Fuori della finestra, una pioggia fitta e leggera mi accompagna durante la lettura delle ultime pagine del romanzo. Una giornata brumosa e triste, un po’ atipica per il mese di maggio, che mi porta a pensare che forse la natura abbia scatenato i suoi elementi per adattare la giornata alla tensione emotiva che gli ultimi capitoli del romanzo gaskelliano trasmettono al lettore.
L’autrice inglese definì questo romanzo come “la storia più triste che abbia scritto” e, dopo aver voltato l’ultima pagina, aggiungerei sicuramente anche la più amara.
Gli innamorati di Sylvia è ambientato alla fine del diciottesimo secolo a Monkshaven, (in realtà Whitby) piccola cittadina affacciata sulla costa dello Yorkshire, separata dal resto dell’Inghilterra dal mare e dalla brughiera che si estende alle sue spalle.
Frutto di profonde ricerche sulla caccia alle balene, sulle bande di coscrizione e di un soggiorno di alcuni giorni nella cittadina di Whitby, Gli innamorati di Sylvia (pubblicato nel 1863) è uno degli ultimi romanzi scritti dalla Gaskell e racconta la storia della giovane Sylvia Robson e dei suoi due innamorati del titolo, ma anche di come la Storia con la S maiuscola possa influenzare e sconvolgere la vita della gente umile.
Il libro si apre con l’entrata in scena della giovane protagonista del romanzo, Sylvia Robson, che si reca al mercato per vendere i prodotti della fattoria dei genitori. Quando arriva in paese, quest’ultimo è tutto in fermento per il ritorno delle baleniere, dopo sei mesi di lontananza nei mari dell’Artico. Il clima festoso è però sconvolto dall’arrivo delle bande di coscrizione, formate da gruppi di soldati armati il cui compito era di catturare e rapire uomini per costringerli ad arruolarsi nella marina o nell’esercito, da cui le bande avrebbero poi riscosso una ricompensa, condannando i rapiti a partire per la guerra senza avere la possibilità di salutare, incontrare, spiegare e avvertire le famiglie. Gli sfortunati rapiti erano dati per dispersi e potevano passare degli anni, prima che potessero ritornare a casa, sempre se fossero riusciti a tornare.
L’equipaggio della prima baleniera avvistata si ribella alla banda, che teme gli abitanti di Monkshaven per la loro fama di popolo coriaceo e coraggioso, e durante la rivolta ci scappa un morto e numerosi feriti.
Sylvia è una giovane ragazza, allegra, bella e frivola che resta colpita da questo fatto e s’invaghisce perdutamente del ramponiere Charley Kinraid, l’eroe dell’accaduto, che, di ritorno dalla Groelandia, è rimasto ferito dopo essersi ostinatamente opposto alla cattura dell’equipaggio della nave dalla banda di coscrizione. La giovane Sylvia, però, è perdutamente amata dal serio e irreprensibile cugino Philip, che lei tratta con sprezzante freddezza.
L’amore tra Sylvia e Charley cresce e porta i due a fidanzarsi in segreto. Nel momento in cui Charley lascia la ragazza per andare ad imbarcarsi in una baleniera per una nuova stagione di caccia, è sorpreso sulla spiaggia da una banda di coscrizione che lo cattura e lo costringe ad arruolarsi. Unico testimone del fatto è Philip Hepburn, cui il ramponiere chiede di raccontare a Sylvia tutto ciò che ha visto e di assicurarle il suo immutato amore. Philip in cuor suo sa di non essere amato da Sylvia quanto la ama lui, e così accecato dalla gelosia e convinto della superficialità dell’uomo, decide di tacere, lasciando credere a tutti che Charley sia morto annegato. I mesi passano e le circostanze della vita avvicinano Sylvia a Phillip, ma la felicità conquistata con la menzogna non durerà a lungo e i nodi alla fine verranno al pettine…
È stato bello rincontrare dopo un bel po’ di tempo Elizabeth Gaskell, farsi prendere per mano ed essere trasportata dalla sua sublime penna all’interno di questo piacevole romanzo dove si sente il rumore del mare in sottofondo.
Più leggo i libri della Gaskell più mi convinco che ogni suo romanzo sia un mondo a sé, ognuno diverso dall’altro, ognuno bello e completo, ciascuno dei quali regala sempre qualcosa di diverso al lettore.
