Dublin boxer Sparrow McCabe has the Spanish contender on the floor. The World Featherweight title is his for the taking. But something stops Sparrow from throwing that final punch and suddenly it's all over.
Fifteen years later Sparrow is working as a driver for the gangster Simon Williams, trying to turn a blind eye to the scams, the extortion rackets and the rough justice handed out by Williams and his heavies.
Then murder enters the picture and Sparrow decides to take a stand. This is one fight he cannot lose.
From Brendan O'Carroll, author of the bestselling Mrs Brown trilogy and the BAFTA-nominated TV series Mrs Brown's Boys.
Brendan O'Carroll is an Irish BAFTA-winning writer, producer, comedian, author, actor and director. A popular comedian in Ireland since the early 1990s, O'Carroll is best known internationally for portraying the foul-mouthed Irish matriarch Agnes Brown in Mrs. Brown's Boys. O'Carroll has written seven novels, including The Mammy (1994), The Chisellers (1995), The Granny (1996), The Scrapper (originally published as "Sparrows Trap", 1997) and The Young Wan (2003); a number of these have been translated into 12 languages and have been best sellers worldwide. He has also written four films and nine comedy shows. These include The Course (1995), Grandad's Sure Lilly's Still Alive (1997), The Last Wedding (1999), Mourning Mrs. Brown (2000), Mrs. Brown Rides Again (2004), For the Love of Mrs. Brown (2007), How Now Mrs. Brown Cow? (2009), and Good Mourning Mrs. Brown (2011).
This novel is meatier than the Agnes Browne stories, so while it lacks the charm of those novels, it does engage with some darker material. O'Carroll isn't in the business of writing a deep, dark, philosophical tale and doesn't claim to be. He set himself a challenge with this novel, but he only partly meets it. He wants to look at difficult things, but only from a distance. He doesn't want to engage with them fully, and in the case of The Scrapper, he gets himself into a situation that he can't resolve as convincingly as he's developed it. It's the climactic scene that is a false note. It's a rather sappy way out of the predicament.
Un paio di anni fa, grazie all'efficientissimo tam-tam dei lettori, mi capitò di scoprire i stupendi romanzi di Brendan O'Carroll dedicati alla meravigliosa figura di Agnes Browne. Al mio scetticismo iniziale, dovuto a pregiudizi infondati e superficiali, si sostituì immediatamente l'euforia per un personaggio e una storia esilaranti, facendo sì che i quattro romanzi dedicati ad Agnes e alla sua famiglia venissero inseriti di diritto tra i miei romanzi preferiti, e che l'autore diventasse per me uno scrittore da seguire in tutte le sue pubblicazioni. Eccomi qua, stregata da Birra e cazzotti prima ancora di aprirlo, legata alla storia senza neanche sapere dove o da chi mi avrebbe portata. Devo ammettere che un pizzico di diffidenza c'era: Agnes per me era stata mitica, una donna che non avevo ritrovato da nessun'altra parte, pertanto era giusto e normale che da ogni confronto con lei, chiunque ne sarebbe uscito a pezzi. Ho affrontato il nuovo romanzo di O'Carroll con tanto di gioia e di diffidenza, senza sapere quale dei due sentimenti avrebbe ben presto prevalso sull'altro. Non c'è stata grande indecisione: fin dalle prime pagine lo stile di O'Carroll mi ha fatto dimenticare qualsiasi aspettativa avessi, ha cancellato il passato per farmi immergere a grande velocità nella storia di Sparrow, Kieran e Simon Semplice... Poche pagine, come l'autore ci ha già abituati in precedenza, che vengono lette con gusto, con qualche sorriso e con piacere, e che pur nella loro brevità portano dentro tanta vita. Qui ci sono tre vite in gioco: un pugile che all'apice della sua carriera non ebbe il coraggio di segnare il punto decisivo, rinunciando a quell'ultimo pugno e vivendo ora di rimpianti; un poliziotto che crede nella giustizia e vuole cambiare le cose nella sua città, vuole fare la differenza; un mafioso, che si appropria della città comprando tutto e tutti, e che non ammette interferenze. Intorno a questi tre personaggi, tutti ben delineati, approfonditi, del tutto visibili e credibili ai nostri occhi, le loro famiglie, altrettanto concrete e reali. Dalle pagine emerge l'amore di O'Carroll per la sua città, unita al disprezzo per