Quando ho scorso la mia lista di libri da leggere e mi sono ritrovata questo titolo tra le mani, il mio primo pensiero è stato: che diavolo mi sono fumata quando ho scelto un libro con un titolo del genere? Poi, facendo mente locale, mi sono finalmente ricordata: How we met mi aveva attirato per la trama. Per ricordare Liv, la loro amica scomparsa a soli ventotto anni, i suoi cinque migliori amici decidono di realizzare i venti desideri che lei aveva scritto su una lista di cose da fare prima dei trent'anni, poi persa chissà dove e ritrovata da Norm. Si tratta di attività di tutti i tipi dall'imparare una lingua straniera, all'iscriversi a un corso di mambo a, appunto, baciare uno sconosciuto a Central Park.
Donde il titolo italiano del libro.
Ora, una piccola parentesi. Io vorrei capire esattamente che problemi hanno a coloro che decidono di scegliere di stravolgere i titoli originali, regalandoci sempre delle perle. Per colpa di questa gente ho letto le migliori schifezze e, sono sicura, mi sono persa un sacco di buoni titoli (e le quarte di copertina non è che aiutino molto). Qualcuno potrebbe pensare che il famigerato bacio a Central Park potrebbe essere un punto importante della lista, che determina il futuro dei personaggi, ma no, signori: non solo è un punto anonimissimo della famosa lista, ma vi spoilero volentieri che non c'è nessuna scena in cui uno dei personaggi si reca a Central Park per baciare chicchessia. L'unica cosa che questo titolo lascia intuire è che si tratta di una storia d'amore. E ci sta, in fondo, ma non del tutto: questa, come ci ha tenuto a spiegare l'autrice nei ringraziamenti, nel caso non l'avessimo intuito dalla dedica, è una storia di amicizia - con rivolti romantici, ne convengo.
Ma torniamo alla storia. Non è stata una brutta lettura, devo ammetterlo, ma non è stato neanche chissà che capolavoro. Dei cinque amici sopravvissuti, l'azione si concentra per lo più su Fraser e Mia e sulle loro vite parecchio incasinate (non che quelle degli altri siano da meno, comunque); ognuno sta cercando di elaborare il lutto a modo proprio e, al contempo, di vivere la propria vita, con scarsi, scarsissimi risultati. Se questo punto gioca molto a favore di questo libro, dall'altro è il modo in cui tutto ciò viene vissuto che mi disturba alquanto.
Ciò che più mi ha infastidito, infatti, è il ruolo che l'alcol gioca in questa storia. Ok, so perfettamente che gli inglesi bevono molto più di noi, ma io non credo che i quasi trentenni di Sua Maestà si comportino davvero tutti come questi qui: non c'è una pagina in cui i cinque non siano ubriachi o brilli; se contassimo le volte in cui "alcol", "ubriaco" et similia vengono usati, probabilmente, scopriremmo che queste parole ricoprono oltre il 50% dei termini che compongono questo libro. Ora, ripeto, fossero ragazzini lo capirei pure, ma il fatto che a trent'anni questi continuino a ubriacarsi come se non ci fosse un domani e pensino così di risolvere i propri problemi, mi urta profondamente. Tra l'altro, la loro amica è morta precipitando da una terrazza perché era ubriaca fradicia: come minimo, se succedesse ad una persona a me così cara, non toccherei più una goccia di alcol in vita mia per lo shock. E va bene che ognuno reagisce al dolore in modo diverso, ma... cavolo, mi sentivo brilla anche solo leggendo! Ma poi, con tutto l'alcol (e le droghe, in alcuni casi) che hanno ingerito per anni (nella storia ci sono capitoli dedicati al passato dei personaggi e a come si sono evoluti i loro rapporti, e anche allora non facevano che bere), io non riesco a capacitarmi che siano davvero arrivati a trent'anni con il fegato integro.
A parte questo, il libro non è stato bruttissimo: ci sono state anche scene molto divertenti e in alcuni momenti è risultato anche commovente (soprattutto quando ricordano l'amica morta); anche lo stile è leggero e scorrevole, nonostante non capisca perché si passi senza soluzione di continuità da una narrazione al presente ad una al passato nei capitoli ambientati ai giorni nostri: bisognerebbe leggere l'edizione originale per scoprire se si tratta di un errore di traduzione o di una precisa scelta dell'autrice, ma, sinceramente, non mi interessa neanche approfondire la questione.
In conclusione, dunque, niente di troppo complicato, ma da cui mi aspettavo molto di più.