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Il podere

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Questo ebook è un testo di pubblico dominio. Potete trovare il testo liberamente sul web. La presente edizione è stata realizzata per Amazon da Simplicissimus Book Farm per la distribuzione gratuita attraverso Kindle.

202 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1920

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About the author

Federigo Tozzi

127 books12 followers
Federigo Tozzi was the son of an innkeeper. He first worked as a railway official, then took over running his father's inn. In 1911 he published his first book of poetry. In 1913 he began to work on his first novel, Con gli occhi chiusi ("With closed eyes"), a highly autobiographical text. In this year, he also founded the magazine La Torre. Tozzi then became a journalist in Rome. Through his literary activity, he caught the attention of the writer Luigi Pirandello, who subsequently supported him. Tozzi died 1920 in Rome of influenza and pneumonia.

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6 (4%)
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Sergio.
1,359 reviews139 followers
August 13, 2023
“Il Podere” pubblicato nel 1920 da Federigo Tozzi [1887-1920] è l’opera conclusiva dello scrittore senese e, dei tre romanzi da me letti, è quello che maggiormente mi ha coinvolto emotivamente con la sua persistente atmosfera di pessimismo e di tragedia che avvolge tutto l’arco della narrazione fino all’ineluttabile conclusione.
Profile Image for Silvia.
305 reviews21 followers
January 31, 2024
Atmosfera di sventura che aleggia fin dalle prime pagine, amaro, amarissimo: non c'è una luce all' orizzonte, ma solo inganno ed incomprensione. La campagna senese è sfondo e protagonista con pennellate memorabili.
Profile Image for Carlo Mascellani.
Author 17 books293 followers
March 2, 2021
Il giovane Remigio, inesperto e a suo modo inetto, eredita il podere del vecchio padre e, pur animato da buoni propositi, sconta la sua scarsa dimestichezza con gli affari e la vera e propria guerra che i salariati e l'amante del padre non esitano a scatenar contro di lui per privarlo di più denaro e beni possibile. Un leitmotiv nella poetica del Tozzi, dove spesso si ritrovano figure simili e simili lotte senza quartiere in nome di una sopravvivenza sempre precaria, da conseguir con ogni melzzo e in spregio a ogni possibile morale.
Profile Image for Danilo Scardamaglio.
118 reviews13 followers
May 16, 2022
Il titolo del testo fa riferimento alla Casuccia, il podere che Remigio Selmi eredita dal padre, nonostante i due avessero troncato ogni tipo di rapporto. Ed è appunto questa eredità macchiata dalla mancata riconciliazione finale tra padre e figlio, percepita dall'esterno come indebita in virtù dell'abbandono del tetto familiare e del padre malato, che segna l'inizio delle disavventure del giovane protagonista, incapace di governare il podere per la sua totale inesperienza e per la sua inettitudine, e vessato dall'astio e dall'invidia di contadini e benestanti, che vedono nell'inetto Remigio non solo il solito erede fortunato, ma soprattutto un ingenuo da spogliare. L'universo tozziano, in effetti, è costituito da un'avidità bestiale, da un opportunismo spietato, in cui la sensibilità e la dolcezza esasperata di Remigio non possono sopravvivere. Remigio è condannato a soccombere: nonostante i vani sforzi di poter raddrizzare le sorti del patrimonio paterno, nonostante le speranze di poter costruire un futuro radioso nel possedimento che giorno dopo giorno impara ad amare, egli sente in cuor suo, inconsciamente, l'approssimarsi della fine, e sono secondo me più adducibili a ciò piuttosto che alla canonica interpretazione del testo in chiave psicanalitica (la volontà inconscia di sciupare il patrimonio familiare per vendetta) le sensazioni del protagonista e le meravigliose descrizioni della natura che Tozzi genialmente dipinge, in cui la campagna senese e la sua fauna diventano velato simbolo della distruzione di Remigio. Magistrale è poi la descrizione della fiera, tra le pagine più belle a mio parere della narrativa tozziana. Il romanzo secondo me non raggiunge l'intensità e il coinvolgimento emotivo che si raggiungono in Con gli occhi chiusi, ma la figura di Remigio, agnello sacrificale in un mondo di voraci, resta comunque davvero affascinante.
Profile Image for Vittorio Ducoli.
582 reviews84 followers
November 12, 2016
Quanto dista Siena da Praga?

