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Democrazia senza Partiti

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«Questo scritto è una difesa appassionata di una dignità che la politica non può abbandonare, e che trova il suo alimento in grandi idealità, in passioni profonde, in opportunità concrete perché la persona riesca a esprimersi pienamente come cittadino».Nella sua presentazione al volume Stefano Rodotà riassume così il messaggio che Adriano Olivetti lanciava ai partiti e alla società italiana nel 1949. Democrazia senza partiti non è un manifesto di antipolitica, ma un richiamo a un’identità autentica tra politica, tecnica e valori spirituali. Si tratta, come dice lo stesso Olivetti in queste pagine, di restituire alla politica una dimensione veramentecollettiva e «Non chiedete nulla, ma unicamente che la libertàche lo Stato e i partiti vi riconoscono a parole – quella di scegliervi i vostri rappresentanti – non sia una mistificazione. Il mandato politico, nella sua vera essenza, è soltanto un atto di fiducia degli uomini in un uomo».ADRIANO OLIVETTI (1901-1960) È una tra le figure più influenti e singolari del Novecento. Imprenditore straordinario, intellettuale e politico, innovatore delle scienze sociali e precursore dell'urbanistica, tra il 1930 e il 1960 ha condotto la fabbrica di macchine per scrivere del padre ai vertici del successo mondiale e dell'innovazione tecnologica. Il suo progetto di riforma sociale in senso comunitario è oggi riconosciuto come una tra le realizzazioni più attuali e avanzate di sostenibilità.

41 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2013

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Adriano Olivetti

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Profile Image for Daniela Marconi.
20 reviews
January 31, 2014
Sebbene mi sia sempre trovata a mio agio nelle utopie, la soluzione di Olivetti mi appare (almeno in questo testo) vaga e con troppi rimandi al testo "L'ordine politico delle comunità", che a suo dire dovrebbe placare le tante domande. La sua Democrazia non mi sembra meno vaga della Democrazia progressiva di Marx che lui stesso cita ("nessuno spiega come si possa passare dalla dittatura proletaria al regno della libertà")

Inoltre questa nuova democrazia integrata, imperniata sulla supremazia spirituale della Chiesa, rischia di lasciare fuori tutti i laici che non si sentano affini a quel sentire.

Apprezzo però la critica lucida alla democrazia dei partiti, che già nel 1949 rivelava tutti i suoi limiti. Trovo interessanti i suoi spunti che mirano ad una gestione competente e localizzata. Purtroppo anche queste idee vengono trattate in maniera troppo vaga per passare dalla teoria all'azione ponderata.

