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Blankenburg

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Rinchiuso in una misteriosa e metafisica gattabuia, un uomo, affetto da uno strano morbo che gli impedisce di leggere i libri e di decifrare i segni del mondo, cerca la guarigione nel rapporto epistolare con una radiosa principessa, vestale dei classici letterari di ogni tempo. In sette vertiginose missive l’«illettore» racconta la propria vita come una «morte apparente». La narrazione, pagina dopo pagina, si trasforma in terapia per riaffacciarsi alla speranza e all’immaginazione, un percorso capace di regalargli infine l’euforia della convalescenza. Libro ossessionato dai libri, corso intensivo per lettori convulsi e dissennati, questo romanzo è un viaggio all’interno di una miniera oscura, ricca di frasi e immagini lucenti, sfaccettate ed enigmatiche come pietre preziose. Allucinato esperimento su «quanto in là si possa andare nello spingersi troppo in là», la confessione di Burger è anche – come rivela il breve saggio autobiografico che chiude il volume – il documento unico di un’esperienza di depressione clinica, un ironico «tentativo di sopravvivenza in prosa» scritto contro l’oblio: «Lo scrittore non dimentica mai, serba rancore in eterno».

182 pages, Hardcover

First published January 1, 1986

39 people want to read

About the author

Hermann Burger

29 books14 followers
Hermann Burger was born in 1942 in Burg, Canton of Aargau; his father worked for an insurance company. He enrolled at the ETH Zurich in 1962 and began studying architecture, but switched to German literature and art history in 1964. The publication of the poetry collection "Rauchsignale" ("Smoke Signals") in 1967 marked the beginning of his literary career, followed by the prose collection Bork in 1970. For the next couple of years Burger focused on his career in literary studies, writing his thesis on Paul Celan and his habilitation treatise on contemporary Swiss literature. He taught at universities in Zurich, Bern and Fribourg and worked as a literary editor for the Aargauer Tagblatt. His academic experience is reflected in the loosely autobiographical novel "Die künstliche Mutter" ("The Artificial Mother") which won him the Conrad-Ferdinand-Meyer-Preis in 1980. It was dedicated to his wife and its first edition has the dedication „Für Anne Marie“.
Burger's first major novel "Schilten. Schulbericht zuhanden der Inspektorenkonferenz" ("Schilten. School Report for the Attention of the Inspectors' Conference") was published in 1976 and made into a movie by Swiss film director Beat Kuert in 1979. It is about a teacher who has to tell the conference of inspectors about the development of his pupils, but speaks about death cult, graveyards and burials in a very detailed way. Archetypes of this novels are Franz Kafka and Thomas Bernhard. Burger mixes reality and fiction, and the more one reads about him, the more one finds out, that Burger writes about himself, his own suffering.
He won the Ingeborg Bachmann Prize in 1985 for his story "Die Wasserfallfinsternis von Badgastein" ("The Waterfall-Eclipse of Badgastein"). 1988, a changing of publishers from S. Fischer to Suhrkamp took place in a spectacular way.
The novel "Brenner" (in two volumes, four were planned), shows a protagonist wrapped in cigar smoke, who tells his life - Burger himself was a cigar smoker and descendant of cigar producers. Volume 1 has exactly 25 capitles, like a cigar box contains 25 cigars. Each capitle's name contains the name of a famous cigar brand. The second capitle announces the author's suicide intention: A red Ferrari is bought, because saving money no longer makes sense. It is about the divorce and the grief about having no contact to his two kids. Burger's last lessor was emeritus historian Jean Rudolf von Salis (= „Jérôme von Castelmur-Bondo“ in the novel). The last months of Burger's life and a review on his 46 years are described detailed in this roman a clef, he describes all coining persons (under changed names).
Burger's depressive and desperate moods grew with his literary acclaim, leading him to write the "Tractatus logico-suicidalis" (1988), a collection of aphorisms advocating suicide. The 1046 aphorisms are about the sentence „Gegeben ist der Tod, bitte finden Sie die Lebensursache heraus.“ (Death is given, please finde the cause of life.) The title remembers Ludwig Wittgenstein's Tractatus Logico-Philosophicus. The book about suicide was viewed by the critics with sarcasm, and the seriousity of his suicide plans were not recognized. On February 28, 1989 he committed suicide in Brunegg by taking an overdose of sleeping pills. Not until Burger's death the critics saw similarities to Jean Améry and his book Hand an sich legen (that Burger knew).
Burger's early promoter Marcel Reich-Ranicki, literature critic, wrote March 3, 1989, few days after his death, in an obituary: „Hermann Burger war ein Artist, der immer aufs Ganze ging, der sich nicht geschont hat. Er war ein Mensch mit einer großen Sehnsucht nach dem Glück. Die deutsche Literatur hat einen ihrer originellsten Sprachkünstler verloren.“ („Hermann Burger was an artist who went the whole hog every time, didn't conserve himself. He was a man with a big longing for happiness. The German literature has lost one of her most inventive language artists.")
H

