L’umanità dei vinti, di coloro che sono immancabilmente falciati dalla storia, per quanto possano tentare di opporsi: questo è l’ingrediente primo del verismo di Giovanni Verga, insieme con una straordinaria capacità di far rivivere sulla pagina la condizione umana dolente di una Sicilia osservata in prima persona. Così ne I Malavoglia una famiglia di pescatori di Aci Trezza dà voce a un romanzo corale in cui l’attaccamento alla tradizione familiare arcaica, che sembra l’unica possibile ancora di salvezza, si avvia a un triste naufragio. Mastro-don Gesualdo narra la storia del rivolgimento sociale di una classe che decade e di una classe che tenta di emergere, con la vicenda esemplare di un muratore arricchito che consacra tutte le proprie energie allo sterile amore per la “roba”. Sono questi i temi ricorrenti anche nella novellistica verghiana, non solo quella di argomento siciliano: la lotta incessante e disperata per la sopravvivenza, il conflitto per il bisogno e per il possesso, il desiderio di elevarsi che si rivela inutile, di fronte all’accanirsi di un destino segnato. Qui si trovano alcune delle pagine più riuscite di Verga: quelle di Rosso Malpelo, Ciàula scopre la luna, La roba.
Giovanni Verga
nacque nel 1840 a Catania, dove trascorse la giovinezza. Nel 1865 fu a Firenze e successivamente a Milano, dove venne a contatto con gli ambienti letterari del tardo Romanticismo. Il ritorno in Sicilia e l’incontro con la dura realtà meridionale indirizzarono dal 1875 la sua produzione più matura all’analisi oggettiva e alla resa narrativa di tale realtà. Morì a Catania nel 1922. Di Verga la Newton Compton ha pubblicato I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo, Storia di una capinera, Tutte le novelle e Tutti i romanzi, le novelle e il teatro.
Giovanni Verga was an Italian realist writer, best known for his depictions of life in Sicily, and especially for the short story Cavalleria Rusticana and the novel I Malavoglia.
The first son of Giovanni Battista Catalano Verga and Caterina Di Mauro, Verga was born into a prosperous family of Catania in Sicily. He began writing in his teens, producing the largely unpublished historical novel Amore e Patria (Love and Country); then, although nominally studying law at the University of Catania, he used money his father had given him to publish his I Carbonari della Montagna (The Carbonari of the Mountain) in 1861 and 1862. This was followed by Sulle Lagune (In the Lagoons) in 1863.
Meanwhile, Verga had been serving in the Catania National Guard (1860-64), after which he travelled to Florence several times, settling there in 1869. He moved to Milan in 1872, where he developed his new approach, characterized by the use of dialogue to develop character, which resulted in his most significant works. In 1880 his story collection Vita dei Campi (Life in the Fields), (including Fantasticheria, La Lupa, and Pentolacchia) most of which were about rural Sicily, came out; it included the Cavalleria Rusticana, which was adapted for the theatre and later the libretto of the Mascagni opera. Verga's short story, "Malaria", was one of the first literary depictions of the disease.
He then embarked on a projected series of five novels, but only completed two, I Malavoglia and Mastro-Don Gesualdo (1889), the latter of which was the last major work of his literary career. Both are widely recognized as masterpieces. In 1894 Verga moved back to the house he was born in. In 1920 he was elected a senator. He died of a cerebral thrombosis in 1922.
The Teatro Verga in Catania is named after him.
In the book by Silvia Iannello Le immagini e le parole dei Malavoglia (Sovera, Roma, 2008), the author selects some passages of the Giovanni Verga' novel I Malavoglia, adds original comments and Acitrezza' photographic images, and devotes a chapter to the origins, remarks and frames taken from the immortal movie La terra trema (1948) directed by Luchino Visconti.
