“Mostruoso”, “servile”, “una merdaccia”. È il ragionier Ugo Fantozzi, impiegato di mezza tacca un po’ sfigato e un po’ eroe popolare. Il personaggio di Villaggio ci ha fatto ridere per mezzo secolo e ha iniettato nei nostri discorsi un intero vocabolario di comicità, dai “mutandoni ascellari” al “Megadirettore Galattico”, dalle “craniate” al “com’è-umanolei”. Ma non solo. Sicuri di non riconoscere, nelle pieghe grottesche dell’Italia dei nostri giorni, quel suo mondo fantozziano lastricato di eccessi di cattivo gusto, megalomani rampanti e titoli onorifici in maiuscolo?
Con un saggio di semiotica fantozziana di STEFANO BARTEZZAGHI
Paolo Villaggio (Genova, 30 dicembre 1932 – Roma, 3 luglio 2017) è stato un attore, comico, scrittore, sceneggiatore e doppiatore italiano. È stato autore e interprete di personaggi legati a una comicità paradossale e grottesca, come il professor Kranz, il timido Giandomenico Fracchia, e soprattutto il ragionier Ugo Fantozzi, maschera letteraria da cui è nata una saga cinematografica di ampio e duraturo successo. La sua attività di umorista, attore comico e uomo di spettacolo si è protratta per svariate generazioni, entrando nella cultura di massa degli italiani. Al percorso attoriale ha fatto eco quello di scrittore, iniziato con un libro su Fantozzi, seguito da altri otto libri sul ragioniere e varie opere di carattere satirico.
Ha recitato anche in parti più drammatiche, partecipando a film di registi come Federico Fellini, Marco Ferreri, Lina Wertmüller, Ermanno Olmi e Mario Monicelli. Nel 1992, in occasione della 49ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ricevette il Leone d'oro alla carriera. Nell'agosto del 2000 gli fu assegnato il Pardo d'onore al Festival del cinema di Locarno.
Allora, io penso che se dobbiamo raccontare l'Italia degli anni settanta (ma anche quella odierna) valga di più una riga a caso di Fantozzi (o una scena a caso dei suoi film) di tutta la produzione cinematopoeticoromanzierosaggistica di Pier Paolo Pasolini. Ecco, l'ho detto.
Quelli della mia generazione, nati alla fine degli anni '70, con i film di Fantozzi ci sono cresciuti. Le battute le sapevamo a memoria e i personaggi diventavano i soprannomi dei prof., dei compagni, degli amici. Ha fatto un po' epoca, il buon Villaggio, e leggere le avventure romanzate del ragioniere più sfigato di tutti i tempi suscita innanzitutto una profonda tenerezza per un mondo un po' ingenuo che è andato a farsi benedire. Parlo come i vecchi, il buon mondo andato delle lire, le immancabili cambiali, la radiolina all'orecchio per la partita della domenica, le gite aziendali. Comunque, quello che mi ha davvero colpito è la poesia e il surreale di certe pagine, gli epiloghi sognanti e fiabeschi di episodi nei quali Ugo alla fine prende il volo e si perde tra le nuvole, fa esperienze assolutamente improbabili, piange in silenzio con l'onnipresente Pina. Che nel libro appare di tutt'altra statura, grazie soprattutto ad una forza di volontà e ad un affetto serio e coraggioso di fronte ai quali la leggendaria bruttezza sbiadisce completamente. Fa ridere fino a un certo punto, la trilogia - a me ha fatto soprattutto riflettere e mi ha fatto notare come, per credo esigenze commerciali, nei film si sia ridotto il tutto ad un insieme di macchiette e sketch da cabaret. Azzeccatissimi, è vero, ma la lettura lascia molto, molto di più. Come regalino, in fondo, un imperdibile glossario di espressioni fantozziane con relativa mostruosa spiegazione.
Uno dei rari casi in cui i film sono migliori dei libri. Non tanto divertente, ma molto pungente. Una satira materialista verso un sistema materialista, insomma il classico gatto che si morde la coda.
"Ma chi è più felice e più fortunato di lei, caro il mio Fantocci? ... non ha da pensare a nulla, non ha responsabilità, c'è un ufficio Svaghi che pensa al suo tempo libero, c'è un ufficio Personale che è come fosse sua madre. Ha un lavoro comodo e rilassante, orari sopportabilissimi, un mese all'anno di ferie pagate, il sabato e la domenica se ne può stare spaparanzato a casa a vedere la tv a colori e il 27 di ogni mese non ha che ritirare una succulenta e rigonfia busta paga. Ma chi è più felice du lei eh? Ci pensi bene, non si lamenti Fantocci" (Conte Colombani a Fantozzi)
ASPETTIAMO IL PROSSIMO BONUS GOVERNATIVO
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Il primo libro di Fantozzi è semplicemente perfetto: fresco, immediato, potente, spiazzante. Mi sono ritrovato a ridere fino alle lacrime su molte e molte pagine. Il secondo libro comincia a perdere un po' in spontaneità, secondo me non è più il capolavoro che è stato il primo, anche se resta sempre validissimo. Il terzo libro si dimentica uno degli ingredienti fondamentali dell'Arte, "di meno è meglio". Per cui le storie anzichè risolversi in due tre pagine cominciano a dilungarsi, senza purtroppo aggiungere nulla al piacere della lettura, anzi, diluendo troppo la vis comica del mitico Ragioniere.
Bella lettura che aggiunge contesto e colore ai film, però le avventure diventano presto piuttosto ripetitive, e così anche lo stile delle descrizioni. L’introduzione e l’appendice sono pura aria fritta. Inoltre, in certe parti il commento politico mette in ombra la storia stessa.
Con questo non voglio dire che non ci sia valore nel leggerlo e nel riflettere a come l’Italia è cambiata faglia anni 70 e come, purtroppo, certi caratteri negativi lamentati al tempo sono ancora presenti, se non esacerbati.
Per il lettore con poco tempo, raccomanderei di evitare la trilogia e leggere solamente il primo libro.
Tralasciando i film ( più spassosi e rilassanti) , il libro risulta essere brutale e per nulla divertente.. calci, pugni, pensieri omicidi ed é tutto incentrato su Fantozzi mentre gli altri personaggi vengono nominati appena. In questo libro viene rappresentato il servilismo di uno schiavo e non in modo ironico ( ho avuto questa impressione). Inoltre gli episodi raccontati sono senza alcun legame tra uno e l’altro e all’ennesimo capitolo in cui viene descritto un Fantozzi picchiato continuamente ed insultato ho chiuso il libro e deciso di non andare avanti. Non ho mai amato Paolo Villaggio come persona ma Fantozzi si ,ma solo quello rappresentato nei film.