Questo Simenon (della serie del Commissario Maigret) è eccellente, direi uno dei migliori della ventina che ho letto finora. L'intero romanzo è costruito in maniera geniale, dall'evasione dal carcere del primo capitolo con epilogo (della fuga) a sorpresa, al piccolo capitolo finale che per me è un grande capolavoro della scrittura: sublime! per la paura, la pena e la rabbia che genera in Maigret (il protagonista) e in noi tutti (i lettori). Un passaggio impegnato.
Su quest'ultimo capitolo, chiamato "La Caduta", vorrei fare un elogio a Simenon, sono solo 3 pagine ma le ho letto già parecchie volte perché hanno generato in me sensazioni e sentimenti molto forti, e quando un testo fa questo, vuol dire che l'opera arriva proprio alle viscere.
Dopo un bellissimo giallo difficile da raccontare per non incorrere in spoiler, sappiate solo che c'è un duplice omicidio, un condannato a morte che si dichiara sempre innocente e che il giorno prima di essere ghigliottinato evade dal carcere, un americano facoltoso (nipote della vittima) con sua moglie e un cecoslovacco che si rivelerà psicologicamente complesso. Tessendo la ragnatela c'è sempre il commissario Maigret, che durante l'indagine inciampa più volte e perde le redine del caso (agli occhi del lettore) per poi riacquistare sicurezza in se stesso.
Sicurezza che viene spezzata in quest’ultimo capitolo, più che un capitolo è una morale della favola, perché già nel capitolo precedente il caso era chiuso, qui, in poche righe, Simenon ci da una bella sberla, come a dire: “tieni, adesso vedi (e senti) le conseguenze della giustizia", noi, leggendo comodamente dal divano di casa e Maigret che dovrebbe poi andare da sua moglie a prendere il caffè, siamo tutti testimoni della lama affilata di una ghigliottina che taglia la testa a una persona. La “Testa in gioco” che da titolo al romanzo, “La caduta” che da titolo a questo straordinario explicit.
Questo singolo capitolo, letto da solo, fa capire molto bene il genio di Simenon.