RECENSIONE LIVE ACTION 2023 LA SIRENETTA
RATING: 2/5
Grazie all’enorme dibattito che questo film ha aperto e alla prospettiva di ricavarne riflessioni interessanti, ho speso quei sette euro e sono andata a vedere il nuovo adattamento live action de “La sirenetta”. Premetto che ci saranno lunghe parentesi, riflessioni, interpretazioni e, ovviamente, una marea (…capita?) di critiche, sia dal punto di vista tecnico che ideologico. Non solo, voglio esagerare e spendere due parole anche sul doppiaggio, perché trovo che sia un’arte tanto importante quanto, spesso, ignorata, e invece è necessario dargli il suo giusto peso.
[Francamente, c’è bisogno di dire SPOILER ALLERT?]
Iniziamo dal principio: il messaggio e lo scopo del film. Come ben sapete, io valuto prima di tutto il messaggio alla base di un’opera, l’ideologia di base e, purtroppo in questi casi, l’approccio politico con il quale si realizza un certo prodotto (quando questo è palese come nel caso della Sirenetta).
Come tutti sappiamo, questa nuova Ariel ha cambiato etnia in virtù dell’inclusività. Ora non mi resta che esporre in quanti modi questa manovra è più nociva che costruttiva senza essere eliminata dal web.
Partiamo dalle ovvietà: la Sirenetta di Andersen ha una precisa collocazione quantomeno spaziale. È danese, infatti con due ricerche sul web si può andare a vedere la statua della Sirenetta originale proprio in Danimarca. Posto ciò, nel cartone Disney questo non viene esplicitato, dunque nessuno si chiede dove la vicenda si svolga. Ora io chiedo a voi, se è vero, come è vero, che l’etnia della Sirenetta non ha alcuna rilevanza, perché il colore della pelle di questa nuova Ariel è così dannatamente importante? E badate che non lo dico io, da caucasica, ma chiunque, dalla produzione al cast alla pubblicità al pubblico che lo adorava prima ancora che fosse uscito: tutti hanno assunto che dovesse essere un capolavoro esclusivamente per il cambiamento della pigmentazione della pelle di lei. Qual è quella parola che indica un pregiudizio o comunque un preconcetto (negativo quanto positivo) basato sull’appartenenza etnica di una persona? Ah sì, razzismo. Questo film, nel suo inneggiare all’inclusività ha alimentato una branca di razzismo in senso opposto, creando divisione e forzature non necessari. Basta riflettere su questo assunto: per chi dice che la Sirenetta è una creatura fantastica e quindi non è importante il colore della sua pelle, io chiedo posto ciò, perché allora importava così tanto che fosse bianca? Se vale un preconcetto vale anche il suo opposto: se il colore della pelle non importa, perché invece era così importante che venisse cambiato? E vi prego di notare che sono stati ben attenti a non applicare le stesse modifiche ai personaggi negativi: Ursula e il suo corrispettivo umano non sono state toccate, non credo sia un caso.
La parte più interessante della storia era sicuramente la spiegazione che è stata data a questa nuova multiculturalità: ogni sorella rappresenta (anche fisicamente) il mare che governa. Questa è un’ottima spiegazione, peccato che trasferendo il luogo (costeggiato dal mare che presumo sia governato da Ariel) dalla Danimarca a una simil Giamaica multi etnica hanno tolto identità culturale a una storia per dargliene un’altra che non le apparteneva. Visto che questi cultori dell’inclusività dicono di tenere tanto alla psiche dei bambini che guardano, chi si è preoccupato che le bambine danesi potessero perdere l’unico personaggio in cui “si potevano identificare”? Ve lo dico io, nessuno. Sapete perché? Perché non sono considerate “vittime” del sistema, non sono una comunità etnica che deve “essere riscattata”.
