Essere significa avere tempo. Eppure abbiamo continuamente la sensazione di non avere tempo. Ma che cos’è, allora, questo bene di cui lamentiamo la mancanza? Forse è il tempo di qualità. E come trovarlo? La nostra civiltà, sostiene Pascal Chabot, vive sotto quattro regimi temporali che si Fato (imperativo biologico della vita fino alla morte), Progresso (imperativo del futuro), Ipertempo (tirannia del presente e il tempo è ovunque da nessuna parte) e Scadenza (conto alla rovescia verso la catastrofe ecologica). Prima d’ora mai si è sperimentato l’antagonismo di tante concezioni incompatibili del tempo, che il più delle volte si uniscono contro di noi e che dobbiamo tuttavia conciliare per affrontare la quotidianità. Perché l’atteggiamento che assumiamo nei confronti del tempo ha un impatto profondo sulle nostre navighiamo tra nostalgia del passato, dipendenza dal presente e speranza per il domani. Ma quale temporalità dovrebbe essere preferita? La sfida, scrive l’autore, è costruire una saggezza del tempo commisurata all’attualità: una cronosofia.
Pascal Chabot (né en 1973) est philosophe, conférencier et enseignant belge. Il enseigne la philosophie et les théories de la communication à l’IHECS (Institut des Hautes Etudes des Communications Sociales) à Bruxelles.
Cet ouvrage propose une réflexion philosophique sur notre époque et son rapport au temps en s'appuyant sur un sentiment contemporain typique: celui de manquer perpétuellement de temps.
Il commence par évoquer deux expériences très classiques du temps. Le temps antique, d'abord, un temps soumis aux cycles naturels et au destin, ancré dans le passé et soumis à son poid inéluctable. Puis le temps moderne du progrès, tel une flèche tournée vers l'avenir, mais parfois dangereusrment optimiste et naïf. Il montre aussi que depuis longtemps nous combinons ces deux modèles de temps et que nous vivons dans un temps que nous nous représentons en forme spirale: un temps ultimement tourné vers l'avenir et le progrès mais qui avance lentement, en revenant sur lui-même, marqué par les forces cycliques de la nature et du destin.
Puis il nous présente deux expériences plus contemporaines du le temps, centrées elles sur le présent. Celle de l'hypertemps d'abord: un temps mesurable, scientifique, purement quantitatif et objectif qui nous presse et nous oppresse et ne laisse aucune place à notre vécu subjectif du temps. Puis celle du délai, un temps de type apocalyptique, paralysant, où il est déjà trop tard pour tout sinon pour prendre conscience que la fin est proche.
Tout en privilégiant un peu le temps du progrès, la thèse de Chabot consiste à nous encourager à ne surtout pas choisir un seul de ces types de temps pour donner sens à notre existence. Il nous enjoint plutôt de les combiner sur le modèle d une hyper spirale qui, comme l'autre, serait ultimement tournée vers l'avenir mais qui inclurait aussi les trois autres représentations du temps (destin, hypertemps et délai). Ultimement toutefois, Chabot en appelle à une cinquième expérience du temps: un temps qui surplombe les quatre autres et nous permettrait peut-être de nous orienter dans leur synchronisation. Ce dernier temps c'est celui de l'occasion, du kairos aristolocien, de l'opportunité qu'il faut savoir reconnaître et saisir.
Interessante, per quel che riguarda la visione dell'autore, la proposta d'interpretare il tempo della Storia umana in 4 [/5] macro categorie tra loro comunicanti e il suo pensiero sull'interpretazione umana del tempo nel corso delle varie epoche. Rischia tuttavia di essere un saggio con cui si è estremamente d'accordo, e che aggiunge poco di più sul tavolo della discussione. La grande questione sullo sfondo è il problema del riscladamento globale, ed essenzialmente l'autore invita a saper interpretare correttamente le epoche e il ruolo necessario che ha la "tecnoscienza" nell'aiutarci a risolvere le grandi questioni umane. Pertanto, potrebbe risultare più interessante ad un negazionista climatico (mettendo a luce i propri schemi mentali inconsci d'interpretazione erronea e velleitaria delle circostanze e del tempo) o ad un eco-terrorista/ambiental-comunista (per gli stessi motivi del negazionista climatico), piuttosto che a chi tende ad essere ragionevole e ad evitare pensieri magici in materia. Paroloni roboanti, ma fortunatamente tutti comprensibili.
Fato, progresso, ipertempo, scadenza: sono i quattro schemi o categorie di tempo cui l’autore si riferisce. Interessante l’analisi storico-sociologica e la descrizione dell’evoluzione di questi concetti, ma a parte il contesto della pandemia da coronavirus, mi è sembrato che ogni discorso rimanga molto sul teorico. Il tema è indubbiamente complesso. Condivisibile il suggerimento di un approccio ad una sincronia misurata di tutti gli schemi, ma alla fine non emerge nessun “suggerimento” effettivamente praticabile al di là di un bel disquisire.
