Un borgo tra i colli toscani, un'estate di sole e frinire di cicale, tre ragazzi diversissimi ma legati dall'amicizia tacita e rovente di chi vuole crescere in fretta: Greg, solitario erede della famiglia più ricca del circondario; Jacopo, genitori borghesi ai limiti della noia; e Biagio, povero, libero e strambo come Huckleberry Finn. Nel volgere di quell'estate, una vecchia motocicletta rimessa a nuovo e una pista d'asfalto comparsa magicamente nella campagna, nera e lucida come un serpente indiano, segneranno l'inizio di un'avventura destinata a portarli lontano. Pochi mesi dopo, Biagio azzarda un'eccentrica carriera di campione internazionale delle due ruote. E Jacopo, compilando una cartolina trovata in un libro di scuola, vince una borsa di studio che lo condurrà a misurarsi con i misteri e le sfide della fisica in una delle più prestigiose università britanniche. Le tracce di Greg, invece, paiono perdersi nelle ragnatele luminose dell'alta finanza mondiale. Eppure, proprio nel momento in cui sono più lontani, a chissà quante migliaia di chilometri l'uno dall'altro, i tre amici sembrano non essere mai stati più vicini, uniti come sono - per chissà quale destino o invisibile forza cosmica - dalla quasi simultanea scoperta del sesso e dell'amore, il magnete più potente e il mistero più insondabile ed esaltante, qualcosa che "ha a che fare più con l'universo che con il mondo". Amore, successo, felicità: di tutte le promesse che si rincorrevano nell'adolescenza lungo la "Stradaccia", almeno una è stata mantenuta? Quale illusione ha sedotto ciascuno dei ragazzi ora diventati uomini, inducendoli a spezzare quell'incanto, quella quiete fatta di piccole cose e grandi sogni? Vent'anni dopo, spinto da un sospetto assurdo, Jacopo incontra Greg a New York. Inattesa e liberatoria come un temporale estivo, necessaria e abbacinante come una dimostrazione matematica, è la resa dei conti di un'amicizia: tre vite in un cono di luce che ha provato a sfidare il buio tutto intorno. Pietro Grossi torna al romanzo, e lo fa muovendo dal momento palpitante del coming of age che già era al centro della sua prima prova narrativa: ma qui il respiro si fa più ampio, il passo ambizioso, la scrittura matura e forte. Il frutto è una narrazione ricca, cesellata e insieme epica, che ci consegna la traiettoria di un destino con la sua perentoria, umanissima verità.
"Devo ammettere che da quando ogni cosa ha iniziato a sgretolarsi, oltre a chiedermi dove tutto era cominciato e scivolare in quel pantano di stordimento, un altro dubbio ha preso lentamente ad assillarmi: c'è stato un momento, un singolo minuscolo momento, in cui la mia vita era come davvero avrebbe sempre dovuto essere?"
Proprio non so ricordare come questo libro sia finito nella mia whishlist e poi così rapidamente nella mia libreria. Quale recensione, quale consiglio? Non ha più importanza, quel che conta è che sia stata una felice scoperta.
Trama ben congegnata e bei personaggi, realistici e fantasiosi al tempo stesso. Storia gustosamente nostalgica e leggermente filosofica di un'estate e di una vita, di amicizia e di formazione, di studio ma anche di passione per le moto. L'amicizia tra Biagio, Greg e Jacopo, raccontata in prima persona da quest'ultimo, dall'infanzia fino all'età adulta, spezzettata nei punti giusti per creare un po' di suspense, si svolge in epoca contemporanea, a cavallo tra la bassa Toscana, la Scozia, New York e Sidney; ma soprattutto a cavallo tra le goliardate da ragazzi e lo studio dell'astrofisica alla ricerca del senso dell'umanità e di tutto il suo affannarsi come un immenso formicaio, alla ricerca del significato della vita tra intenderla come una lunga sfilza di casualità e sentirla una catena di scelte ed eventi cercati e pensati e per i quali si fatica per tutta la durata della vita stessa. Certo che per chi mastica filosofia tutti i giorni questo libro può apparire come una banale favoletta, ma a me è piaciuto anche oltre le aspettative e al termine della lettura, pur senza avermi dato risposte di alcun tipo, mi ha lasciato un senso di benessere in sottofondo, la piacevole semplicità del sapere che se si segue il proprio istinto, in qualche modo si sarà sempre sulla strada giusta, e la altrettanto semplice ma pur sempre brillante idea che mentre leggiamo tanti romanzi con tante storie diverse, alla fin fine è sempre la stessa storia, o meglio, quello che viene raccontato fa tutto parte di una unica grande storia.