I Malavoglia è un romanzo di Giovanni Verga ambientato in Sicilia nell’epoca immediatamente post-unitaria. In esso si seguono le vicende della famiglia Toscano, conosciuta in paese con il soprannome di “Malavoglia”, la quale è composta dal capofamiglia Padron Ntoni, dal figlio Bastianazzo e sua moglie Longa, nonché dai loro figli Ntoni, Mena, Alessi, Luca e Lia. La famiglia è colpita da una disgrazia dietro l’altra: innanzitutto, Bastianazzo muore in mare, perdendo un carico di lupini comprato a debito e, per questo motivo, la famiglia fu costretta a vendere la vecchia casa di famiglia per saldare il conto con lo zio Crocifisso “Campana di Legno”. Dopodiché il figlio Luca morirà facendo il militare e il colera si porterà via la Longa: per questo motivo, nonché a seguito di un incidente che il nonno ebbe in acqua, Ntoni nipote decide di partire per cercare fortuna. Egli tornò però a casa con un pugno di mosche e ciò lo rese disilluso dalla vita, diventando quindi un ubriacone contrabbandiere; un giorno fu colto in flagrante in un’imboscata da un brigadiere, don Michele, che era anche suo rivale in amore, e, per questo, gli assestò una coltellata. Padron Ntoni dovette quindi spendere tutti i soldi che aveva risparmiato per ricomprare la casa in avvocati per tirarlo fuori di galera e, a questo pro, la sua difesa riuscì a convincere il giudice che la coltellata non era dovuta all’essere stato colto mentre contrabbandava, ma al fatto che il brigadiere se la intendeva con sua sorella minore Lia. Il giudice e il paese si convinsero di ciò, anche se non era vero, e questo portò Ntoni nipote fuori dal carcere, ma spinse la sorella Lia ad andarsene per via della mala reputazione che ormai aveva nel villaggio; anche Ntoni se ne andò per gli stessi motivi. Lia finì a doversi prostituire sul serio a Catania per sopravvivere e questo portò una brutta nomea alle donne Malavoglia, tale da impedire alla sorella Mena di sposarsi con il suo amore di gioventù Alfio, da poco tornato in Paese. Alessi invece riuscì a sposarsi con Nunziata, la ragazza di cui è sempre stato innamorato, e a ricomprare la vecchia casa del nespolo, ma il nonno morì la sera prima di poterci rientrare, in ospedale. Ntoni nipote tornò un giorno, di notte, per scusarsi, ma decise di andarsene di nuovo dopo aver sentito la catena di eventi tragici causata dal suo comportamento, promettendo però di informare Alessi, il nuovo capofamiglia, su dove si sarebbe stabilito. Il romanzo non è particolarmente avvincente in quanto narra spezzoni di vita quotidiana di una famiglia povera, per questo quindi molto monotona. La sua forza però sta nel modo in cui il contesto è dipinto, davvero immersivo, che porta il lettore ad affezionarsi ai Malavoglia e a soffrire e, seppur di rado, gioire con loro per le loro sconfitte e vittorie. La realtà di paese, dipinta con espressioni e proverbi vernacolari, è resa benissimo, e, alla fine del romanzo, anche il lettore si sente parte di Aci Trezza in quanto ormai sa tutto delle vite dei suoi pochi abitanti. Il libro insegna anche l’importanza di accontentarsi, concetto espresso con saggezza da Padron Ntoni ed ignorato dall’omonimo nipote, consiglio che se seguito avrebbe evitato alla famiglia molti guai. Fa capire anche la fortuna che si ha oggi, dove le morti sul lavoro sono un’evenienza molto più contenuta, seppur comunque un problema importante. Il Verga rende bene anche il sistema valoriale dell’epoca, imperniato sulla comunità familiare anziché sull’individualismo come oggi, tanto che ciò si riflette anche sulla scelta del consorte. Tale sistema era però fallato da molte ipocrisie: non era infrequente infatti che al matrimonio di convenienza accedessero scappatelle con la persona amata veramente, ma soprattutto capitava che il nome di un’intera famiglia si guastasse a causa del comportamento pessimo di un solo membro. Emerge anche il grande rispetto per gli anziani, dimostrato dalla riverenza con cui i proverbi vengono ripetuti e dal modo in cui Ntoni nipote viene giudicato per i suoi ripetuti sgarbi verso il nonno. La morale più importante però è l’importanza dell’umiltà e del duro lavoro, unico vero mezzo per sottrarsi a sorti infauste: non è infatti maritando le figlie o con la ricchezza (non) trovata da Ntoni facendo il vagabondo che i Malavoglia hanno riscattato la casa, ma con il duro lavoro di Alessi e sua moglie, che avevano pianificato tutto sin da quando erano adolescenti e avevano raggiunto il loro obiettivo un passo alla volta, con pazienza. Il libro mette quindi in guardia da soluzioni di guadagno che si presumono facili e veloci, poiché spesso e volentieri portano facilmente solo i guai, che non arrivano mai da soli, come dice l’amara lezione imparata dagli stessi Malavoglia.
