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Lorenzo La Marca #4

Blues di mezz'autunno

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«Nella mia libreria, tra gli scrittori che apprezzo di più, Piazzese occupa un posto speciale» (Andrea Camilleri).
Una giornata di scirocco, una battuta di pesca, un incidente di mare... Ritorna, attesissimo, Lorenzo La Marca, il biologo per vocazione e detective per necessità protagonista dei romanzi di Santo Piazzese.

112 pages, Kindle Edition

First published October 31, 2013

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Santo Piazzese

34 books10 followers

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Displaying 1 - 15 of 15 reviews
Profile Image for Amaranta.
591 reviews265 followers
July 4, 2018
Il primo che leggo di Piazzese, un racconto fatto di ricordi di giovinezza, a tratti slegato, che non mi ha particolarmente colpito.
Profile Image for S©aP.
407 reviews72 followers
January 3, 2014
Noioso e autoreferente. Peccato, perché le prime prove narrative di Piazzese mi avevano davvero entusiasmato. Trasudavano divertimento della scrittura, leggerezza intelligente, arguzia. Qui, invece, c'è replica, ridondanza, forzatura, cliché e, quel che è peggio, un ricorso a temi stantii, triti, che sarebbe ora di archiviare, e non di utilizzare come belletto.
Adieu, Mister P.
Profile Image for Evi *.
395 reviews309 followers
November 5, 2017
Finale a coda di topo?

Piazzese è sottilmente ironico, sbandiera la sua sicilianità in modo a volte irritante, è palesemente narciso e l’identità tra narratore e autore sembrerebbe strabordare dalle pagine del libro (a quanto mi dicono persone a lui vicine).
Però spezzo una lancia a favore di Piazzese cioè: quando un autore si infila in racconti seriali che hanno per protagonista non un ispettore, non un commissario, ma un normale Professore universitario di Biologia diventa del tutto improbabile che entri frequentemente in contatto con casi di omicidio e le coincidenze quando sono troppo numerose sanno di artificioso, penso quindi che il nostro autore si trovi ora in una certa difficoltà, essendo entrato in un vicolo cieco, e forse per questo fatto la storia non c’è o non come ci si poteva attendere, nonostante ciò Piazzese scrive in modo bello e raffinato e leggerlo è comunque sempre piacevole.
E poi è lo zio di un caro amico quindi non posso che essere ciecamente benevola verso di lui.
168 reviews10 followers
January 12, 2014
Piazzese, Santo (2013). Blues di mezz’autunno. Palermo: Sellerio. 2013. ISBN 9788838931093. Pagine 161. 12,00 €

Una quindicina di anni fa, Santo Piazzese è stato un caso letterario. Nel 1994 aveva visto la luce il Commissario Montalbano di Camilleri (La forma dell’acqua) e aveva avuto un immediato e duraturo (e tuttora perdurante) successo. La stessa casa editrice di Montalbano, Sellerio di Palermo, propose pochi anni dopo (era il 1998) I delitti di via Medina-Sidonia di Santo Piazzese: delitti scritti e descritti da uno scrittore siciliano: facile farne il nuovo Montalbano, o il contro-Montalbano.

Ma era sufficiente iniziare la lettura per capire che ci si trovava di fronte più a un anti-Montalbano che a un Montalbano 2.0: tanto la scrittura di Camilleri è intessuta di forme ed espressioni dialettali, tanto quella di Piazzese è italiana e sottilmente esterofila; tanto l’ambientazione di Vigata è provinciale e rurale, tanto quella di Piazzese è metropolitana tinta di noir; tanto Mantalbano è un uomo della legge e un professionista scrupoloso anche se sui generis, tanto Lorenzo La Marca è uno svogliato dilettante.


Io che – come ormai sanno i frequentatori abituali delle recensioni di questo blog – non sono un lettore abituale del genere giallo e dei suoi sobborghi (anche se le mie letture più recenti potrebbero far supporre una conversione), sono venuto in contatto con Santo Piazzese qualche anno dopo, grazie al regalo che una carissima amica mi fece per le feste di fine anno del 2002.