Di certo, al di là della dichiarazione del titolo, vedo fortunatamente le posizioni e le modalità di Olivetti lontanissime da quelle di Beppe Grillo; che tanto si ostina a citarlo quale fonte autorevole di ispirazione, certo che pochissimi dei suoi elettori affronteranno i testi originali. Mi stupisco che la Fondazione Olivetti si sia prestata a questo gioco fuorviante di interviste pentastellate.
Profile Image for Paolo D'Amelio.
55 reviews
September 23, 2015
Le rinate “Edizioni di Comunità” hanno dato vita negli ultimi anni ad una riscoperta filologica degli scritti di Adriano Olivetti e, se la scelta è caduta su titoli che potrebbero richiamare l’attualità politica, la veste e la cura con cui sono pubblicati rinnega il facile sensazionalismo o la rincorsa al titolo di giornale. La discussione sui partiti oggi è più che mai aperta, dato il distacco sempre più ampio tra le loro decisioni, spesso frutto di contrattazioni di palazzo, e la cosiddetta “base”. Non c’è dubbio che oggi i partiti rimangano un aggregato di potere ma hanno perso molta della legittimità che dovrebbe renderli tali e frenare, entro limiti certi, la loro spesso indisciplinata azione. Si torna allora a questionare se sia possibile concepire una democrazia senza di essi; spesso chi è favorevole all’abolizione dei partiti così come li conosciamo è intriso di anti-politica e quest’ultimo dato non favorisce il dibattito. Qui sembra “cadere a fagiuolo” il breve opuscolo olivettiano (Democrazia senza partiti, Edizioni di Comunità, 2013, 80 pp., Euro 6); senonché le prospettive sono subito abbassate dalla giustamente prudente e sorvegliata introduzione di Rodotà: la critica di Olivetti ai partiti è scevra di ogni tipo di anti-politica, non predica né più né meno democrazia; vuole propugnare una democrazia “integrata”. Soprattutto però occorre inscrivere questo breve pamphlet nel quadro dell’utopismo olivettiano, nel suo comunitarismo radicale, nell’idea di un governo a misura di comunità, in cui è la politica a svolgersi a misura di cittadino, a conformarsi ad esso e non viceversa. Di più, occorre allargare lo sguardo a quel 1949, con alle spalle l’incubo atomico e con un sempre più vistoso antagonismo tra comunisti e democristiani. Entrambe le fazioni si fanno portavoce di soluzioni non soddisfacenti per Olivetti; del resto la comparsa sulla scena dei partiti di massa, già negli anni ’20, non sembra, agli occhi dell’imprenditore e non solo ai suoi, aver spazzato via l’impasse in cui si trovava il parlamento negli anni del parlamentarismo liberale. Potrà sembrare contraddittorio ma un imprenditore come Olivetti che tanto ha operato per guadagnare spazio alla tecnologia sembra essere animato in questo scritto proprio dalla paura che la tecnica prenda il sopravvento, che a governare il paese ci siano sempre più i tecnocrati che i politici; non stupisce però se si pensa all’Olivetti cristiano, al propugnatore del primato dello spirito sulla tecnica. Lo sfondo sul quale la proposta olivettiana si staglia è proprio quella di una perfetta società cristiana, prospettata dal tratto deciso del disegno provvidenziale: «il fine della nostra azione politica è stato posto concretamente:lo stabilirsi di una civiltà cristiana» (p. 30). La soluzione concreta che Olivetti mette in campo, di fatto eliminando la mediazione dei partiti, è la creazione di tante comunità che simmetricamente poi insieme comporranno lo stato, anzi, saranno lo stato secondo un ordine geometrico. Un ordine concreto, ben radicato, democratico; si esplica qui l’idea di “democrazia integrata” che abbiamo annunciato sopra. E i politici? Sperando che in loro prevalga sempre lo spirito, l’idea di Olivetti è quella di creare degli “ordini”, come quelli religiosi, quindi con regole ferree sia per entrare al loro interno che per rimanerci, anche se in questo breve pamphlet la questione non viene molto approfondita. L’idea del resto, per nulla velata, è quella di dare «una interpretazione e visione religiosa della vita e della politica» (p. 38). Vita e politica non sono quindi scisse e nella vita della Comunità si concretizza, nell’ideale olivettiano, proprio questo connubio: nella «piccola patria intorno alla città natale, lo spazio vitale dove si esprime la nostra vita sociale, la natura che c’è intorno, monti, colline, campagna […]» (p. 35). Concludendo, cosa possiamo conservare nel nostro bagaglio di questo breve opuscolo di più di sessant’anni fa? Sicuramente l’istanza di riavvicinare i partiti alle esigenze delle persone rimane una necessità sempre più viva e si può questionare sulla soluzione profilata da Olivetti, forse troppo utopica ma non anarchica né anti-statuale, ma l’input che possiamo cogliere dalla lezione olivettiana è quello che sia possibile riavvicinare la politica al cittadino senza compromettere l’ordine, il riconoscimento dell’autorità o sguazzare nel campo fertile dell’anti-politica. In secondo luogo, alla vexata quaestio sui rapporti tra tecnica e politica, possiamo cogliere una risposta nello scritto olivettiano singolare e che forse per questo va rimessa in circolo: nessuna delle due deve predominare, a guidare l’azione politica deve essere lo spirito, non inteso per forza cristianamente ma come quella connessione con l’interiorità propria e di tutti che ogni uomo ha e che dovrebbe sempre coltivare. (per http://sharadaweb.wordpress.com)
Profile Image for Svalbard.
1,141 reviews66 followers
November 21, 2020
La “Edizioni di Comunità”, la mitica casa editrice di Adriano Olivetti, è tornata a vivere. Al salone del libro, una giovane ed entusiasta standista della medesima mi ha convinto a comprare questo libretto. Senza fare troppa fatica del resto, dato che la mia stima e simpatia per l’utopistico uomo delle macchine da scrivere (e di molte alte cose) era fuori discussione. Non so, sarà una mia impressione dato che di filosofia della politica sono abbastanza digiuno, e bisogna anche dire che non è che da questa cinquantina di pagine ci si possa fare un’idea del pensiero dell’uomo. Ma ho trovato il libro decisamente superficiale e poco pregnante; si limita ad accennare ai limiti della democrazia, e ad ipotizzare che meglio della democrazia rappresentativa sarebbero delle comunità paritetiche, fortemente incardinate sul territorio. Probabilmente la definizione di cosa siano queste comunità è demandata ad altri scritti che non ho letto. Quello che soprattutto mi ha lasciato perplesso, è anche il continuo richiamo all’ispirazione cristiana che dovrebbe informare queste comunità. Se non si sapesse quello che Olivetti è veramente riuscito a fare a livello industriale e sociale (giù il cappello) queste poche note potrebbero essere i presupposti ai deliri di un qualsiasi cattolico destrorso (o teocon) che vede nel ritorno a Dio e al suo ordine, rigorosamente interpretato in chiave dogmatica e coercitiva, la soluzione dei mali del mondo, e per il quale la democrazia è sterco del diavolo. Ma, ripeto, probabilmente sono io che mi sbaglio, sono io che non ne so abbastanza.
Profile Image for Sara Rocutto.
510 reviews8 followers
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August 29, 2019
Come dice Stefano Rodotà nella prefazione, è un libro da leggere stando ben attenti a non strumentalizzarne il contenuto.
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