Wer ›Simpel‹ mag, wird auch diese Geschichte lieben! Denn das neue Jugendbuch der Erfolgsautorin Marie-Aude Murail ist gleichzeitig herzerfrischend, herzerwärmend und herzzerreißend.
Endlich ist Cécile Lehrerin! Mit zitternden Knien steht sie nun 18 Erstklässlern gegenüber. Sie muss ihnen einfach nur lesen beibringen. Einfach? Nicht für die schüchterne Cécile. Die Kinder sind wild, die Eltern fordernd, der kleinen Schule droht die Schließung … und dann verliebt sich Cécile auch noch Hals über Kopf. Da sind mittelschwere Katastrophen vorprogrammiert! Um der Schule, den Kindern und sich selbst zu helfen, muss Cécile ihre Angst besiegen. Und damit beginnt sie genau jetzt!
Dieses großartige Buch ist ein Aufruf zu mehr Solidarität, ein beeindruckender Appell gegen Egoismus, Rassismus und Kapitalismus und einfach ein riesiges Lesevergnügen.
Eh già. Dice bene il sottotitolo del romanzo, "Il futuro è per tutti!", anche per i dodici piccoli ivoriani, figli di rifugiati politici, che frequentano la scuola elementare Louis-Guilloux, nella quale a Cécile, giovane maestra alle prime armi, viene affidata una classe prima. Peccato che non tutti siano d'accordo e nell'ombra c'è chi trami un gioco sporco per far cacciare i piccoli Baoulé (questo è il cognome della famiglia ivoriana) dalla scuola al fine di far chiudere la scuola stessa, già in bilico per i pochi iscritti, e farne un bel T-chip Burger. Dunque, la fratellanza, il bene, il senso umanitario contro l'indifferenza, il pregiudizio razziale, la massificazione di chi è pronto a tutto in nome del dio soldo. Chi vincerà? La matrice politica del romanzo è chiara, e dietro al tono leggero, a tratti ironico, a tratti scanzonato, si cela la volontà di trattare temi tosti, come il razzismo appunto. Ho voluto leggere questo libro dopo aver scoperto lo splendido "Oh boy!", della stessa autrice...certo, qui forse non si raggiunge lo stesso picco di intensità emotiva, ma il romanzo si rivela una piacevolissima compagnia che regala ore ed ore di sorrisi, veri o amari, e riflessioni. Tutti i personaggi risultano ben delineati e portatori di un'idea, una morale ben chiara, e, al di là dei principali temi trattati, c'è spazio anche per l'amore, improvviso, imprevedibile, delicato e appassionato come quello vero. Perchè in fondo questa è una storia realistica, con tutte le sue belle sorprese e con tutte le sue difficoltà. Che dire poi dei piccoli tenerissimi piedini neri ritratti in copertina? Realistico e delizioso.
Una storia ed una scrittura semplici, adatte anche ai bambini dai 9/10 anni malgrado la lunghezza che potrebbe scoraggiarli, piena di riflessioni su temi molto importanti: i diritti fondamentali, il razzismo, l'atrocità della guerra, l'immigrazione, il capitalismo, il consumismo, la violenza, la solidarietà, l'amore. Una storia molto istruttiva per grandi e piccoli
Eine schöne, mutmachende Geschichte über Offenheit und Integration und Aufenthaltsrechte von Kindern. Schon ein paar Jahre alt, man merkt es an der Sprache und einigen stereotypen Beschreibungen. Trotzdem immer wieder schön, in die kleine Welt der Louis-Guilloux-Grundschule einzutauchen!
Un altro tesoro trovato in biblio. Non sono mai stata amante dei libri francesi ma ne ho pescati due proprio belli uno di seguito all'altro. Per la cronaca, l'altro romanzo cui mi riferisco è La vita come viene.
Certo, non è un romanzo perfetto però ho cominciato a leggerlo all'una del mattina e ho tirato fino alle tre passate.
Siamo in Francia, vicino Parigi, dove Cècile - di appena ventidue anni - ha da poco preso il suo diploma di maestra e si appresta a cominciare il suo primo anno di insegnamento. Arriva alla scuola elementare Louis-Guilloux, che è rimasta aperta solo perché sono arrivati 12 ragazzini ivoriani tutti imparentati tra di loro. I ragazzi, che sono scappati dalla Costa d'Avorio a causa della difficile situazione nel paese, vivono illegalmente in Francia e cercano disperatamente di avere l'equivalente francese del permesso di soggiorno. Ma una signora della Prefettura senza cuore cerca in tutti i modi di respingere la loro domanda.
Si parla di razzismo, d'integrazione attraverso la scuola, di accettazione del diverso. Temi non facili da trattare, solitamente. La Murail ci riesce ottimamente. Anzi, quella è la parte migliore del libro. Quella relativa all'amore di Cécile per Éloi, ad esempio, non era granché. La storia faceva fatica a reggersi in piedi da sola e solo grazie al resto della trama riesce ad avere un senso.
