recensione a cura del blog "Libri Magnetici" by El
È solito credere che all’interno di ciascuno di noi alberghino due diverse sfaccettature della nostra coscienza, comunemente simboleggiate con l’angelo e il diavoletto. Nel mio caso specifico non solo erano presenti, e anche parecchio rumorose, ma le due versioni di me stessa possedevano anche una personalità ben definita, con voce, abbigliamento, acconciature e hobby differenti, e soprattutto la comune inclinazione a mettermi i bastoni fra le ruote in tutti i progetti della mia vita: Diabolica, detta DD, e Angelica.
Diana vive a Milano, ha ventotto anni, da tre è una Wedding Planner rinomata. Ha una vita all’apparenza
soddisfacente, un ex fidanzato, Roberto, che l’ha mollata da poco per telefono e una migliore amica, Silvia, compagna
di avventure e sua perfetta antitesi. Conta le calorie, non si lascia andare a nessun eccesso e programma ogni evento
della giornata. Le sue idiosincrasie sono tenere e fanno sorridere e, soprattutto, in lei convivono due voci che le
parlano, a volte gridano senza ritegno in realtà, e che come due coscienze aggiuntive analizzano ogni avvenimento
lasciandola in balìa di sentimenti contrastanti. Ce la raffiguriamo così, fobica per la pulizia e strenua sostenitrice
dell’amata routine, con un elenco per ogni cosa e post-it rassicuranti di vario colore che la aiutano a dominare
l’agitazione causata da ipotetici e quanto mai fastidiosi imprevisti. Quindi provate a immaginare cosa succede se,
chiamata a organizzare le nozze di una famosa influencer, le si prospetta il compito di trascorrere sei mesi in provincia
di Benevento, nel paese dei nonni materni dove ha trascorso le estati, sovvertendo quel mondo così meticolosamente
organizzato tra i grattacieli e lo smog di una città immensa che le dà tutto e la rassicura. Eppure, spinta dall’orgoglio
ferito e dalla voglia di dare un’ulteriore svolta alla carriera, decide di partire, mettendo in moto una serie di eventi
destinati a segnarla come una pietra miliare in una nuova, intera esistenza. Mille ore di viaggio dopo, che ci ricordano
un po’ il Claudio Bisio costretto a trasferirsi in “Benvenuti al Sud”, eccola arrivata alla fattoria; quel mondo così
lontano, che sua madre ha disconosciuto cambiando cognome e prendendo lezioni di dizione per apparire
un’avvocatessa ancora più seria davanti alla rigida società milanese, esplode davanti ai suoi occhi. Poco importa se la
puzza di letame è ovunque, se le scarpe col tacco devono diventare un lontano ricordo e il wi-fi prende solo in un
soppalco adibito a ufficio di fortuna sopra la stalla. Poco importa se la paglia s’infila dappertutto e deve dire addio alla
manicure curata. Pur cercando di rimanere fedele a se stessa, Diana ritrova un mondo che ha amato e che sapeva di
casa, anche se adesso è tutto più difficile perché i binari in cui ha costretto la propria vita tendono a srotolarsi come
rette parallele nell’ordinario e preciso svolgersi di compiti precisi e autoimposti.
È lei stessa ad ammetterlo dopotutto: era fatta del settanta per cento di acqua e la restante parte di orgoglio e
attacchi isterici. Forse il senso d’inadeguatezza che le ha instillato la madre adesso può trovare sollievo nell’abbraccio
di Imma e Nicola, i suoi adorati nonni che, anche se in età avanzata e con gli acciacchi che ne conseguono, guardano a
quella nipote come a una sorta di miracolo, così diversa dalla bimbetta che ricordavano. La donna che ha bisogno del
controllo per non sprofondare nell’ansia, può trovare una nuova ragione d’essere adesso che la tecnologia le mette i
bastoni tra le ruote e la terra la spinge a ritrovare il gusto delle piccole cose? Come se non bastasse, ad aiutare il
nonno alla fattoria c’è un gigante di quasi due metri tanto scorbutico quanto affascinante. Noah non è più lo smilzo
con cui Diana trascorreva le estati, ma una montagna di muscoli e poche parole, che lavora e studia per costruirsi un
futuro; legato alla terra e agli animali, è l’antitesi dell’uomo perfetto stilato da una personalissima lista di pregi
necessari a un potenziale compagno di vita.