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Displaying 1 - 2 of 2 reviews
54 reviews2 followers
February 21, 2019
L idea che è alla base del libro è certamente originale. Lo sviluppo, che utilizza la metodica epistolare, un po' meno forse. Berger ha una capacità di scrittura altissima. Raggiunge a mio avviso vette altissime anche nella creazione di neologismi azzeccatissimi.L utilizzo della lingua è a dir poco perfetto.. E qui il mio plauso va assolutamente al traduttore. Per quanto riguarda lo scorrere del libro in sé trovo sempre difficoltoso appassionarmi ai libri stile "flusso di coscienza" perché non vi trovo personaggi cui affezionarsi e per i quali fare il tifo. In realtà per me la parte migliore del libro sta proprio nel finale... Ad epistole concluse, lo scrittore si confessa e tutto acquisisce un senso diverso. Il cuore del libro probabilmente è tutto nelle ultime pagine
Profile Image for Anncleire.
1,347 reviews98 followers
July 28, 2019
Recensione anche sul mio blog:
https://pleaseanotherbook.tumblr.com/...


“L’illettore: Una confessione” di Hermann Burger è entrato nelle mie cose da leggere perché me ne sono innamorata durante una mia scorribanda nello stand de L’Orma Editore durante il Salone del Libro. L’Orma è una delle mie case editrici preferite, perché non solo non mi delude mai ma riesce ad unire competenza, accuratezza e originalità. E anche in questo caso colpisce nel segno.

Burger parte da una sua condizione esistenziale per raccontarne un’altra, che sembrerebbe non esistere ma che invece racchiude il mal di vivere di un intero gruppo. Possiamo certamente considerarla una metafora per una condizione più ampia, ma è l’immagine che atterrisce ogni lettore consistente, che prova nei confronti della lettura un amore viscerale e irrinunciabile. L’illettore quindi non è chi non legge e basta, ma chi prova una sorta di rifiuto e di ribrezzo per qualsiasi tipo di parola scritta. L’illettore è colui che rifugge i libri, il peso della carta, l’inossidabile sensazione di pace che può regalare lo stare in una qualunque posizione comoda con un volume aperto in grembo. Trattandosi di un romanzo epistolare e a senso unico, si potrebbe avere la sensazione di trovarsi in un libro un po’ sconclusionato, una raccolta sparsa di sentimenti che mancano di logica e di rigore. Invece Burger nella sua corrispondenza con l’eccelsa signora dei libri, descrive minuziosamente la sua malattia, con i suoi sintomi e il suo lento aggravarsi, e naturalmente come cerca di curarsi. La sua è una condizione spinosa, una depressione che lo trascina verso il rifiuto di qualsiasi tipo di attività intellettuale, uno stato di prostrazione che lo porta ad abbandonarsi ad attività che estinguano la sua voglia di lasciarsi andare. Ma la Signora di Blankenburg, la Lettrice, l’esperta dei fabbisogni del protagonista, non è una che si da per vinta e non chiude gli occhi di fronte alla perdita di un’esigenza così forte come quella delle lettere. La Principessa non è solo altro da lui, ma è anche la sua fonte di salvezza. Non ci si può salvare da soli e non ci si può neanche rinchiudere in una prigione di solitudine e incapacità. Burger si proclama un illettore non la stessa sicurezza in cui ci si proclama raffreddati. È capace di ricostruire minuziosamente la sua condizione e tutti i tentativi di recuperare le forze e la vita tra i monti dello Wildstrubel e Spillgerte, tra le alpi svizzere, i boschi, l’aria fresca e una biblioteca immensa, che diventa un santuario, un luogo di culto, prima di essere un sanatorio. I riti, consolidati dall’abitudine e dall’attitudine al rigore della Principessa, diventano una professione di fede per la letteratura, l’incedere verso il successo di una ripresa apparentemente impossibile. La parabola della malattia diventa il pretesto per sviscerare non solo la malattia ma anche la cura, ma soprattutto i segreti custoditi dalla biblioteca di Blankenburg.

Il particolare da non dimenticare? I fiori di Bach…

L’illettore è il ritratto di un viaggio, attraverso i meandri più reconditi della mente umana, per sopravvivere ad una vita che sembra consumare ogni fibra nervosa. Una malattia che sembra consumare tutto, un sentimento che supera tutto, anche i confini di una biblioteca che è la porta per arrivare dove noi non osiamo neanche immaginare.
Buona lettura guys!

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