Quanto tempo passiamo in rete ogni giorno? Quanti post, messaggi, frasi scritte scambiamo, spesso con persone a noi sconosciute? Siamo sicuri che lo stiamo facendo nel miglior modo possibile?
Narcisismo, incompetenza, impulsività, invidia, noia. No, non è un elenco di peccati capitali 2.0, ma un assaggio di «veleni della rete» che troppo spesso accompagnano la nostra vita online. In questo piccolo e prezioso prontuario, la sociolinguista Vera Gheno mette la competenza delle parole al servizio della comunicazione digitale e offre al lettore un manuale di istruzioni che è al tempo stesso anche una grammatica social prêt-à-porter. Dalla deumanizzazione dei personaggi pubblici al demone della velocità che ci porta a postare senza riflettere, dalla lingua plastificata che appanna il senso e affatica la comprensione dei nostri scambi sino alle fallacie retoriche che fanno deragliare le conversazioni online, l’autrice passa in rassegna i 15 principali comportamenti che adottiamo ogni giorno sui social e ricostruisce la scala di disfunzioni relazionali e comunicative che ci avvelenano la vita. Una lettura illuminante e impegnata che a ogni «veleno» contrappone un «antidoto», una soluzione concreta in grado di aiutarci a costruire un clima migliore in rete.
Vera Gheno è una sociolinguista. Nasce in Ungheria nel 1975. Si laurea e si addottora in Linguistica presso l'Università di Firenze, specializzandosi sulla comunicazione mediata dal computer. Insegna all'Università di Firenze (Laboratorio di italiano scritto), all'Università per Stranieri di Siena (Applicazioni informatiche per le scienze umane) e al Middlebury College, sede di Firenze (Sociolinguistica). Collabora con l'Accademia della Crusca dal 2000. Al momento è membro della redazione di consulenza linguistica e gestisce il profilo Twitter dell'ente. Ha pubblicato un libro, "Guida pratica all'italiano scritto (senza diventare grammarnazi)" con Franco Cesati Editore.
Quando sono nate Le Recensioni Ignoranti, avevo in testa di voler essere sincera con chi mi avrebbe letto. Su tutto: leggo un libro che non mi piace? E io ve lo dico che non mi piace, che è scritto così così, che sembra un minestrone. Poi però mi sono ricordata di quella volta, in cui facendo esattamente questo, in nome di una non ben motivata onestà verso “il mio pubblico” come se fossi una gran sommelier dei libri, ricevetti un commento risentito da parte dell’autore che avevo criticato e ci rimasi di merda. IO. Al di là dell’egocentrismo della questione in cui io critico e sempre io ci rimango di merda, quando ci ho ripensato è scattata la molla: scelgo di parlare di libri su un social, dove le motivazioni scritte possono essere travisate, mal interpretate oppure mal motivate proprio da parte mia, come posso scegliere di criticare pubblicamente il lavoro di un’altra persona quando posso semplicemente scegliere di non parlarne in questo luogo?
Vorrei che tante persone leggessero questo saggio sulla vita online, perché spesso assisto a manifestazioni delle proprie opinioni che sarebbero adatte, che so, ad una conversazione con gli amici stretti: questo libro ricorda che il contesto in cui si affronta un tema è importante e sarebbe davvero bello, prima di aprir bocca, pensare “questa cosa la direi a voce alta mentre sono per la strada?”. Anche negli ultimi giorni, alcuni avvenimenti scatenati proprio da opinioni online hanno riacceso in tutte le classi di utenti - anche i non esperti - il dibattito sulla pericolosità del privilegio che abbiamo di poter esprimere le nostre idee/dubbi, senza alcun filtro in mezzo (e tristemente spesso senza alcun titolo). Da bambini ci insegnano a scrivere, a parlare, a porci in situazioni sociali più disparate: «Non si dicono le parolacce in pubblico» «Non si può scorreggiare in tram» «Al cinema si sta zitti» «A scuola non si possono mettere le gambe sul banco e si alza la mano se si vuole parlare» e nessuno ci ha spiegato il funzionamento e l’educazione ai social network come luoghi a sé stanti e pertanto bisognosi di regole perché alla loro nascita erano - nonostante si professassero come tali - una sorta di non luoghi in cui l’ego era il motore della nostra presenza, ma anche perché erano sostanzialmente fruibili nel tempo libero e per un lasso davvero minimo rispetto alla vita che passavamo offline. Non so se sia desueto o cringe definire un libro necessario, ma questo per me lo è: ho riflettuto su come mi pongo, sulla persona che vorrei essere, sui commenti a cui vorrei rispondere urlando, sui giustizieri ad ogni costo asfaltando persone sconosciute, sulle volte in cui lascio fare perché gli urlatori hanno virato su argomenti che non c’entrano niente, sulla parte di ascolto che manca, sulle tempeste nate intorno ai personaggi famosi, su Zerocalcare costretto da alcuni ad esprimersi su tematiche per le quali riteneva in quel momento di far silenzio, sulla politica che è diventata un post e sul becerismo che entra in politica. Ho parlato molto, adesso sto zitta.