Certo che 'sti francesi... Solo quattro giorni di scuola alla settimana se si hanno meno di tredici anni, credo. E anche le mamme possono godere del mercoledì libero... Invidia^3! Per noi italiani, inoltre, è strana anche l'insistenza del preside sulla laicità della scuola. Insomma, io apprezzo. Ma non è una cosa che si può proporre da questa parte delle Alpi, presumo.
Sembra una favola, tutto ciò che succede ha un sapore molto etereo e un po' inverosimile. Nonostante questo, il libro fila che è una meraviglia. Cécile è un personaggio un po' strano: si trova a disagio con gli adulti ma è in grado di conquistare qualunque bambino. I diciotto bambini della sua classe, hanno i loro problemi in famiglia: tra quella che è stata parcheggiata davanti alla TV alla ragazzina costretta a mangiare macrobiotico per evitare tutte le cose chimiche. Ma sono tutte personalità appena accennate.
Éloi, invece, non mi ha conquistato per niente. Per il modo in cui tratta la povera Cécile principalmente e anche per le sue idee balzane. I dodici Baoulé non hanno tutti una personalità, ma quei pochi che sono stati tratteggiati sono personaggi freschi e credibili. Il preside, dal canto suo, è una forza della natura; mentre la madre di Cécile mi ha deluso parecchio con i suoi commenti verso il povero Léon.
Credo che ci siano degli intoppi con la traduzione italiana, però. Certe frasi non tornavano proprio. E tradurre il nome di Toussaint in Ognissanti mi è sembrato un po' eccessivo...
Pour cette lecture, j'ai opté pour la version audio lue par l'auteure elle-même, quel régal ! Pourtant, le début du roman m'a un peu déroutée et je me suis demandée si, pour la première fois, je n'allais pas aimer un roman de Marie-Aude Murail. J'ai ainsi trouvé l'histoire un peu caricaturale, notamment en ce qui concerne la profession de Cécile (que j'exerce aussi). Certains détails m'ont fait lever les yeux au ciel, mais fort heureusement, ce sentiment n'a pas duré bien longtemps et j'ai rapidement embarqué dans le récit. Dans Vive la République, l'auteure m'a touchée au cœur et émue aux larmes. Au final, j'ai trouvé que derrière l'humour et l'aspect un tantinet exagéré de l'histoire, l'écriture était d'une justesse incroyable. C'est un texte qui aborde des sujets graves mais essentiels, et donne finalement envie de croire en l'humain. Un roman dont la force ressort derrière une légèreté apparente. Magnifique.
Une large famille de réfugiés et une école à sauver vs. le dédale administratif français et la cupidité humaine: voilà les forces qui s'opposent dans ce roman. Véritable ode à l'école, on y trouve l'ardeur de l'autrice à défendre le personnel enseignant et à critiquer (à raison) la bureaucratie et les jeux de pouvoirs. On y trouve aussi une galerie de tous-petits auxquels l'autrice rend justice en décrivant leurs émotions avec toute la nuance que celles-ci méritent. On y trouve un ensemble de professeures des écoles à différents états d'expérience et aux niveaux d'épuisement correspondant.
Par exemple, Cécile, 22 ans, débute dans le métier. Son chemin, loin d'être tout tracé, croisera celui d'un révolutionnaire en graine, Eloi, équipier au facétieusement baptisé TchipBurger.
Marie-Aude brosse un tableau vivant et coloré de cette école de quartier en y incorporant mine de rien des enjeux sociaux-économiques et même urbains! Elle pose sur tout ce petit monde un regard bienveillant. En dépeignant leurs qualités et leurs défauts, en exposant leurs fêlures et leurs manquement, elle les rend humains et évidemment, nous les fait aimer malgré tout.
L'aspect "daddy issues" de la relation entre Cécile et le directeur, ainsi que certains termes injurieux qui ne seraient plus utilisés aujourd'hui font perdre à ce roman (lu dans l'édition 2005) quelques étoiles.
La couverture est trompeuse, on imagine la chronique d'une institutrice découvrant sa première classe, mâtinée d'une bleuette sympathique.
Mais très vite l'histoire prend une autre tournure: enfants sans-papiers, lutte contre la dictature des marques et des multinationales, engagement politique ou républicain.
Toutefois il est dommage de détecter tout au long du roman, des clichés sur le fonctionnement de la Société.
D'autre part, à la vue de la description du fonctionnement de l'éducation nationale et des cours donnés au enfants, il est inutile de se demander le pourvoir de la baisse des niveaux scolaires.
io sono follemente innamorata di questa autrice... ha battuto sia la Santaceroce di Luminal che la Nothomb di Acido solforico... voglio che la lista della spesa la scriva lei! al di sotto di Oh boy e Mio fratello Simple... ma sempre molto sopra ... come ti viene da chiamare dei bambini Ognisanti e Deimorti? ..devi essere un genio, non c’è altra risposta. Quando avrò un figlio lo crescerò a pane e Murail...