Io ho sempre pensato che l’uguaglianza tra etnie significasse potersi identificare indipendentemente dal colore della pelle di un personaggio. Ora, a quanto pare, significa che qualunque personaggio deve avere la propria versione per poter permettere a chi guarda di identificarsi. Io non credo sinceramente che i bambini facciano caso a queste cose, è più una mossa di propaganda che passa per i prodotti infantili ma, in realtà, a uso e consumo degli adulti. Stavano andando bene con Oceania e Encanto, creare storie originali culturalmente variegate per permettere a tutti di avere almeno un punto di riferimento e potersi istruire su culture diverse. Ma che senso ha stravolgere una storia già famosissima per il gusto di creare una Sirenetta alternativa per un pubblico dal colore della pelle diverso? E sì, sono abbastanza cinica dal dire che l’hanno fatto per il pubblico che si “deve” identificare nell’etnia di Ariel e nessun altro, creando una divisione “sirenetta per i caucasici” e “sirenetta per tutti gli altri”. Ve lo ripeto: rimane razzista, e lo sarebbe anche in senso opposto. Io non voglio vedere una Tiana o una Pocahontas dalla pelle chiara, neppure penso che nessun bambino caucasico si sia mai lamentato di non vedere alcune caratteristiche fisiche su un personaggio del genere, eppure ragionando come per la Sirenetta dovrei pensare che sia giusto creare una Tiana bianca o ispanica, perché altrimenti come fanno i bambini bianchi a identificarsi? Lascio a voi il senso di quanto questo ragionamento è ridicolo e divisorio senza alcun motivo. E per chi dovesse ribattere dicendo che ad oggi numericamente le storie Disney sono di maggioranza con personaggi caucasici, io rispondo che in tal caso devono essere create nuove storie originali, non “rubare” identità a storie già famose e definite. Se io voglio una nuova principessa italiana non vado a chiedere alla produzione di rendere Cenerentola italiana, chiedo di creare una nuova storia. Questo è essere inclusivi, non certo giocare strategicamente con i colori della pelle di personaggi già esistenti. La comunicazione è inviare messaggi, espliciti quanto impliciti, e come per tantissimi altri aspetti stanno trasformando l’inclusività etnica da ugualitaria a vendicativa, perché “noi” bianchi dobbiamo in qualche modo scontare il fatto di essere come siamo, e di essere orgogliosi delle nostre storie e della nostra cultura. Io non ci sto, e non accetto che un prodotto per bambini sia il veicolo per questi messaggi manipolatori. Ripeto, accetterò sempre di vedere storie, eroine, intrecci, leggende variegate e di mille etnie diverse, ma non se questo significa passare la spugna su un’altra identità.
Ora passiamo al film: è mediocre. Dove non hanno ricalcato pari pari dal cartone hanno aggiunto clausole e dettagli di scarso o nullo valore, oppure hanno peggiorato l’opera di base. Si vede che è fatto per i nostalgici, è pressappochista in tantissime cose e la nostra mente che conosce il cartone a memoria (almeno nel mio caso) riempie quei vuoti sovrascrivendo i ricordi del film vecchio.
Ha un inizio piuttosto standard, sembra di vedere i Pirati dei Caraibi con qualche milione di dollari di budget in meno, un Eric molto simile all’originale, una CGI nel bioma marino ben realizzato anche se, mi dispiace dirlo, la panoramica del castello dorato di Tritone del cartone era molto più d’effetto di quel simil ammucchio di rocce nella penombra che si vede nel film nuovo. Il fotorealismo sacrifica moltissima atmosfera fiabesca che in questo cartone era indispensabile, gli animali acquatici non hanno facce e spesso sono semplicemente brutti da guardare. Praticamente tutto l’effetto delle scene sott’acqua è dato dal doppiaggio che, purtroppo, è molto pressappochista e legnoso.
L’inizio del film (senza canzone introduttiva) è diverso: dalla festa in onore del re si passa a una specie di Conclave dei sette mari. Per le attrici che hanno interpretato le sorelle di Ariel è anche praticamente l’unico momento che hanno di mostrare la loro coda e acconciature digitali, perché hanno pochissimo screen time e la loro importanza nel film è zero. Nella storia originale (quella di Andersen, non Disney) le sorelle a metà o fine film aiutavano Ariel, mi sarei aspettata che avessero anche loro un ruolo importante ai fini della trama, magari all’ultimo momento in un climax apparentemente senza via di scampo, invece sono inutili.
La scena del galeone è più o meno identica, ma c’è una cosa che voglio dire su questa Ariel. La prima era poco più che una bambina, capricciosa, testa calda, disubbidiente e molto ingenua. Chi ha criticato tanto la sirenetta animata non si è reso conto che è una storia di crescita di una giovane donna dallo stato quasi infantile a quello di piena adolescenza. La Ariel nuova, invece, sia fisicamente che mentalmente è molto più matura, quindi le premesse sono completamente diverse! Partendo dal fatto che in questo film lei non sale in superficie prima del patto con Ursula, hanno preferito far scendere Scuttle (che ora è femmina?) nei fondali dell’oceano. Questo cambia completamente la storia, perché il senso era che Ariel era talmente affascinata dagli umani da rischiare di salire in superficie, se nel film non me lo fai vedere non è scontato che questo accada. Sapete perché non ci si fa caso? Perché abbiamo visto il primo cartone, quindi diamo per scontato che lei effettivamente si comporti come la sirenetta animata. A Tritone non importava davvero che lei collezionasse oggetti, gli importava che pur di soddisfare la sua curiosità rischiasse di rivelare l’esistenza del popolo del mare salendo in superficie. Se non me la fai salire in superficie questo snodo cruciale si perde, è come far vedere che Pocahontas non è curiosa di conoscere John Smith, salta la trama.
