Questo romanzo biografico esplora la vita di Alfred Wegener, partendo dall'infanzia in Germania fino a tutte le fasi della sua vita: i suoi studi, le esplorazioni in Groenlandia, la guerra, la vita familiare.
La narrazione è fluida, coinvolgente, ma non esalta le sue imprese in modo eroico. Anzi, sembra voler sondare soprattutto il lato intimo, umano che spinge Wegener ad affrontare un posto parzialmente inesplorato e così ostile alla vita come il Polo Nord. C'è l'amore per la scienza, la sete di conoscenza, il desiderio di raggiungere un obiettivo... Ma tutto questo non è esaustivo, non basta a spiegare perché si possa decidere di lasciare la propria famiglia, i propri affetti, per buttarsi nell'ignoto, nel sogno. Se da un lato i legami affettivi sono risorse mentali che aiutano ad affrontare situazioni impervie, essi sono anche una zavorra che trattengono Wegener dal lanciarsi nei suoi sogni e nelle sue avventure. Credo che il motore principale delle sue imprese sia una sorta di irrequietezza e insoddisfazione.
Cento anni fa esplorare il Polo Nord era una sfida enorme, un'esperienza difficilmente programmabile. Le incognite erano impossibili da calcolare.
Ritrovarsi in questi luoghi inesplorati e disabitati significa anche scrutare una parte di sé che alberga nel profondo. Gli effetti che questi luoghi hanno sulla mente sono altrettanto provanti di quelli che agiscono sul corpo. Le illusioni, i sogni, le immagini create dalla mente diventano emblematiche dell'insondabilità di certi aspetti della vita.
La natura implacabile è dunque una sfida enorme per gli esploratori e un'avventura mai a lieto fine per gli animali che li accompagnano.
Le missioni di Wegener in Groenlandia lo hanno portato a formulare la teoria della deriva dei continenti. Wegener fu il primo a supportare questa teoria con una serie di prove indirette, ma i suoi studi furono disprezzati dalla comunità scientifica per decenni. Molti anni dopo però essi sono stati la base per la teoria della tettonica delle placche. E' sempre stranissimo vedere come certe teorie scientifiche che per noi sono scontate, possano essere state invece ostracizzate così fortemente dagli scienziati del tempo. Il "padre" della Pangea non ha potuto infatti vedere in vita un riconoscimento per il suo lavoro, che è stato invece pioneristico.