I dieci racconti del volume, introvabili ormai da anni – tra cui Una bella bionda, considerato il suo capolavoro, e Composizione in bianco e nero, una delle più feroci ed efficaci descrizioni del razzismo della buona società – mostrano la straordinaria abilità della scrittrice nel cogliere tutte le sfumature dell’animo americano. Dorothy Parker non si limita a rivelare le ipocrisie, vanità, miti e fobie dei suoi personaggi, ma li trafigge, con uno stile impietoso, estremamente divertente e, spesso, triste. Una donna creativa la cui passione per l’infelicità non aveva limiti. Ritrae con acre ironia pregiudizi e conformismi del mondo alto borghese, scrivendo per le donne di cui capiva la rabbia dalla a alla z.
Librarian Note: There is more than one author by this name in the Goodreads data base.
Dorothy Parker was an American writer, poet and critic best known for her caustic wit, wisecracks, and sharp eye for 20th century urban foibles. From a conflicted and unhappy childhood, Parker rose to acclaim, both for her literary output in such venues as The New Yorker and as a founding member of the Algonquin Round Table. Following the breakup of the circle, Parker traveled to Hollywood to pursue screenwriting. Her successes there, including two Academy Award nominations, were curtailed as her involvement in left-wing politics led to a place on the Hollywood blacklist. Dismissive of her own talents, she deplored her reputation as a "wisecracker." Nevertheless, her literary output and reputation for her sharp wit have endured.
Doroty Parker con la sua schiettezza sferzante e il suo humor bruciante, fu definita la donna più spiritosa della New York degli anni venti – trenta. Una vita vivace, in mezzo alla mondanità, agli eventi che contano, un occhio impietoso sul costume americano. Scrisse per Vogue e Vanity fFair Fu corrispondente di guerra Bevve tanto Gin Tentò tre volte il suicidio consacrandolo nei suoi versi di tono dissacratorio:
I rasoi fanno male; i fiumi sono freddi; l’acido macchia; i farmaci danno i crampi. Le pistole sono illegali; i cappi cedono; il gas fa schifo. Tanto vale vivere
Amò i cani Manifestò contro la condanna di Sacco e Vanzetti Venne tradotta anche da Eugenio Montale
Doroty Parker è graffiante, tristemente ironica; spesso aggettivata come cinica in realtà non fa altro che mettere a nudo la verità della vita, e semplicemente descrive le cose come stanno, facendo emergere tutta l’ambiguità che si nasconde dietro maschere di comportamenti finti. I suoi sono racconti facili da leggere, facili nel senso migliore della parola facile perché sono scorrevoli e scritti con estrema naturalezza, chiari e senza punti ciechi, dai dialoghi perfetti, ma che lasciano come un retrogusto di medicina amara. C’è il racconto Una bella bionda che è la storia di una ex attrice che cerca stabilità accompagnandosi a uomini molto ricchi, uno dietro l’altro
Nella nebbia alcolica, non riusciva a ricordare come gli uomini fossero entrati nella sua vita e ne fossero usciti. Non c’erano sorprese. Non provava emozione quando si affacciavano, e nessun rimpianto quando se ne andavano. A quanto pareva, era sempre in grado di attirare un uomo
Per questi uomini lei deve sempre essere brillante, curata, allegra, mostrare solo il lato B migliore del suo carattere, sempre affabile e nascondere rigorosamente la sua malinconia.
voleva il privilegio di potersi concedere un po’ di tristezza. Era strano. Le altre donne di sua conoscenza non dovevano lottare per avere il permesso di mostrarsi di malumore
Ma un giorno la nostra bella bionda assiste alla scena di un cavallo che cade azzoppato in strada, e in quell’immagine rivede come se stessa riflessa nell’animale e dentro di lei comincia a balenare l’idea del suicidio
Era una serata grigia con spruzzi di nevischio gelido e sottile, e le strade rilucevano di ghiaccio sporco. Mentre attraversava lentamente la Sesta Avenue, mettendo coscienziosamente un piede avanti all’altro, un grosso cavallo pieno di cicatrici che tirava un carretto scalcagnato crollò a terra, proprio di fronte a lei. Il guidatore bestemmiò e urlò e frustò la bestia come un pazzo furioso, alzando il frustino per bene a ogni colpo, mentre il cavallo cercava di rimettersi in piedi sull’asfalto sdrucciolevole.” […] Si può sapere che c’è, perdio?”. “Ho visto un cavallo,” rispose lei. “Gesù… io… che pena per quei cavalli. Io… non sono solo i cavalli. Tutto è orribile, non è vero? Non posso farci niente, mi deprimo.” Che diavolo hai da deprimerti?” “Non posso farci niente.” “Ma sì che puoi. Rimettiti in sesto, eh? Vieni qui a sederti, e togliti quell’espressione dalla faccia.”