Di Pietro Grossi sento parlare dai tempi di Pugni e de L'acchito, ma solo trovandomi di fronte Incanto ho ceduto: mi pareva una versione toscana di Io non ho paura di Ammaniti (non so esattamente come questa idea mi sia entrata in testa) e mi pareva un'ideale lettura estiva. In realtà il romanzo è molto diverso, e non credo che parli in modo particolare di amicizia o della formazione del protagonista o dei tre amici, anche se è difficile centrare il succo del discorso, forse una specie di universale ennui?
A young man seeks the meaning of life in his native Tuscany, in Glasgow, and in New York City. The novel explores friendship bonds within a group of young men including an academic, a motorcycle racer, and a multi-millionaire.
My name is Chande and I like to Watch Movies and it is also a good one for you and me both 😁😁😂😂😅😅💄💄👑👑🎎🎎💬💬 📆📆 🎤🎤🌞🌞🌜🌜🌏🌏⛲⛲:-$ :-$ B-) B-) :-P :-P =-O =-O :-) :-) :-! :-! :-\ :-\ O:-) O:-) :-[ :-[ :-D :-D :-* :-* :
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Jacopo, Greg e Biagio sulla Stradaccia della Vita. Tre vite completamente diverse, unite dal filo conduttore dell'Amicizia, di quelle amicizie forti, vere, solide. La spensieratezza della gioventù vissuta nelle campagne toscane, il ritrovo di una moto e l'inizio di un'avventura. Diventare grandi, però, non è poi tanto uguale a come avevano immaginato, a come lo sognavano stesi sotto il sole cocente in quell'estate che pian piano pare allontanarsi sempre più da loro. Perché i problemi, i sospetti e dubbi del mondo degli adulti a volte sono in grado di mettere a dura prova perfino la più tenace delle amicizie.. Grossi ha scritto un bel romanzo, peccato che in ognuna delle tre parti in cui è diviso il libro, si perda per motivi diversi. Troppi giri in moto, troppe domande esistenziali. Resta comunque una bella storia di amicizia, piacevole da leggere, che tocca i temi più svariati, senza (quasi) mai cadere nel banale. "Ma se devo pensare ad un istante immacolato e perfetto, la prima immagine utile è proprio quella: noi quattro, lì all'imbocco della Stradaccia, accanto alla nostra moto, mezzi stesi sull'erba in un tramonto di inizio agosto, le grinze accanto agli occhi di Greg mentre ride e Biagio che gli tira addosso un pezzetto di legno, a rivangare le nostre storie e ancora inconsapevoli che sarebbero rimasti solo ricordi. Eppure, nel momento più perfetto, avevamo già un piede dall'altra parte. Purtroppo, nell'entusiasmo di una grande svolta, lì per lì non fai mai caso a ciò che perdi e finisce che ci pensi sempre troppo tardi. Quel pomeriggio, una volta affacciati oltre il muro dei due minuti e sei secondi, ci era sembrato di vedere un mondo straordinario pieno di presagi e avventure. Ci era piaciuto talmente tanto il panorama che eravamo saliti in cima senza stare tanto a pensarci. Solo molto tempo dopo, mentre già ognuno di noi si arrabattava da un pezzo per scoprire come svoltarsela nella nuova terra, ci eravamo resi conto che non si poteva tornare indietro e che, nella fretta, dietro il muro avevamo lasciato un sacco di cose: un sacco di cose che alla fine dei conti si potevano tutte chiamare infanzia. Ma che, più che altro, dietro a quel muro avevamo lasciato noi quattro, e l'unico che a modo suo se ne era accorto sembrava essere Paolino."
Storia affascinante e allo stesso intrigante. La vita di tre ragazzi di un paesino tra le colline Toscane che corrono, sfrecciano su e giù per la Stradaccia in sella alla loro passione: "la Sandra." Il loro destino sarà già segnato. Gli amori, le carriere descritti con una sublime penna del giovane scrittore Fiorentino, che ancora una volta si conferma tra i migliori del panorama letterario italiano, dimostrandosi più che mai cosmopolita.
la meno riuscita delle sue opere forse perché il romanzo non è la sua dimensione ideale. nel racconto concentra, nel romanzo annacqua spesso con descrizioni noiose che rallentano il ritmo o flashback fuorvianti e un po' da cliché.. a volte pare scontato l'evolversi di certi eventi e sembra qualcosa di già letto e mal copiato. peccato