l'ingiustizia, e ancora la stima per quelle persone che che nella vita non smettono mai di lottare, per sé e per gli altri. Il tutto è raccontato in maniera leggera ma mai superficiale, intensa ed emozionante ma mai strappalacrime (anche se verso il finale, un momento di commozione non può essere negato al lettore), veloce e decisa, senza troppi giri di parole. A fine romanzo, quando O'Carroll ha dato ad ognuno di noi la possibilità e la voglia di identificarci nel campione Sparrow o nel suo alter ego Kieran Clancy, ci rendiamo conto che non abbiamo fatto nessun confronto con Agnes, che lei qui non poteva entrarci (pur ammettendo che forse, durante la lettura, potremmo averla incrociata per quelle stesse strade...) perché questi personaggi sanno stare in piedi, ci piacciono, facciamo il tifo per loro e non abbiamo bisogno di rimpiangere qualcuno che non c'è più, ma che possiamo ritrovare altrove ogni volta che vorremo. Il confronto poteva nascere spontaneo, ma non è stato immediato: dire che si è preferito l'uno o l'altro romanzo, sarebbe ingiusto. L'autore sa scrivere, sa legare a sé, conosce il lettore e non lo tradisce né lo delude: qui non c'è da preferire Agnes o Sparrow. Non possiamo che preferire lui, l'artista: Brendan continua a scrivere di noi, per noi.
Once again author Brendan O'Carroll has tapped into the feel of Dublin during the 1960s. Unlike his well known The Mammy Series (The Mammy, The Chisellers, The Granny, and The Young Wan), this time around he enlightens his reader on the local boxing scene and small time gangsters that prey on those who are down on their luck.
The main character of the book is Anthony "Sparrow" McCabe, a boxer who rose through the Dublin professional scene and ultimately had his shot at the world championship in Spain. Unfortunately, for reasons unclear to him he was unable to dig down and finish off the reining champion with one last punch, instead all the hopes of a life time ended with him finding himself face down on the mat for the first time in his career.
The book then explores how this one loss effects Sparrow and his family for the next 10 years. O'Carroll describes how the confidence Sparrow had in himself while in the boxing ring has now turn to self doubt, as he relives that moment in Spain time and time again. At his lowest point Sparrow agrees to be the driver for the local mob boss, thinking that as long as he just drives he will not be involved in anything illegal.
Ultimately, the lifestyle of self punishment catches up with Sparrow, as he is put in the position of seeing a local family harassed and killed after driving men who work for his boss to their home. On the run Sparrow is forced to come face-to-face with himself, see how his moping has had an effect on those closest to him, and ultimately make a decision on what type man he wants to be from this point on.
Written in a manner that reminds me of On the Water Front or A Street Car Named Desire, you can see the pain the main character puts himself through, and the way this self-hate has left him open to be manipulated.
Onestamente sono rimasta un po' perplessa da questo il libro. Man mano che andavo avanti con la lettura il mio pensiero è stato sempre più "Brendan, che ti è successo? Dov'è lo spirito ironico e adorabile di Agnes Browne, dov'è lo humor, dov'è la trama semplice con i personaggi immensi degli altri tuoi libri?" Sembra quasi un esperimento precedente... Mi ha fatto piacere leggerlo, perché un ritorno letterario a Dublino è sempre ben accetto per me, e questo autore mi piace molto, però mi è sembrato un po' stereotipato. Non ho una grandissima cultura di boxe, però il quasi campione che fallisce e che a distanza di anni riesce a riscattarsi a livello umano è un tema che ho trovato già più volte, così come il ragazzone con problemi che si affeziona alla stella della palestra. Non so, continuavo a pensare al film The Fighter, e sì che questo è ispirato a una storia vera E è successivo al libro, però mi ha rovinato la lettura. Anche il tema del perdente che si ribella alla crudeltà del gangster di zona e trova il modo per riscattarsi assicurandolo alla polizia mi sembra già letto e riletto. Non lo so, ci sono dei lati di questo libro che mi sono piaciuti molto, ma non mi ha entusiasmato come è capitato per la serie di Agnes.
