Commento in divenire e per ora tre stelline:
lo stile della scrittura è asettico. Non c'è il desiderio di catturare il lettore che traspare negli scritti di alcuni storici.
Ma questo è un male minore, se non infimo. La storia mi appassiona di suo.
Quel che trovo disturbante è la pletora di date e di nomi, quasi ammassati alla rinfusa e senza l'aiuto di uno specchietto.
Di un dato periodo storico (la saga normanna abbraccia secoli) si citano ex-abrupto personaggi di cui si parlerà in un secondo momento: il lettore si ritrova confuso.
Ciononostante la trattazione è oltremodo esauriente e tocca anche aree che con la normannità hanno in comune solo l'origine antropologica.
Che la Russia (bianca) sia stata creata dagli scandinavi svedesi (genitori anche dei normanni), e lo stesso nome di quella nazione sia stato coniato dagli slavi per indicare proprio quella popolazione norrena che ivi costituì uno stato lo ignoravo. Così come ero inconsapevole che questo popolo invasore, abilissimo nel creare stati, avesse oscillato a lungo fra l'opportunità di convertirsi al cristianesimo o alla religione islamica, abbandonando il politeismo "pagano" per ragioni di pura convenienza. In tal senso molti studiosi si sono interrogati su cosa ne sarebbe stato del costituendo Occidente se i "russi" avessero optato per quest'ultimo.
Proseguo, intanto, curiosa e fiduciosa sulla natura dei miei antenati.