Appennino emiliano. I bambini cadono in un sonno senza fine. Medici, Protezione Civile, un antropologo fallito, Max Silingardi, salgono in montagna per capire le cause e trovare una cura. C’è chi parla di Pietre del Sogno, di minerali che cambiano struttura e annunciano l’Apocalisse. Roma. I dati pensionistici degli agenti segreti italiani potrebbero essere stati rubati. Il tenente Marta Grom si mette sulle tracce di un commando fantasma, tra droghe da combattimento, armi irrintracciabili e una galassia di mercenari e fanatici del collasso. C'è una cospirazione in corso, ha origini antiche, si svolge negli apparati di Stato, nei salotti letterari, emerge dall'immaginario dell'Antropocene manifesto. L’Italia è una nuova orogenesi di visioni bizantine e insurrezioni future, è Ravenna Exolution .
Insegna antropologia e geografia all’Università di Palermo. Studia il paesaggio in letteratura, la wilderness, il camminare, lo spazio percepito e vissuto presso varie culture di interesse etnografico. Ha pubblicato le sue ricerche con Sellerio, Liguori e Quodlibet. Nel 1997 ha fondato lo Studio Italiano di Geopoetica, affiliato all’Institut International de Géopoétique, creato dal poeta scozzese Kenneth White. Scrive testi di saggistica, narrativa e poesia.
Ravenna Exolution di Matteo Meschiari e Antonio Vena è un romanzo breve, indipendente, metanarrativo, complesso, da decomprimere, ma soprattutto è un romanzo arrabbiato, astioso. Matteo Meschiari e Antonio Vena sono due scrittori conosciuti per aver dato vita al progetto TINA storie della grande estinzione. Inoltre, in tandem, hanno pubblicato Imperium, un racconto lungo per la collana nodi di zona 42 Editore. Meschiari, docente all'Università di…, è autore anche di saggi, tra i quali un piccolo volumetto “Antropocene Fantastico, scrivere di un altro mondo” in cui spinge verso la ricerca di un diverso immaginario. E proprio all’Antropocene Manifesto, entrambi, hanno dedicato e dedicano la loro ricerca e scrittura, nella piena consapevolezza che l’immaginazione e la parola sono lo strumento più importante per incidere nella realtà. Credo che questo romanzo nasca dalle ceneri del fallimento di uno dei loro progetti. Nonostante le polemiche intrinseche del romanzo, Ravenna Exolution mi è piaciuto per lo stile accattivante, che lascia segni, smuove (anche i coglioni), pur quando non ne ho condiviso la critica verso certi ambienti o qualche punto in particolare. Nel bene e nel male.
In un luogo dell’Appennino emiliano, un gruppo di bambini cade in un sonno senza fine. Un antropologo fallito, Max Silingradi, cooperando insieme a protezione civile e medici, cerca di capire le cause e trovare una cura, interrogando anche una specie di Santone che parla di pietre del sogno. Nel frattempo qualcuno ha rubato i dati pensionistici degli agenti segreti italiani e Marta Grom si mette alle tracce di un commando fantasma. La trama si infittisce, ci sono squarci su un passato cospirazionista che prende le mosse nel 1938 in Antartide e si sviluppa nei salotti letterari italiani e negli apparati di stato, c’è un vescovo che brama il potere assoluto.
Una storia che si scaglia contro un ambiente, quello intellettuale ed editoriale, che a detta degli autori, è alquanto asfittico, un salotto letterario dove alcuni “scrittorini” sono solo alla ricerca di attenzioni e premi; contro tutto ciò che tende a semplificare la nostra conoscenza e la riduce ad un mero rumore di fondo, dove invece la complessità, che non sta a significare prolissità, ci colpisce da tutti i lati e rende ardua la sua comprensione e l’impresa di decifrare tutti i segni. Una storia in cui sfocia come melma un mondo prettamente, subdolamente, maschilista e patriarcale, invariabilmente soggiogato al gioco del potere, della supremazia del più forte sul più debole, una società fondata sulla competizione. 🔻 Gli autori si calano nel racconto impersonando due loro alter ego, quasi fossero delle piccole star, fondatori del CISA, Centro Internazionale di Studi Antropocenici, facendo collimare le varie diramazioni della narrazione verso il centro nevralgico del discorso: il racconto dell’Antropocene Manifesto. Dal controllo di questa narrazione, dallo sviluppo di questo immaginario, il potere allungherà le mani sul nuovo mondo affinché le narrazioni incidano sui fatti e plasmino il mondo che percepiamo e il “sentire” si trasformi da una nostra pura sensazione ad un inseguire il sentire degli altri. 🔻 Il mondo è un contenitore di segni indecifrabili, gli investigatori lo percepiscono ma lo comprendono sempre troppo tardi. La complessità è troppo vasta, travalica tempo e spazio, e miseri sono gli strumenti culturali. I fenomeni sono difficili da comprendere, sono in eccesso rispetto alle nostre capacità di decifrare e capire. Bisogna attrezzarsi e studiare. E molto probabilmente neanche questo servirà con buona pace di chi crede di avere le risposte a tutte le questioni.