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I Malavoglia, che tutto sono all'infuori che sfaccendati, sono quelle canne al vento che si piegano e possono anche spezzarsi a causa di un determinismo imperfetto. Il romanzo di Verga, è "il romanzo". Come i Promessi Sposi per Manzoni o Il fu Mattia Pascal per Pirandello. La Sicilia sempre protagonista di una letteratura influente. Cos'altro si deve aggiungere ad un'opera che è una sinestesia sensoriale? Nulla, se non guardare qualche esempio di quel che ci è venuto alla mente durante la lettura nella pittura di Giovanni Fattori, Filippo Palizzi o di Teofilo Patini, giusto per citare i meno noti. Era bella l'arte della trasposizione, mi vengono in mente i "collegamenti logici disciplinari" delle tesine alle medie o alle superiori. A un libro può associarsi un quadro, un concetto filosofico, un principio fisico o matematico. A un libro possono associarsi uomini e donne e vite quotidiane che non rappresentavano al loro tempo alcuna rilevanza, oppure, era la propria irrilevanza che finiva per essere protagonista assoluta di un tempo storico complesso così lontano dal nostro, ma che conserva le stesse radici e le stesse irrilevanze dei protagonisti del quotidiano. Un "verismo" quindi può sempre sussistere. Ogni giorno le nostre realtà si confrontano con il reale, quel particolare spaccato della nostra vita da cui tentiamo di evadere costantemente come Ntoni, ma che ci appartiene ed è il vero spazio che determina l'andamento delle nostre vite, che spesso, se non diventano un romanzo, si perdono nell'oblio dei tempi non raccontati ne mai immaginati da nessuno scrittore.
Questo romanzo scritto da verga rappresenta il verismo. Il tema principale è il passaggio dal vecchio al nuovo, ricchezza e povertà, progresso o regressione/staticità. Il padre Padron’ Ntoni da pescatore vorrebbe diventare imprenditore, decide di comprare una barca “la provvidenza” e una partita di lupini chiedendo un prestito alla zio Crocifisso (Strozzino). Il naufragio della barca porta sul lastrico tutta la famiglia, dove sono costretti a vendere la casa del Nespolo. Questo libro pone delle riflessioni: bisogna che ci accontentiamo di ciò che abbiamo o possiamo tentare la fortuna? I valori della famiglia Toscano chiamata Malavoglia (concetto contrario da ciò che erano) sono: grande dedizione al lavoro e unità. Grande classico che tutti dovrebbero leggere.
Lessi interamente solo "Storia di una capinera" (avevo 16 anni circa), trovandolo pesante, seppur ben scritto. Decisi di non leggere "I Malavoglia" e "Mastro don Gesualdo", in quando pensai che fosse inutile farlo, avendo ampiamente studiato la trama di entrambi a scuola.