** Attenzione: anticipazioni sulla trama **

Recentemente, recensendo il romanzo che viene considerato il capolavoro di Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, avevo asserito, sia sulla base di riscontri critici che su quella della lettura diretta de Il podere, successivo romanzo dell’autore in termini di redazione (anche se pubblicato – postumo – dopo Tre croci), che si poteva parlare di un progressivo riavvicinamento di Tozzi ad una narrativa di tipo verista, dando a questa asserzione quasi il senso di una involuzione rispetto alla splendida anomalia rappresentata da Con gli occhi chiusi nel contesto culturale dell’Italia di inizio novecento.
Ora, dopo la recente rilettura de Il podere, mi sento di riproporre quel giudizio solo in parte.
Certo, è indubbio che Il podere sia un romanzo che può trarre in inganno più facilmente il lettore, che è quasi naturalmente portato a vedere – ad una lettura superficiale – nel protagonista Remigio Selmi uno stretto parente dei vinti di verghiana memoria; è anche indubbio che l’ambientazione nel mondo periferico della campagna che circonda la città di Siena, la notevole dose di realismo con cui Tozzi in questo romanzo ci fa vivere quella campagna ed il lavoro che vi ferve, descrivendoci con minuzia condizioni atmosferiche, rumori di falci, sudore di contadini piegati nella mietitura mentre gli animali che vivevano tra il grano fuggono disperati, animali da cortile, erbacce che invadono i campi, colori e consistenza della terra e molto altro ancora, tinge questo romanzo di sfumature che comunque molto devono alla precedente stagione culturale, ancora sostanzialmente immersa nell’800, dei Verga e dei Capuana. Basta però grattare appena sotto la superficie per scoprire anche in questo romanzo un nucleo di aperto decadentismo che lo avvicina sostanzialmente a Con gli occhi chiusi e quindi, per il suo tramite, alle tematiche tipiche della letteratura europea del primo novecento.
L’elemento che più avvicina Il podere al precedente romanzo non sta tanto, a mio avviso, nella ambientazione simile: in entrambe le opere la quinta dell’azione è ristretta alla città di Siena e ad uno dei poderi che la circondano, ma questa affinità territoriale svolge nei due romanzi un ruolo sostanzialmente diverso, ed assume infatti accenti diversi anche dal punto di vista narrativo, divenendo come detto ne Il podere, molto più marcatamente che in Con gli occhi chiusi, un contraltare di stampo realista al nucleo decadente e modernista del romanzo.
Al di là del fattor comune rappresentato dal linguaggio tozziano, così spiazzante in quanto miscela di termini antiquati e toscanizzanti associati ad una modernissima struttura della frase, spezzata dal frequente uso del punto e virgola, il vero elemento di forte affinità dei due romanzi è che in entrambe le storie il protagonista è un figlio che non è in grado di seguire le orme paterne sulla strada del consolidamento del benessere economico e sociale conseguito: Remigio Selmi, che conosciamo a vent’anni, potrebbe infatti essere Pietro Rosi, il ragazzo che abbiamo abbandonato qualche anno prima, nell’ultima pagina di Con gli occhi chiusi al tempo della fine del suo tormentato rapporto con Ghisola.
Ora egli, dopo essere andato a Campiglia a lavorare nelle ferrovie per sottrarsi all’autoritarismo del padre che si è risposato e ha una relazione con Giulia, una giovane donna, torna a casa alla notizia dell’imminente morte del genitore. Questi non riesce, per l’aggravarsi delle sue condizioni, a lasciare per testamento la gran parte delle sue sostanze all’amante, per cui Remigio si ritrova, quasi suo malgrado, padrone del podere della Casuccia, con i suoi contadini e la sua struggente bellezza. Scaccia di casa Giulia, che è stata la causa della sua rottura definitiva con il padre, ed inizia a gestire il podere. Non avendo alcuna esperienza pratica ed a causa della sua irresolutezza cade subito in un profondo disagio, subendo l’atteggiamento ostile della matrigna e degli assalariati, che non ne riconosco l’autorità. La situazione si complica quando Giulia, che si riteneva in diritto di avere parte dell’autorità, fa causa – sobillata da un avvocato – a Remigio per ottenere la restituzione un inesistente prestito fatto al padre. Remigio si affida ad un ambiguo avvocato suo compagno di scuola e perderà la causa. Intanto i piccoli debiti che il padre aveva lasciato si accrescono, anche a causa di sfortunati avvenimenti aziendali, e la tensione si fa particolarmente aspra con Berto, un violento contadino della Casuccia che approfitta della debolezza e dell’incompetenza di Remigio per accentuare atteggiamenti di confuso ribellismo sociale e di prevaricazione. Si giunge così al tragico e – altra analogia rispetto a Con gli occhi chiusi - fulmineo finale.