Poi C’è Composizione in bianco e nero che già il titolo è un anticipo del racconto… qui c’è una signora ad una festa, è una signora perbene che ostenta emancipazione e modernità da tutti i pori mentre in realtà non farà altro, per tutto il ricevimento, che inanellare senza accorgersi una serie spropositata di grossolane gaffes così palesemente e fastidiosamente razziste
E poi il più bello, un gioiello di composizione Consigli alla piccola Peyton E’ un dialogo tra due donne. C’è una donna matura che dispensa consigli assennati ad una giovane diciannovenne, disperata perché il fidanzato improvvisamente l’ha abbandonata
Non credevo che fosse possibile vedere una persona ogni giorno, di continuo, e poi di botto più niente. Non pensavo che potesse finire così
La donna matura parla serenamente come una sorella maggiore, pare avere raggiunto una fortezza d’animo invidiabile, una consapevolezza ed una esperienza nel gestire questo tipo di situazioni sentimentali, lei sì che sa come comportarsi con gli uomini… quindi: non mostrarti mai disperata non perdere la tua dignità, sii paziente e non avere mai fretta, e soprattutto non accennare al male che ti hanno fatto e l’amore è come una pallina di mercurio, lascia le dita aperte e resterà sul palmo della tua mano; richiudile, e schizzerà via etc etc, un po’ invidiamo questa donna per la sua sicurezza salvo poi….che…beh il racconto insomma, che dire, ha una svolta prende un tornante che veramente non mi aspettavo, quasi uno shock, bellissimo.
Non manca l’immancabile racconto sulla coppia Che peccato un quadretto dolente, greve…, sull’incomunicabilità fra coniugi che diventa ogni giorno solco sempre più irrecuperabile
Si potrebbe pensare che ci si abitua, in sette anni, ci si rende conto che le cose stanno così, e ci si rassegna. Ma non è vero. Una cosa simile ti logora i nervi. Non era uno di quei silenzi intimi, pieni di familiarità, che di tanto in tanto si stabiliscono tra persone vicine. Ti fa sentire come se dovessi fare qualcosa per rimediare, come se non stessi compiendo il tuo dovere. E la stessa sensazione che prova una padrona di casa quando un ricevimento riesce male, e gli ospiti se ne stanno seduti in un angolino senza socializzare. Ti rende nervosa, imbarazzata, e finisci col parlare disperatamente della zuppa di pomodoro, e dici cose come “narcisini “Mrs Weldon si scervellava per trovare un argomento da proporre al marito
Dieci racconti vere e proprie perle di acume, di smascheramento delle false ipocrisie e del perbenismo della borghesia americana di inizio secolo quanto mi sono piaciuti, veramente tanto, ed è il caso forse di dire per la prima volta quella frase così stupida e che mal sopporto “di Doroty Parker vorrei leggere anche la lista della spesa”!!
Composizione in bianco e nero La falsa idea di uguaglianza di una donna bianca nei confronti dei neri. Ciò che si sforza di dire si scontra con la malcelata ammirazione nei confronti del marito che considera apertamente i neri una genia inferiore. Lui non siederebbe mai a tavola con uno di loro, nonostante la sua balia sia stata una donna di colore. La donna ad una festa conosce e si intrattiene con un artista nero e pur tentando di nasconderla finisce per vomitargli addosso la propria presunta superiorità
Consigli alla piccola Peyton Un racconto sull’amore e sui sensati consigli che una signora matura impartisce ad una ragazzina. Divertitevi a leggerne il tenore e le conseguenze che generano
Il meraviglioso vecchio signore Racconto abbastanza confuso di due sorelle che al capezzale del padre in agonia, ripercorrono le sue gesta pubbliche e private
Mr Durant Il capo ufficio si fa la segretaria, ne viene fuori una piccola storia ignobile come tante (*1) il capo ha una sua famiglia ed allora trasferisce il suo conflitto interiore su una cagna che non vuole vedere per casa “Dovevi essere impazzita a pensare, anche per un solo istante, che lo potessimo tenere. Nossignore, non darò alloggio a una cagna, per niente al mondo. È una bestia disgustosa, e lo sai.” L’animale è la rappresentazione del suo desiderio. La fine del racconto è una sintesi puntuale di come andavano le cose un tempo (*1) https://www.youtube.com/watch?v=jKj3K...
Una bella bionda Una donna, abbandonata dal proprio marito, si abbruttisce con l’alcool collezionando uomini come fossero figurine Panini. Ad un certo punto vista la compagnia insopportabile di uno di essi, tenta di suicidarsi ingerendo venti compresse di veronal. Anche in questo racconto emerge come si rapportassero uomini e donne negli anni trenta, ma badate siamo nella cosmopolita New York, non a Poggibonsi.
