Per certi versi, la storia editoriale di Malacqua, unico romanzo di Nicola Pugliese, ricorda quella del Cacciatore Ricoperto di Campanelli, di Giuseppe Lo Presti. Entrambi pubblicati originalmente da grandi case editrici (da Einaudi, il primo, da Mondadori, il secondo), supportati, promossi e lodati da scrittori autorevoli (da Italo Calvino e da Aldo Busi rispettivamente), casi editoriali che ricevettero i favori e della critica e del pubblico, i due romanzi sono stati per anni fuori catalogo e praticamente introvabili, e solo recentemente sono stati riproposti al pubblico grazie alla buona volontà di due piccole case editrici (Stampa Alternativa ha ristampato il libro di Lo Presti nel 2015, Tullio Pironti Editore quello di Pugliese nel 2013). È un vero peccato, dal momento che parliamo di due opere estremamente raffinate e sofisticate nello svolgersi, elegantissime nell'uso di un linguaggio inventivo e visionario, sempre pronto a premere sul ritmo e sui limiti del dicibile in maniera sottile e mai caciarona, sperimentando, quindi, ma senza l'inutile cagnara sollevata da certi inetti sperimentatori.
Laddove il libro perverso e oscuro di Lo Presti getta il lettore negli abissi di una storia decadente, che strizza l'occhio, da una parte, a un certo esistenzialismo francese ribollito in salsa norditaliana, e, dall'altra, alla feroce saudade di un Ernesto Saba, l'opera di Pugliese è più mediterranea, più partenopea, non meno visionaria e, anzi, più magica. Tuttavia, non siamo di fronte a cento anni di solitudine; semmai, a quattro giorni sospesi, fuori dal tempo, privati di senso. Quello di Pugliese, dunque, non è un 'realismo magico', perché gli eventi raccontati nel suo romanzo frantumano il concetto stesso di realtà. Rimane soltanto la coscienza dei protagonisti, un coro di voci che, in mancanza di una salvifica ancora esterna, cantano sé stesse.
La vera protagonista di Malacqua è però Napoli, città-mondo, metafora di sé stessa. Non è una Napoli gomorroica e iperrealista, quella di Pugliese. Non si parla di camorra, corruzione e spaccio. Non che se ne voglia negare l'esistenza: quelle cose (camorra, corruzione e spaccio) ci sono, o, perlomeno, se ne intuisce la presenza, ma ciò che interessa a Pugliese è qualcosa d'altro, di più profondo. Napoli, dunque, diventa la città bagnata dal mare, dove il mare va a cercare i suoi amici bambini quando questi non possono andare a giocare con lui. È anche vittima di un'acqua diversa, extra-marina, quella di una strana pioggia che si riversa sulle sue strade dilaniate e sui suoi edifici 'di cartone', senza pietà e senza senso, per ben quattro interminabili giorni. Durante i quattro giorni di pioggia inspiegabile, i cittadini di quella che è una città visibile e invisibile allo stesso tempo rimangono in attesa. Perché qualcosa, dopo quella pioggia irruente e immotivata, dovrà pur succedere: altrimenti, perché?
Romanzo corale e surreale, Malacqua unisce l'indagine psicologica dei molti personaggi a temi esistenzialistici, simboli ermetici che sfociano nel paranormale - come nel caso, forse irrisolvibile, delle inquietanti bambole parlanti che non mancano di sbucare fuori, sistematicamente, in certi punti della città. Colpiscono, soprattutto, il linguaggio e lo stile di Pugliese, che scrive come se cantasse, o come se declamasse endecasillabi sciolti, arrivando a tessere una trama intricata di ritmo e rime interne.