La scrittura di Piazzese mi è subito piaciuta, per il tono scanzonato, il senso dell’ironia e il gusto della battuta. Il personaggio di Lorenzo La Marca – trasparente alter ego dell’autore – ex-sessantottino, svogliato ricercatore universitario, flâneur di professione, collezionista appassionato di fascini femminili, detective per caso era proprio riuscito e simpatico. Il caso – che amici palermitani mi confermarono essere basato su fatti realmente accaduti – era appassionante.

Ho letto in rapida successione i due romanzi successivi di Santo Piazzese: il vantaggio di incontrare un autore tardivamente è che non devi aspettare che pubblichi nuovi romanzi. Gli altri due capitoli della trilogia erano già stati pubblicati e per la fine di marzo del 2003 avevo letto tutto: La doppia vita di M. Laurent (che mi era piaciuto un po’ meno del primo) e Il soffio della valanga (che invece mi era piaciuto moltissimo, benché, o forse proprio perché, il protagonista non fosse più Lorenzo La Marca ma il saturnino commissario Spotorno).


Poi Santo Piazzese è svanito dall’orizzonte ottico, come direbbe Ivano Fossati. Mi è dispiaciuto, ma me ne sono fatto una ragione: forse non aveva più storie da raccontare, o aveva altre priorità nella vita. Càpita ai blogger, capiterà anche agli scrittori “veri”, mi sono detto.

Poi la stessa amica che mi aveva regalato Il soffio della valanga (che chiameremo amica A. per distinguerla da quella che mi aveva regalato I delitti di via Medina-Sidonia, che potremmo chiamare amica B. ma invece chiameremo amica P.) mi ha regalato questo Blues di mezz’autunno.

Wow!, mi sono detto. Ho subito telefonato ad A. per ringraziarla e mi sono messo a leggere. E via via che leggevo cresceva la delusione. Il libro è scritto in prima persona singolare e la voce è quella inconfondibile di Lorenzo La Marca, ma è se possibile più compiaciuta dei suoi vezzi e piena di lamarchismi e freddure. Dopo una lunga introduzione-cornice di una trentina di pagine (ma il testo è poco più lungo di 150, e quindi stiamo parlando di un quinto del libro), inizia un lungo flash-back dove incontriamo il La Marca da giovane, al terz’anno di università, impegnato nella ricerca sul campo (o meglio sul mare) che lo avrebbe portato alla tesi di laurea. La parte dedicata alla vita sul motopeschereccio Santa Ninfa ci porta a metà libro. Restano poco più di 75 pagine per raccontare la vita sulla piccola isola di Spada dei Turchi (che gli amici palermitani mi dicono essere esemplata soprattutto su Levanzo, con qualche elemento di Marettimo). E per svelare il suo mistero.

Sì, mi aspettavo un mistero, perché le note di copertina dicono:

[Sulla Spada dei Turchi ci] vivevano «gli stravaganti» – così gli altri isolani chiamavano la colonia di individui finiti là, ognuno venuto da lontano, ognuno per ragioni diverse, qualcuno a viverci stabilmente, altri a ricercare periodicamente se stessi. Gravitavano intorno a un bar dal nome incongruo, fondato nel dopoguerra da un friulano precipitato in quello scoglio insieme alla moglie bellissima. Ma non si può dire che fossero un gruppo, sembrando tutti lasciati lì dalla risacca della vita.
O così piace immaginare a La Marca che comincia a carezzare discretamente le storie e i segreti di quel pezzo di mondo, così angusto per i corpi e sconfinato per le menti, che lo illude che il suo centro autentico sia lì. Fino a quando un fatto vero vi precipita e un segreto vero si squarcia. Come se La Marca l’avesse desiderato e temuto insieme, per molto tempo.
In questo lungo racconto di mare e di costa, calibratissimo tra l’ironia la nostalgia e la tensione, si narra insieme la formazione di un uomo e la nascita di un personaggio, l’una attraverso l’altra reciprocamente, esercizio di letteratura e di letteratura sulla letteratura. Il cui cuore pulsante potrebbe essere la forza ambigua del mistero, di cui si spera e si teme la soluzione.

