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Le Comte de Moret

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198 pages, Kindle Edition

Published November 27, 2011

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About the author

Alexandre Dumas

7,022 books12.4k followers
This note regards Alexandre Dumas, père, the father of Alexandre Dumas, fils (son). For the son, see Alexandre Dumas fils.

Alexandre Dumas père, born Alexandre Dumas Davy de la Pailleterie, was a towering figure of 19th-century French literature whose historical novels and adventure tales earned global renown. Best known for The Three Musketeers, The Count of Monte Cristo, and other swashbuckling epics, Dumas crafted stories filled with daring heroes, dramatic twists, and vivid historical backdrops. His works, often serialized and immensely popular with the public, helped shape the modern adventure genre and remain enduring staples of world literature.
Dumas was the son of Thomas-Alexandre Dumas, a celebrated general in Revolutionary France and the highest-ranking man of African descent in a European army at the time. His father’s early death left the family in poverty, but Dumas’s upbringing was nonetheless marked by strong personal ambition and a deep admiration for his father’s achievements. He moved to Paris as a young man and began his literary career writing for the theatre, quickly rising to prominence in the Romantic movement with successful plays like Henri III et sa cour and Antony.
In the 1840s, Dumas turned increasingly toward prose fiction, particularly serialized novels, which reached vast audiences through French newspapers. His collaboration with Auguste Maquet, a skilled plotter and historian, proved fruitful. While Maquet drafted outlines and conducted research, Dumas infused the narratives with flair, dialogue, and color. The result was a string of literary triumphs, including The Three Musketeers and The Count of Monte Cristo, both published in 1844. These novels exemplified Dumas’s flair for suspenseful pacing, memorable characters, and grand themes of justice, loyalty, and revenge.
The D’Artagnan Romances—The Three Musketeers, Twenty Years After, and The Vicomte of Bragelonne—cemented his fame. They follow the adventures of the titular Gascon hero and his comrades Athos, Porthos, and Aramis, blending historical fact and fiction into richly imagined narratives. The Count of Monte Cristo offered a darker, more introspective tale of betrayal and retribution, with intricate plotting and a deeply philosophical core.
Dumas was also active in journalism and theater. He founded the Théâtre Historique in Paris, which staged dramatizations of his own novels. A prolific and energetic writer, he is estimated to have written or co-written over 100,000 pages of fiction, plays, memoirs, travel books, and essays. He also had a strong interest in food and published a massive culinary encyclopedia, Le Grand Dictionnaire de cuisine, filled with recipes, anecdotes, and reflections on gastronomy.
Despite his enormous success, Dumas was frequently plagued by financial troubles. He led a lavish lifestyle, building the ornate Château de Monte-Cristo near Paris, employing large staffs, and supporting many friends and relatives. His generosity and appetite for life often outpaced his income, leading to mounting debts. Still, his creative drive rarely waned.
Dumas’s mixed-race background was a source of both pride and tension in his life. He was outspoken about his heritage and used his platform to address race and injustice. In his novel Georges, he explored issues of colonialism and identity through a Creole protagonist. Though he encountered racism, he refused to be silenced, famously replying to a racial insult by pointing to his ancestry and achievements with dignity and wit.
Later in life, Dumas continued writing and traveling, spending time in Belgium, Italy, and Russia. He supported nationalist causes, particularly Italian unification, and even founded a newspaper to advocate for Giuseppe Garibaldi. Though his popularity waned somewhat in his final years, his literary legacy grew steadily. He wrote in a style that was accessible, entertaining, and emotionally reso

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11 (6%)
1 star
4 (2%)
Displaying 1 - 28 of 28 reviews
Profile Image for Savasandir .
275 reviews
October 7, 2025
“L'ordine regna ovunque, e l'ordine è la morte dei popoli”

Uno degli ultimi romanzi storici scritti da quel genio di Dumas, La Sfinge Rossa ci trasporta di nuovo nella Francia di Luigi XIII, ma questa volta senza i moschettieri perché, come rivela l'Autore stesso nella prefazione, essendo ormai letterariamente sepolti da tempo, sarebbe stato come "evocare non più uomini vivi ma fantasmi."

(o voi, odierni produttori e registi di sequel cinematografici imbarazzanti, e pure voi, sceneggiatori scellerati che chiamate a recitare le vecchie glorie della nostra infanzia solo per farcele vedere morire male nel peggiore dei modi possibili; prendete esempio dal Maestro indiscusso del riciclo e fate tesoro delle sue parole.
Mai più!).
-fine dello sfogo, torniamo a noi-

La storia riprende là dove si era interrotta ne I Tre Moschettieri, con il rientro del re a Parigi dopo la vittoria a La Rochelle. Il grande protagonista, però, è il cardinale di Richelieu che, non ancora all'apice del suo potere, deve in continuazione contrattaccare alle intriganti manovre della regina Anna d'Austria e di Maria de' Medici, la terribile regina madre.
Il lettore, seduto accanto a Richelieu nel suo studio, lo seguirà nel governo della nazione e nella sua personale ricerca dei mandanti dell'assassinio di Enrico IV, per poi abbandonare Parigi e la Francia ed andare a guerreggiare in Piemonte, in uno di quei gran guazzabugli che erano le guerre di successione europee.
E come è norma quando si legge Dumas, oltre a divertirsi il lettore ne esce più edotto, nello specifico non solo sul processo che portò la Francia, nel giro di 50 anni, a diventare una delle più grandi potenze Europee proprio grazie all'infaticabile opera di Richelieu, ma anche con la consapevolezza che spetta sempre al cardinale gran parte del merito della secolare preminenza culturale della Francia e di Parigi, che scippò alle corti italiane il titolo di capitale europea delle lettere e delle arti e lo detenne incontrastata dal XVIII al XX secolo.

