Se lo consideriamo un romanzo, e come tale infatti viene proposto e commercializzato, è un immane fallimento, a partire dall’avvio del libro, che vede i componenti di una famiglia italiana in vacanza in Florida essere sorpresi da un temporale, che li fa fuggire bagnati fradici dalla spiaggia e rifugiarsi nella propria auto. Il disagio per la maglietta inzuppata che indossa, acuito dall’aria condizionata del veicolo, spinge il padre, Alex, a decidere di dirigersi verso un centro commerciale per acquistarne una asciutta, e piombare così a capofitto in una specie di catastrofe.
E già qui uno si chiede:
1) chissà perché gli causa disagio solo la maglietta e non il resto, perché si suppone avesse anche un costume da bagno oppure un paio di braghette, dato che non mi risulta che la gente, soprattutto se appartenente a una classe sociale medio-alta, com’è questo il caso, vada in giro con le pudenda in vista;
2) chissà perché se gli dà fastidio l’aria condizionata, che lo fa gelare, non la spegne; d’accordo che gli americani sono dei fanatici al riguardo, ma che io sappia anche sulle loro auto prese a noleggio è ancora possibile regolare ed eventualmente disattivare il marchingegno, se necessario;
3) chissà perché, invece di andare a comprare una maglietta asciutta, Alex non si limita a togliersi quella bagnata, asciugarsi con un asciugamano, che sappiamo avere a disposizione, e poi dirigersi verso la casa che ha preso in affitto per il secondo anno consecutivo e che non credo si trovasse, in quanto a distanza, ad anni luce dalla spiaggia in cui sono stati colti dal temporale;
4) chissà perché una maglietta bagnata in Florida, durante l’estate, resta bagnata così a lungo, anche se, nonostante il temporale (ormai terminato da un po’, va notato), ci sono ancora 26 gradi esterni e nonostante il fatto che lo stesso calore corporeo contribuisca ad asciugarla; in Italia, a parità di condizioni, nel giro di un quarto d’ora la maglietta sarebbe stata praticamente asciutta; ho l’impressione che sia meglio prendere buona nota che, se si va in vacanza in Florida, è meglio portarsi dietro un numero considerevole di magliette di ricambio, data l’anomala tendenza che pare abbiano a restare perfidamente e ostinatamente bagnate appena varcano il confine statale.
Ecco, di domande del genere, sempre nell’ottica di considerarlo un romanzo, ce ne si fa molte nel corso della lettura, perché di occasioni che ne prestano il destro ce ne sono molte. E così ci si accorge, senza ombra di dubbio, che il mestiere del Sig. Diego Agostini non è sicuramente quello dello scrittore e che, se vuole diventarlo, di strada da fare ne ha veramente tanta.
Se, invece, vogliamo considerarlo sul fronte dell’analisi psicologica, ché questo sì è il campo dell’autore, le cose vanno un pochino meglio. Ma solo un pochino. Perché, non è che le sue idee riguardo al concetto di colpevolizzazione, di spersonalizzazione, di violazione dei più elementari principi di equità e dignità dei presunti colpevoli siano tali da farci rimanere “folgorati” come San Paolo sulla via di Damasco. Sono meccanismi ampiamente noti e meglio raccontati altrove, sia in letteratura, sia in saggistica. E non c’entra proprio niente neanche l’America.
Poi, fate voi. Personalmente, io opterei per la lettura del “Manuale delle Giovani Marmotte”.