I actually really enjoyed this, which I didn't think I would as it's about a boxer. I enjoyed the organised crime element as well as the detective aspects later on in the book. Ended up being a page turner as I couldn't wait to see what would happen next.
RECENSIONE CORALE A CURA DE "I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI"
“Il romanzo delle intenzioni abortite”: ecco come è stato battezzato “Birra e cazzotti” di Brendan O'Carroll durante l'incontro del gruppo di lettura, riassumendo le principali considerazioni fatte.
“Birra e cazzotti” racconta una storia fin troppo semplice: incredibilmente ingenuo, non contiene molto movimento, anzi, è piatto; non offre grandi spunti di discussione. Le promesse dello scrittore irlandese Brendan O’Carroll sono tante, ma purtroppo non mantenute. La boxe è solo di contorno, un pretesto per caratterizzare il personaggio di Sparrow solo in superficie. La città di Dublino non emerge dalle pagine; manca la descrizione della periferia e dei suoi vicoli. Allo stesso modo, i personaggi rimangono chiusi in un guscio senza mai uscire. Infatti, sono un susseguirsi di stereotipi: dai poliziotti buoni a quelli corrotti, dalla macchietta del malavitoso con i suoi scagnozzi alle donne angelo del focolare, passive mentre le azioni sono compiute dai loro mariti, anche se una partecipante ha sottolineato come alle famiglie venga dato un ruolo fondamentale. Questi elementi non impediscono però al romanzo di risultare scorrevole. Il risultato è una sorta di “noir hollywoodiano”, come l’ha etichettato un partecipante, mentre un altro l'ha definito cinematografico. Sembra che l’autore abbia avuto fretta nello scrivere, ma probabilmente dipende dal profilo di Brendan O’Carroll, anche attore e sceneggiatore, celebre per la saga di Agnes Browne. Tuttavia, avrebbe potuto impegnarsi di più. Ha messo d’accordo in negativo tutti, o quasi. Solo una di noi ha usato l’aggettivo “riscattante” per descrivere il romanzo, riprendendo uno dei temi che avrebbe potuto essere approfondito maggiormente.
Una partecipante ha osservato come un testo banale ci abbia però portato, per la prima volta, a ricercare e rimpiangere ciò che non abbiamo trovato. La discussione si è quindi spostata sul gruppo di lettura stesso: si è osservato che la partecipazione a un gruppo porta i lettori ad “alzare l’asticella”. In parte è vero: quando leggiamo per un gruppo di lettura, adottiamo un atteggiamento più critico, appuntandoci gli elementi che ci convincono di più (o di meno) per confrontarci tra noi. Se da un lato rischiamo di diventare più esigenti, in termini di quanto ci aspettiamo da un libro, dall’altro il fatto di essere un gruppo di lettura che varia genere ogni volta ci dà l’opportunità di rimanere aperti e non diventare assolutamente selettivi. La lettura a volte ci fa riflettere in profondità, in altre ci fa solo compagnia e ci racconta una favola moderna, come abbiamo classificato questa.