Un tema meritevole di menzione è quello del doppio: ogni cosa di questo romanzo sembra avere la sua controparte. Due sono i centri di potere, il Louvre e il Palais Cardinal, e per quanto il potere regio sia inconsistente, Richelieu sa che, senza l'appoggio incondizionato di Luigi, il suo ministero cadrebbe nel giro di poche ore; bicefalo sarà anche il nemico d’oltralpe che il cardinale dovrà affrontare, nelle figure di Carlo Emanuele e Vittorio Amedeo di Savoia; due sono le regine cospiratrici, così come due sono i figli di Enrico IV, Luigi XIII e il conte di Moret, tratteggiati entrambi per contrasti, tanto il primo è misogino, bigotto e meschino, quanto il secondo è farfallone, di mente aperta e indomito; due sono gli spadaccini, un gioviale guascone e un gobbo inviperito; due sono le dame di compagnia di Anna d'Austria, una eterea e una voluttuosa; due sono le eminenze, la rossa e la grigia (il celebre cappuccino Joseph du Tremblay); ogni personaggio ha il proprio doppio, l'unica eccezione è Richelieu, che nel suo ruolo (doppio) di ministro di Dio e ministro di Francia, di doppi ne colleziona parecchi! Nel corso della narrazione, infatti, in due fenomenali capitoli, il cardinale avrà modo di confrontarsi

Rispetto ai suoi scritti più celebri, qui troviamo un Dumas assai profondo, che indaga dettagliatamente fra le pieghe della Storia, materia che a fine carriera maneggia oramai da artista consumato e fra le ombre lasciate dalla documentazione storica innesta le sue trame romanzesche facendo nascere intrecci mirabolanti; e sembra quasi che voglia rendere un atto di giustizia sia a Richelieu, che perde il ruolo di antagonista supremo dei moschettieri, mantenendo però tutto il suo fascino letterario e anzi, acquistando parecchio in simpatia, sia, e forse soprattutto, a re Luigi, che ne I tre moschettieri fa la parte del marito tontolone (per tacer dei palchi) e che qui invece trova una dimensione tragica, descritto come un debole dallo spirito volitivo, questo sì, ma anche più perspicace di quanto dia ad intendere (anche se il Carlo IX de La Regina Margot resta inarrivabile, era personaggio più riuscito e di tutt'altra pasta).


Come ogni vero romanzo storico che si rispetti, anche nella Sfinge Rossa l'indagine archeologica volta a far rivivere la Storia offre, a un livello interpretativo meno superficiale, una severa riflessione sulla contemporaneità dell'Autore: l'anno di pubblicazione è il 1865, Dumas è appena tornato in Francia dopo il lungo soggiorno partenopeo iniziato al seguito di Garibaldi e poi protratto per cinque anni, anni in cui ha assistito coi propri occhi a meraviglie, perché nessuno in Europa pensava possibile o anche solo concepibile che gli italiani riuscissero a dotarsi da soli di uno Stato unitario, ha osservato e si è imbibito del fervore culturale risorgimentale che aveva contribuito al raggiungimento di quel traguardo, ha visto un uomo conquistare un intero regno con una manciata di armati e darlo via senza chiedere niente in cambio; tornato in Francia, trova un impero morente, un regime autoritario in cui la stretta liberticida è sempre più asfissiante (vigeva da anni una severissima censura), con a capo un uomo che, anziché circondarsi di menti brillanti (come la piccola corte di artisti che orbita attorno a Richelieu nel romanzo) aveva costretto all'esilio la più fulgida penna di Francia, quella di Victor Hugo (curioso, sia detto per inciso, come la dittatura francese e l'unificazione italiana avessero in comune lo stesso abbrivio: la Primavera dei Popoli del 1848, e come, senza la prima, probabilmente non avremmo avuto la seconda).

Ecco allora che nelle infinite virtù con le quali Alexandre dipinge il suo Richelieu affiora neanche troppo fra le righe un modello di buongoverno capace di contemperare la grandezza dello Stato alla prosperità dei suoi abitanti, con un occhio di riguardo per lo sviluppo culturale, fondamento di ogni vitale civiltà; si tratteggia una rappresentazione allegorica del governante perfetto, dando corpo a una mancanza molto sentita, all'epoca, in Francia.

È un'anomalia non da poco, nel corpus dumasiano, che, per tematiche, sempre aveva ruotato anche attorno alla rappresentazione del potere, ma qui si compie una vera rivoluzione (non a caso il moto di rotazione celeste e la rivoluzione copernicana sono uno dei temi ricorrenti di questo romanzo): prima della Sfinge il Potere, nelle opere di Dumas, era sempre qualcosa da contrastare, mostrandone tutte le storture, le malversazioni, gli inganni, le ingiustizie, le prevaricazioni; qui invece, per la prima volta, Alexandre fa il ritratto del Potere ideale, infondendo in Richelieu tutte le qualità che un bravo governante dovrebbe avere per ambire ad essere uno statista, compresa la capacità di fare un passo indietro, qualora le contingenze lo richiedano, rarissima virtù ancor oggi pressoché sconosciuta alla classe politica mondiale.

Infine, svolgendosi la vicenda fra il 1628 e il 1630, alla peste che imperversò in quel periodo in Europa è dedicato un intero capitolo dagli inevitabili echi manzoniani, Dumas stesso arriva a citare I Promessi Sposi nel bel mezzo della narrazione.

Un Dumas più storico del solito, è vero, ma che non rinuncia alla sua verve, i momenti spassosi non mancano ed il libro si chiude con un ultimo, buffissimo capitolo che è tutto un programma.
Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
October 5, 2025
Oggetto di difficilissima identificazione. Difficile sintetizzare la trama, difficile mettere a fuoco il tema, difficile individuare un protagonista che prevalga sugli altri (a suo modo, un modo molto originale e diverso dalla definizione classica di 'romanzo corale', il romanzo ha indubitabilmente una certa coralità), difficile interpretare cosa passasse per la testa del buon Dumas. Rientra a pieno titolo nella categoria dreadful imbroglio. E difatti, mi stava piacendo anche quando non mi stava piacendo. All'inizio, partita con aspettative altissime, mi sentivo alquanto delusa, lo trovavo pedante e sbrodoloso: una tale sbrodolata di nomi e date e piccoli aneddoti che alla fine di alcune frasi non capivo nemmeno più di chi o di cosa si stava parlando. Quindi, chi è abituato al Dumas avvincente sin da subito, si tenga per avvertito: qui siamo più dalle parti di Hugo.