La scrittrice inglese con maestria riesce a raccontare in maniera appassionante e minuziosa uno spaccato storico inglese non molto conosciuto, la terribile usanza delle bande di coscrizione e la pratica della caccia alle balene.
L’ultimo decennio del diciottesimo secolo, infatti, è un periodo storico di grandi sconvolgimenti e anche in un paesino isolato e sperduto che vive della caccia alle balene, soffierà il vento della grande Storia.
Romanzo dalle atmosfere cupe e affascinanti, Gli innamorati di Sylvia è una storia intesa che coinvolge il lettore e gli regala emozioni forti, non sempre piacevoli.
La scrittura della Gaskell è sempre pregevole e limpida, ma la storia, dalla trama abbastanza semplice, non riesce ad ingranare e si trascina languidamente per poco più della metà del libro senza che nulla di sconvolgente o veramente interessante accada; nelle ultime duecento pagine, vi è un cambio di registro, la narrazione prende finalmente vigore e gli eventi si succedono uno dietro all’altro fino al tragico finale.
L’autrice inglese ritrae mirabilmente uno scenario affascinante in ogni suo dettaglio tanto da far immergere il lettore all’interno del libro, fargli sentire la brezza marina sferzargli il viso, il rumore delle onde che s’infrangono sulla scogliera assordargli le orecchie, passeggiare nella sterminata brughiera con i suoi colori e odori.
La trama, man mano che procede, abbandona il quadro storico per lasciare spazio alle vicende personali dei personaggi e soprattutto al dramma personale della protagonista.
Elizabeth Gaskell descrive bene i personaggi; ognuno ha le sue sfumature, nessuno dei personaggi da lei descritti è totalmente puro o innocente, o totalmente malvagio e terribile. Questa è una caratteristica della scrittrice che ho riscontrato anche in altri suoi libri.
In questo libro però alcuni personaggi sono effimeri, altri fuggevoli o affettati, altri poco accattivanti e un po’ antipatici ad iniziare dalla protagonista il cui nome dà il titolo al libro.
Fin dalla sua apparizione in scena Sylvia, mi ha suscitato parecchia antipatia e irritazione. L’immagine che il lettore ha di lei è di una ragazzina frivola, immatura, capricciosa, testarda, eccessivamente emotiva, volutamente ignorante, di carattere orgoglioso e ostinato. L’evolversi degli avvenimenti a lei infausti non producono la maturazione che ci aspetterebbe, infatti, il personaggio subisce un processo d’involuzione. La fanciulla garrula e spensierata lascia ben presto il posto, dopo il primo grande dolore che colpirà la sua vita, ad una donna passiva, accondiscendente e incurante di tutto, una sorta di marionetta in balia degli eventi e delle scelte altrui; nonostante tutto non perde i suoi difetti e non dimostra una maturità tale da avermi spinto a simpatizzare con lei nonostante le tragedie che la colpiscono. Ciò che mi ha dato più fastidio in lei è il suo comportamento nei confronti dei due uomini che concorrono a conquistare il suo cuore: con Charley (che reputo un po’ troppo frivolo) è tutta sognante e affascinata dai suoi racconti, con suo cugino Philip si comporta con freddezza a dir poco glaciale, in maniera odiosa e irritante.
Charley è uno dei personaggi più insipidi che abbia mai incontrato all’interno di un romanzo. Vanesio, donnaiolo, spavaldo e intrepido, possiedi modi brillanti e cortesi che affascinano le donne; dal punto di vista psicologico è descritto in maniera piatta, tanto da non incidere sul romanzo.
Ho trovato molto più interessante la figura di Philip Hepburn, che viene delineato in modo molti più interessante e approfondito tanto da far pensare che sia proprio lui il vero e proprio protagonista del romanzo; si scandagliano in profondità i suoi sentimenti, i suoi pensieri, i suoi stati d’animo e la sua vita. Philip non conquista al primo incontro: è un ragazzo rigido, tradizionalista, irreprensibile, introverso (tanto che non ama parlare di sé e dei sacrifici compiuti nel corso degli anni), pare essere privo di personalità. Elizabeth Gaskell però (è qui secondo me sta la sua bravura) pian piano esplora il suo animo e lo rende umano; ci racconta le sue aspirazioni, i suoi tormenti interiori, le sue paure, i suoi dubbi, i suoi compromessi con la propria coscienza, i suoi pensieri e le sue delusioni, riesce a dargli quello spessore che manca agli altri personaggi del romanzo, consentendo al lettore di conoscerlo, comprenderlo e apprezzare i suoi pregi e i suoi difetti.
