"Il fatto è che il denaro, nella sua estrema essenza, è futuro, proiezione nel futuro, rappresentazione del futuro, immaginazione del futuro, aspettativa nel futuro. E noi ne abbiamo immesso nel sistema una quantità così colossale, immaginaria da ipotecare questo futuro fino a epoche così sideralmente lontane da renderlo di fatto inesistente. E questo futuro orgiastico, che ci viene continuamente fatto balenare come la Terra Promessa, arretra costantemente davanti ai nostri occhi con la stessa inesorabilità dell’orizzonte davanti a chi, correndo a pazza corsa, abbia la pretesa di raggiungerlo. Questo scherzetto atroce va avanti da troppo tempo per poter durare ancora a lungo. Dieci anni fa concludevo così il mio libro: in ogni caso questo futuro inesistente «dilatato a dimensioni mostruose dalla nostra fantasia e dalla nostra follia, un giorno ci ricadrà addosso come drammatico presente. Quel giorno il denaro non ci sarà più. Perché non avremo più futuro, nemmeno da immaginare. Ce lo saremo divorato»."
Massimo Fini, di padre toscano e madre russa, è nato sul lago di Como. Dopo la laurea in giurisprudenza, ha lavorato come impiegato alla Pirelli, copywriter, pubblicitario, bookmaker, giocatore di poker. Arriva al giornalismo nel 1970. Attualmente lavora per Il "Fatto Quotidiano", ed "Il Gazzettino".
Saggio notevole, che ha il pregio di affrontare con un discorso organico e completo uno degli elementi esiziali della storia umana, e in particolare della storia umana recente: il denaro. Il punto finale del racconto di Fini, e della storia che noi stiamo vivendo, è la logica conseguenza di quello che è, nella sua più profonda e intima natura, il denato stesso: ossia, insieme, una promessa sul futuro e il Nulla, essendo il futuro puro stato mentale privo di reale consistenza.
La fallacia logica che i ns ragionamenti di uomini della strada, che tutti i giorni (più o meno, data la sempre più pronunciata smaterializzazione dello stesso) si trovano a maneggiare denaro nelle proprie tasche sta nel confondere denaro e moneta. Quest'ultima è soltanto una delle molte rappresentazioni del denaro, analogamente alle monete-merci usate anticamente nel baratto o alle cifre in impulsi elettronici che gestiscono oggi i nostri conti correnti. Dio proteiforme, il denaro non è nient'altro che una scommessa, un credito lanciato nel futuro.
A compra un'automobile da B e la paga con una certa quantità di moneta, secondo criteri di valutazione dati dalla legge domanda-offerta-prezzo; A potrebbe pagare anche barattando l'auto con uno o più beni di eguale valore, ma per comodità e necessità preferisce la moneta (visto che lo stipendio lo riceve sul proprio conto corrente sotto forma di valuta, e beni di eguale valore non ne possiede). La somma che B riceve non è un bene fatto e finito, di qualche utilità intrinseca: ancora di più essendo un assegno, un pacco di banconote o un semplice bonifico e non un altro bene barattato o, almeno, un bel gruzzoletto d'oro o d'argento. E' semplicemente un qualcosa che sembra garantirgli la certezza di potere, un domani, acquistare altri beni per un valore pari a quelli che la somma di moneta ricevuta rappresenta.
Sembra, perché tutto si regge sulla fiducia che quel mazzo di carta, quella serie di cifre spostate da un CC a un altro (quindi, di per sé, il nulla più assoluto) abbiano anche in quel futuro lo stesso identico valore che hanno ora, al momento della transazione. In poche parole, il denaro è effettivamente soltanto una scommessa sul futuro. Scommessa che può andare malissimo, per varie ragioni (inflazione, bancarotta, svalutazione, ecc). Anzi, scommessa che per la sua stessa natura è destinata a andare male, indubitabilmente, anche se in un futuro che l'uomo ha sempre più posposto in là, grazie alla smaterializzazione del denaro e alla sua finanziarizzazione (il denaro che genera denaro e che non ha nessun altro scopo che questo).
Oggi nel mondo gira un volume di denaro (virtuale) che supera di molte, moltissime volte tutto il valore intrinseco dei beni e dei servizi esistenti sul pianeta: quindi è un qualcosa di intangibile che non ha nessun riferimento concreto con qualcosa che esiste. E' denaro nella sua forma più pura: astrattezza sublimata a divinità. Nessun ancora col mondo tangibile, nessuna convertibilità con l'oro o con qualsiasi altro bene di riferimento, il denaro può comprare tutto ma non rappresenta nulla.
E' ovvio, pacifico e matematico che prima o poi tutta questa gigantesca bolla si sgonfierà: basterà una forza indirizzata in un punto di minor tenuta, addirittura invisibile o non localizzabile immediatamente data l'immensa vastità delle interconnessioni e dipendenze odierne dei mercati su scala globale, per far implodere tutto. Il risultato, data la sterminatezza del Leviatano, su cui peraltro si erge TUTTA la nostra vità e tutte le nostre società, sarà qualcosa di inimmaginabile. L'apertura del settimo sigillo.