Il periodo che ci stiamo lasciando alle spalle, mi vide impelagata in una serie di vicende che hanno dell’incredibile. Ciascuno di esse, con una sua particolare specialità. Gente che si affannava alla ricerca di una propria identità, una propria coscienza, chi si umiliava in sobborghi decadenti e putrescenti pur di sopravvivere anche con un tozzo di pane, o chi in un’infinità di pesci, gente da poco affacciatasi nel mondo, pesca quello più grosso, quello più succulento, e lo espone al lume di una lampada ad acetilene: un affascinante mosaico di colori e forme, fra continue zaffate di fortissimi odori, e le fiammate di oli che erano maneggiati da barboni o vagabondi come se fossero prestigiatori. Nel buio, dietro a gente dotata invece di una sua coscienza si aggirava gente che desiderava sopravvivere mettendo in gioco le proprie capacità intellettive, il proprio carisma, le proprie doti. Da sotto un tavolo da pranzo comparve Anthony "Sparrow" McCabe, un ragazzino che pur quanto la vita abbia tentato di renderlo puro a certe malefatte, la sua identità sarà lavata continuamente. Una alla volta compirà gesti che avranno a che fare con il suo benessere spirituale, la sua sopravvivenza, la sua famiglia. Tra la folla, Anthony ha destato la mia attenzione perchè sembrava possedere qualcosa di speciale, che mi chiamò dalla soglia di una città quasi dimenticata degli anni ‘70, finendo però sotterrato dalla stessa in cui la lotta alla sopravvivenza diverrà la sua unica ossessione. Perché ciò? Perché Brendan O’Carroll racconta di certe persone, forse realmente esistite, che hanno tentato di esserci state, di sopravvivere, ma la loro identità è avvolta da fumi di zolfo e birra fresca ancora rovesciata. E Anthony, in un momento particolare della sua vita, vomitando delle stranissime << capacità >> che, seppur a tentoni, lo discostano dalla massa. Portato in cima a una montagna e riportato in un luogo in cui la solitudine, il ripristino di certi affetti, lo hanno salvato. Birra e cazzotti possedeva una marcia in più da altri romanzi che ho letto in passato e di cui io francamente non ne conoscevo nemmeno l’esistenza, vita quotidiana intrecciata a ricordi, nozioni, promesse mai mantenute che mi concesse la possibilità di osservare la letteratura << dei sobborghi>>, quella cioè attuale, con altri occhi, di stare piacevolmente in sua compagnia, comprendendo così di non poter quasi sempre dare per scontato nessuna di queste possibilità, perché certi pregiudizi mi rendo conto non mi aiutano anzi restringono un certo spazio rispetto ad altri, che la storia che l’autore si porta dentro, così soffocante ed intima, mi ha resa coinvolta, solidale a qualunque forma di pressione emotiva, poiché il tuffo che ho fatto sott’acqua mi ha indotta non solo a trattenere il fiato ma ad osservare ciò che avevo dinanzi con altri occhi. Forse si è trattato di un sogno, un miraggio che scovandomi mi ha avviluppato in una maglia di attimi sfuggenti, che disorientano, distraggono ma la cui luce rassicura. A volte mi è sembrato di essere entrata fin troppo dentro, o di non aver mai avuto possibilità di conoscerlo imparando ad comprenderlo nel modo giusto, perché la verità è che Anthony non è mai stato compreso da nessuno ed io ero pronta ad attraversare questa tempesta emotiva e la sua stramba storia. Mi rendo conto che si tratta di pensieri eccessivi, ma non riesco a zittire la vocina interiore del mio cuore. Sono rimasta impigliata, e questa lettura in un certo senso è stato quel giusto antidoto utile a scacciare la noia e la tristezza. Non ci sarebbe nient’altro da dire. Quando si legge questa tipologia di romanzi l’idea non è di essere esclusivamente intrattenuta ma di amarlo, o perlomeno apprezzarlo, e solitamente ce la metto tutta per cogliere stati d’animo che rispondono ai muti ed incauti sussulti del mio cuore, sottili indicazioni che parlano molto più del normale, preferendo acquattarsi nel cuore della notte per ricordarci di chiedere se il tempo con cui trattenersi forse troppo poco o troppo eccessivo. Alla fine la decisione è sempre quella più adatta, concerne al mio animo perché solo così mi sento più libera e felice quando sono io a decidere, complice intrepida che ha