Tasso's masterpiece "Aminta" is perhaps the most famous pastoral play ever. It is also the work that launched the reputation of the author of the famed Italian epic poem of the First Crusade, "Gerusalemme liberata." This story of satyrs and nymphs, shepherds and lovers is set in the ideal forest, far from the world of urban sophistication and decadence. It is presented here in the first Italian-English, dual-language edition of the play, and is the first new English translation published since the 19th century. The importance of "Aminta" cannot be overestimated; and its influence has been phenomenal, spawning over 200 plays by 1700 in Italy alone. This Italian pastoral is the source of numerous plays in France, Spain and England. Indirectly at least, it is also an inspiration for Shakespeare's pastoral comedies, such as "As You Like It," "Twelfth Night," and "A Midsummer Night's Dream." This volume is illustrated with the original woodcuts of the 1589 Aldine edition. Winner of the 2002 Premio Internazionale Diego Valeri of the Premio Monselice. Dual-language poetry. Introduction, notes, bibliography, illustrated, 214 pp.
Torquato Tasso (11 March 1544 – 25 April 1595) was an Italian poet of the 16th century, best known for his poem La Gerusalemme liberata (Jerusalem Delivered) (1580), in which he depicts a highly imaginative version of the combats between Christians and Muslims at the end of the First Crusade, during the siege of Jerusalem. He died a few days before he was due to be crowned as the king of poets by the Pope. Until the beginning of the 19th century, Tasso remained one of the most widely read poets in Europe.
Forse l'intreccio sarebbe risultato arricchito se Silvia, invece di cercare il corpo di Tirsi per seppellirlo, avesse anch'ella tentato il suicidio, fallendo: ho sentito la mancanza di qualche altro equivoco.
È comprensibile non mostrare la scena del Satiro, la fuga di Silvia e il salto di Aminta, ma perché far narrare la conclusione ad Elpino? Come direbbe Francesco, "molto poco teatrale". Come direbbe invece Michele, "sicuramente è meno teatrale dell'Adelchi". Come direi io, "damn, bro, lesgo".
Rimane il fatto che si tratta di un testo scritto per la corte ferrarese: mi sarebbe piaciuto essere fra loro, "terribilmente funny".
Se fossi una basic goodreads girl, darei una stella dicendo che Tasso è misogino e che Aminta, Tirsi e Dafne fanno gaslighting per far innamorare Silvia, dicendole di fatto che è dura di cuore se non cede alle lusinghe di Aminta (che è il classico "nice guy, white knight").
"Cos' fui prima amante, ch'intendessi che cosa fosse amore"
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Un'opera veramente bella, composta di versi di una musicalità rara pur spesso senza l'utilizzo di rime. Ben curata e completa l'edizione BUR dei primi anni '80 con introduzione, premessa, giudizi della critica e l'immancabile biografia dell'autore. Come tutte le edizioni di un tempo inoltre è priva di refusi, risultato di un attento lavoro di lettura e correzioni delle bozze prima di essere mandate in stampa. Ho visto al pianto mio risponder per pietate i sassi e l'onde, e sospirar le fronde ho visto al pianto mio; ma non ho visto mai, né spero di vedere, compassion ne la crudele e bella [...]
Like Shakespeare’s As You Like It, Tasso’s pastoral play is a whimsical work with beautiful language wrapped around a highly improbable plot. Although the play has some wry observations on the nature of love and some moderately well-drawn characters, the real intent of this play is to entertain with language (and love).
My kudos to the translators of Italica Press version. Jernigan and Jones do an outstanding job. I can’t read the Italian, but the English is truly musical.
If you enjoy Shakespeare’s light comedies, or even if you just love poetry, I strongly recommend this play. It’s not King Lear or Long Day’s Journey into night, but it has a beauty and a charm that are captivating.
Dite a chiunque professore di scegliere Tasso per la parte monografica del suo corso ed io sarò dalla sua parte! Scrivo questa recensione a poche ore dall'esame (prima del quale ho deciso persino di andare in palestra - lo so, sono folle), con la volontà di organizzare meglio i pensieri e motivare, come richiesto dal professore, cosa mi abbia portato a scegliere Tirsi come personaggio sul quale impostare un percorso.
