Quella che state per leggere non è una biografia. Ce ne sono già fin troppe, una se l’è addirittura scritta lui. Questo è ciò che manca nelle altre. La controstoria del primo presidente della Repubblica che ha concesso il bis, contro lo spirito della Costituzione e contro tutto quello che aveva giurato fino al giorno prima della sua rielezione. Alla veneranda età di ottantotto quando un cittadino non può più guidare l’automobile. Ma lo Stato sì...Qui si racconta il suo lato B, finora – salvo rare eccezioni – ignorato o relegato nel dimenticatoio, alla voce “lesa maestà”. Di cose che non vanno, nella sua carriera e soprattutto nei suoi sette anni e mezzo al Quirinale, ma anche prima, ce ne sono pensieri, parole, opere e omissioni. In un altro paese, un paese davvero democratico intendo, se ne discuterebbe liberamente e laicamente.In Italia è come se fosse vietato. Tabù. Non lo è (ancora) per lo è nei fatti...Fra uno strappo oggi, una forzatura domani e un abuso dopodomani, Napolitano è diventato quello che tutti il capo dello Stato di Emergenza, di Eccezione e di Necessità, che tutto può, anzi tutto deve... Può un presidente della Repubblica che ha giurato sulla Costituzione – quella vera, quella del 1948 – modificarla progressivamente a sua immagine e somiglianza, e intanto sollecitare continuamente i partiti a riformarla?...In questi anni di democrazia sottovuoto spinto, per mancanza di veri politici e di una vera politica, l’unico disegno politico chiaro e netto è stato ed è il suo. E lui lo persegue con certosina, scientifica, pervicace metodicità.Marco Travaglio
Nasce il 13 ottobre 1964 a Torino, dove tuttora vive. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea in Storia Contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. E’ giornalista professionista dal 1992.
Ha iniziato la sua carriera di giornalista al settimanale torinese Il Nostro Tempo. Ha lavorato a Il Giornale diretto da Indro Montanelli dal 1987 al 1994, quando è passato alla Voce, diretta sempre da Montanelli. Nel 1995, alla chiusura della Voce, ha collaborato come free-lance con diversi quotidiani e settimanali, fra i quali Il Giorno, L’Indipendente, Cuore, Il Messaggero, Il Borghese, Sette-Corriere della Sera; nonché con Il Fatto di Enzo Biagi su Rai1.
Nel 1998 è stato assunto a La Repubblica, dove tuttora lavora come collaboratore (sul sito repubblica.it cura la rubrica Carta Canta). Collabora anche con L’Espresso (rubrica Signornò), con Micromega, con L’Unità (dove tiene la rubrica Zorro), con Linus, con A e con Giudizio Universale. I suoi settori di specializzazione sono la cronaca giudiziaria e l’attualità politica.
Ha pubblicato molti libri. Gli ultimi sono La Scomparsa dei fatti (il Saggiatore, Milano 2006), Uliwood Party (Garzanti, 2007), Mani sporche, insieme a Gianni Barbacetto e Peter Gomez (Chiarelettere, 2007), Se li conosci li eviti, con Peter Gomez (Chiarelettere, 2008), Bavaglio, con Marco Lillo e Peter Gomez (Chiarelettere, 2008), Per chi suona la banana (Garzanti, 2008) e Italia Anno Zero, con Vauro e Beatrice Borromeo (Chiarelettere 2009).
