Pubblicata nel 1654, Lucifero è una tragedia, d'argomento biblico, scritta da Joost van den Vondel, uno dei maggiori scrittori in lingua olandese.
Autore apprezzato soprattutto per le sue tragedie e poesie, e anche stimato traduttore di classici greci e latini, van den Vondel viene paragonato, per il suo ruolo nella letteratura dei Paesi Bassi, a Shakespeare o a Dante. Dirò subito che, in quanto a maestria stilistica e a inventiva non si avvicina a questi giganti, però rimane certamente un autore degno di nota e con una personalità decisa, che non ebbe timore né di scrivere opere politicamente schierate, né di convertirsi al cattolicesimo all'età di 50 anni, in un paese prevalentemente calvinista.
Questa stessa tragedia, Lucifero, non fu accolta benissimo in ambiente protestante; tuttavia non mancò di garantire un certo successo al suo autore. Parte di una più larga trilogia, che vuole raccontare tutta la storia della caduta e della redenzione dell'uomo, questo primo episodio si sofferma sulla ribellione di Lucifero e di altri angeli, pronti a scatenare una guerra nei cieli, pur di non sottomettersi alla discendenza di Adamo. È chiamato in causa il diritto di primogenitura, al quale parte degli angeli non vogliono rinunciare. Pari agli uomini, sì, inferiori, no. Il problema è che Dio vuole sollevare al suo stesso rango i mortali e questo è insopportabile per l'angelo più luminoso, bello, saggio e superbo, che aspira a salire lui stesso su quello scranno.
Così inizia la tragedia, che poi si dipana, successivamente, in una serie di dialoghi (a volte dialoghi narrativi) tra i vari spiriti celesti, divisi tra chi sostiene la necessità di affidarsi alle decisioni dell'onnipotente, accontentandosi di ciò che si ha e chi non accetterà mai di vedersi superato da una creatura nata dalla terra... e questo nonostante il fatto che anche gli angeli caduti siano sedotti dalla perfezione di Adamo ed Eva. L'idea di avere subito un torto prevarrà, nelle loro menti, e non potranno far altro che far ardere in loro questa fiamma di ribellione e invidia, che - inevitabilmente li consumerà.
Il punto è che, come diranno Gabriele e Michele a Lucifero e ai suoi accoliti, chi fa la legge è anche colui che la modifica. Ciò che non cambia è la sua autorità.
(E questo può essere vero, quando si pensa ad un dio onnipotente, che racchiude in sé amore e razionalità in forma perfetta; non è sempre vero, quando si parla di umane vicissitudini). In questo si scorge la profonda fede che, nel 1600, ancora permeava la società e Vondel. Credere in dio, significa credere che le sue decisioni, anche quando non le capiamo e non ci rendono felici, siano le decisioni migliori anche per noi stessi. Di certo, ci vuole una certa forza anche per accettare questo... qualcuno la chiamerebbe fiducia cieca.
Lucifero non la possiede. E in un passaggio che, forse, avrà letto anche Milton, il protagonista di questa vicenda ci dice che preferisce essere re in una corte minore, piuttosto che essere servo in paradiso. Nonostante sappia che questa sia una decisione che lo rovinerà, tenterà eternamente di ribellarsi a questo destino.
E questo è un lato - probabilmente - molto umano. Chi non è mai stato governato da un desiderio?
Eppure, quando ci si ragiona un attimo, benché Lucifero venga detto "saggio", non si comporta saggiamente, giacché è consapevole che non potrà mai vincere.
E dall'altro lato Dio stesso non fa una buona figura, giacché così come ha creato l'uomo, per farlo cadere, ha creato anche Lucifero per lo stesso motivo.
Questa mitologia - sinceramente - ritengo abbia fatto sempre acqua da tutte le parti. Eppure affascina.
Perché al di là del capire le motivazioni di questo Dio abramitico, e del capire se sia buono o sadico, con le sue creature, io credo che non si possa non provare un moto di compassione e immedesimazione con queste figure perennemente sconfitte e affaticate, che si ritrovano a dover agire tragicamente in un mondo che non li soddisferà mai al 100%.
Ma forse è nella ricerca di quel qualcosa in più, che si esprime la vera perfezione. Una ricerca che a dio manca e che forse era l'unica cosa che poteva donare alle sue creature per innalzarle e non farle essere sue mere copie. Chissà...
Ad ogni modo, divagazioni a parte, Joost van den Vondel riesce a trasmettere bene questo lato umano di Lucifero e racconta questa storia in modo impeccabile; sembra di leggere un classico greco. Belle, anche, sono le varie immagini e descrizioni dell'autore, che ci porta in un cielo di luce e di fuoco, in un Eden vivido e sensuale e in un baratro infernale temibile e oscuro.
È una lettura scorrevole e piacevole. E non mancano velati riferimenti al periodo storico vissuto dall'autore. Ad esempio, non è certo un caso che l'esercito di angeli caduti abbia una formazione a mezza luna (simbolo dell'islam).
L'unica cosa di cui mi lamento è che si tratta di una storia molto nota, narrata in modo molto lineare e priva di sorprese e/o di descrizioni, immagini, che possano competere con quelle dei suoi illustri predecessori (Dante, Shakespeare) o dei suoi successori (Milton).
Voglio dire, carino, ma gli altri avevano quel guizzo (anche più di uno) che in Vondel non ritrovo.
Tuttavia, leggerlo è stato interessante e gradevole e ci sono alcuni passaggi molto belli.
E poi l'Olanda è stata una nazione fondamentale nella storia europea e la sua produzione letteraria va approfondita.