viaggiato in svariati luoghi in patrie paludose e putrescenti. In genere finisco per amare queste letture dalle prime pagine, spesso addirittura dallo stile dell’autore. Ma per squarciare il velo della monotonia, non solo certi viaggi improvvisi si rivelano splendidi ma accrescono il mio amore per la lettura. Ed ecco che con questa storia si è stabilita un’intimità spirituale troppo breve per essere intensa che a volte mi è sembrato di conoscere quest'uomo apparentemente forte ma fragile, avvolto nelle maglie del tempo, che ha adempiuto a ruoli che sotto certi punti di vista sono stati scomodi, ma conformi all’epoca narrata. Così fondamentale ascoltarlo, seguire i suoi gesti a piccoli passi, prestare molta attenzione a ciò che la sua bocca non aveva espresso quanto il suo cuore, perché a volte ho interpretato male i segnali maturando pensieri sbagliati, come afferrarlo e poi sfuggirmi, in quanto in tutto ciò che ha fatto ci ha messo il cuore ma non si ribellava mai e lasciava fare perché intimidito dal dubbio e dalle delusioni. Mi sono così sottomessa a questi pensieri con una specie di coinvolgimento passivo, quasi meccanico, che era peggio del non esserci, e quando mi accorsi di ciò mi indusse a capire che era il vero intento di Anthony. La sua panacea. Uomini e donne sono diversi, e per comprenderli a fondo bisogna fare più attenzione e imparare a pensare e sentire come a volte sia necessario tollerare certi comportamenti e certe scelte. Uno squarcio nel tessuto del tempo che ho percorso in un pomeriggio inalberando momenti di vuoto in segno di rievocazione del ricordo contro tutto, che è appoggiato su posizioni di vita che invitano a guardarsi dentro, aderiscono alla nostra pelle come una patina invisibile, fatalista e moralista attraverso il quale abbracciamo questo mondo come una condizione cui non si può fare a meno.
Il periodo che ci stiamo lasciando alle spalle, mi vide impelagata in una serie di vicende che hanno dell’incredibile. Ciascuno di esse, con una sua particolare specialità. Gente che si affannava alla ricerca di una propria identità, una propria coscienza, chi si umiliava in sobborghi decadenti e putrescenti pur di sopravvivere anche con un tozzo di pane, o chi in un’infinità di pesci, gente da poco affacciatasi nel mondo, pesca quello più grosso, quello più succulento, e lo espone al lume di una lampada ad acetilene: un affascinante mosaico di colori e forme, fra continue zaffate di fortissimi odori, e le fiammate di oli che erano maneggiati da barboni o vagabondi come se fossero prestigiatori. Nel buio, dietro a gente dotata invece di una sua coscienza si aggirava gente che desiderava sopravvivere mettendo in gioco le proprie capacità intellettive, il proprio carisma, le proprie doti. Da sotto un tavolo da pranzo comparve Anthony "Sparrow" McCabe, un ragazzino che pur quanto la vita abbia tentato di renderlo puro a certe malefatte, la sua identità sarà lavata continuamente. Una alla volta compirà gesti che avranno a che fare con il suo benessere spirituale, la sua sopravvivenza, la sua famiglia. Tra la folla, Anthony ha destato la mia attenzione perchè sembrava possedere qualcosa di speciale, che mi chiamò dalla soglia di una città quasi dimenticata degli anni ‘70, finendo però sotterrato dalla stessa in cui la lotta alla sopravvivenza diverrà la sua unica ossessione. Perché ciò? Perché Brendan O’Carroll racconta di certe persone, forse realmente esistite, che hanno tentato di esserci state, di sopravvivere, ma la loro identità è avvolta da fumi di zolfo e birra fresca ancora rovesciata. E Anthony, in un momento particolare della sua vita, vomitando delle stranissime << capacità >> che, seppur a tentoni, lo discostano dalla massa. Portato in cima a una montagna e riportato in un luogo in cui la solitudine, il ripristino di certi affetti, lo hanno salvato. Birra e cazzotti possedeva una marcia in più da altri romanzi che ho letto in passato e di cui io francamente non ne conoscevo nemmeno l’esistenza, vita quotidiana intrecciata a ricordi, nozioni, promesse mai mantenute che mi concesse la possibilità di osservare la letteratura << dei sobborghi>>, quella cioè attuale, con altri occhi, di stare piacevolmente in sua