Non mi soffermerò, pertanto, sulla fluidità con cui la trama scorre, sulla maniera estremamente studiata con cui azioni e rhéseis si saldano tra loro, sulla straordinaria efficacia delle battute e la puntualità dei riferimenti extratestuali (a membri ed eventi della corte di Ferrara, cioè). Piuttosto, prenderò in considerazione la figura di Tirsi, alter ego dell'autore stesso, che mi ha colpito perché, nel giro di cinque atti, riesce a dar voce alle sue pene d'amore e alla sua scelta di tenersene alla larga d'ora in poi; alla sua fortuna cortigiana e alla sua gratitudine nei confronti del "dio" Alfonso II; alla svolta poetica coincidente con l'innalzamento del suo canto e, dunque, con la composizione della "Gerusalemme Liberata". Ma anche, in maniera indiretta e attraverso Mopso, ad una velata polemica nei confronti della corte stessa che, al netto di tutti i benefici che può offrire, resta ugualmente un "magazzino delle ciance". L'aspetto che più mi ha colpito di Tirsi/Tasso, ad ogni modo, è stato il ruolo di "regista" che egli finisce per ricoprire soprattutto nello spingere Aminta a recarsi alla fonte dove Silvia sta facendo il bagno. Mi ha dato l'impressione che l'autore stesso si materializzasse sulla scena, pronto a dirigere quei personaggi da lui stesso creati. Un apprezzamento sugli altri attori della vicenda, infine, vorrei comunque farlo: Silvia e Aminta, che incarnano lo scontro tra pudicitia e cupiditas, risolto alla fine in nome di Amore; Dafne e la sua personale esperienza di renitente all'amore; persino il Satiro che, con il suo unico monologo, apre gli occhi al lettore sull'ambiguità insita in questa favola pastorale (in fondo, Dafne e Tirsi suggeriscono ad Aminta di commettere la stessa violenza che il Satiro stava per mettere in atto).
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Lettura: 14/01/2022 - 17/01/2022 Studio: 22/01/2022 Esame: 03/02/2022 Voto: 30 e lode
La lettura è sicuramente piacevole. Il clima elegiaco si sente in ogni verso, come se il testo avesse una colonna sonora tutta sua, ricodando letture virgiliane. Il tema non è pretenzioso, e la forma teatrale la rende senza particolari scossoni alla lettura. Sicuramente la resa scenica sarebbe però molto più coinvolgente. Non ho apprezzato tuttavia la scelta (ancora una volta dovuta alla forma teatrale e alle possibilità rappresentative dell'epoca, immagino) di far raccontare gran parte degli eventi salienti della trama ai personaggi presenti, in forma di dialogo, invece che rappresentarli fisicamente.
"Small is the bee and yet with its small sting makes the most grievous and troublesome wounds; but what thing is smaller than Love who lurks in the minutest things, and hides himself in every little space?"
Preso involontariamente in prestito e assolutamente da restituire! L’esperienza vissuta durante la lettura è stata piuttosto particolare: mi sembrava di origliare, sondare segretamente l’intimità del proprietario del libro, compiendo un atto sacrilego e allo stesso tempo eccitante. Non mi era mai capitato… ma ecco ho sentito che il libro era suo, non mio. Forse perché tratta dell’amore, forse perché sapevo dell’amore del proprietario per questo libro che non mi ha prestato intenzionalmente, forse perché mi è sembrata una persona poco incline ai temi romantici? Non so, probabilmente per tutti questi motivi. I versi del coro nel secondo atto (1140-1181) sul misterioso linguaggio dell’amore sono i miei preferiti.
Opera tra le più celebri di Torquato Tasso, l’Aminta rientra nel genere delle favole pastorali, uno dei più apprezzati del manierismo cinque-seicentesco.
Si tratta di un componimento breve, in 5 atti, nato per l’intrattenimento della corte ferrarese, dove esso fu anche messo in scena. La struttura, infatti, è dialogica e si presta alla rappresentazione sia parlata, che cantata (alcune parti furono effettivamente musicate più volte).
Il tema principale è l’amore, discusso dai vari personaggi, che si trovano ad essere testimoni dei travagli sentimentali del pastore Aminta, innamorato e respinto dalla ninfa Silvia. Questa, devota a Diana, vuole dedicarsi solo alla caccia e preservare la propria onestà e verginità, rifiutando a prescindere l’idea dell’amore.
Si scontrano, principalmente, tre visioni: quella più pura del protagonista, che rispetta i sentimenti di Silvia e spera di poter in qualche modo esserne ricambiato; quella del Satiro, che cercherà di seguire i suoi istinti e di prendere la ninfa anche con la forza; e quella di Tirsi (il quale altri non è che Tasso stesso) e Dafne, più disincantata e priva degli estremi idealismi dei protagonisti e del satiro. Cornice e radice di queste vicende e visioni è il rimpianto dell’età dell’oro, antica epoca di ideale libertà e piaceri, inserita in un mondo bucolico, dove le costrizioni della realtà e dell’onore ancora non avevano messo piede.