Le scene cantate sono piuttosto buone, sempre molto da “guardate quanto sono brava questa ve la sentirete su Tiktok per mesi”. Piccolo appunto: durante la canzone di Ariel c’è un momento dove il doppiaggio è completamente fuori sync, lei muove la bocca e non c’è audio. Professionisti. Pure Sebastian ha un doppiaggio inquietante, partendo dall’evidenza che Mahmood non è un doppiatore e si capisce che ha ricevuto indicazioni molto rigide sull’esecuzione (sia nel cantato che nel parlato), ma poi ha un accento strano che vorrebbe ricalcare quello vecchio, rendendolo un ibrido piuttosto cacofonico. Poteva anche divertirsi molto di più in “In fondo al mar”, iconica e non replicabile, ma d’altronde tutto il film gode del successo del primo quindi tanto vale fare del proprio meglio. Pure queste scene vengono sacrificate per il foto realismo, alcuni pesci fanno senso e non c’è minimamente quell’atmosfera fiabesca e giocosa del primo, però sicuramente l’effetto nostalgia rende la scena godibile. Ripeto, poteva divertirsi molto di più invece ho visto poco coinvolgimento.
La parte nel naufragio è quasi uguale, trovo carino che abbiano dato sia a Ariel che a Eric un desiderio simile e un senso di non appartenenza al proprio mondo, questo dà una base abbastanza plausibile alla loro storia d’amore (posto che nel primo le relazioni erano simboliche quindi non c’era bisogno di specificare perché si innamorassero). Niente da dire sulle scene di Ursula, vanno bene. Un po’ sbrigative ma riesce a dare il senso del primo film. Come ho già detto, la nuova Ariel secondo me non è stata pensata così ingenua da non capire che Ursula la sta manipolando, ma come scena in sé funziona.
Passiamo a un punto un po’ spinoso. Perché nel patto hanno aggiunto la clausola che lei non deve ricordare di doversi far baciare da Eric? Questo toglie tutto il senso dello scopo della protagonista, e l’attenzione si sposta da lei a Sebastian che deve fare in modo che questo bacio avvenga senza che i due ragazzi abbiano praticamente potere decisionale. Se è vero che questo dettaglio rende l’avvicinamento tra lei e Eric più spontaneo, è anche vero che una protagonista senza missione non ha valore, esaurisce la sua funzione narrativa. Considerato che i due già provano una palese attrazione l’uno per l’altra, non è mica sfruttamento se si fa baciare per poter rimanere sulla terra con lui, è una missione dalla quale dipendeva la sua vita (di lei). È come se la Bestia dimenticasse di dover amare ed essere amato prima dell’appassimento della rosa, a che serve la storia senza la missione? E mica sfruttava Belle per questo, ma ne dipendeva la sua vita e dei suoi servitori. Avrebbe avuto molto più senso (e avrebbe anche sistemato un punto irrisolto del primo cartone) se le avesse aggiunto il non poter rivelare nemmeno a gesti di quel patto come ha subito cercato di fare nel cartone animato.
La scena in cui vagano per il mercato è uguale a quella in “Aladdin”, si sono divertiti a creare un miscuglio di storie per dare allo spettatore il senso di riconoscere quello che sta guardando. Questo film è una strategia di marketing con la coda da pesce. Peraltro Ariel perdendo la voce è pure diventata stupida, per tutto il tempo che sta sulla terra ha uno sguardo vacuo imbambolato che penso dovesse significare la sua inesperienza, ma come ho detto questa sirenetta non è bambinesca come la prima quindi certe scene sono semplicemente imbarazzanti.
Tra l’altro mi sono chiesta per tutto il tempo cosa dovesse ottenere questa Ariel da Eric, dal momento che non ricordava di avere la vita appesa a un filo. Innamorarsi, certo, ma questo avviene più o meno durante la prima sera mentre Eric le illustra la sua stanza dei cimeli (carino che abbia un gusto per il collezionismo simile a lei), ma il countdown dei tre giorni in questo caso rende Ariel una semplice vittima dell’incantesimo come Aurora (e infatti ne La bella addormentata la protagonista non è lei ma le tre fate buone). Se vogliamo essere puntigliosi, analizzando le azioni e le figure narrative di questo film i protagonisti sono Sebastian e Scuttle, perché sono gli unici che si muovono per contrastare l’incantesimo di Ursula senza quasi che Ariel se ne renda conto.
La scena rap che apre il terzo atto è imbarazzante. Io trovo che Lin-Manuel Miranda sia un artista pazzesco e amo qualsiasi altro lavoro, ma in un film fiabesco e lirico come la Sirenetta queste scene hip hop sono terribili, non c’entrano niente, e contando che questo film più del primo si prende terribilmente sul serio mi hanno fatto cringiare ogni volta che il gabbiano appariva sullo schermo.
