"Le reti sono ovunque intorno a noi. Fino a qualche anno fa le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L'unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali. La vita e l'evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio ".
Sono giunto a leggere Casaleggio su indicazione di Iacoboni, quello de 'L'esperimento', che suggerisce di verificare all'origine scopi e metodi dietro al consenso grillino. E mi son trovato di fronte un manuale pratico di circonvenzione di nuovo incapace, o capace distratto, perché le metodologie di influenza sono approfondite e sofisticate.
Una chiave, tra le tante, è a pagina 73 dove dice 'Capire le reti permette di utilizzarle a proprio vantaggio'. Non si parla di politica e neppure di scelte economiche. Sulla visione originale della potenza delle reti teorizzata dal manager Gianroberto si innesta il pragmatico e utilitarista bocconiano Davide, con risultati finali inquietanti.
Pur basandosi su una impostazione scientifica approssimativa (o solo troppo fuzzy per me), massimizzare la diffusione di 'verità' (vere o false), tramite pochi efficaci 'untori' a stipendio, e scatenare l'effetto valanga a scopi sostanzialmente commerciali è il fine primario dell'uso della rete. Prescindendo dal valore di tali 'verità'.
E' interessante che Davide, rielaborando il testo di Gianroberto, ci abbia reso partecipi. Perché permette, a chi si prende la briga di andarlo a leggere, di capire come siamo arrivati a questa melma di ignoranza e livore. E perché significa che non hanno paura del bimbo quando dice che il re è nudo: la potenza del marketing è assoluta.
Si tratta di un libro che «è pensato per aziende e per chiunque intenda scoprire le nuove frontiere della manipolazione digitale. Si occupa di web e social network, ma le sue analisi possono essere applicate in qualsiasi campo». La chiave delle teorie esposte in Tu sei Rete è la seguente: gruppi di persone che si auto-organizzano e si mettono in Rete tra loro possono risultare estremamente efficaci nel divulgare un messaggio; l’efficacia è garantita però soltanto quando questa auto-organizzazione viene orientata in maniera eterodiretta attraverso una serie di leve gestite a monte. È come una sorta di gioco di ruolo, un esperimento sociale: si scelgono delle regole e chi sceglierà di giocare si troverà a prendere le decisioni inconsce che seguono un percorso già tracciato. Non è troppo diverso da alcune dinamiche sociali che si vedono nei reality show: nel Grande Fratello, per esempio, gli autori del programma isolano dal gruppo di concorrenti il palestrato belloccio e la maggiorata disinibita prevedendo che faranno scintille a favore della telecamera. Per Davide Casaleggio è evidente che nelle reti, i nodi «non sono tutti uguali: ci sono alcuni che hanno più valore degli altri»; sono loro gli hub più importanti, «i nodi più collegati del sistema». Anche quelli che non hanno ancora questa caratteristica, possono diventarlo col tempo: «Un nodo con poche connessioni può diventare importante, per la sua capacità di crescita all’interno della Rete. […] Il tasso di crescita può consentire di prevedere i nuovi astri nascenti: stelle del cinema, Nobel, leader politici. […] I nodi centrali sono importanti per la Rete. Chi vuole essere al centro, deve mettersi in relazione con chi lo è già, perpetuando così la centralità del nodo cui si collega. Sulla base di questo concetto, è possibile prevedere chi acquisterà il potere all’interno di una Rete». (Federico Mello)
Materia per me assai ostica, avrei avuto bisogno almeno di un glossario. Si parla di nodi, di hub, di ambasciatori e maven… Interessante il passaggio sul numero magico, il 150 di Dunbar. 150 è il numero che l’antropologo britannico Robin Dunbar considera il limite massimo per il numero di relazioni significative che può avere una singola persona. Sembra che il numero di Dunbar valga anche per le organizzazioni aziendali, le quali infatti, mantenendo piccole le loro dimensioni, possono fare a meno di gerarchie complesse evitando problemi di competizione e incentivando la cooperazione tra lavoratori basata su buone relazioni interpersonali.
Altro elemento affascinante è la cosiddetta teoria dei sei gradi di separazione, secondo la quale ognuno di noi, a prescindere dalla provenienza geografica o l’estrazione sociale, è collegato a ogni altra persona del mondo attraverso una rete di conoscenze di soli 5 intermediari. In cinque passaggi si arriva "ovunque".
Infine una citazione, abbastanza inquietante: «Una formica non deve sapere come funziona il formicaio, altrimenti tutte le formiche ambirebbero a ricoprire i ruoli migliori e meno faticosi, creando un problema di coordinamento».
Facile dire "roba che sanno tutti". Innanzitutto quando è stato scritto non tutti se ne interessavano, anzi, ma soprattutto nessuno ha pensato di poter costruire un partito politico utilizzando un po' di pubblicità e social network.
È da leggere per capire come facilmente si può prendere il potere quando lo stato ha smesso di studiare statistica.