Durante la seconda parte inizio a prendere appunti:
"La trama in una parola: intrigo.
La trama in tre parole: intrigo intrigo intrigo.
La trama in cinque parole: intrigo intrigo intrigo intrigo intrigo."

E insomma grazie a questo suo essere indefinito, indeterminato, un po' gassoso e un po' liquido, granulato, assolutamente non etichettabile e non confezionabile, grazie a queste sue caratteristiche il romanzo inizia a farsi piacere: non si può avere la minima idea di dove andrà a parare e questo crea il magico effetto page-turning.

Quel che invece non è difficile, anzi facilissimo, è cogliere spunti e rimandi e citazioni di altri illustri colleghi: Dumas rubacchia idee e ingredienti e situazioni da Hugo, da Féval (il quale a sua volta aveva scopiazzato Dumas, quindi il copiato ha imitato il copiatore, qui siamo a livello matrioska), da Dickens, da Verne, da Shakespeare e poi chissà da quanti altri che io non ho colto. Ma si sa: se copî da uno è plagio, se copî da dieci o da cento e rimescoli e rielabori gli ingredienti, allora sei uno studioso coi fiocchi, quindi nulla da ridire.

L'opera in sé non è immune da difettucci e imperfezioni e ingenuità varie più o meno piccole nella quotidianità e nei comportamenti dei personaggi, e anche incoerenze e/o anacronismi (una su tutte: la facilità con con alcuni protagonisti abbracciano le teorie copernicane e galileiane, e la straordinaria tolleranza con cui costoro vengono trattati dagli altri protagonisti); su alcuni dettagli storici l'autore si contraddice come ci fanno notare le stesse note al testo; a tratti troppo lento e in altri tratti l'autore sembra voler andare troppo precipitosamente, quindi sotto un certo aspetto il voto più appropriato sarebbe di quattro stelle. Però anche attraverso i difetti si percepisce la mano di un autore decisamente da cinque stelle già soltanto per il fatto che come si diceva sopra è un lavoro difficilmente classificabile. Un lavoro al di sotto del quale si riconosce in maniera chiara una intuizione decisamente felice, pressoché geniale: costruire un romanzo non su un evento, non su un'avventura, non su un personaggio, non su un ciclo di Storia né di stagioni, ma semplicemente su un concetto labilissimo: "...uscì, più pallido, stanco e vacillante del giorno prima, ma anche con idee più chiare sulla difficoltà di essere un grande ministro e sulla facilità di essere un re mediocre". L'analisi delle stanze dei bottoni e delle persone del potere che se ne ricava, è attualissima ancora oggi. E i romanzi che a distanza di secoli rimangono freschi e attuali, anzi anticipano temi del ventesimo o del ventunesimo secolo, quelli sono i classici, quelli sono da cinque stelle.

Ci sono spiritosate e siparietti che riletti al giorno d'oggi suonano a dir poco demodés, però poi ci sono lampi di ironia sempre affilatissima e sempre attualissima, ed è anche in virtù di questa che uno si divora letteralmente il tomo.

Ho amato il modo in cui Dumas maneggia i personaggi di Richelieu e Luigi XIII: li espone al lettore sotto tutti gli aspetti, con tutte le sfaccettature, nel primo riconosce una genialità ma non ne nasconde gli aspetti umani e anche i difetti, nel secondo dipinge l'inettitudine e ne deride i difetti ma non gli nega una certa umanità e qualche barlume di pensiero sensato. E di nuovo riguardo Richelieu, ho apprezzato molto il modo in cui, con pochissime pennellate, Dumas ne sa dipingere l'autorità e autorevolezza.
Il Conte di Moret è un buon personaggio, non è mal costruito eppure per essere più avvincente e farsi amare di più avrebbe avuto bisogno di maggiori dettagli circa la sua storia personale. Sarà anche figlio di re - sebbene illegittimo - eppure la sua figura finisce per impallidire un po' rispetto a Salvato che nel romanzo precedente (La Sanfelice) era nientemeno che "il figlio della morta".

Ci sono capitoli con atmosfere cupe e gotiche in cui il nostro ha già ampiamente dimostrato di saper essere maestro. Più in generale c'è un notevole affresco del XVII sec.: forse non il più completo e complesso possibile che sia mai stato scritto in assoluto (non ho letto abbastanza per esprimere giudizi definitivi), ma comunque di certo c'è un livello eccezionale di completezza.
Verso il finale, Richelieu si incontra con un "astro nascente" della politica degli anni a venire e questi gli farà una disamina puntualissima e attentissima della situazione geopolitica della penisola italica del XVII sec, ribadendo così quello che ho appena scritto e cioè che nel libro si trova un notevole affresco del secolo, e sottolineando anche quello che avevo scritto un po' prima e cioè che il romanzo pecca di una qualche sfasatura temporale - come poteva un ventenne dell'epoca, per quanto acuto ed intelligente ed osservatore nonché ambizioso, fare un'analisi completa della situazione quale può essere fatta solamente dai posteri? La Storia è una lavatrice e chi si trova dentro la centrifuga, in realtà, non può fare molto per capirci un granché.