La scena dove Ursula si smaschera (involontariamente) è iconica, se tutto il film fosse stato eseguito come quei pochi secondi lì sarebbe stato un capolavoro. Non ho capito come mai Eric è stato ipnotizzato a metà: nel primo era completamente imbambolato, in questo viene manipolato ma mantiene una strana lucidità, quindi mi sono chiesta se non potesse semplicemente ribellarsi all’incantesimo, ma non ci hanno fatto sapere se questa fosse una possibilità. Una regola base della narrazione è non dare niente per scontato, devi presumere che la gente si faccia delle domande quando guarda il tuo prodotto. Qui abbiamo dato per scontato che lui non potesse semplicemente negare di aver scelto la mora come sposa senza nessun dato certo che fosse così.
Trovo bello il fatto che sia Ariel a rompere la collana, anche perché più passiva di così non potevano renderla. Se le avessero tolto anche questa scelta Eric avrebbe potuto farsi baciare da Sebastian, sarebbe sembrato molto più coerente. Nel primo era bello vedere come nonostante tutti i suoi sforzi non fossero serviti sono state proprio le creature marine che lei voleva lasciare ad aiutarla, era una sorta di premio ai suoi sforzi fatti finora.
Le ultime scene sono quasi uguali, ma trovo che la recitazione di Halle sia piuttosto insapore, sia nella parte della distruzione della sua caverna dei cimeli sia nell’ultimo atto. È molto aesthetic ma sembra sempre psicologicamente distante da quello che sta vivendo. Ovviamente Ursula doveva ucciderla lei, mi piace quando una donna che ammazza viene vista come empowering, è sempre soddisfacente. Sono ironica.
Un altro aspetto poco chiaro è: a fine film, in che modo Tritone si è ricreduto sugli umani? Oltre al fatto che non ne ho visto uno mangiare pesce, nel senso che oggettivamente non si vede che in effetti Tritone aveva ragione sul loro conto (nel primo era pieno di scene di pesci attaccati all’amo o nei piatti o tagliati a metà brutalmente). Ma posto ciò, visto che Eric non ha spezzato nessun incantesimo e non ha nemmeno aiutato alla fine il popolo del mare (perché sì, quella era la sua prova personale per dimostrarsi effettivamente degno di Ariel) con che titolo ora ci si può fidare di lui? Noi che abbiamo visto il film lo sappiamo che se lo merita, ma era Tritone che aveva l’ultima parola e poteva rendere Ariel umana. Pensate che sia una scelta patriarcale e antiquata? Io se fossi stato in lui non avrei voluto niente di meno per mia figlia, c’è una differenza tra decidere con chi lei debba mettersi e letteralmente spedirla in un mondo diverso e potenzialmente mortale “solo” perché è quello che desidera. Questo è perché anche Tritone nel primo era umano e non era disposto a farle correre rischi enormi senza prima avere la certezza che lei sapesse cosa desiderava. Non mi sembra un atteggiamento patriarcale, mi sembra un normale padre protettivo che ha una sua crescita alla fine e rinuncia a poter controllare i desideri della figlia. Questo era il classico esempio di un’eroina femmina che non viene capita: Ariel doveva guadagnarsi le sue gambe, come Hercules doveva guadagnare l’Olimpo, ma entrambe queste cose dovevano essere decretate dalla persona più saggia che, in questo caso, è il genitore. Questo non significa che in generale i genitori siano le figure che devono necessariamente scegliere per i figli, ma un eroe non può auto-premiarsi, è narrativa base. Però se Zeus decide che Hercules è degno di diventare un dio va bene, se Tritone sceglie che Ariel è matura abbastanza da poter diventare umana è sessista. A voi i commenti.
La scena in cui si ricongiungono è carina, mai d’effetto come la vista di lei che esce dal mare con le sue gambe e le braccia tese, la classica scena dove non servono parole ma i brividi scendono a secchiate. Nel live-action è un po’ più tirata per le lunghe ma comunque carina, dolce.
Posso dire che la famiglia reale di questo film è la più poveraccia mai vista? Per questo “matrimonio” hanno chiamato dieci comparse e hanno fatto una festicciola in riva al mare con palloncini e animatori, Ariel vestita per la sagra di paese e la regina (madre adottiva di lui) con lo stesso vestito per tutto il film. Finale fin troppo didascalico per i miei gusti, molte scene le hanno dovute spiegare ad alta voce perché la performance facciale degli attori non era sufficiente, nel primo cartone bastava un abbraccio e un “ti voglio bene”, con Tritone felice ma terribilmente malinconico che vede la sua bambina iniziare la propria vita. Nel live action fanno un sacco di discorsi smielosi tipo “non dovevi rinunciare alla tua voce perché io ti sentissi” (peccato che doveva eccome). Mi rendo conto che devo suonare molto c