compagnia, comprendendo così di non poter quasi sempre dare per scontato nessuna di queste possibilità, perché certi pregiudizi mi rendo conto non mi aiutano anzi restringono un certo spazio rispetto ad altri, che la storia che l’autore si porta dentro, così soffocante ed intima, mi ha resa coinvolta, solidale a qualunque forma di pressione emotiva, poiché il tuffo che ho fatto sott’acqua mi ha indotta non solo a trattenere il fiato ma ad osservare ciò che avevo dinanzi con altri occhi. Forse si è trattato di un sogno, un miraggio che scovandomi mi ha avviluppato in una maglia di attimi sfuggenti, che disorientano, distraggono ma la cui luce rassicura. A volte mi è sembrato di essere entrata fin troppo dentro, o di non aver mai avuto possibilità di conoscerlo imparando ad comprenderlo nel modo giusto, perché la verità è che Anthony non è mai stato compreso da nessuno ed io ero pronta ad attraversare questa tempesta emotiva e la sua stramba storia. Mi rendo conto che si tratta di pensieri eccessivi, ma non riesco a zittire la vocina interiore del mio cuore. Sono rimasta impigliata, e questa lettura in un certo senso è stato quel giusto antidoto utile a scacciare la noia e la tristezza. Non ci sarebbe nient’altro da dire. Quando si legge questa tipologia di romanzi l’idea non è di essere esclusivamente intrattenuta ma di amarlo, o perlomeno apprezzarlo, e solitamente ce la metto tutta per cogliere stati d’animo che rispondono ai muti ed incauti sussulti del mio cuore, sottili indicazioni che parlano molto più del normale, preferendo acquattarsi nel cuore della notte per ricordarci di chiedere se il tempo con cui trattenersi forse troppo poco o troppo eccessivo. Alla fine la decisione è sempre quella più adatta, concerne al mio animo perché solo così mi sento più libera e felice quando sono io a decidere, complice intrepida che ha viaggiato in svariati luoghi in patrie paludose e putrescenti. In genere finisco per amare queste letture dalle prime pagine, spesso addirittura dallo stile dell’autore. Ma per squarciare il velo della monotonia, non solo certi viaggi improvvisi si rivelano splendidi ma accrescono il mio amore per la lettura. Ed ecco che con questa storia si è stabilita un’intimità spirituale troppo breve per essere intensa che a volte mi è sembrato di conoscere quest'uomo apparentemente forte ma fragile, avvolto nelle maglie del tempo, che ha adempiuto a ruoli che sotto certi punti di vista sono stati scomodi, ma conformi all’epoca narrata. Così fondamentale ascoltarlo, seguire i suoi gesti a piccoli passi, prestare molta attenzione a ciò che la sua bocca non aveva espresso quanto il suo cuore, perché a volte ho interpretato male i segnali maturando pensieri sbagliati, come afferrarlo e poi sfuggirmi, in quanto in tutto ciò che ha fatto ci ha messo il cuore ma non si ribellava mai e lasciava fare perché intimidito dal dubbio e dalle delusioni. Mi sono così sottomessa a questi pensieri con una specie di coinvolgimento passivo, quasi meccanico, che era peggio del non esserci, e quando mi accorsi di ciò mi indusse a capire che era il vero intento di Anthony. La sua panacea. Uomini e donne sono diversi, e per comprenderli a fondo bisogna fare più attenzione e imparare a pensare e sentire come a volte sia necessario tollerare certi comportamenti e certe scelte. Uno squarcio nel tessuto del tempo che ho percorso in un pomeriggio inalberando momenti di vuoto in segno di rievocazione del ricordo contro tutto, che è appoggiato su posizioni di vita che invitano a guardarsi dentro, aderiscono alla nostra pelle come una patina invisibile, fatalista e moralista attraverso il quale abbracciamo questo mondo come una condizione cui non si può fare a meno.
Ho cercato di leggere questo romanzo come se non fosse stato scritto dalla stessa persona che ci ha regalato la meravigliosa saga di Agnes Browne, ma non avrei dovuto preoccuparmi tanto. Certo, Agnes è Agnes, ma O'Carroll ha il raro dono di creare personaggi adorabili e umani, credibili e dolcissimi, e di incatenare il lettore alle pagine. E la storia di Sparrow è avvincente e tenera al punto giusto. Ho riso parecchio, stranamente non ho pianto, però mi è piaciuto. Anche se Agnes mi mancheà per sempre.