Chiusura geniale, perfettamente degna di un romanzo tutto costruito su intrigo-intrigo-intrigo. Quindi dopo avere avuto qualche tentennamento, confermo e accendo le cinque stelle.
Profile Image for Avery Liz Holland.
289 reviews49 followers
November 1, 2025
Storia e potere

Romanzo difficile da definire, inquadrare, classificare, soprattutto nei primi capitoli. Il conte di Moret, colui che dà all’opera il titolo originario quando esce a puntate per la prima volta, non è abbastanza presente e rilevante per meritare effettivamente il ruolo di protagonista. Quest’ultimo spetta senz’altro al cardinale Richelieu, la “sfinge rossa” del titolo attuale, al centro di intrighi, guerre, complotti, e che nonostante il daffare trova anche il tempo di indagare su un importante cold case, l’assassinio di Enrico IV.
È un romanzo ricco di personaggi che sembrano importantissimi, ma poi quasi svaniscono nel nulla, di spinte centrifughe che distolgono dal cuore della trama (ammesso che di una trama vera e propria si possa parlare). Sulle prime ci si ritrova confusi, ma bisogna avere pazienza e lasciar fare a Dumas, affidarsi al suo talento sicuro. A mano a mano che il racconto prosegue si comprende che il vero scopo non è raccontare questa o quella trama o parlare di questo o quel personaggio (no, forse neppure di Richelieu, sebbene sia il candidato indiscusso al titolo di protagonista), ma raffigurare uno squarcio di Storia, come un tableau vivant o un grande dipinto a tinte fosche e sanguinose, nonostante l’autore si prenda numerose libertà rispetto alla realtà dei fatti e talvolta si contraddica da solo (ma a Dumas si perdona questo e altro). Eppure la vividezza dei colori è straordinaria.
Dumas ci offre ritratti sorprendenti di personaggi già noti ai suoi lettori, svelandone lati insospettabili, come l’umanità del cardinale o il nucleo di sentimenti profondi e dolenti di Luigi XIII. , però, è soprattutto un romanzo sul potere, che logora chi non è il cardinale Richelieu, ritratto nei suoi aspetti più machiavellici, ma capace di agire per sanare ingiustizie e crudeltà. A lui spetta il difficile compito di manovrare le pedine sulla grande scacchiera della politica internazionale, con un’eleganza e un’efficacia senza pari.
Profile Image for Saturn.
632 reviews80 followers
October 5, 2025
Una ventina d'anni dopo la pubblicazione de I tre moschettieri Dumas decide di raccontare una nuova storia su quel periodo storico. La sfinge rossa però non è un seguito di quel famoso romanzo, in quanto non vi compaiono né i moschettieri né altri personaggi d'invenzione ad essi collegati. E' un'opera nuova e se ne discosta anche stilisticamente. La gran parte del romanzo si svolge in ambienti chiusi o ristretti, dando al romanzo un'impostazione teatrale che si nota fortemente e in particolare in alcuni capitoli. Solo la parte finale prende una piega completamente diversa portando una maggiore azione e ambienti aperti.
Tutto il romanzo ruota intorno al potere, a come si conquista, al modo in cui si amministra, a come lo si mantiene, e la figura che meglio lo incarna è il cardinale di Richelieu. Dumas è veramente implacabile quando descrive la pochezza morale della nobiltà, creando un contrasto notevole col cardinale che - seppur ambizioso - esprime la sua ambizione per il bene della Francia.
La grande maestria di Dumas si vede in tanti aspetti del romanzo, primo fra tutti nell'attenzione che dedica ai personaggi. Il modo in cui li presenta, li descrive e in alcuni casi ne mostra le tante sfumature è semplicemente spettacolare. Riesce a coinvolgere il lettore nonostante le digressioni storiche, che risultano comunque interessanti. Il romanzo poi prende molte deviazioni che possono sembrare dei siparietti. In realtà ogni elemento viene recuperato nel corso della narrazione, fino all'ultima pagina. Il finale è repentino, aperto perché la storia del potere non ha fine, e conclude il libro dando una sorta di circolarità narrativa che collega la fine con il principio della narrazione.
Forse non è un libro grandioso come altri da lui scritti, ma resta un romanzo notevole che diverte e appassiona. Che parla del passato per far riflettere il lettore sul presente, offrendosi a molte analisi e spunti di riflessione.
Profile Image for Aronne.
86 reviews11 followers
October 5, 2025
3.5 ☆

Il romanzo si concentra prevalentemente (ma non solo) su due figure che erano state un po' bistrattate nei Tre Moschettieri: Richelieu e Luigi XIII. Per il primo, si tratta di una vera e propria riabilitazione: se ne mostra il grande acume, ma anche le debolezze e la solitudine di chi, di fatto, governa da solo la Francia. Per Luigi XIII, invece, più che di una riabilitazione completa, assistiamo allo svelarsi del suo lato umano: il re ne esce fuori sempre non troppo brillantemente, ma comunque più di prima.
Attorno ruotano diverse figure, alcune un po' più approfondite, altre di comparsa, via via dimenticate.
Non appaiono i moschettieri, nonostante ci sia un personaggio secondario che a me ricorda D'Artagnan (del resto, a mio parere, almeno una sua breve apparizione ci sarebbe stata bene, anche se capisco la scelta di Dumas).
Il taglio è molto storico, in alcune parti risulta leggermente pesante, anche se non mancano capitoli di puro intrattenimento. La trama di per sè è debole, più che sugli avvenimenti si concentra sulla raffigurazione del potere e sull'approfondimento dei personaggi prima citati. A mio dire intrattiene, non potrebbe essere altrimenti, con quei personaggi, ma più a singole parti, non tanto nell'insieme.
Profile Image for Flavia .
268 reviews143 followers
October 3, 2025
In quest’ultima opera di Dumas siamo di nuovo alla corte di Luigi XIII. La Storia europea fa da sfondo vivo alle vicende che si susseguono una dopo l’altra in una narrazione fatta di segreti, intrighi, scontri e amori.
Le conversazioni sono brillanti, sagaci; gli intrighi politici avvincenti, ma devo ammettere che la parte finale mi è sembrata un po' debole, e l’ultimo capitolo mi ha lasciata con molte domande.
Però Dumas sì, ci sei riuscito. Mi hai fatto apprezzare notevolmente la figura di Richelieu. Giuro di portare sempre rispetto al suo nome e alla sua memoria. Inoltre, grazie come sempre della compagnia e dell’intrattenimento, che qui ce n’è sempre più bisogno.
Profile Image for Maya Ch.
150 reviews3 followers
August 8, 2023
Dumas, Red Sphinx
Was so engrossed in the story, that listening (though I’m reading) as Isabella listens to count de Moret, who explains earth spin around the sun, gravity, planets - felt a reply forming in my head “it is complete bollocks!”
😂
time period and character immersion was intense on my side 😂