Philip è colui a cui mi sono affezionata, per cui ho parteggiato, le cui sofferenze mi hanno stretto il cuore e alla fine commossa. È stato il solo che sia riuscito a trasmettermi qualcosa nonostante le sue azioni molto discutibili, le sue omissioni che pagherà caro e il suo amore incondizionato e a tratti abbastanza ossessivo per Sylvia, una donna intellettualmente e spiritualmente molto inferiore a lui.
Altra figura molto interessante e che mi è piaciuta tanto è Hester Rose, collega di Philip che lavora con lui nella bottega. Innamorata non corrisposta di Philip, è una donna straordinaria, ideale femminile di coerenza e di fedeltà a se stessi. Con la sua rassegnazione, il suo amore puro e non egoistico mi ha conquistata. Peccato sia una figura che la scrittrice inglese ha poco approfondito.
Il “personaggio”, però, predominante e maggiormente presente nel libro è il mare. La sua esistenza è quasi reale in ogni pagina; è una creatura quasi viva che accompagna con la sua presenza lo svolgersi della storia.
È nel mare che Sylvia trova la pace mentre lo contempla seduta sulla spiaggia, da cui fugge appena la vita borghese la soffoca; il mare metafora della vita umana, spesso tempestoso, con il suo mugghio profondo e incessante, elemento benevolo o malefico, foriero di prosperità o tragedie, che scandisce e influenza la vita degli abitanti di Monkshaven; luogo d’amore e di morte, dell’eterna lotta tra il bene e il male, luogo di redenzione o teatro d’imprese coraggiose.
In questo libro dall’accurata ricostruzione storica e dalle incantevoli descrizioni (che fanno sognare) dei paesaggi costieri, sono presenti molte delle caratteristiche e tematiche ricorrenti nei romanzi di Elizabeth Gaskell. Grazie ad uno stile molto scorrevole e coinvolgente, l’autrice ci racconta la storia degli ultimi, della gente comune, delle classi più povere grazie ad uno sfondo come sempre molto dettagliato.
Una delle tematiche che occupa un posto molto importante nello stile della Gaskell e che si può riscontrare in ogni suo romanzo, è l’aspetto religioso. L’autrice ha una moralità e un senso religioso molto forte e ciò influisce nella trama dei suoi romanzi. La religiosità in questo romanzo è intesa come un percorso lungo che inizia dal peccato, e attraverso il pentimento e l’espiazione, arriva finalmente alla salvezza. L’autrice inglese spesso infligge punizioni ai personaggi che sono migliori rispetto agli altri sia dal lato spirituale sia intellettuale (in questo caso Philip), costringendoli a pagare, talvolta, un prezzo troppo alto per il loro peccato.
Gli innamorati di Sylvia è un romanzo sospeso tra il respiro del mare e l’abbraccio della brughiera. Romanzo non solo storico dove piccole e grandi tragedie s’intrecciano per creare un affresco unico, ma anche un romanzo d’amore di cui sono descritte molte forme: l’amore possessivo, l’amore non corrisposto, l’amore ossessivo, l’amore assoluto ed esclusivo, l’amore corrisposto e infelice.
Un racconto sui sogni infranti, di promesse mancate, sull’impossibilità di saper perdonare che porta all’infelicità e al rimorso, sul peso delle parole dette, non dette, nascoste, rivelate, urlate, perché molto spesso le parole possono pesare più dei macigni e influenzare la vita delle persone come in questo libro.
[…] avrebbe portato fuori il lavoro a maglia per godersi la freschezza della lieve brezza marina, e scendendo una dopo l’altra le cenge affacciate sull’oceano azzurro, si sarebbe sistemata in quel cantuccio pericoloso che era sempre stato il suo rifugio da quando i genitori si erano stabiliti alla fattoria di Haytersbank. Da lì aveva spesso visto le navi lontane andare avanti e indietro, con una sorta di pigro piacere a osservare il loro moto tranquillo, ma senza alcuna preoccupazione a proposito di dove andassero, e di quali strani luoghi avrebbero attraversato prima di fare di nuovo rotta verso casa.