Considero questo libro come il terzo di una ideale trilogia (per me, beninteso!) che inizia da "Mani pulite", e passa per "Mani sporche", ovvero la storia di 22 anni e più di storia di questa nostra disgraziata Repubblica italiana. Il secondo settennato di Napolitano chiude il cerchio (o almeno tenta di chiudere)aperto nel 1992 con la fine della partitocrazia delle tangenti e con la rivoluzione dei movimenti popolari e democratici, iniziata con Tangentopoli e poi cavalcata, stoppata e castrata dal bonapartista plurinquisito Berlusconi. Alla repubblica delle tangenti è seguita la repubblica della casta, delle cricche e del ricatto. La politica è stata trasformata in business privato, i partiti azienda in eserciti privati schierati a difesa di un plurinquisito; il parlamento in una sciatta assemblea che si sottopone ai dictat del governo. Il potere economico e mediatico senza limiti e freni nelle mani di uno solo e di pochi, l’influenza, i legami più o meno occulti con i poteri criminali, lo scambio politico dei favori, tutto ha portato al degrado politico- istituzionale, alla corruzione generalizzata, al dissesto della finanza pubblica, al tracollo economico del sistema Italia. All’incapacità della sinistra di proporre ed opporre un’alternativa al marciume berlusconiano, si è sommato, connesso (o semplicemente è stato trovato gradito) un’infame modus operandi (sempre della sinistra!) inciucista, abbellito e nobilitato con il titolo delle larghe intese, delle scelte condivise con il CD del plurinquisito, che tradotto in spiccioli ha significato la mancanza di una legge sull’antitrust e sul conflitto degli interessi, sulla mancata regolamentazione delle frequenze tv, etc, tutte cosette che hanno permesso al plurinquisito di diventare il potente intoccabile per eccellenza. Pontifex maximus di questa suicida, vigliacca, distruttiva politica, è stato purtroppo il presidente della Repubblica. Le impietose 644 pagine scritte da Travaglio con precisione “millimetrica” ci accompagnano nel bisettennato, a partire dal 2006 e non ci risparmiano niente. Con la scusa di non urtare il Grande Manovratore (plurinquisito) che ogni legge porcata accompagnava con la minaccia ricattatoria di farne una peggiore, il nostro presidente della Repubblica si è sempre piegato a firmare (magari poi dissociandosi). Mai una volta che abbia battuto i pugni sul tavolo e abbia trattato il/i lestofante/i per quelli che erano! Come rimpiango Scalfaro, per non dire di Pertini, che avrebbe veramente mandato al diavolo il plurinquisito! Di firma in firma, Travaglio ci conduce per mano nei gironi infernali di questi ultimi anni, fino ai governi Monti prima, Letta poi…, alla rielezione di Napolitano alla presidenza (elezione non proprio consona allo spirito della costituzione), alle scelte poco costituzionali di costituire governi presidenziali di larghe intese, aggirando le scelte fatte dagli elettori, fino alle uscite presidenziali di dettare programmi ai governi, persino alleanze contro-natura tra PD e PdL, sempre nello spazio obbligato della politica delle larghe intese, delle scelte condivise, …dell’inciucio! Tutto per garantire uno status quo che lasciasse intatti i poteri delle vecchie formazioni politiche, delle burocrazie istituzionali, dei gruppi finanziari nostrani e europei. Cui profuit questa politica che ha prodotto un democrazia sospesa, sotto ricatto? Giudicate voi. Chi era nella pattumiera della storia di questi ultimi anni per averci portato al disastro economico, deriso dalla Merkel e Sarcozy, dalla stampa europea, e che ora è di nuovo l’arbiter elegantiarum della nostra sbilanciata bilancia politica, il nuovo padre costituente condannato e cacciato con disonore dal Senato della Repubblica? Concludo citando Zagrebelsky (riportato da Travaglio a p.538): “Ci si agita per nulla concludere. Ma la democrazia così muore. Lo spettacolo cui assistiamo sembra un gioco delle parti, oltretutto di livello infimo…”.
Da leggere questo libro, e meditare. È duro, impietoso, lunghissimo, con citazioni puntuali che sono macigni, documentazioni che ci danno la misura della nostra classe politica. Ma è da leggere, meditare.
Bel libro pieno di intrighi di Palazzo e di poco piacevoli comportamenti. Non conoscevo tutti i fatti, alcuni li ricordavo, ma la narrazione di Marco Travaglio è stata illuminante, a tratti ironica e divertente come lo è dal vivo, su fatti non proprio divertenti, anzi che illustrano sempre di più l'enorme distanza tra le persone comuni e quelle con poteri speciali che alla fine possono anche badare ai fatti personali. Una nuova visione su vicende che hanno accompagnato l'aberrante realtà quotidiana per anni, mentre nessuno di noi comuni mortali ci capiva nulla. Una figura così importante che invece di mettersi al servizio dell'Italia fa l'esatto contrario.
interessante ma lunghissimo!! è certamente un libro da leggere attentamente, e questo giustifica il lungo tempo di lettura. pregevoli, al solito, le note dell'autore (a volte francamente comiche, per essere sinceri). e comunque, al solito, temo che dica solo che delle grandi verità, che però per una persona "normale" non sono facili da mettere insieme in quanto raccontate dall'informazione in modo frammentario e diviso. il grande pregio di questo libro (e dei suoi altri che ho letto) è di fornire un quadro unitario, e a tratti agghiacciante, della situazione.
un saggio che descrive in maniera dettagliata e semplice la situazione italiana durante il "regno" del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mettendo in luce le contraddizioni italiane e l'evoluzione politica di quegli anni
Che il presidente Napolitano si sia allargato molto oltre i confini dettati dalla costituzione dovrebbe essere chiaro un po' a tutti, perciò questo libro non è che aggiunga molto; tra l'altro c'è un po' troppa dietrologia dietro molto considerazioni. Direi che Travaglio ha scritto libri migliori di questo
Un dettagliato resoconto che spiega al lettore come in Italia la forma di governo stia rapidamente cambiando. A nostra completa insaputa. Raccomandato ai sostenitori dello stato di necessità, affinché comprendano che le emergenze fanno spesso comodo ad un sacco di gente poco simpatica.