One of the later novels by Dumas, it does feel unfinished. Richelieu here is the main protagonist, his political and state government genius finally given well deserved representation.
Next book should have been birth of future Louis XIV, last year of Richelieu and Louis XIII. While glimpse of Mazarini in “Red sphinx” will expand into growing under Richelieu’s tutelage and then taking his place near Anne of Austria and in governing the country.
Overall, Dumas books always enjoyable, in spite of multiple unnecessary characters and unfinished line plots in this one.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Mattia.
47 reviews4 followers
July 31, 2022
Dumas è uno dei pochi autori che ogni volta è in grado di insegnarmi qualcosa con tutti i suoi libri. Intrigante, scorrevole e mai banale. Amo il suo stile di scrittura e non smetterei mai di leggerlo. Assolutamente uno dei miei scrittori preferiti.
Profile Image for Melissa Giannetta.
81 reviews2 followers
June 30, 2023
“Ecco in poche parole che cosa ho cercato di fare: durante il regno di Luigi XIII e il ministero di Richelieu c'è un periodo interessantissimo dal punto di vista storico, romanzesco e sociale: è quello compreso tra l'assassinio di Buckingham e la morte non di Anne de Montmorency - già ucciso da Robert Stuart settantun anni prima nella battaglia di Saint-Denis - ma di Henri II de Montmorency, decapitato a Tolosa nel 1632”.

È così che Alexandre Dumas presenta il grande soggetto del suo Le Comte de Moret che l’editore sceglie di intitolare Le Sphinx Rouge (che è il modo in cui Michelet si riferiva al cardinale Richelieu), e compie così una scelta decisiva a favore della Storia e a svantaggio della storia (del romanzo).
Alla fine del romanzo, imperniato su quel figlio bastardo di Enrico IV che fu Antoine de Bourbon, cui pure Dumas dedicherà un sequel (il romanzo epistolare La colombe), ci si può forse rassegnare.
Alla fine del racconto della Storia, imperniata sul cardinale de Richelieu, e alla sua lotta per la direzione della coscienza di Luigi XIII contro la regina madre Maria de’ Medici e la regina moglie Anna d’Austria, non ci si può rassegnare… è per questo che i critici hanno da sempre gridato all’incompiutezza di questo romanzo. Certo, come invita a fare Mariolina Bongiovanni Bertini, ci si deve rassegnare alla parola “fine” che Dumas ha messo dopo aver raccontato la presa di Susa e della fortezza di Pinerolo che chiude indubbiamente la storia che l’assedio de La Rochelle aveva aperto: la storia della gloria di Luigi XIII.

Dumas raccoglie con la pazienza e la passione dello storico tutti gli ingredienti e li serve sul vassoio d’argento del grande romanziere che è. Il suo vero protagonista, che ha i tratti dell’uomo della provvidenza (di nuovo!), ha gli occhi di un uomo che è un’aquila e il romanzo ha il potere di fargli incontrare il suo passato (il duca di Sully, un’altra aquila) e il suo futuro (il cardinale Mazzarino, una volpe). Quell’uomo, primo ministro e cardinale, è capace di scoprire i mandanti dell’assassinio di Enrico IV, di usare la dissimulazione, ma di guidare le coscienze che, con o senza morale, ha il potere e il carisma di assolvere, ma sopratutto è capace di fare la Francia che Luigi XIV si intesterà.

È un libro scritto con l’ambizione di stare nelle biblioteche e non sui comodini: ed è quello il suo indubbio posto.
Profile Image for dea.
166 reviews38 followers
March 19, 2024
“All must love in this world, all seek to join and merge into a single life, brooks into streams, streams into rivers, rivers into the ocean. The stars that, at night, rise from one horizon and cross the sky to the other, are swallowed in the glowing aura of a greater star rising; our souls themselves, these emanations of your divine breath, seek other souls here on earth for companions to love, and when our souls leave our bodies, they seek again to merge with you, who are the soul universal and the love endless.”

So so so beautiful! I wish that he had finished The Red Sphinx, as I would have loved to read of the downfall of the Cardinal Richelieu and Louis XIII, but the short epistolary novel The Dove he had written prior wrapped up the romance between the Comet de Moret n Isabelle de Lautrec so bewitchingly.
Profile Image for Elina.
189 reviews7 followers
January 26, 2015
Kaikkine puutteineen (ei tämä ole mitään mestaritason proosaa) järisyttävän hyvä omassa lajissaan.:) Punainen sfinksi on enemmän komedia kuin seikkailukirja, vaikka siinä toki myös mitellään miekkoja. Tarjoaa todella erilaisen kuvan kardinaali Richelieusta kuin Hollywoodin elokuvatehtaat.

Erinomaisimpia piirteitä kirjassa on Dumas'n tapa tehdä suurpiirteisesti ja kärjistetysti kuvaamistaan karikatyyrihahmoista silti inhimillisiä.