Una storia semplice e inclusiva, dalla trama abbastanza scontata, però gradevole. Ogni tanto scappa qualche sorriso di commozione, leggendo dei piccoli alunni di Cécile e delle loro scoperte e conquiste quotidiane durante la prima elementare. Consigliato a dei giovani lettori in erba per lo stile di scrittura non elaborato e complesso.
Ce livre est un chef d'oeuvre ! Il commence à dater un peu mais il aborde des thèmes très actuels, à travers une galerie de personnages attachants. A lire dans toutes les écoles et collèges !!!!!!!!
Très bonne lecture, rigolote et divertissante dont le style m'a tout de même un peu dérangée les 2 premiers chapitres (mais c'était une lecture audio, lue par l'auteure, c'est peut-être pour cela).
Cécile Barrois si è appena laureata e le viene affidata la prima classe della scuola Louis-Guil-loux. È piena di fantasia e buone intenzioni, adora i bambini, ma è molto timida quando deve rapportarsi con gli adulti, soprattutto maschi. Scorrendo gli elenchi della scuola, scopre che ben dodici bambini sono parenti: sono i fratelli e cugini Baoulé, scampati da una guerra in Costa d'Avorio e in attesa dello status di rifugiati politici. Il fratello di Cécile diventa amico dell'outsider Éloi, che aiuta i clandestini. Quando i Baoulé vengono buttati fuori dalla loro abitazione provvisoria, gli insegnanti danno inizio a una gara di solidarietà, ma non sanno chi e perché vuole cacciare i Baoulé dalla scuola...
Come sempre, i libri della Murail mi riconciliano con il mondo, mi fanno sperare che là fuori ci sia ancora tanta brava gente (a dispetto di ciò che leggo su facebook), che non bada al colore della pelle ma usa il cuore per amare chi gli sta intorno.
* La biblioteca era un luogo incantato e Cécile una fata. * Non le piaceva la gente. A lei piaceva solo l'Umanità. * «Dove andremo se ci prendono la scuola?» le chiese Ognissanti. La scuola era tutto ciò che gli restava. * «Stamattina avete saputo che Ognissanti e Deimorti sono tristi. Ma sapete anche che a mezzogiorno mangeranno in mensa e che questa sera dormiranno da Non-nina. Li proteggeremo come fanno i genitori». Fece una pausa perché sentiva che l'emozione rischiava di sopraffarlo. «Allora... Succede a tutti, grandi e piccoli, di dover affrontare momenti difficili. Ma voi siete qui per imparare a leggere, a scrivere, a contare. Voi siete qui per preparare il vostro futuro e nessuno può impedirvelo. A scuola, voi siete al riparo. Siete al sicuro. Quando pensate alla vostra scuola, pensate a una roccaforte. Inès, come è fatta una roccaforte?» «Ha i muri altissimi e si può entrare solo dal ponte levatoio». Georges si girò verso Cécile con l'aria di pensare: "Che ragazzina incredibile!". «È proprio così. Muri altissimi. E noi chiudiamo il ponte levatoio dalle 8.45 fino alle 16.30. Tutte le preoccupazioni del mondo devono restare dall'altra parte dei muri. Oggi leggerete, scriverete e farete di conto come sempre.» * «La nostra scuola» proseguì Georges «è abbastanza grande per accogliere dodici bambini che non hanno più patria. La nostra scuola è abbastanza forte per proteggere dodici bambini i cui genitori sono appena stati arrestati. La nostra scuola, la scuola della Repubblica, ha il dovere di insegnare a questi dodici bambini, come a tutti i nostri bambini, a leggere, scrivere, contare e vivere insieme. E nessuno ha il diritto di impedirlo». Georges si sentiva battere il cuore più forte che mai. Le ultime parole presero il volo da sole: «Viva la scuola! Viva la Repubblica!». * Con la schiena diritta e la mani dietro la schiena, si mese a cantare: Con la matita e il quaderno per colorar Alphonse potrà disegnar Una scuola per tutti quanti Con la lavagna, la sedia e i banchi, Una cartella stretta tra le mani, Per ricostruire la vita, domani.
Ed era vero.