Vorrei spendere solo due parole sul titolo italiano: ma che senso ha? se non avessi conosciuto l'autore, non l'avrei mai comprato basandomi solo sul titolo, non c'entra proprio nulla col libro...
Ho iniziato a leggere questo libro molto felice di ritrovare uno stile di scrittura che tanto avevo amato con la saga di Agnes. E l'inizio mi ha molto colpito e coinvolto. Poi però dalla metà in poi è stato una delusione. è come se improvvisamente la narrazione si fosse banalizzata, se tutto il costrutto, interessante, dei personaggi terminasse nell'ansia di concludere la storia in modo eclatante e con il classico finale dove il bene vince sul male, ma nel modo più scontato del mondo. Il protagonista si redime e ritrova sè stesso, il poliziotto buono cattura il cattivo in extremis e riesce pure a non ucciderlo, il cerchio si chiude con una perfezione talmente artefatta da essere indisponente! Peccato, era partito bene ma in definitiva è stato una piccola delusione.
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O'Carroll mi mancava. Come descrive i rapporti umani, come ci riporta l'Irlanda in ogni sua sfaccettura... solo lui riesce a catturare l'attenzione in questo modo, a colpire al cuore e a trascinare il lettore nel suo mondo. Ogni volta che finisco un suo libro mi sembra di essere appena tornata da un viaggio e se chiudo gli occhi li vedo tutti, vedo la palestra, vedo Sparrow che si allena, Eileen che veste Mickey o Kieran che entra nella cucina canticchiando. Vedo l'Irlanda.
A good quick read, finished it in one day. It really wasn't what I expected since someone had said it was a funny story, (that was a mistake), but enjoy it I did.
I feel it's important for an author to not be too comfortable in sticking to the same theme stories. The Scrapper is very different from the Mrs. Brown's Trilogy that Brendan O'Carroll wrote prior, and which I recently read. I think it was a good switch. Like the other books, The Scrapper held my attention. I was entertained. I picked up the book whenever I had a chance, and why I was able to complete it within 2 days.
The story once again takes place in Dublin, Ireland, and why wouldn't it? Brendan O'Carroll was born and lives there after all. Sparrow McCabe is a champion boxer who stops from throwing the final punch in the rink and there went his career and future in boxing. He marries, has a child and is the chauffeur for the mob boss. He keeps his nose clean from the business, until one night he is told to drive the head mobster's two goons to take out one unlucky guy.
Spoiler Alert:
He's on the run and with the help of the police, Sparrow, and Froggy bring down Dublin's organized mobster. Sparrow is a good guy. I really liked him. I also really like Froggy. He was adorable.
Good quick book. I like how the author doesn’t keep you guessing in any of his stories… he moves his books along. In this book I would have liked to have read more of what became of Sparrow and his family. Is there going to be a sequel? If so I would like to be notified and get it. I read all of the “Mammy” books and totally enjoyed them.
I liked this story. As always, Brendan O'Carroll created characters that are realistic in that they are good but flawed. I was really rooting for the "good guys" in this one. The book is also heartfelt without being syrupy.
I adore Brendan O’Carroll. He’s written much better than this. While there’s a little humor, I kept asking “why did he write this?” I can see why he’d want to experiment with a crime drama, or something away from the realm of Mrs. Browne, but this just didn’t work for me.
Questo libro è stata una delusione. L'inizio è carino, sembra preannunciare un romanzo corale con Dublino di sottofondo. E invece poi la storia evolve in modo davvero stupido e semplicistico, come se l'autore non sapesse cosa scrivere. Di Dublino poi nemmeno l'ombra.
Sometimes, a really good review isn't just about the writing but the timing. This was a surprise, a story that I quite enjoyed, and author that I learned to be multi talented and just the right length for what I needed. For all these reasons, today this book is a 5/5!