Olen lukenut Punaisen sfinksin teini-ikäisenä kertaalleen, enkä varmaankaan silloin osannut tulkita rivien välistä kerrottua yhtä hyvin kuin nykyään. Kuningas Ludvig XIII:sta kiinnostus nuoriin miehiin tuo romaaniin selkeän queer-tason.
Profile Image for Natia Morbedadze.
838 reviews83 followers
May 6, 2023
დიუმაზე უკეთ არავის გამოსდის საფრანგეთის სამეფო კარის ინტრიგების ჩვენება, თანაც "ორმხრივად"! დიახ, აქ გამჭრიახ ლიდერს (რაც ყველა წიგნშიც და ისტორიაშიც უტყუარი ამბავია), "წითელ სფინქსს", დიდ კარდინალ რიშელიეს ვგულშემატკივრობთ, ანა ავსტრიელი კი, რომლის ბურნუკებსაც მუშკეტერებთან ერთად ვსდიეთ, საძულველ ადამიანად გვექცა. ასე "გადაათამაშა" სიტუაცია ავტორმა და ამჯერად როლები შეუცვალა თავის გმირებს, რომლებიც ამასთანავე ისტორიული პიროვნებებიც არიან - არა ისეთები, როგორებადაც საოცრად საინტერესო წიგნებში არიან, ალბათ სულ სხვა��აირები...
Profile Image for LaCitty.
1,045 reviews185 followers
October 2, 2025
Leggere Dumas è sempre piacevole anche quando, come in questo caso, ci si trova davanti ad un romanzo, a mio parere, meno riuscito di altri.
Dumas ci riporta alla corte di Luigi XIII di Francia, subito dopo la battaglia di La Rochelle che chiude I tre moschettieri. Questa volta però l'azione non gira attorno ai quattro famosi spadaccini, ma alla loro nemesi, quel cardinale Richelieu tanto vituperato nel primo romanzo, quanto rivalutato in questo. Emerge così lo statista, il grande fautore della Francia come la conosciamo.
Per quanto Richelieu ricopra sicuramente un ruolo di primo piano, molti sono i personaggi, storici e non, che popolano questo romanzo e, a grandi linee, si può dire che ciascuna delle quattro parti di cui si compone il romanzo vede un gruppo di personaggi avere un ruolo di particolare rilievo: nella prima è il conte di Moret con la presentazione degli intrighi di palazzo da parte delle due regine, la consorte e la madre di Luigi, poi il fuoco si sposta all'interno della corte tra i nobili che intrigano e il cardinale con i suoi accoliti che sorvegliano la situazione, il fuoco si stringe ulteriormente sul sovrano costretto a rendersi conto della situazione politica in cui si trova e infine si allarga di nuovo con le grandi battaglie per la presa di Susa e Pinerolo contro i Savoia.
Romanzo discontinuo a mio parere, con capitoli bellissimi che rivelano l'umanità dei personaggi o pieni di azione, combattimenti e spacconate, alternati ad altri che ho trovato a volte lenti, a volte inutili ai fini della storia. Insomma per me una valutazione tiepida.
Author 51 books5 followers
October 27, 2017
Alexandre Dumas transporta o leitor para o universo parisiense do século XVII, sempre com o toque de aventura de capa e espada a que já estamos habituados. Este livro começa onde acaba “Os Três Mosqueteiros”, no ano de 1628, mas engane-se quem pensa que “A Esfinge Vermelha” é uma continuação das aventuras dos quatro inseparáveis. Aliás, nenhum dos mosqueteiros aparece e há só uma breve referência ao seu capitão, o senhor de Treville e um dos tenentes da guarda do cardeal, Jussac.
Este livro é sobre o cardeal de Richelieu e da sua luta para que a França não sucumba a uma intriga cujo objetivo é destronar o rei Luís XIII e arruinar o cardeal. A corte é um lugar perigoso, minado por intrigas, inimigos poderosos e dissimulados que nutrem um ódio de morte ao primeiro-ministro (Richelieu). Luís XIII é uma pessoa apática, sempre vestido de negro e entediado com dia a dia do palácio do Louvre. Desconhece que os seus inimigos são aqueles que lhe são mais próximos.
E é neste jogo louco e traiçoeiro que o autor centra a sua narrativa. Entre duelos de espada, cartas encriptadas, passagens secretas, encontros comprometedores e alianças pouco prováveis, o cerco a Luís XIII e a Richelieu vai-se apertando ao mesmo tempo que o cardeal vai desenterrando o passado e desmascarando os seus poderosos inimigos.
Gostei particularmente do capítulo em que Richelieu, vestido de cavaleiro, bem ao jeito de um mosqueteiro, salva uma jovem mulher prisioneira que guarda um segredo de Estado terrível, pondo mesmo em causa a origem do rei Luís XIII.
“Apesar da densidade da atmosfera, fez-se então uma luz bastante forte para que o cardeal pudesse avistar encostada à parede, defronte da janela, uma figura acocorada, com os cotovelos um farrapo de tecido que cobria da cintura aos joelhos. Os cabelos caíam-lhe pelos ombros abaixo e varriam com as pontas das lajes do chão.
Aquela figura era lívida, repelente, tiritante. Olhava (…) na sua escuridão com uns olhos fundos, fixos, quase insensatos. (…)
O cardeal, embora pouco sensível à dor dos outros e mesmo à sua própria dor, estremeceu dos pés à cabeça (…)
- A liberdade! – uivou, desatando a rir-se, mas com esse riso sinistro que faz estremecer (…) – A liberdade! Oh, sois então Nosso Senhor Jesus Cristo em pessoa, para dizer aos mortos: “Levantai-vos e saí dos vossos túmulos”.
(…) E a prisioneira cobriu de beijos a mão do cardeal.”

