Cercherò di non dilungarmi per evitare che la recensione sia più lunga del libro. Letto in italiano.
Un libro piuttosto breve che spiega molto bene l'importanza della libertà. Ma attenzione, la libertà quella vera, non la libertà posticcia dei social. La libertà di chi compie delle scelte in nome di essa, la libertà di chi lotta ogni giorno per difenderla. Soprattutto, la libertà di chi ha il coraggio di credere di avere un valore in quanto essere umano e non in quanto ingranaggio del meccanismo, quindi di ribellarsi al controllo, al conformismo, all'obbedienza. È spiegato molto bene il concetto di principio (libertà) e il concetto di legge (tirannia). Il problema, secondo me, è che le persone che amano la libertà "non da social" sono poche. Molto poche. Il problema è che la gente non vuole essere libera, e soprattutto non ha il coraggio. Viviamo in un mondo di schiavi del sistema, schiavi che chiedono mura sempre più spesse, autorità sempre più soffocanti, controlli sempre più stringenti. La gente non vuole decidere per sé, vuole seguire l'autorità e la massa, vuole costruirsi da sola la prigione che il potere ha costruito intorno a noi con grande sforzo e costanza per migliaia di anni, con il risultato che ora è impossibile uscirne, anche per gli spiriti liberi. Purtroppo la gente non capisce il potere di cui dispone, d'altronde il potere ha fatto un gran lavoro per evitare che le persone intuiscano il proprio potenziale: in caso contrario, l'autorità decade, il re è nudo. Il libro è stato pubblicato nel 2006, quindi qualche parte molto ingenua è perdonabile in una lettura nel 2026: all'epoca molti meccanismi che ora sono sdoganati da tempo erano solo agli albori e si poteva ancora avere un po' di speranza. Un esempio su tutti: la tecnologia. La parte del libro dedicata alla tecnologia è molto corretta in teoria, in pratica però l'autore non ha intravisto il fatto che la tecnologia non è una conquista dell'uomo, anzi, è soltanto una delle leve, forse la più potente, di cui il potere (governo e multinazionali, due facce della stessa medaglia) si è appropriato per perpetrare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Pensiamo a come siamo cresciuti noi negli anni 70-80-90: nella nostra infanzia lo strumento più forte di controllo delle masse era la televisione. Ed era effettivamente così, però adesso fa quasi tenerezza pensare al controllo che esercitava la televisione all'epoca e quello che fa adesso la tecnologia, soprattutto dopo l'avvento dell'IA (mi rifiuto di chiamarla intelligenza).
Quindi, vent'anni dopo, cosa ci resta? Spirito critico, senso del dubbio (questi sconosciuti, ormai) e, soprattutto, ancora un po' di libertà. Non è poco. Cerchiamo di non perdere quel briciolo che ci è rimasto e lottiamo ogni giorno per non farcelo togliere.