L’autore sceglierà, per il diletto della corte ferrarese, di scrivere un lieto fine per la storia di Aminta e Silvia e – tutto sommato – è la conclusione più giusta, dopo tanto struggersi.
È una lettura piacevole e – benché estremamente più semplice di composizioni come la Gerusalemme Liberata – si rimane colpiti dal linguaggio tassiano, sia dal punto di vista della costruzione, musicale, dei versi, sia per la scelta dei bei vocaboli. Va detto, che il nostro autore sorrentino sa davvero come smuovere i cuori più freddi e far sospirare il lettore.
Delizioso dramma pastorale in cui Tasso esprime il suo desiderio d’amore, in magica consonanza con la raffinata e gaudente corte estense. Pochi anni dopo sarebbero iniziate le preoccupazioni religiose che lo avrebbero portato prima a comporre il Goffredo (meglio noto come Gerusalemme liberata) e a portarlo spontaneanente all’Inquisizione, che non vi trovò nulla da ridire (l‘index Librorum Prohibitorum sarebbe stato istituito solo qualche anno dopo); poi, vent’anni dopo, a riscrivere il poema come Gerusalemme conquistata, depurandolo degli elementi a suo dire immorali.. Povero Tasso, animo tormentato e quasi romantico: già in vita messo al pari con l’Ariosto (ma Galileo preferiva il poema di Orlando), a lui abbinato per secoli, oggi nel giro di qualche decennio dimenticato. Tutt’altra temperie in questa gioiosa storiella arcadica, composta all’insegna del “s’ei piace, ei lice”; intrisa di riferimenti alla poesia greca, latina e italiana che le note di questa ottima seppur economica edizione permettono di ripercorrere: i due giovani amanti Aminta e Silvia che non si intendono, l’amico di lui Tirsi e l’amica di lei Dafne, ormai fin troppo esperti di cose d’amore, che cercano di far sì che scocchi la scintilla.. È un manuale di tattiche amorose tra l’adolescenziale e il cortigiano, forse tra le matrici delle tremende complicazioni dell’amore all’italiana di cui stiamo cercando di liberarci in questi anni (si veda il brano riportato); ma questo allora non potevano saperlo: godiamoci questo melodramma pastorale per la musicale delicatezza. L’edizione “economica” BUR anni ’70 ancora una volta si distingue per la cura: cronologia e introduzione precedono l’opera, un ricco apparato di note e alcune incisioni settecentesche la accompagnano; la conclude una curiosa dedica del Monti a una contessa Malaspina, forse per dedicarle un’edizione dell’opera da lui curata; di sicuro mi conferma che l’italiano neoclassico è ben più arduo di quello rinascimentale!
This was a read for my World Lit class but unfortunately I didn't wind up truly finishing it by the time the unit was over, hence why I'm only giving it 3 stars for now. I enjoyed what I read, but I don't feel I can thoroughly judge it. I'm definitely planning on rereading this when I have the time. It's an amazing old story and I love seeing how clearly it influenced playwrights like Shakespeare in later times. Standards of what was acceptable and normal in society were clearly very different and I'd consider this an important look back in world history as well as literature.
Non so cosa da sentire. È un buon dramma pastorale, ma è troppo misogino per me. Per non parlare del fatto che ci sono anche la mascolinità tossica, accusare la vittima, e l'idea disgustosa che le donne vogliono essere violentate. Ma dai Tasso! Però allo stesso tempo... cos'ha cambiato fra '500 e questo secolo? Nulla... abbiamo gli stessi problemi, no?
Non c’è nulla di male nel dire che quest’opera non piace. Io credo che ogni opera possa essere letta alla luce della storia e del suo contesto oppure semplicemente come una storia e, in quanto storia, può continuare a incontrare il gusto dei suoi lettori oppure no.
This could have been better if it wasn't for the much unwelcomed "plot twist" of merry resolution in the final act. It felt very forced and betraying of the tone it had set up until then. Leaving this aside, this play is very well written and depicts a very pretty woodland setting, which I found endearing.
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"Perduto è tutto il tempo, Che in amar non si spende; O mia fuggita etate, Quante vedove notti, Quanti dì solitari, Ho consumato indarno, Che impiegar si potevano in quest'uso, Il qual più replicato è più soave."
Meraviglioso. Scelte linguistiche straordinarie e parallelismi con la vita di Tasso e con altre sue opere puntuali e mai scontate. Un'opera che condensa in poche pagine un'immensità, senza risultare esageratamente complessa.