Contam-se pelos dedos os fiéis a Richelieu, tais como o espadachim Étienne de Lathil ou a sua confidente, a bonita e jovem Marion Delorme, passando também pelo capitão Cavois e a sua cómica e bem-disposta mulher, senhora de Cavois, mãe de 10 filhos!
É a senhora de Cavois que abre o negócio das “cadeirinhas”, a última moda em Paris e que muito vai ajudar Richelieu na resolução dos problemas que se avizinham.
Dumas entretém mas também não desleixa o lado pedagógico que caracteriza tão bem as suas obras. Para além de ser um contador de histórias, Alexandre Dumas é também um exímio professor de História. O leitor não vai ficar desapontado com essa componente que é uma mais-valia ao contexto histórico-social da narrativa.
Richelieu é o herói desta história e Alexandre Dumas faz jus ao caráter deste grande de França. Nunca encarei Richelieu como um vilão no seu sentido mais literal e a leitura de “A Esfinge Vermelha” confirma-me esta posição em relação a este personagem histórico. Sem dúvida que continua a ser um dos inimigos mais perigosos dos três mosqueteiros e que todos vibramos quando Athos, Phortos, Aramis e o jovem D’artagnan dão a volta aos planos de Richelieu, Milady e Rochefort. Mas nesta obra, conhecemos outro lado deste personagem. É um vilão multifacetado com tons heroicos e que acaba por surpreender pela positiva (o mesmo acontece no final de “Os Três Mosqueteiros”).
Não esquecer que todo o herói precisa de um grande vilão. Richelieu está no meio, o que o torna um personagem intrigante e menos óbvio.
É um homem ao estilo do Renascimento, com visão ampla e abrangente. Homem das Artes, dá valor aos artistas e artesãos. Ele próprio escreve poesia e dramaturgia (“Mirame”). Em contraponto é também um estratega militar e soldado.
Curiosamente tem pouco de clérigo, facto que não passa despercebido na obra. Luís XIII chega mesmo a compará-lo ao Diabo.
“A Esfinge Vermelha” é uma das últimas obras de Alexandre Dumas. Diz-se mesmo que se encontra incompleta mas mesmo assim vale a pena visitar estas páginas, de sentir os perigos da “Estalagem da Barba Tingida”, de quebrar os éditos da proibição dos duelos e bater-se ao lado do espadachim Étienne de Lathill, de percorrer os corredores do Louvre, de se aventurar numa cadeirinha pelas ruas da cidade de Paris, de presenciar os bailes da corte e os amores primaveris do conde de Moret e de Isabelle de Lautrec, de sentir a mágoa e a solidão da rainha Ana, ignorada pelo esposo e pressionada por seu irmão, rei de Espanha, a conceber um herdeiro para a França.
Juntem-se a Alexandre Dumas e vibrem com esta aventura, bem ao estilo do clássico “Os Três Mosqueteiros”. En garde!
Profile Image for Natascia Luchetti.
Author 19 books38 followers
June 10, 2023
Ho iniziato questo libro di babbo Dumas perché sapevo che Richelieu era uno dei suoi protagonisti. Io amo Richelieu, con tutta l'anima, fino alla più piccolissima fibra e devo dire che Dumas, stavolta, lo ha trattato davvero bene.
Ha descritto l'uomo dotato di intelligenza superiore che effettivamente era, gli ha affidato sagacia e sarcasmo a volontà, nei dialoghi. Lo ha reso quasi alla perfezione, mostrandomi un amore e un'ammirazione che non mi sarei mai aspettata da questo autore. Alexandre Dumas ha dato la giusta dimensione a Richelieu, trattandolo come il genio politico e militare che fu. Certo, ci sono delle imprecisioni, ma sono infime vicino all'elogio che mi sono trovata per le mani.
Purtroppo, lo stile narrativo di Dumas è invecchiato male.
La prosa è spesso un riassunto. Si sofferma poco nella descrizione di ambienti e personaggi, dipinge le azioni in maniera puntuativa, per dare molto spazio ai dialoghi che risultano, spesso, teatrali. Sono molto godibili, ben fatti, spesso mi hanno strappato qualche risata, grazie all'ironia tipica francese che li segna tutti, così come le considerazioni. Proprio le riflessioni di Dumas mi hanno fatto innamorare, sulla politica francese dell'epoca, sul mondo che fu, sui vari protagonisti e personaggi.
La storia spesso viene curvata secondo la volontà dello scrittore, tanti avvenimenti storici vengono modificati a volte non si sa neppure perché. Ci sono degli errori, incongruenze che in questa edizione ci vengono segnalate dal traduttore attraverso delle bellissime note.
Quello che proprio mi ha mandato in bestia, tuttavia, è il finale, completamente scollegato e senza senso. Non sembra proprio una conclusione, ma un nuovo punto da cui far partire una nuova parte.
Tirando le somme, è ovvio che Dumas si è guadagnato la sufficienza con questo libro. Non riesco ad andare molto oltre, però, perché ha davvero tante pecche.
Profile Image for Taija.
954 reviews
February 3, 2020
Tämähän oli yllättävän hauska, paikoin jopa huvittava. Ei Monte Criston kreivin tai Kolmen muskettisoturin veroinen klassikko, mutta mukiinmenevä tarina kardinaali Richelieustä ja Ranskan hovijuonitteluista 1600-luvulla.

Varsinkin nuorena tyttönä olin kovin kiinnostunut Ranskan historiasta, ja tässä sitä kyllä tuli aimo annos. Miekkataisteluita, rakastajattaria, näkymättömällä musteella kirjoitettuja kirjeitä, kahisevia hameita, julmia mestauksia ... kaikkea löytyi. Ennen kaikkea juonittelua, juonittelua, juonittelua.

Henkilöhahmoja oli paljon (suurin osa varmaan oikeita historiallisia henkilöitä), heillä monia monimutkaisia nimiä ja titteleitä, joten oli täysi työ pysyä kärryillä kuka kukin nyt olikaan, mitkä olivatkaan sukulaisuussuhteet ja kenellä oli suhde kenenkin kanssa. Välillä oli kokonaisia kappaleita missä näitä henkilökuvioita selvitettiin ilman että tarinaa olisi sen kummemmin viety eteenpäin.

