In un mondo futuro devastato dalle guerre atomiche viaggiano quattro singolari personaggi: la scimmia Epistola, leader del gruppo, l’oca Plan Calcule, l’elefante Roboamo e un nano dai molti nomi. Sono fuggiti da un circo, dove erano rinchiusi in una lurida gabbia, anche il nano che in una lite con il direttore ha perso mezza faccia, ridotta a un buco nero. Si muovono in un paesaggio selvaggio - foreste flagellate dalla pioggia, deserti di cenere, montagne glaciali - verso l’ultimo regno degli umani da conquistare. Bastano poche pagine per capire che ci troviamo in una storia grottesca, volutamente sopra le righe e spesso senza capo ne coda, che procede in maniera confusionaria. I quattro vivono avventure mirabolanti, affrontano pericoli e combattono strenuamente (orde di topi, cani feroci), esplorano i resti di città nascoste sottoterra o tra i ghiacci ma sembra di essere più in un fumetto visionario che in una favola sul futuro dell’umanità. Personaggi ed eventi hanno un valore fortemente simbolico: il potere è rappresentato da una scimmia, i collaboratori fedeli da un’oca, la sapienza e la forza da un elefante dotato di parola e il lavoro sporco di bassa manovalanza è lasciato a un nano; e ancora i cani come la classe dirigente capitalistica mentre l’imitatore del canto degli uccelli? L’ecologia? e lo sterco che il nano raccoglie continuamente a piene mani? la cultura di massa? Certo il vecchio mondo è alla fine e non ci sono speranze, occorre abbandonarne i resti per strada e non leggere i messaggi per il futuro ma per andare dove, dopo che l’ennesima esplosione ha distrutto gli ultimi umani? Boh…Scritto alla fine degli anni 70 poteva avere un significato, oggi mi sembra uno di quei romanzi invecchiati maluccio che non hanno più molto da dire. Paolo Volponi non è un autore facile, sia sul piano del linguaggio che dei contenuti, ma qui ho l’impressione che gli sia scappata un po' la mano. Risultato: una favola ostica e criptica che si legge per trascinamento. Due stelle e mezza,