Si tratta di una storia più ampia e complessa di quella del precedente romanzo, che era centrato quasi esclusivamente sui tre personaggi di Pietro, di Ghisola e del padre. Qui molti più personaggi svolgono nella narrazione un ruolo non marginale, conferendo una sorta di coralità ai rapporti che Remigio intrattiene con il mondo esterno che era del tutto assente nella prima opera. La stessa città di Siena svolge qui un ruolo molto più centrale, soprattutto per quanto concerne le attività legate alla sistemazione delle questioni ereditarie e alle vicende giudiziarie che Remigio è costretto ad affrontare. Si può dire che Remigio si confronti durante tutto il romanzo con due ordini di regole sociali ben distinte: quelle di Siena, della società borghese, cittadina, fatte di leggi, procedure e formalismi che il protagonista non riesce a capire, ma anche di ipocrisie e sotterfugi determinate dall’interesse economico (esemplari a questo proposito le figure dei vari avvocati e del notaio) e quelle della Casuccia, della società contadina, che sono sicuramente più ancestrali, a cui Remigio prova a sentirsi più vicino, ma delle quali ugualmente non riuscirà a fare parte e che decreteranno la sua fine. Significativamente la geografia del romanzo ci propone anche alcuni momenti nei quali i tentativi di alcuni personaggi di utilizzare le regole cittadine per costringere Remigio a vendere la Casuccia sono ambientati in quella sorta di terra di nessuno che sono gli spazi fuori porta, situati proprio tra la città e il podere. Esemplare è pure il fatto che Giulia, per porre in atto la sua vorace vendetta, debba prima andare a vivere in città.
Remigio, dicevo, si sente più attratto dall’ancestralità delle regole della campagna: prova ad avere un rapporto con gli assalariati, molte volte i capitoli del libro ci dicono che si sente bene, giovane, che ritiene che dopo i primi momenti di disagio e difficoltà riuscirà a gestire la Casuccia in modo efficiente e redditizio. Si tratta però di illusioni momentanee, che sopraggiungono in momenti in cui Remigio dimentica chi è, e che sono destinate ad essere subito travolte dalla inadeguatezza del comportamento del protagonista. Nel tragico finale, proprio le regole ancestrali che dominano la società contadina, non comprese da Remigio, marcheranno la modalità della sua fine. Emerge dalla vicenda che Remigio non è un vinto verghianamente inteso, perché per essere vinti bisogna almeno avere provato a giocare, bisogna conoscere le regole del gioco. Remigio è invece un personaggio tipicamente novecentesco perché non ha mai giocato, non riesce neppure a capire il gioco e le sue regole. In questo senso, al pari di Pietro Rosi, di cui come detto a mio avviso costituisce la continuazione scenica, è parente stretto – anche se un parente con un destino molto più drammatico – di Zeno Cosini o di altri grandi inetti del novecento letterario.
Questa inettitudine poggia però, in questo romanzo ancora una volta in modo più realista che in Con gli occhi chiusi, sul ruolo che il denaro gioca nella definizione dei (dis)valori sociali: se questo è trasparente per quanto riguarda il versante cittadino della storia, trova un suo preciso riscontro anche nei rapporti che si intrecciano alla Casuccia, dove il mancato riconoscimento da parte dei sottoposti dell’autorità di Remigio, che pure è molto più remissivo e meno dispotico del padre, deriva in primis dalla sua incapacità di far rendere l’azienda.
Vorrei ora avventurarmi, un po’ per gioco, in un accostamento che può apparire per certi versi blasfemo, vale a dire quello tra questo romanzo ed uno dei capolavori assoluti del primo novecento, scritto pochi anni dopo in un contesto culturale completamente diverso. A mio avviso Il podere presenta infatti una serie di inquietanti similitudini con Il processo di Franz Kafka.
Se ci si pensa bene, le vicende sono analoghe: il protagonista in un caso è accusato da un potere incomprensibile di una colpa oscura, dall’altro è costretto dalle regole sociali ad assumersi una responsabilità che non voleva e che non sa gestire. Entrambi lottano per far valere le proprie ragioni, ed entrambi si dimostreranno drammaticamente incapaci di capire le regole del gioco (ammesso che ve ne siano). Anche Remigio, tra l’altro, subisce un processo, nel quale non riuscirà a difendersi. Infine entrambi subiscono un’esecuzione, formalmente tale nel caso di Josef K., ma non meno sostanziale in quello di Remigio Selmi, tanto che forse, se avesse avuto il tempo di accorgersi di quanto stava avvenendo, anche lui avrebbe potuto esclamare ”Come un cane.” I due personaggi, per il tramite dell’analogia della loro storia, rappresentano una simile incapacità di capire, di adattarsi ad un mondo che richiede comportamenti coerenti. Questa loro incapacità, e l’ineluttabile fine che essa comporterà, sono monumentali atti d’accusa verso una società che preparava in un caso, ed aveva appena partorito nell’altro, l’orrore necessario della Grande Guerra, una società i cui tratti essenziali erano ben riconoscibili sia che ci si trovasse all’estrema periferia d’Europa, nella placida provincia senese, sia che si vivesse nel cuore della multietnica mitteleuropa. La globalizzazione non è infatti fenomeno di questi ultimi decenni: essa è connaturata allo sviluppo del capitalismo, che è da sempre efficientissimo nel diffondere capillarmente angoscia e disagio in chi si azzarda a pensare in quale mondo vive (e muore).
Profile Image for Sofía De La Torre.
8 reviews1 follower
November 24, 2022
Esta obra de Tozzi trátase dun "romanzo di eredità" na que a importancia céntrase na transmisión dos papeis entre personaxes, non só de cousas materiais. Tamén se pode clasificar como unha novela psicolóxica, xa que a intención inicial do escritor non é a do desenvolvemento da historia, senon a do carácter dos personaxes e como está construida a idea de "home". Así, tamén xira entorno ao concepto grego do "νόστος" no que se centra no retorno a casa, a cal da nome á novela. Deste xeito, cóntase a historia dunha herdanza imposible e que, posteriormente, é definitivamente perdida, sen sairse das características que a converten nunha historia negativa.
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