Dumas tapansa mukaan - ja ehkä ansaitusti - korottaa Richelieun jalustalle, hieman hömelöksi kuvatun kuningas Ludvig XIII kustannuksella. Mutta kelpo kirja, hyvä Dumas!
Profile Image for Valentina Di Dio.
210 reviews5 followers
February 14, 2023
Dumas è sempre una certezza nella mia libreria, a questo giro però c'è stato anche troppo... Naturalmente il tutto non è dovuto solo dalla mole del libro (quasi 700 pagine) ma anche perché ero nel pieno della sessione di esami 😅

Questo è il classico libro storico, la parte romanzata è poca o almeno poco percepibile; Dumas ha la meravigliosa qualità di far entrare la vera Storia nelle trame della narrazione ed il lettore viene coinvolto direttamente dall'autore; presenta benissimo tutti i molteplici personaggi ed eventi (e sono veramente tanti).
Il libro mi è piaciuto ma spesso è stato un po' piatto o addirittura pesante, troppa Storia al fuoco, è però riuscito a farmi apprezzare molto un personaggio che nei Tre Moschettieri era il "cattivo" e che in questo volume è stato approfondito positivamente.

Avrei preferito un po' di azione ma è comunque un romanzo storico e quello che conta è far sì che la storia, la vera Storia risulti chiara.

Grazie Alessandrino 🧡
Profile Image for Iván Braga.
321 reviews1 follower
December 25, 2022
Un interesante y menos conocida novela de Alejandro Dumas, ambientada en la Francia del siglo XVII. Lo novedoso de esta novela es que probablemente recordamos al Dumas de 'Los tres mosqueteros', basada en las luchas de sus protagonistas contra el intrigante y poderoso Cardenal Richelieu. En esta novela el autor es capaz de cambiar de punto de vista y ofrecernos la historia mostrándonos la perspectiva desde la posición del Cardenal. Es así como nos describe sus cualidades de estadista que logró consolidar el poder de Francia con gran habilidad contra la influencia de la familia real, su corte y con un rey muy débil e influenciable. Muy interesante y recomendable, por la fluidez del relato y la inserción histórica habitual de Dumas. El libro tiene dos títulos y se conoce también como ' La Esfinge Roja' apodo con el que se conocía al cardenal Richelieu.
1 review
August 25, 2024
Very excited to get my hands on a secondhand version of a Dumas - father book I've never heard about before, the prose is recognizable (read magnificent) although don't expect to be on the edge of your chair like you were still on your second read of The Three Musketeers, it is not as well-written. I've enjoyed it but took a while to finish it since it's not exactly captivating for the most part. It also becomes a bit circonvoluted at times and it gets kind of annoying and made me feel like the story in whole was not well thought of, mistakes I've seen in books from authors who are not literary geniuses as I see Dumas, I just expected better. Still though, having finished it, I now miss the intrigue and the characters and will probably pickup The Count again in a short while just to bathe in that fascinating world.
394 reviews3 followers
March 3, 2024
Tra gli ultimi romanzi di Dumas, non sarà sicuramente "Il conte di Montecristo" o "I tre moschettieri" ma è comunque un libro più che soddisfacente. L'ironia dei dialoghi e l'intrigo avventuroso della trama sono caratteristiche inconfondibili dell'autore che anche in questo romanzo non si smentisce. Un po' meno interessante quando divaga su ricostruzioni storiche (ritengo Dumas più bravo a descrivere la storia con dialoghi e azione che non da un punto di vista più saggistico), e nelle ultime 100-150 pagine arranca un po', quasi non sapesse come concludere il racconto (ne è prova il finale tronco che non lo si può definire un vero e proprio finale).
Profile Image for Elena.
168 reviews21 followers
September 29, 2016
Разочарована. Нет сквозной интриги, персонажи блеклые, появляются на одну главу и исчезают, местному шуту далеко до Шико, а графу де Море - до д'Артаньяна. Единственная живая фигура - Ришелье, и он уже в середине повествования задавил всех остальных одной своей харизмой. Собственно, в середине было несколько удачных глав, но не более. Спустя пару дней после прочтения я уже не могла вспомнить, о чем, собственно, шла речь в книге. На мой взгляд - не самый удачный роман мэтра.
1 review
April 3, 2015
Likte denne boka veldig godt! Har hørt mye om en beryktet dårlig engelsk oversettelse som får skylden for at boka ikke har fått den berømmelsen den fortjener. Heldigvis finnes den i en god norsk oversettelse, gjort av Tryggve Norum for Samlerens bokklubb. En dramatisk historie som foregår i og rundt Ludvig IIIXs miljø, den litt svakelige og upopulære franske kongen på 1600-tallet.
Profile Image for Adrienne.
256 reviews6 followers
July 16, 2024
Dumas reste le maître français du roman historique. Le Sphinx Rouge décrit la période d’intrigues politiques et militaires de 1627 à 1629, entre Richelieu et le roi Louis XIII d’une part, Marie de Médicis, Anne d’Autriche et Gaston d’Orleans d’autre part, illustrant le génie politique de Richelieu.
Comme toujours avec Dumas, ça se lit tout seul!
Profile Image for Lily.
118 reviews
January 15, 2023
Ce livre est un plaisir de lecture, de par la foule de details historiques, un éclairage captivant de cette époque, ses intrigues si riches de par leur intelligence et leur élégance, la fluidité du récit malgré de très nombreux personnages. Un monument qui se lit en toute fluidité.
Profile Image for Matilda.
204 reviews31 followers
May 26, 2017
C'est plutôt un 3.5 qu'un 3 et ça aurait même pu être un 4 s'il n'y avait pas eu ces quelques 100 dernières pages qui semblaient commencer une autre livre plutôt que d'achever celui-ci.
Profile Image for Panna.
215 reviews18 followers
June 28, 2020
Bello, non il mio preferito di Dumas però avventure raccontate in modo accattivante.
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