Fini scriveva questo pamphlet polemico nel lontanissimo 1998, cosa che rende plastica la stupefacente sensibilità critica del Nostro: dire adesso, in epoca di profondissima crisi economica e sociale, le stesse cose è molto, molto più facile (e banale). Dire ora che la finanziarizzazione dell'economia e della società, che la globalizzazione di mercati e capitali stanno portando unicamente disastri nelle società umane è quasi ovvio, e non dà nessun onore al merito. Dire poi che è inutile lamentarsi, e demonizzare la finanza quando questa è, nientemeno, che la sublimazione finale e perfetta del denaro, il suo logico e conclusivo stadio finale di sviluppo mette in dubbio tutte le certezze su cui noi, piccole formichine, abbiamo costruito la nostra esistenza. E fa riflettere.
Bisogna dire che parlando di denaro, Fini parla anche di altre cose, sempre annesse e connesse: della dignità del lavoro, delle epoche senza moneta, della solitudine dell'uomo in tempi di monetarizzazione estrema. Tutte cose interessanti, anche se sono più scettico nel vedere presunte età dell'oro (con tutti i limiti del caso, che lo stesso autore molto onestamente riporta) in epoche lontane, di cui conosciamo poco (e quel poco, per quel che ne so, non le rende propriamente appetibili, in caso di viaggio nel tempo). E non so - io, come anche Fini stesso - quali alternative realistiche ci siano al denaro. Anzi, non penso ce ne siano e ce ne saranno. Il che ci mette in un terribile cul-de-sac.
Quel che resta, è una spiazzante e logicissima disamina su quel che è il denaro, su quello che è diventato nell'evolversi delle epoche storiche e sul mostro che è diventato oggi: il dio Crono che, uno alla volta, s'è divorato tutti i figli (economia reale, politica, società umana). Consigliato, per rifletterci un pò su.
i commercianti rapinano tutti i giorni tutto il mondo (lutero)
NB denaro e mercato fanno la loro comparsa insieme, sono consustanziali (anzi consanguinei, come dice meglio fini): " e contemporaneamente apparvero filosofia, scienza, economia, polis, democrazia, personalità, lavoro individuale, povertò individuale e LA SOLITUDINE DELL'UOMO" NB1 banca deriva da banco di cambio NB2 "nell'età di pericle persino gli schiavi con i loro modesti guadagni godevano di un tenore di vita più elevato dei braccianti liberi e degli operai urbani qualificati di tutta la storia successiva della grecia e di roma" "residui dell'antica ostilità nei confronti di chi fa commercio resistono persino oggi, in pieno trionfo del mercato, e si possono cogliere nell'accezione negativa che si dà tuttora al termine bottegaio". qualche giorno fa riflettevo sulla massima "il tempo è denaro", ritenendola (oltre che una cagata pazzesca) il classico ribaltamento della realtà; ora scopro che l'autore è b. franklin (noto psicopatico) che diventa, automaticamente, il nemico pubblico n. 1. nel senso che: 1) non c'è niente di piu' prezioso del tempo 2) il denaro non vale niente 3) dire il tempo è denaro equivale a dire una stronzata cap. VIII la società virtuale: "il dio quattrino domina la scena tramite il suo spirito santo e, volendo parafrasare borges, un fantasma governa attraverso uno spettro" bella anche la definizione di interesse come "gravidanza isterica" del denaro. "a un denaro virtuale non puo' che corrispondere una società virtuale". "nella società massificata chi non ha denaro non ha identità, non è nulla". cap. IX e X, per finire in bellezza, sarebbero da studiare e imparare a memoria.
Massimo Fini spiega in modo chiaro, esaustivo ed obiettivo la nascita del denaro e della sua affermazione nella storia come sistema di scambio di beni e servizi.
bisogna assolutamente che scriva qualcosa su questo libro.
Lo consiglio a tutti, è un trattato sul denaro (e su ciò che ne ruota intorno, commercio e banche, politica), ne spiega le origini, la psicologia (e la psicosi) che nasce da esso. Da leggere assolutamente la terza parte, quella più vicina a noi, che serve a spiegare i meccanismi che ci sembrano assurdi che si celano dietro le tante, troppe e confusionarie, sigle finanziarie.
Leggetelo così non potrete più pensare di non sapere come mai esiste la povertà e come mai non se ne possa uscire.
Brutta storia quella del denaro, triste e pessimista, ma in fondo a me questo libro ha dato anche tanta speranza.
Non me la sento di "stellinarlo: l'ho trovato molto interessante ma di economia e finanza e economia monetaria ne so quanto Lamicia. Potrebbe avermi raccontato una montagna di minchiate e io non me ne sarei accorta. Voi che ne sapete, come lo valutate?