Che bel quadretto L’America era davvero un altro mondo, per una figura femminile come quella ritratta nel racconto, in Europa si dovrà aspettare il dopo guerra. O si tratta del mio punto di vista provinciale? In ogni caso un buon racconto, Simenoniano senza ricorrere al noir, interrotto prima della necessità di farvi ricorso.
Il piccolo Curtis / Che peccato Due racconti pettegoli, mi è già capitato di trovarne quando le donne che scrivono rimarcano stati d’animo in contrasto con ciò che esprimono. La realtà in questi racconti è una simulazione del reale infarcita di inutili pensieri collaterali. Mi trovo in difficoltà quando le donne che scrivono, per unire due punti, al posto di una retta, usano labirinti O’Connor o arabeschi Woolf. Entrambi i racconti mi hanno addormentato
Cavallina C’è qualcosa di malevolo in questo racconto, il pettegolezzo si trasforma in odio gratuito nei confronti di un’infermiera servile che ha il torto di avere dei lineamenti equini. Viene segretamente derisa dalla coppia benestante che l’ha assunta dopo la nascita di una bambina. La malevolenza è nascosta da un atteggiamento fintamente conciliante, ci si rammarica che venga organizzata una cena per darla in pasto agli amici. Lo sprezzo borghese, la totale assenza di empatia ne fanno un racconto disturbante.
Eccoci qui In giro ci sono donne come la protagonista, qualcuno le sposa e poi pensa che le donne siano tutte in quel modo. Per fortuna non è così. E se invece fosse che ciascuno pensa che donne come la protagonista tocchino sempre a qualcun altro? E se -Qualcuno -Altro Fossero nome e cognome sulla carta d’identità di ognuno di noi? -Everebody -Else https://www.youtube.com/watch?v=BFkYo...
In ogni racconto c’è qualche dettagliata descrizione di mobili, tessuti, suppellettili, abiti. Alcune parti sono trascinanti, altre vanno trascinate, poi ci sono quelle che addormentano.
"Per lei, che tanto aveva riso, piangere era una delizia"
Credo che la frase che ho riportato come titolo sia molto rappresentativa di questi racconti acuminati. Sarcasmo doloroso. Questi racconti un j'accuse impietoso di tutte le storture della società americana (solo americana?) dei tempi di DP. Sagace e spietata, rivela, con un tratteggio chirurgico e gelido, tutte le ipocrisie e i perbenismi di facciata che i suoi occhi attenti ma feroci registrano.
Non un amore sincero. Non un rapporto duraturo. Non un sentimento leale. Nessuno sguardo empatico. Nessuna ammirazione sincera. Nessuna lealtà.
Solo grettezza, egoismo, solitudine, depressione, razzismo. In sintesi nessuna pietà per il genere umano.
Leggendola vien da chiedersi, ma dai tempi di DP il genere umano si è poi cosi evoluto o siamo sempre lì al palo? Purtroppo ancora tremendamente attuale.
Preso atto del fatto che faccio sempre più fatica a gettarmi nelle raccolte di racconti. Preso atto anche del fatto che ho una memoria pessima, perché sono più che certa che avevo già letto uno dei racconti di questa raccolta (Mr Durant), ma vai a capire dove e quando. L’ho già letto, certo che l’ho già letto, sarà stato a quel corso, ma no, che non l’ho letto in un’altra lingua, allora sì, in un’antologia, sarà qui, sarà là. Boh. Vai a sapere. Ora, Dorothy Parker scrive dei bellissimi racconti. Perché sono crudi. Perché hanno sempre dei personaggi tutt’altro che simpatici, tutt’altro che buoni, tutt’altro che finti. Già Composizione in bianco e nero è un compendio di tutto quello che verrà dopo. Una signora che è convinta di essere tanto progressista, che chiusa nelle sue convinzioni, scopriamo essere profondamente razzista. Senza che lei se ne renda conto. Tipi ridicoli, questi del jet set newyorkese degli anni ’20 - qui mi fermo, senza aggiungere che poi magari sono simili agli europei degli anni ’20, intesi 2020… comunque. Comunque le donne che seguono hanno sempre un modo di essere definite a seconda dei loro uomini che non le può rendere felici. Infatti sono donne che rappresentano differenti stadi di malinconia. La bionda che è Una bella bionda li attraversa più o meno tutti. Le altre sono raccontate mentre sono ferme in uno dei momenti di malinconia esistenziale dai quali, alla fine, non riescono ad affrancarsi. Quando qualcosa cambia, è la brutalità degli uomini a fare da motore. Brutalità che però almeno dà un’accelerazione alla mesta immobilità dell’esistenza. Allora c’è chi sceglie di non