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Letto per la sesta manche della Sfida a tema 2019 e mi ha lasciato emozioni contrastanti. Da un lato è impossibile non affezionarsi alla famiglia Baoulé ma dall'altra la protagonista Cécile è veramente uno stereotipo: timida all'inverosimile, magicamente bravissima nel suo lavoro nonostante sia alla prima esperienza, ovviamente incapace di relazionarsi con gli uomini e naturalmente irresistibile per tutti i piatti personaggi maschili del romanzo e . Il libro, probabilmente involontariamente, dimostra la pericolosità del sistema del maestro unico: con un unico insegnante per tutte le materie se il docente è poco valido i bambini rischiano di avere problemi in tutte le materie. Caso più unico che raro sia il titolo originale Vive la République! che quello tradotto non mi piacciono ma non saprei neppure che titolo alternativo suggerire. Conclusa la lettura si ha voglia di ascoltare il balafon.
Read for the sixth round of Sfida a tema 2019 and I have mixed feelings. On the one hand the Ivorian kids are enchanting but on the other hand the protagonist Cécile is too much conventional: she's shy beyond belief, she's incredible good at her job even if this is her first time, she can't behave herself when there are men and obviously she's irresistible for every dull male character of the novel and . The book, maybe involuntarily, shows how dangerous is to have only one teacher: if the teacher isn't good, the kids will have problems in each subject. The book title is one of a kind: I don't like both the original title, Vive la République!, and the Italian one, Cécile: the future is for all, but I am not able to think a better one. When the book is over, you want to listen to the balafon.
Cécile sogna fin da bambina di fare la maestra, e ora finalmente ha realizzato il suo sogno: un incarico come maestra della prima classe della scuola elementare Louis-Guillox, praticamente a due passi da casa. Cécile è patologicamente timida, ma grazie al suo approccio didattico del tutto personale e alle sue storie di Coniglietto Cacchetto, ben presto i primini le si affezionano moltissimo. Ricambiati, ovvio! Per Cécile il rapporto con i suoi piccoli non è un problema, in compenso il mondo degli adulti la sconvolge.
Il tema principale di questo romanzo è l'integrazione razziale, ma Cécile è prima di tutto una fiaba urbana. Ciò che mi affascina nei romanzi della Murail è proprio questa commistione così riuscita di svolgimento fiabesco, personaggi naif e modernità. Una modernità che sembrerebbe il classico cavolo a merenda, ma in realtà non stona, e comunque viene spesso rintuzzata (il gruppetto di Lolite che canta canzoni alla moda scompare di fronte alle storie di Coniglietto Cacchetto, il progetto di un fast food in pieno centro viene sbaragliato dalla solidarietà, etc.). Certo è un libro poco realistico, ed è un romanzo per ragazzi, eppure rientra anche nella piacevolissima categoria di romanzi buonisti per adulti che hanno bisogno di un tiramisù spirituale.
Dite quello che volete, buonista, poco realistico, a me è piaciuto un sacco. Perché Marie-Aude Murail crea sempre personaggi buffi e umanissimi, e vicende che ti tengono col fiato sospeso fino all'ultimo. In questo caso si tratta dei dodici figli della famiglia Baoulé, grazie ai quali la piccola scuola in cui Cécile ha appena iniziato a insegnare raggiunge il numero minimo di iscritti... Ma qualcuno vuole trasformare la scuola in un fast food, e cerca in tutti i modi di far tornare i piccoli clandestini e i loro genitori in Costa d'Avorio. Sarà una galleria di personaggi teneri e coraggiosi a prendersi a cuore la situazione... E chissà, forse la timorosa Cécile troverà un po' di quella fiducia in se stessa che le è sempre mancata.
Unica pecca, di nuovo, i refusi, come nei suoi due libri precedenti.
Nella scheda a questo libro l'età consigliata è 11 anni. Credo sia fuorviante. Sono sicura che i bambini possano leggerlo e capirlo, ma credo che una lettura del genere sia più necessaria per gli adulti. La Murail sì che ci sa fare. Prende un problema di quelli più sentiti (l'integrazione razziale) e lo inserisce in un contesto così quotidiano e semplice che alla fine la soluzione non può che essere quella da lei proposta. E' un lieto fine, il suo, per tutti i personaggi presenti... un lieto fine che spesso fa storcere il naso agli adulti che leggono, perchè pensano sempre che la realtà non è così. E se invece lo fosse? Se Invece avesse ragione proprio lei??
Bello, anche se un po' strano. Il linguaggio è decisamente quello di un libro per bambini, come di un libro per bambini sono la caratterizzazione un po' approssimativa dei personaggi e certi messaggi estremamente esplicitati. Non sono però sicura che la storia, così com'è costruita, sia veramente una storia per bambini. Comunque una lettura interessante, una riflessione leggera sulla scuola, gli stranieri e i diversi più in generale, molto piacevole da leggere; peccato per il finale, che mi è sembrato estremamente affrettato rispetto al ritmo del resto del libro.
In quale altro posto si può trovare un simile insieme di persone diverse? Ricchi e poveri di tutte le razze, di tanti paesi, dalle storie diverse, che credono in Dio, Yeovah, Allah, o che non credono in niente...