“Una di due” è un romanzo breve molto particolare, nella trama, ma soprattutto, nel sotteso, perché apre la via a riflessioni importanti sui rapporti tra sorelle, ma non solo, direi in genere sulle relazioni e la necessità di mantenere la propria individualità.
La trama in apparenza è molto semplice, d’altra parte essa rappresenta solo un mezzo per approfondire l’animo e la psiche delle due sorelle protagoniste: Constitución e Gloria, sorelle gemelle perfettamente identiche, se non per un neo sulla spalla di Constitución, ma indistinguibili anche nei modi, nella voce, nei toni, nelle aspettative,nei pensieri.
Le due vivono di fatto in simbiosi, l’una nell’altra.
Rimaste orfane in giovane età, insieme hanno costruito intorno a sé un lavoro molto produttivo, nel quale hanno investito tutte sé stesse.
Sono due sarte professionali: rapide, precise, laboriose, nessuna concorrenza può far loro paura.
E in effetti ciò che fa loro paura non è tanto ciò che le unisce e le rende simbiotiche: il lavoro, la gestione economica della sartoria, la gestione casalinga delle loro vite, ma ciò che le potrebbe allontanare, che per anni e anni non è mai esistito e che le due hanno sempre fatto in modo che non esistesse.
La crisi inizia quando, ormai in età avanzata, la vecchia zia che aveva educato le due orfanelle insiste nel volerle maritare.
Inaspettatamente le due gemelle, da sempre refrattarie all’argomento, decidono di mettersi in gioco, lanciano una moneta per decidere chi delle due parteciperà ad un festino organizzato dalla zia e in cui ci sarebbero state occasioni matrimoniali.
E altrettanto inaspettatamente Constitución, la vincitrice della moneta, torna a casa dal festino con un corteggiatore.
Il rapporto si incrina, nascono paure e invidie: le due devono trovare un nuovo equilibrio e lo trovano con una soluzione estrema, quanto necessaria, per non staccarsi l’una dall’altra: si divideranno l’incauto corteggiatore, sfruttando la loro indistinguibilità.
La storia prosegue fino al paradosso, ma ciò che l’autore analizza è proprio questa paura del distacco tra le due, quasi non potessero esistere oltre la loro completa egualità.
E questa analisi lascia il posto a molte riflessioni sulla paura di distinguersi nelle relazioni, senza che tale distinzione, volta a definire l’individuo, porti di fatto ad alcuna rottura della relazione stessa, che è l’argomento dominante nella società contemporanea, che spinge fortissimo verso l'uniformità e l’omologazione, con tutti i problemi che ne conseguono.
L’autore ha uno stile personalissimo, stringato e con un uso iperbolico dei due punti, che spezzano il tempo della narrazione (di fatto non esistono capitoli) e porta il lettore in un gioco di equivoci e paradossi, che strappano un sorriso, spesso amaro.