La realtà dell’assurdo non è che la possibilità del contingente. Questo è quello che succede quando un granello di sabbia si mette sulla strada del divenire. […] Il paradiso non esiste, ma come luogo di perfezione fuori dal tempo rimane visceralmente attivo nella nostra psiche. È questo che a volte sembra essere desiderato, piuttosto che il percorso per avvicinarsi a questo irraggiungibile.
Un breve ensayo con ideas interesantes sobre el tiempo vivido, sus esquemas epocales (cómo se experimenta reflexivamente el tiempo en cada época) y sus múltiples combinaciones. El punto de partida es la sensación de "no tener tiempo para nada" tan propia de nuestros tiempos; el resto del ensayo es una reflexión acerca de dónde viene esa idea, qué alcance tiene y en qué diversas formas aparece. Quizá un poco demasiado breve en la propuesta final (el esquema de la Ocasión queda apenas insinuado), pero por lo demás impecable... No entiendo muy bien las valoraciones tan bajas que tiene por aquí.
Pascal Chabot analizza, da filosofo, i quattro concentti di Fato, Ipertempo, Progresso e Scadenza. Racconta di come il concetto di tempo sia cambiato nelle civiltà e nei tempi, e di come l’uomo ha concepito in maniera diversa il tempo a sua disposizione. Un bel libro per riflettere, forse un po’ troppo intricato in alcuni passaggi. Merita lettura attenta e continuativa per essere apprezzato, altrimenti diventa davvero tosta non perdersi.
Creo que las conversaciones con mis amiguitos sobre filosofía me han animado volver a leer sin tanta autoexigencia. Estoy bastante de acuerdo con la visión del tiempo y los modelos temporales que presenta el libro. Las imágenes que presenta son muy potentes e ilustrativas y el análisis es muy bueno. No obstante, su propuesta de "solución" mediante la ocasión me resulta un tanto ingenua y utópica, así como la idea de la doble rama del progreso.
"Porque la mente produce su propio tiempo. Es creadora de mundos que se despliegan a su ritmo, fuente de una temporalidad singular de la que puede tomar conciencia" "Hablar de audacia, en cambio, supone tratar con lo inexistente. El que rompe se enfrenta al vacío" "El mejor argumento a favor del Progreso suele ser su prosaísmo. Los culos no son sensibles a la ideología; se sientan donde sufrirán menos, eso es todo" "Porque el presente, aunque está preñado de promesas, solo puede ofrecer lo que tiene, solo puede, por sus propios medios, transformarse en lo que no es" "La realidad de lo absurdo solo es la posibilidad de lo contingente" "Toda sociedad es una empresa de sincronización de sus miembros" "Cuando no tenemos ninguna historia para cobijar un alma cansada, es necesario inventarse una" "Toda la dimensión irreversible e irrevocable de la temporalidad se expresa en la nostalgia, que sabe que la espiral solo avanza en una dirección y que no es posible replegarla hacia el pasado cuando se está abriendo hacia el futuro.. Este futuro, precisamente, consuelo de los nostálgicos afligidos, en cuyo nombre intentamos reactivar a los melancólicos que se niegan a abandonar el recuerdo de sus besos pasados, este futuro, es lo que ahora se nos aparece como cerrado, en peligro. Que ir hacia adelante ya no sea una opción es una idea casi imposible de asimilar"
Una genealogía sobre la vivencia del tiempo humano desde épocas clásicas hasta la experiencia contemporánea y esclavizante del mismo. Libro complejo, pero con ánimo de ser una propuesta original.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Molto interessante… fa riflettere , e pensare al tempo in modo plurale , direi 3,5 stelle, ne do tre , 4 sono per libri che ti smuovono dentro un po di piu…. Leggetelo perô, vale la pena . Su kindle in Italiano se volete
Un libro che mi ha impegnato più del dovuto, forse anche a causa della complessità di alcuni suoi costrutti (un po' artificiosi a volte) ma che ho trovato molto stimolanti ai fini del riuscire a riappropriarsi del proprio tempo. Il saggio in essere, infatti, ci offre un'analisi dei vari "schemi temporali" che hanno caratterizzato la storia dell'umanità, fino a giungere alla costruzione di un modello temporale "a spirale" rivelatosi per Chabot più idoneo a descrivere il nostro modo di interagire con il Grande Neutro (Il tempo). A tratti la lettura è estremamente scorrevole, a tratti un po' farraginosa, ma la sostanza non cambia; è un ottimo libro di filosofia contemporanea che riesce ad essere piacevole ed efficace, farò sicuramente tesoro di questa lettura.
El tiempo que tenemos, el que se nos escapa, el que nos queda, el que regateamos o invertimos, el que intentamos comprar... Todos pasan entre las páginas de este interesante y erudito ensayo de Pascal Chabot que cualquier puede disfrutar, si saca tiempo.