Provate a seguire Luigi Trampoli nel tempo scandito dalle pagine di questo libro, questo è il consiglio che vi do. Impararete a rubare, scoprirete luoghi sconosciuti e, se magari vi comporterete in maniera adeguata, forse non vi insulterà, ma ciò sarà difficile, quasi impossibile. Incontrerete gente di strada, gente famosa e gente, per voi, stravagante. Saranno giorni movimentati, i prossimi. Quello di Michele Ponte non è proprio un romanzo, non è esattamente una biografia né una monografia. Non è, dunque, come lo immaginate. Non è una presa in giro, non del tutto; non è una pazzia, perché, diciamolo, è alquanto ragionato. Ma soprattutto non è una guida all'arte del furto. Tra le tante cose che non è, ce ne sono alcune che è; a voi, cari lettori, spetta scoprire quali.
"Chi diavolo è lo psicopatico? Attento, lettore... La risposta potrebbe non piacerti!" - Simone Sarasso
Nato a Roma nel non troppo lontano 1988, Michele Ponte si divide tra l'Italia, la Polonia e il primo volo low cost verso una qualsiasi meta. I suoi romanzi pubblicati in Italia da Il Foglio e in Bulgaria da Via Lettera.
Ebbene, si. Sono una di quelle che si è fatta prendere per il culo sino alla fine del libro; non ci ho goduto, come vorrebbe sostenere l'autore, ma gli ho comunque permesso di farlo. Mea culpa. Sono sicura che ci sta godendo Michele Ponte, vero? Due punti P maiuscola (non sono impazzita, Michele capirà). Se l'intento dell'autore era quello di infastidire il lettore, ci è riuscito alla perfezione. Ad un certo punto, più o meno a metà libro, ho dovuto dare una testata e alcuni spintoni a Luigi Trampoli per farlo rientrare nel libro. Ne era uscito e si era già accomodato vicino a me sul divano ridendomi in faccia! Non si fa così, questa è maleducazione. A me piace che un libro mi porti in mondi nuovi, realtà diverse da quelle in cui vivo; non permetto che un perfetto sconosciuto esca da un libro per entrarmi dentro casa. E' un libro particolare, non è facile parlare della trama quindi se siete curiosi leggetelo. Io vi avviso, sarete insultati.
Fosse possibile dare un rating intermittente avrei messo 1 e 3 stelline (ma visto che purtroppo non è possibile mi sono dovuta accontentare di una banale media matematica) perché questo è un libro di estremi opposti. Ci sono stati momenti in cui fortissima è stata la tentazione di far volare il libro fuori dal finestrino del treno con un unico, fluido gesto della mano, accompagnando il tutto con un sonoro " Ma vaffanculo!". Ma ci sono stati anche momenti in cui sotto tutta questa spocchiosaggine ho visto -addirittura- un viaggio profondo e molto umano. Sconsiglio vivamente questo libro a lettori privi di pazienza o che adorano libri sciropposi sentimental-introspettivi in FabioVoloStyle. Consiglio invece a coloro che sanno cosa vuol dire fare un viaggetto passando solo peripezie e trovando sempre giornate umidicce e piovose ma che una volta finito si girano e pensano: "Beh, in fondo ne è valsa la pena". Anche solo per il fatto che si è tornati a casa, finalmente.
Davvero una perdita di tempo. Banale, scontroso e letto solo a metà. Un viaggio che non vuol dir nulla. Frasi appiccicate l'una a l'altra con poca continuità. Che senso ha chiamarlo libro?