Una storia vera e incredibile, che si legge come un giallo. A diciotto anni Giuseppe Gulotta, giovane muratore con una vita come tante, viene arrestato e costretto a confessare l’omicidio di due carabinieri ad “Alkamar”, una piccola caserma in provincia di Trapani. Il delitto nasconde un mistero indicibile: servizi segreti e uomini dello Stato che trattano con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga. Per far calare il silenzio serve un capro espiatorio, uno qualsiasi. Gulotta ha vissuto ventidue anni in carcere da innocente e trentasei anni di calvario con la giustizia. Non è mai fuggito. Ha lottato a testa alta e in questo libro racconta tutto per la prima volta: l’arresto, le torture, i processi (ben nove), la prigione, l’amore per Michela, che ha conosciuto mentre attendeva la sentenza definitiva (cioè l’ergastolo), per il figlio William, che ha visto crescere dall’altra parte del vetro divisorio, durante i colloqui settimanali, la verità su Alkamar. Oggi Gulotta è un uomo libero, la sua storia è finita su tutti i giornali e in tv. È stato ospite di Fabio Fazio a QUELLO CHE (NON) HO, la trasmissione con Roberto Saviano. In molti lo fermano per strada manifestandogli stima e ammirazione. Dalle istituzioni e dall’Arma dei carabinieri nemmeno un comunicato di scuse.
“Per trentasei anni sono stato un assassino. Mi hanno costretto a firmare una confessione con le botte, puntandomi una pistola in faccia, torturandomi per una notte intera. Mi sono autoaccusato: era l’unico modo per farli smettere. Da lì in avanti non ho avuto un attimo di pace. Oggi ho cinquantacinque anni. Ho passato in una cella i migliori anni della mia vita. Mi chiamo Giuseppe Gulotta e questa è la mia storia.”
Alcamo Marina, "Alkamar", 27 gennaio 1976. Due giovani carabinieri -Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta- vengono brutalmente uccisi nel sonno. Perché? Si cerca attraverso diverse piste e sulle prime il delitto sembrerebbe addirittura opera delle brigate rosse. Viene persino perquisita la casa di Peppino Impastato alla ricerca di un fantomatico libro, "In caso di golpe", pubblicato dalla casa editrice Savelli. Alla fine vengono acciuffati quattro ragazzini (due dei quali minorenni) tra cui Giuseppe Gulotta. Giovane muratore senza arte né parte, è il capro espiatorio perfetto. Le indagini sono in mano al colonnello Giuseppe Russo, considerato un eroe antimafia. Leggete il libro e vedrete che razza di eroe antimafia sia stato il colonnello Russo (freddato un anno dopo da Cosa nostra, e non è un caso).
Giuseppe Gulotta, scovato quasi per combinazione e ignaro di tutto, finisce all’ergastolo. Trentasei anni di calvario. Pur avendone l’occasione, non fugge: resiste. Per trentasei anni attende giustizia. Che arriverà grazie alla tardiva testimonianza di un ex maresciallo dei carabinieri presente alle “indagini” e ben consapevole dei raffinatissimi metodi utilizzati dall’eroe antimafia di cui sopra.
Ma per i due carabinieri trucidati ad Alkamar giustizia non c'è mai stata. La Ragion di Stato (servizi segreti, trattative con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga?) vince su tutto. ------------ Cinque stelle al merito civile.