✎ Ingredienti: Social network, Internet, hater, linguaggio
☉ Tempo di cottura: 30 minuti
✓ Difficoltà: ★☆☆☆
€ Costo: ◆◆◇◇
▹ PREPARAZIONE:
Questo 𝙥𝙞𝙖𝙩𝙩𝙤 è letteralmente “la Bibbia Sacra” che chiunque dovrebbe 𝙢𝙖𝙣𝙜𝙞𝙖𝙧𝙚 per comprendere cosa comporti stare (e soprattutto lavorare) in rete: un carico di stress, odio, frustrazioni altrui e insidie onnipresenti dovute a meccanismi tossici, quasi sempre inimmaginabili o comunque minimizzati da parte di chi non vive ogni giorno certe dinamiche. Le 𝙢𝙖𝙩𝙚𝙧𝙞𝙚 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙚 sono molteplici e come sempre interessanti e di qualità, ma stavolta la 𝙘𝙝𝙚𝙛, che seguo e stimo, si è davvero superata, non solo descrivendo al meglio gli 𝙞𝙣𝙜𝙧𝙚𝙙𝙞𝙚𝙣𝙩𝙞 più 𝙖𝙫𝙖𝙧𝙞𝙖𝙩𝙞 che possiamo incontrare, analizzandoli in modo chiaro e scorrevole, ma anche offrendo delle 𝙧𝙞𝙘𝙚𝙩𝙩𝙚 pratiche per arginarli, sempre in modo tecnico e con cognizione di causa.
⇨ CONCLUSIONI:
Consiglio vivamente questo lavoro (come tutta la 𝙘𝙪𝙘𝙞𝙣𝙖 di Vera Gheno) per comprendere, almeno in parte, l’enorme fatica che costa lavorare sui social ogni giorno, nell’avere a che fare con certi meccanismi. Decidere di 𝙜𝙪𝙨𝙩𝙖𝙧𝙚 questo 𝙥𝙞𝙖𝙩𝙩𝙤 aiuta a muoversi con maggiore consapevolezza nel web, imparando a riconoscere pratiche nocive come le “fallacie argomentative”, ad esempio, per evitare anche di esserne parte in modo inconsapevole, alimentandole con atteggiamenti e pensieri sbagliati.
✎ E voi avete 𝙢𝙖𝙣𝙜𝙞𝙖𝙩𝙤 questo 𝙥𝙞𝙖𝙩𝙩𝙤? Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!
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Libro molto agile che spiega sicuramente la passione di Gheno per il mondo di internet. Forse però il titolo è fuorviante: la parte con "L'antidoto" riguarda una, due frasi al massimo; molto più spazio è dato ai 15 comportamenti velenosi. Non mi è comunque dispiaciuto leggerlo, perché mi piace il modo di scrivere dell'autrice!
Incredibile come Vera Gheno, nei suoi saggi di sociolinguistica, dica cose che definirei (senza offesa) "banali" per una persona intelligente ed educata nel web, ma a renderlo così interessante con la sua prosa. (E ad essere sempre anche un po' psicologa)
Non sempre mi trovo d'accordo con Vera Gheno, ma questo libro per la maggior parte mette in fila osservazioni ed abitudini di buon senso che difficilmente sono opinabili, essendo naturali conseguenze della logica relazionale. Utile la sintesi dei "veleni" e relativi "antidoti", che aprono e chiudono ogni capitolo, e che sono intelligentemente riportati in un pratico specchietto nelle ultimissime pagine del libro, per una rapida consultazione e ripasso. Non si illustrano in questo libro intuizioni geniali o particolarmente originali, ma merita una letta per aiutare il cervello soffermarsi su cose che altrimenti rischiano di sfuggire alla nostra attenzione.
2.5/5 “I più potenti media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di specchi: immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d’imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola d’immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d’estraneità e di disagio.”
un piccolo manuale per imparare a gestire la comunicazione online, in modo da ridurre il tasso di litigiosità e cercare di rendere la propria presenza in rete un evento più rilassante per noi e più vantaggioso per gli altri. diviso in 15 capitoletti, spiega le trappole comunicative più frequenti e come evitarle (gli antidoti, appunto). consigliato.
Vera Gheno conosce molto bene il mondo social e, se li si frequenta da anni, chi legge si ritrova in quanto detto. Una buona penna con sfumature a tratti di ironia, a tratti di j’accuse, che cataloga i comportamenti online e ne trae spunti di riflessione. Il merito del saggio è quello di far realizzare che questi comportamenti sono assiduamente reiterati e non sono casi isolati o personali. Un altro punto su cui riflettere è che persone apparentemente normali sono in grado di diventare i più violenti odiatori del prossimo.
I think this is the first review I write for an Italian book. Especially one that only has 63 ratings and 9 reviews. But Vera Gheno's book is one that most of us should read, since we all spend much of our lives online (you are reading this very review on a screen after all... so meta I know). Gheno is a sociolinguist (hopefully that's how you say it in English) and expert on online communication. Her book is short and concise, but that does not make it banal but accessible and simple. In short, precise terms she delivers 15 antidotes to toxic behaviors on the Internet, and does so very successfully. I heartily recommend Gheno's book, hopefully it will be translated at some point so everyone can read it in English too. Relevant and well-written! (And got me self-conscious about the way I write this review because of the content of the book...)
ho trovato la scrittura molto ripetitiva, molto pesante, però ha dato dei consigli molto utili e molto rari da trovare in giro, tutto sommato è bello come libro però.