Ardelia Spinola è un bel personaggio: donna di mezza età, genovese, medico legale, vita sentimentale in bilico ma un amore certo: i gatti. Lei ne ha due, uno nero e uno rosso con problemi di reciproca tolleranza. Ha una passione sfrenata anche per i pick-up (non i suv, attenzione) e per la cucina ligure. In più, cucinando per sé e per gli altri si rilassa ( beata lei).
La trama gialla qui è poco più che un pretesto per affrontare temi caldi: l’immigrazione e il razzismo. Siamo a Toirano, paesucolo situato tra l’Appennino e il mare, diventato teatro di un duplice omicidio: le vittime sono due algerini, un giovane da poco immigrato e un medico ormai ben integrato. Brutalmente uccisi senza un vero perché.
Ardelia, dopo avere visionato in qualità di medico la scena del delitto, ha trovato vicino alla sua macchina una chiavetta usb; incuriosita e pericolosamente attratta, si interessa al caso e si improvvisa detective, platealmente in cerca di guai, data l’inesperienza.
Per fortuna può contare sul valido aiuto di zio Gabriel, ottantacinquenne particolarmente sveglio e scafato, dal passato misterioso. Sappiamo che è un reduce di Auschwitz, ex psichiatra, esperto di servizi segreti e simili.
Il contenuto della chiavetta usb è parte integrante della storia: sono le memorie di Karim, la giovane vittima con l’aspirazione a diventare scrittore.
I personaggi e il contenuto “morale” sono l’aspetto più interessante del romanzo. Chi ha voglia di leggersi un giallo vero e proprio, invece, dovrà rivolgersi altrove.