Un momento: un fatto vero vi precipita? un segreto vero si squarcia? la forza ambigua del mistero, di cui si spera e si teme la soluzione? Una beatissima minchia, direbbe forse Salvo Montalbano.

Qui c’è una bella storia di nostalgia, ben raccontata, ma il mistero è tutto un pretesto. In fin dei conti, le note di copertina sono oneste: il cuore pulsante del romanzo potrebbe essere la forza ambigua del mistero. Potrebbe essere, ma non è.

Le ragioni del marketing, mi direte. Piazzese è giunto alla fama come scrittore di noir metropolitani e il mistero ci deve essere. Non mi convincerete: resto deluso e critico.

Piazzese è abbastanza onesto nella Nota dell’autore che chiude il volumetto. Ci informa che la storia di «Blues di mezz’autunno è la logica evoluzione di un racconto», L’estate di San Martino, pubblicato nel 2001 in francese e poi in italiano, ma scritto in precedenza, come tentativo di evasione dal personaggio di Lorenzo La Marca (tentativo non riuscito, come è agevole comprendere). «Il racconto – continua Piazzese – era molto piaciuto a Elvira Sellerio, che più di una volta mi aveva sollecitato a ricavarne qualcosa di più compiuto. […] L’occasione si è presentata quando l’Editore mi ha proposto la stesura di un racconto per un’antologia estiva. […] Il racconto però mi ha preso la mano, e alla fine mi sono imbattuto in un “oggetto letterario” il cui titolo alternativo avrebbe potuto anche essere: Per un ritratto del protagonista da giovane.»

Sì, sarebbe stato un titolo più vicino alla natura e al contenuto del testo. Che, per di più, ci avrebbe guadagnato se fosse restato nella forma e nelle dimensioni del racconto lungo, senza l’inutile parte iniziale, che si muove su un registro molto differente da quello della nostalgia. Già, ma i libretti di 120 pagine sono difficili da vendere. E quando l’Editore chiede, l’Autore, anche il più indisciplinato, obbedisce.
Profile Image for Traci Andrighetti.
Author 47 books748 followers
January 30, 2014
Nelle prime pagine di Blues di mezz’autunno, La Marca incontra una vecchia conoscenza universitaria ad un workshop professionale a Erice, in Sicilia. Questo incontro casuale fa si che La Marca ripensi alle sue avventure avute durante le ricerche per la tesi, quando era studente di secondo anno sulla costa siciliana. Tuttavia i suoi ricordi sono dolceamari. Mentre ripensa con affetto alle persone incontrate sul peschereccio Santa Ninfa sull’isola La Spada dei Turchi, ricorda con un "blues da mezz’autunno” un evento verificatosi al Bar Edelveiss tra gli isolani, soprannominato “gli stravaganti"—evento che fu fondamentale per la sua maturazione.

Blues di mezz’autunno non è il solito "noir mediterraneo" di Santo Piazzese. Invece lo definirei "narrativa mediterranea." E anche se alcuni lettori lamenteranno sicuramente la mancanza del cadavere, altri come me saranno conquistati dallo stile narrativo magistrale di Piazzese, a prescindere dal genere che sceglie di scrivere.
Profile Image for Filippo Bossolino.
243 reviews31 followers
October 5, 2014
Se non fosse per una mia recente vacanza in Sicilia, proprio nei luoghi in cui è ambientata la vicenda ovvero Erice e Levanzo (che secondo me tanto ha dato all'Arcipelago della Spada dei Turchi) questo libro avrebbe preso un voto ancora più basso. Non c'è nulla del Lorenzo La Marca che tanto mi era piaciuto nei primi due episodi; o meglio sono rimasti gli elementi che meno mi piacevano della scrittura di Piazzese, leziosità e ridondanza.

