mi pare si chiami "sospensione dell'incredulità" quell'atteggiamento mentale per cui il lettore (o lo spettatore di un film), rapito dalla storia, si beve senza fiatare qualsiasi panzana, per quanto inverosimile, purchè non si rompa l'incantesimo della narrazione.
a me, per esempio, funziona benissimo quando riguardo Pretty Woman, ed ogni volta trovo non accettabile, non ragionevole, ma NATURALE, che una prostituta da viali diventi una principessa dopo avere indossato un abito di armani, e che un miliardario con la faccia di Richard Gere se ne innamori perdutamente.
Questo per dire che l'asticella del mio senso dell'assurdo si trova molto in alto.
Ma c'è un problema: cioè che tutto ha un limite, e che, superato il limite, anche il più boccalone dei creduloni si sente offeso, e diventa, per contrappasso, un petulante, puntiglioso, scocciantissimo rompiballe.
Questo libro ha superato il limite.
Ora, se dovessi dire quando, precisamente, lo ha fatto, potrei sbagliarmi.
Così, d'istinto, direi che ci è andato molto vicino quando il padre premuroso prende la figlia di sette anni, se la porta appresso in un giro studiato per depistare l'FBI, poi prende una stanza in albergo a New York, gioca un po' con la bimba, la mette a letto e se ne va, lasciandola lì che dorme, sola, per non ritornare più.
Se partissimo dal presupposto che è uno snaturato, non ci sarebbe niente da ridire. Ma non vi ho ancora detto che le precedenti cento pagine sono state in gran parte dedicate a farci sapere che l'uomo non è un buon padre: è un padre meravigliosissimo, che tutte le volte che parla con sua figlia lo fa con tale delicatezza e tale sensibilità che i presenti non possono che sciogliersi in lacrime di commozione.
Va bè, si dirà. Magari non è uno snaturato ma è un deficiente. Non si è reso conto di fare una cosa folle.
NO!
E' un laureato! Un avvocato! E' supersensibile a tutte le buone cause!
Quindi il lettore ex boccalone, trasformatosi in pedante censore, prosegue scuotendo la testa.
Ne avrà di che.
Nella pagina successiva troverà il protagonista che nel cuore di quella stessa notte torna, dopo una trentina d'anni, nell'ufficio del padre, dove in quel breve lasso di tempo nessuno ha cambiato nulla e la chiave di riserva è lì che lo aspetta, la serratura della cassaforte si apre docilmente, etc., e che cosa ci trova? Trova che il fratello gli ha lasciato una barca di soldi in piccolo taglio, dei documenti falsi pronti all'uso, ed un complicatissimo codice segreto per permettergli di mettersi in contatto con lui (codice che il protagonista decifra in un decimo di secondo).
Che c'è di strano, si dirà. E' suo fratello.
Sì, ma dimenticavo di dirvi che il nostro è LATITANTE da quella trentina d'anni di cui sopra, durante i quali non ha mai - dico mai - avuto un contatto con la famiglia. Il fratello lo ha visto l'ultima volta quando il minore aveva dodici anni. Ciò non ha suscitato nel medesimo non dico un briciolo di rancore, ma nemmeno un'ombra di sana indifferenza per i destini del transfuga: anzi, il più giovane - divinando che un giorno o l'altro il grande ne avrebbe avuto bisogno - si è preoccupato di predisporgli l'occorrente per un'ulteriore fuga. Nel contempo la moglie del minore risponde al numero ricavato dal complicatissimo codice segreto e si mette a disposizione del cognato (che ovviamente non ha mai visto), correndo all'albergo ove si trova la piccola abbandonata e portandola a casa con sé.
Non ci viene detto con quali argomenti lo faccia, dato che la bambina porta il cognome falso del padre - quindi non quello dello zio e della moglie del medesimo - , non conosce la zia e non c'è uno straccio di elemento che giustifichi l'iniziativa. A voler essere pignoli, si chiama rapimento.
Ma sorvoliamo.
Perché, quando verrà il momento, scopriremo che tutti trovano assolutamente sensata l'iniziativa di abbandonare una bambina di sette anni in un albergo senza sapere che cosa ne sarà di lei. E quindi decideranno che chi lo ha fatto intendeva certamente andare a cercare le prove della propria innocenza, in modo da poter poi ottenere l'affidamento della bambina, che invece è inspiegabilmente reclamata dalla madre.
Ora, non occorre scomodare un principe del foro per capire che uno che molla una figlia di sette anni in un albergo, e sparisce sine die, ha tante probabilità di ottenerne l'affidamento quante ne ho io di essere invitata a cena da José Mourinho.
E invece tutti - il molestissimo giornalista, gli ex terroristi, l'agente dell'FBI - invece di pensare che il fuggiasco si sia definitivamente bevuto il cervello, si arrovellano per trovare il senso delle sue ultime mosse, dando per scontato che un senso ci sia.
Questo sarebbe più che sufficiente per superare il mio limite.
Ma era stato polverizzato da tempo.
(p.s.: alla fine, il libro si lascia leggere. Sarebbe anche buono se ci risparmiasse un po' di ripetizioni e la cronaca tutto il bosco minuto per minuto delle ultime pagine)