza era di tipo economico, non di appartenenza sociale.
Che Eloisa sia la signorina Tournier, cugina materna dello scrittore, che si è sposata a Lione nel 1807 oppure la marchesina Trivulzio che si è sposata a Milano nel 1819, resta per noi lettori il lascito di questi versi in cui Adello esprime tutta la forza del ricordo impresso in lui dalla donna amata:

"Un celeste idïoma era [quello di Eloisa], onde i pochi
Predestinati cuori han conoscenza
Che amaron come Adello, e un'Eloisa
Sulla terra trovarono, e una volta
Piansero insieme, e da quel dì migliori
Si sentir--benchè forse, ahi, più infelici!
Ella accenna infrangibil l'imeneo
Che del suo padre la saggezza ha fermo,
E dice sacro quel dover che legge
A entrambi lor fa il separarsi e pace
Ricercar nell'assenza: e poi soggiunge
Con enfasi gentil quanto l'uom possa
Sublime farsi nel dolor, se invitto
Ai colpi di fortuna animo opponga..."

Note:

"Va per la selva bruna / solingo il trovator / domato dal rigor della fortuna. / La faccia sua sì bella / la disfiorò il dolor; / la voce del cantor / non è più quella. / Ardea nel suo segreto; / e i voti, i lai, l'ardor / alla canzon d'amor / fidò indiscreto. / Dal talamo inaccesso / udillo il suo signor: / l'improvido cantor / tradì se stesso. / Pei dì del giovinetto / tremò alla donna il cor, / ignara fino allor / di tanto affetto." (Testo tratto da: [...]
Nel 1806, dopo il fallimento dell'attività commerciale gestita dal padre, Silvio Pellico viene inviato a Lione presso un ricco zio materno. Egidio Bellorini ha ipotizzato che durante questo soggiorno il Pellico si sia innamorato della cugina e abbia vissuto un amore infelice come quello che vive il trovatore Adello nell'omonima cantica, composta dal Pellico durante il periodo del processo e pubblicata a Torino nel 1830 (E. BELLORINI, Spigolature pellichiane. I primi amori di Silvio Pellico, Saluzzo, Tipografia Bovo e Baccolo, 1903).
"Archinto ha scritto da Amsterdam a suo padre ed alla Trivulzio, a! primo per domandargli formalmente il di lui assenso per il matrimonio, ed alla seconda per autorizzarla a parteciparlo ai parenti; la nuova ha corso già tutta Milano." (Questa citazione è tratta da una lettera contenuta nell'edizione del Carteggio del conte Confalonieri, curata da Giuseppe Gallavresi. La lettera porta l'indicazione archivio Casati - Cologno Monzese e la data con l'anno tra parentesi quadre è 14 luglio 1818, ma la datazione è errata di un anno perché la Trivulzio si è sposata nel novembre del 1819 dopo alcuni mesi di fidanzamento, come attestano i versi che le ha dedicato Vincenzo Monti nell'autunno di quell'anno. Per consultare l'edizione digitalizzata del Carteggio del conte Confalonieri: [...]
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