Di giallo / noir non c'è più nulla. Peccato
Profile Image for Marcello.
309 reviews10 followers
June 8, 2024
Per chi aspettava il seguito de La doppia vita di M. Laurent o Il soffio della Valanga, chiariamo subito che questo romanzo non è un giallo, e non è un sequel. E' invece un prequel e un romanzo di formazione del personaggio di Lorenzo La Marca, protagonista dei primi due romanzi di Piazzese.
Il fatto di non essere un giallo non è di per sé una pregiudiziale (però giusto saperlo, per evitare attese frustrate), e anzi il romanzo è interessante e scritto bene, piacevole da leggere.
Solo, mi sembra un po' incompiuto e inconcludente, la storia un po' debole e mi dà la sensazione di essere lasciata a metà. Probabilmente potrebbe dipender dall'evoluzione di questo testo, nato come racconto, redatto nuovamente per adattarlo al personaggio La Marca, per il quale non era inizialmente stato scritto, ed infine trasformato in romanzo perché troppo corposo come racconto.
Sicuramente rimane un po' a metà tra il racconto ed il romanzo, e non arriva ad essere compiuto - peccato.
Profile Image for Riccardo Bartoletti.
66 reviews1 follower
August 28, 2021
Acquistato pensando fosse un giallo, cominciato con qualche dubbio dovuto soprattutto al narcisismo letterario manifesto di Piazzese, si è rivelato un libro comunque piacevole, non imprescindibile, adatto ai pomeriggi d'estate sotto l'ombrellone.
Profile Image for Redderationem.
251 reviews3 followers
October 23, 2016
Avevo resistito per tre anni ad avvicinarmi a quello che veniva contrabbandato come una nuova avventura dello svagato detective con il quale Piazzese aveva esordito venti anni fa. Poi mi sono deciso.
Invece di essere quello che viene dichiarato, si tratta di una storia, peraltro tutt'altro che disprezzabile, che dimostra che, da narratore puro, l'autore si esprime in prima persona solo e unicamente con il registro di Lorenzo La Marca. Quindi doveva diventare una storia "con" Lorenzo La Marca. Peccato che questi fosse già stato connotato come personaggio seriale di romanzi "gialli", peraltro già "esaurito" in due titoli, tanto che il terzo aveva avuto come protagonista il commissario spalla dei precedenti.
Quindi quello che sarebbero potute essere le quattro stelle di un ottimo romanzo furiserie diventano le tre di ripicca contro gli inganni editoriali che anche Sellerio compie pro domo sua.
Profile Image for Procyon Lotor.
650 reviews111 followers
January 30, 2014
Racconto carino, ma la vita è un'altra cosa.

PS: i faTTi a corrEDo (riGUARDAnti la pESCa dei tonni, alcuni tratti siculi ecCETEra) in stile melVILLiano, sono graditi e ben fatti: ben lUNGI dal riemPITIivo; i dEcOrI pIaCiOnIcI TaRdOlIcEaLi del Lamarcka, che si poRTA DIetro oltre l'umanamente SOPPORTAbile, sono come quelle palline cromate durissime imMANGIabili di ZUCCHEero, incastonate nelle torte degli anni '60, NO.

Palle e molte più delle due concesse dalla Natura. Se ne sbarazzi e il personaggio migliorerà di parecchio.

UN aMICO
Profile Image for Grazia Omicini.
83 reviews1 follower
January 9, 2015
Vale la pena di leggere i delitti di via Medina-Sidonia e la doppia vita di M.Laurent, ma questo è veramente superfluo. I personaggi sono macchiette, senza profondità ma anche senza la comicità che spesso le macchiette evocano. L'andirivieni nel tempo e nei ricordi vorrebbe evocare una certa suspence, ma il risultato è deludente e noioso. Interessante come ascoltare un gruppetto di uomini soli al bar che discutono dei bei tempi andati.
Profile Image for Sarah.
45 reviews113 followers
January 3, 2014
"Ritratto del protagonista da giovane" (cit.)
Profile Image for Matteo Fulgheri.
Author 2 books22 followers
March 28, 2014
Alcune atmosfere di mare sono mozzafiato, ma la storia è più inesistente che insignificante. Un peccato, perché potenzialmente sarebbe potuto essere molto di più…
Displaying 1 - 15 of 15 reviews

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