Da quando la Walt Disney ci fece conoscere Mary Poppins, ci fece scoprire il segreto dietro la parola disciplina, diligenza, rispetto, si scoprirono nuove modalità di approcciarsi al prossimo. C’erano superstiti, bambini ribelli i cui genitori spaventosamente spaventati concepivano oramai come casi persi quei figli che non sarebbero mai più stati educati a dovere, avrebbero dovuto poi pentirsi e dire << per favore >> nel momento più appropriato. Altri avrebbero dovuto sedere composti a tavola, o lavarsi le mani prima di consumare i pasti perché i genitori non obbligano quanto educano a comportarsi in un certo modo. Adottare un certo comportamento soprattutto in relazione con la società per mettere alla prova chi si sarebbe rivelato vittima o carnefice di un meccanismo anarchico che avrebbe influito sul mercato reazionario di molti. Anche ai tempi di Mary Poppins, quello in cui concise la nascita del suffragio femminile, ebbe e svolse un certo ruolo per tutti i dogmi o paradigmi del passato e chi avrebbe adottato una condotta ligia e rispettosa ai doveri avrebbe trovato buoni riscontri.
Dovunque ci si voltava, le istitutrici, le governati, le tate divennero nuove figure, in alcuni casi facilmente sostituibili alla figura del genitore, e quelli che non sarebbero riusciti a domare i propri figli avrebbero visto il loro mondo rovesciato, portato in mezzo a un dirupo e scomparire dinanzi ai loro occhi sbalorditi. Mary Poppins avrebbe istigato e usato metodi che avrebbero messo alla prova i fanciulli e decidere come e perché educarli, nel momento più opportuno.
Da allora, la figura della tata non fu più la stessa; le tracce di un tipo di educazione impartita da sconosciute e che ai più piccoli genera disagio era dovunque, e l’invisibile carica di dolore, sofferenza a sopportare qualcosa che era pressochè intollerabile si accumulava riempiendo l’aria, appesantendo ogni silenzio e rendendo inevitabile l’evitabile. Come l’autrice di Mary Poppins, anche tante altre scrittrici dopo di lei,fecero di queste tate delle figure esemplari per far sentire la loro voce, impartire un certo tipo di educazione la cui natura era strettamente legata a quella dei sogni. Alla natura innocente di giovani perlopiù vivaci e non malvagi, quanto desiderosi di attenzioni.
Con Tata Matilda non mancheranno i convenevoli, difficoltoso qualunque tentativo di spendere non più di qualche parola, pronta a correre lungo una strada che era invasa da sette bambini ribelli e scalmanati. Arrivò quando meno me lo aspettavo, proprio mentre stava per concludersi una settimana di puro relax, partecipai alla lettura condivisa indotta su Facebook con un certo fervore, una cosa più intensa di quel che credevo e raccolto un tempo ideale per volare nella Londra vittoriana di fine ottocento, stavolta senza dubbi o perplessità accolsi la storia di Christianna Brand vedendo e associando mentalmente le diapositive del film. Il film con Emma Thompson, alla pari della Andrews, invitava a guardarci dentro e riconoscere come, sebbene siamo individui estremamente diversi fra noi, siamo masse finite in un universo infinito, e dunque, nel primo capitolo, tra la presentazione dei bambini e l’avvento di questo << ciclone tata >>, mi rallegrai nel pensare o nel credere di poter abbracciare le medesime sensazioni riscontrate col film. Senza capire il vero significato di questi miei sentimenti, né perché le mie aspettative fossero così alte, sebbene mi sia sentita coinvolta in una storia non propriamente sconosciuta, conferito nel poter innamorarmi anche del personaggio letterario. Le vicende ritratte dalla Brand non espugnano niente di particolare o impressionistico da esigere qualcosa di più di un semplice ritratto di una istitutrice, figura sospesa tra sogni, fiabe, filastrocche e fantasie basati su principi piuttosto solidi, ed io ho avuto la possibilità di riconoscere la medesima persona che aveva impersonato la Thompson nel 2005 riconoscendone il legame. Non discostandosi, nemmeno di poco, dalla donna vanesia ma comprensibile e coinvolgente che conobbi. Le pagine di questo romanzo, infatti, mi hanno permesso di vedere scenari che ebbi già visto, dare maggior spessore a personaggi o situazioni nel film accennate, trascinando lungo un viaggio mozzafiato e brillante, dovuto dal simbolismo che si cela dietro alla figura di Tata Matilda: le istitutrici erano le migliori medicine possibili per famiglie che non hanno tempo o intenzione di badare ai propri figli. E, pur quanto indomabili o dai modi animaleschi, sottomessi al volere di una donna potenzialmente enigmatica e magnetica.
La sera in cui accadde tutto questo, la brutta Tata Matilda venne a trovarmi fiera e orgogliosa della sua presenza. Una manciata di pagine hanno reso solido l'antico rito affettivo, solidale, commemorativo che mi trincerarono, come molti altri, dietro un mondo appartato, accogliente, magico, nel quale avrei voluto viverci. Pur quanto semplice, carino, ma freddo e altezzoso, il mio cuore non ha potuto vivere più di qualche giorno circoscritto fra i meandri di un tesoro nascosto che scintillerà solo per qualche ora Sembra una soluzione o una frase fatta ma la sua lettura è stata fin troppo breve, veloce. Lo suggello con la consapevolezza che mi ha fatta sentire un po’ frustrata per non aver visto ciò che già sapevo, ma, dal punto di visto emotivo o letterario, inconsciamente e resistente ai dogmi imposti dalla società, stranamente confortata dall ostruzionismo di una neo mamma, segno che forse il profeta del profitto è capace di contenere nel palmo della sua mano sentimenti normali e umani sia perché si impara ad amare chi ci dedica del tempo sia per il valore che attribuiamo a certe cose.
Tata Matilda fu scritto con uno stile spiritoso che consente al lettore di vedere e capire l’assurdità del comportamento umano senza mai compromettere la serietà della trama, quando evidenziare come il mondo concreto è solo un’illusione e il male fisico e morale deve essere combattuto con la forza della mente e della preghiera.