chiamare più, chi pianta, chi chiede il divorzio, chi fa abortire l’amante, chi accetta di fare complimenti circa un orrendo cappellino perché sei sposato da poco e vorresti solo arrivare all’hotel dopo la cerimonia nuziale per poter quagliare. La signora Dorothy Parker è come se ti mettesse (tu, lettore) davanti a questi paesaggi con umani che sembrano piuttosto correnti e poi ti dica: queste sono le cose come stanno. Senza fronzoli, senza preavviso, sono così. Un racconto di Dorothy Parker è un Grande Fratello dell’intimo, una telecamera lasciata accesa quando chiudi le porte della tua camera da letto e si rivelano cose che il vicino non sa. Perché ci tieni che non sappia. Qualsiasi cosa, che poi commentino: erano così perfetti, così delle brave persone. Non mi stupisce che il nome della Parker sia sempre legato all’aggettivo ‘cinico’. Scrittura cinica. Il cinismo ha quella virtù di non girarci intorno e prendere il toro per le corna. Senza contare, che a volte passi per cinico quando semplicemente racconti una verità amara che nessuno ha avuto il coraggio di confettare zuccherosamente in pillola. Ho adorato, comunque, che per quanto l’autrice a volte capisca la posizione dei personaggi femminili, non abbia mai per loro della compassione. Non c’è pietà per nessuno nella penna della scrittrice. Un’equità di giudizio confortante, con tanta qualità nella capacità di rendere profondi i pensieri e i personaggi.
Bellissimi racconti, arguti e incisivi, che si divorano con grande piacere: alcuni divertenti e ironici (Che bel quadretto, Composizione in bianco e nero, Eccoci qui), altri pieni di amarezza (Cavallina, Il meraviglioso vecchio signore) e alcuni addirittura tragici (Mr Durant, Una bella bionda, senz'altro il migliore). Nell'insieme, ricordano I mostri di Dino Rosi. L'idea è proprio la stessa: ritrarre in tutta la loro mostruosa ipocrisia, egoismo, grettezza, presunzione, crudeltà perfino, certi personaggi perbene, benpensanti, rispettati e lisciati da tutti. Non si tratta solo di satira, e nemmeno di una critica alla buona società newyorkese degli anni Venti o Trenta, perché personaggi come questi esistono purtroppo ovunque e sempre. La Parker, donna molto intelligente, coraggiosa, sempre impegnata contro il razzismo, accusata di comunismo durante gli anni del Maccartismo e messa all'indice da Hollywood, è stata davvero un gran bel tipo; ha scritto molti racconti e poesie, e la sceneggiatura di E' nata una stella, ma in Italia è poco conosciuta, e dopo Bompiani, che non seppe valorizzarla, è stata ripubblicata sempre e solo da case editrici al femminile come La Tartaruga e Astoria; raccomando perciò a tutti questi ottimi racconti, che vanno inseriti nella migliore tradizione americana del racconto breve, soprattutto ai lettori uomini che, con i loro soliti pregiudizi, la snobbano.
Il filo conduttore di questi racconti sembra quasi essere la dipendenza psicologica delle donne protagoniste dalla presenza di un uomo che dia significato alla loro vita. Malinconia regna sovrana, anche se in parecchi viene stemperata da una buona dose di ironia.
I piedi costretti nelle scarpine di velluto, il cervello nascosto in deliziosi cappellini blu da venticinque dollari. Il punto è: quand'è che una maschera smette di essere qualcosa che porti, e diventa parte di te, più di te? Le donne di Dorothy Parker soffrono, ma spesso non riescono a capire la causa del loro dolore. L'alcol è una consolazione che occupa il tempo di un attimo. Meglio sognare di scappare, o di morire.
Il mondo di Dorothy è qualcosa di incredibile e di unico. Pensare che sia nata quasi cento anni prima di me, ma che quei racconti siano così attuali e così tanto riconducibili al mio quotidiano mi fa capire di aver trovato una nuova autrice preferita.
Dieci racconti dissacranti che si concentrano sullo smascheramento delle ipocrisie e delle falsità che spesso guidano i rapporti sociali. I personaggi sono dei buonisti, come nel caso del racconto che apre la raccolta, "composizione in bianco e nero", dove ci viene presentata una donna che si vanta della sua apertura mentale nei confronti delle persone di colore. In realtà man mano che parla, fa una serie di gaffes che non fanno altro che mettere in mostra il suo profondo razzismo. Davvero un racconto potente, il mio preferito insieme a quello che chiude la raccolta e le dà' il titolo: "eccoci qui".