Ogni mio ex ragazzo era dovuto passare attraverso l’intransigente questionario Diana-dating: diciotto domande a risposta chiusa articolate in livelli che racchiudevano gli ingredienti segreti del mio uomo ideale. Avevo inserito titolo di studio, il livello di gradimento dei romanzi classici, l’interesse per il teatro e l’opera, il tipo di abbigliamento, il genere musicale preferito, l’attenzione per uno stile di vita sano e un approccio a una dieta varia, il fumo e altri vizi presenti nella famiglia fino alle terze generazioni; e ultimi, ma non per importanza, l’impiego lavorativo attuale e le ambizioni professionali future. Non ero solita perdere tempo nelle questioni amorose, di conseguenza uscivo solo con uomini che sapevano avvicinarsi il più possibile al mio ideale di marito. Se il soggetto in questione non raggiungeva almeno i quindici punti, allora veniva scartato senza pietà. Noah ne ottiene solo quattro, eppure è in
grado di sovvertire tutte le regole. È un lavoratore instancabile, si occupa della sorella Sibilla e del nipote Leonardo e
non illude le donne. Ha relazioni sporadiche, ma senza impegno, anche se la metà del paese sotto i settant’anni lo
segue con sguardi adoranti. L’altra metà no, ma solo perché è composta da uomini. Le ricorda in ogni momento, anche
se a modo suo e con toni spesso sprezzanti, che la vita vera non è quella che lei osserva attraverso lo schermo di un
cellulare, da cui Diana dipende non solo perché irrinunciabile strumento di lavoro. Tra battibecchi, rivelazioni e colpi di
scena, il romanzo si snoda con leggerezza e maestria. I legami si rafforzano e ogni singolo personaggio trova il suo
posto in modo magistrale; su tutti una menzione speciale per Sibilla, nuova amica e supporto inestimabile per Diana.
Così diversa da Noah, la sua parlantina vivace era la primavera in fiore rispetto alla notte d’inverno del fratello, che dispensava rade parole come se costassero un occhio della testa, tra lezioni di Yoga e una straordinaria sessione di
introduzione alla pittura che è uno dei momenti più intensi del romanzo, resta nel cuore come la sorella che tutti
vorremmo avere. In un mondo dove i colori assumono un nuovo significato, entrambi i gemelli guidano Diana in un
percorso difficile, quello della ricerca delle radici che adesso vogliono scavare più a fondo per dare vita a rami
maestosi.
Vi rassicuro subito, amici Magnetici; non siamo davanti ad un film di Hallmark, che comunque adoro. Non abbiamo tra
le mani il solito romanzo in cui la donna in carriera amante della metropoli lascia tutto per andarsi a rintanare nel
paesino romantico e mal raggiungibile dove ritrova l’amore d’infanzia. Sarebbe un torto nei confronti della
protagonista e dei comprimari che la circondano con affetto e al tempo stesso la sfidano a cercare una prospettiva
diversa da quella cui ormai è assuefatta. Perché se il destino dà una zampata che scuote le fondamenta, a Diana
riconosciamo lo status di moderna eroina che si mette in discussione senza un elenco puntato da seguire, che anzi
lancia in aria tutti i blocchi e i memo dove ha sempre annotato i sentimenti che poteva o non poteva permettersi di
provare. Ho amato moltissimo questa storia e vi consiglio di leggerla. È frizzante, divertente, esilarante in alcuni punti
e davvero tenera in altri. L’autrice ha uno stile sciolto, lineare, ma sincopato quando serve; le estrose intromissioni di
Angelica e DD aggiungono quel pizzico di dolcezza e sarcasmo che non guastano mai, lasciandoci spiazzati e al tempo
stesso in attesa di sentirle parlare sempre di più, fino a quando tacciono, di fronte a qualcosa più grande di loro. La
certezza di aver trovato, anche se con fatica e per vie non del tutto scontate, uno sguardo confortante in un luogo che
non ha bisogno di strutture perché parla da solo, al cuore di chi sa ascoltare, tra le braccia di chi sa essere casa e al
tempo stesso sfida, che accetta tutto di te proprio perché proviene da te, e ti ama come solo le persone silenziose
sanno fare.
«Diana, forse il tempo è sbagliato, ma non le persone».
cinque petali