Chador ci avvicina a un Paese pieno di contraddizioni e ci permette di osservare in una luce completamente diversa il duro braccio di ferro sul nucleare che oppone oggi il regime degli ayatollah all’amministrazione Bush e che ci fa temere una ennesima, catastrofica guerra in Medio Oriente. Lilli Gruber ci mostra da vicino, senza i pregiudizi delle opposte propagande, la realtà di questa grande nazione. Il suo è un viaggio nel presente e attraverso i luoghi della storia, una sorprendente immersione in una società schizofrenica, in cui la teocrazia dei mullah convive in precario equilibrio con una diffusa ansia di libertà, e i veli neri si alternano ai foulard verde acido di moda questa primavera-estate. Incontra intellettuali e giornalisti perseguitati. Intervista la figlia di Khomeini ma anche tassisti, pellegrini, imam, ex Mujaheddin, calligrafi e blogger. Visita centri per ragazze maltrattate e affollati studi di chirurghi plastici, entra nelle moschee e nelle case dell’alta società. Con l’esclusiva intervista a Shirin Ebadi, l’edizione BUR propone la testimonianza lucida e disincantata del premio Nobel per la Pace, che analizza gli ultimi gravi avvenimenti e stupisce per la sua forza e il suo ottimismo.
Dietlinde Gruber nasce a Bolzano il 19 aprile del 1957 da una famiglia di imprenditori. Durante il fascismo la sorella della nonna materna era inviata al confino e il padre, Alfred, lavorava come insegnante clandestino nelle cosiddette "Katakomben - Schulen". Il percorso di studi di Lilli passa da Verona presso le Piccole Figlie di San Giuseppe, e presso il liceo linguistico Marcelline di Bolzano, proseguendo alla facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Venezia. Conseguita la laurea torna in Alto Adige-Sudtirolo: sono questi gli anni di Alexander Langer e dell'impegno, che Lilli Gruber fa suo, per la nascita di una cultura del dialogo tra i diversi gruppi linguistici.
Parla italiano, tedesco, inglese e francese: svolge il praticantato giornalistico presso l'emittente tv Telebolzano, allora unica televisione privata dell'Alto Adige. Scrive per i quotidiani "L'Adige" e "Alto Adige". Diventa giornalista professionista nel 1982. Dopo due anni di collaborazione con la Rai in lingua tedesca, nel 1984 viene assunta al Tg3 Regionale del Trentino-Alto Adige; in seguito viene chiamata dal direttore del Tg2 Antonio Ghirelli a condurre il telegiornale della mezzasera e della Notte, nonchè inserita nella redazione di politica estera.
Letto al ritorno da un viaggio in Iran l'ho trovato interessante solo a tratti: nonostante le premesse ho trovato alcune descrizioni delle dinamiche sociali e culturali iraniane un pò superficiali, è come se l'autrice, nel suo percorso, si fosse soffermata solo sugli aspetti più visibili della realtà iraniana.
Reportage di un viaggio alla ricerca delle opinioni politiche della società iraniana. L'autrice dialoga allo stesso modo con personaggi di spicco e semplici cittadini e chiede loro di esprimersi sul significato della rivoluzione, nel passato e nel presente, e di come questo influirà sulle prossime elezioni. Le opinioni vengono riportate in modo imparziale e sono inquadrate in un racconto storico dei principali avvenimenti che hanno definito l'assetto attuale del Paese. Non essendo ferrata in materia, ho trovato parecchio difficile seguire la ricostruzione storica delle complicate vicende politiche, essendo queste presentate in ordine sparso. Lo stile dell'autrice adotta un linguaggio scorrevole ed è piacevole da leggere. I contenuti sono molto interessanti, ma si fermano naturalmente all'anno di pubblicazione e ciò mi ha dato la sensazione di una lettura ormai sorpassata, anacronistica.
La Gruber scrive in maniera sommaria, ma interessante e mai pesante, i fatti salienti della storia dell’Iran. Certo ci sarebbero da approfondire tante cose (o perlomeno la mia curiosità vorrebbe così), ma forse così il libro sarebbe diventato un saggio storico troppo lungo e probabilmente non era l'intenzione dell'autrice. Il testo ci racconta la storia di questo contrastato Paese per portarci maggiore conoscenza sull’analisi socio-culturale di un Paese tradizionalista, ma con la voglia di evolvere; un Paese alla ricerca del cambiamento, ma che ha paura di cambiare. La giornalista italiana affronta questo viaggio in terra persiana in un momento abbastanza delicato, quello delle elezioni presidenziali del 2004 dove 3 candidati conservatori e 3 riformisti si affrontavano, e dove, con grande soprpresa per tutti (come anche alle ultime elezioni), vinse il conservatore Mahmoud Ahmadinejad.
Molti spunti interessanti per capire l'Iran, la sua storia. Il libro è del 2006 quindi non è "attuale". Ma il passato di un paese è fondamentale per capire l'attualità, lo consiglio come punto di partenza per successivi approfondimenti
Probabilmente colpa mia: mi aspettavo qualcosa di diverso e il libro non mi ha catturata. Ammetto che il protagonismo dell'autrice talvolta si è sentito un po' troppo e mi ha infastidita a tratti. E dal 2005 la situazione è ulteriormente cambiata...