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Storia della diga di Molare. Il Vajont dimenticato

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Il libro, frutto di indagini bibliografiche e di inchieste sul campo, si rivolge sia agli appassionati di storia locale che a tutto coloro che sono interessati a fatti o disastri ormai dimenticati. La narrazione degli avvenimenti e delle cause del disastro è volutamente di tipo divulgativo ed è corredata da numerosissime immagini di repertorio. Il libro contiene molteplici spunti di approfondimento per gli studenti delle scuole secondarie e delle università assumendo un notevole interesse alla luce degli eventi calamitosi che periodicamente scuotono la nostra nazione e che vengono ripetutamente considerati "senza precedenti", mettendo ancora una volta in evidenza il difficile rapporto tra uomo ad ambiente circostante. Gli amanti delle escursioni naturalistiche e di archeologia-industriale troveranno di grande utilità la guida per recarsi alla Diga di Molare corredata da una mappa dei sentieri consigliati e da numerose fotografie a colori raffiguranti lo stato attuale dei luoghi.

352 pages, Paperback

First published May 27, 2013

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Vittorio Bonaria

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October 30, 2024
13 agosto 1935, Valle Orba, Molare (AL), località Ortiglieto, un violento nubifragio imperversa sulla valle dall'alba, la diga di Molare o Bric Zerbino (dal toponimo dialettale Zerbo, incolto, brullo, arido), costruita dalla O.E.G. (officine elettriche genovesi), fatica a contenere il lago artificiale al suo interno, lo scarico a campana "verrina", smette di funzionare, così come lo scarico, non va meglio più a valle per la Diga Secondaria di Sella Zerbino, più piccola, solo di contenimento, priva di sitema di scarico e costruita alla bell'e meglio, alle ore 13:30 la tragedia, la diga secondaria crolla e il torrente diventa un'onda assassina di 30 milioni di metri cubi che distrugge la Diga di compensazione più a valle (costruita per controllare il livello delle piene).

L'acqua raggiunge, Molare (che risparmia il centro abitato), le località di Le Ghiaie, Rebba, regione Carlovini, Monteggio, Geirino, e il paese di Ovada stesso, Silvano, Capriata, Predosa e Castellazzo.

111 i morti, anche qui il Re Vittorio Emanuele III, visitò i luoghi del disastro il giorno successivo.

Nel 1938 si decise di costruire una nuova diga più piccola, tutt'oggi in funzione, chiamata semplicemente, Diga di Ortiglieto.

Nella parte finale del libro sono presenti sentieri escursionistici per raggiungere la Diga.

https://www.youtube.com/watch?v=368K3...

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