Interpretare Malacqua, i suoi personaggi e le sue metafore, potrebbe essere un'impresa inutile, dal momento che forse lo scopo di Pugliese era proprio quella di mostrare non la banalità del male, ma la schiettezza della mancanza di senso. Di conseguenza, invece di soffermarmi su questo o quel dettaglio di una trama inafferrabile e irraccontabile, vorrei concludere chiedendomi che fine fanno certi capolavori della letteratura italiana, accolti da tutti come se dovessero condurre a chissà quale evento straordinario, ma fatti scivolare via come acqua piovana e inutile. Dimenticati dalle case editrici, dai lettori, dal coro stridulo dei teorici e dei critici italiani, sempre pronti a urlare, felicissimi e scodinzolanti, quando si tratta di cannibalizzare un loro connazionale, demolendone sia l'opera che le intenzioni, salvo poi fare spallucce e voltarsi dall'altro lato, come un pugno di omertosi quaquaraqua, quando si trovano di fronte a una prova letteraria di cui valga veramente la pena parlare.
Ma i libri, come ci insegnò il mefistofelico Bulgakov, non muoiono mai. Ecco che, infatti, Malacqua è stato tradotto e pubblicato in Inglese nel 2017, da Shaun Whiteside. E, sebbene non sia stato accolto troppo favorevolmente dal pubblico (basti vedere le impietose 'due stelle e mezzo' su amazon.co.uk), il romanzo di Pugliese ha raccolto gli entusiasmi sia di alcuni critici di professione che da noti recensori della blogosfera. C'è di più: recentissimamente (7 novembre 2018), è anche uscita la traduzione in francese e, conseguentemente, le prime recensioni, tutte favorevoli, dei nostri cugini d'oltralpe.
Ha dunque senso continuare a scrivere in una nazione dove non legge più nessuno e dove nessuno è più interessato alla letteratura? Certo. Bisogna continuare a scrivere, per ricordare chi ha scritto prima di noi, perché il mondo dei libri non si esaurisce dentro i confini miserabili di una nazione sempre più piccola, e perché continuare a scrivere, per alcuni, è l'unico modo per immaginare il sole oltre il temporale.
«Sì, la vita gli aveva rubato un giorno intero, un intero giorno di ore 24 con minuti e secondi a scandire, gli aveva rubato un tramonto ed una notte e quell'oscurità inesplicabile che sempre discende insieme con la sera e gli aveva rubato un rigoglioso risveglio a ridestare, con la luce del giorno che entra, rifiorisce, era stato semplicemente defraudato di un giorno che nessuno mai più avrebbe restituito, nessuno mai più. Ma alla fine lui se ne sarebbe ricordato, certo, ed al momento giusto avrebbe tirato fuori la carta sua vincente: eh no!, un momento ancora, io ho diritto ad un giorno in più, ed avrebbe prodotto la documentazione, certamente, le carte sue avrebbe disposto in bell'ordine sulla tavola, e così avrebbero certificato, con tanto di bollo e di sigilli vari: a lui spettava ancora un altro intero giorno, e certo a pensarci adesso un giorno sembra niente, ma pensa un po' se questo giorno in più te lo restituissero alla fine: ecco, mettiamo che te te ne stia nel letto e che ad un certo momento arrivi la comunicazione: gentile signore, con riferimento agli avvertimenti già da noi trasmessi nel corrente anno, siamo spiacenti doverle comunicare che la sua partita è chiusa con decorrenza immediata in maniera definitiva. Cosa succederebbe?: succederebbe che ti raccoglieresti a sedere nel mezzo del letto e diresti con un sorriso tuo di compiacimento eh no!, cari signori, no!, come risulta dalla documentazione in mio possesso, io fui defraudato di un intero giorno, ventiquattr'ore esatte, che venne assicurato mi sarebbero state restituite alla fine, e non è che io non voglia chiudere la partita, questo no, non potrei di certo oppormi in ogni caso, lo so bene, così come so bene che inutilmente proverei a smuovervi con considerazioni circa la mia giovane età, eccetera eccetera, soltanto che, signori miei, adesso esigo il rispetto delle regole del gioco, così come le ho rispettate io, ed a loro altro non sarebbe rimasto che verificare con attenzione le carte, consultarsi a vicenda con misteriosi conciliaboli, ed una volta accertata la veridicità dell'assunto e la validità delle documentazioni prodotte, avrebbero consentito per quanto a malincuore: eh sì, signore, ha ragione lei, le spetta ancora un giorno, ventiquattr'ore esatte, ed a questo punto sia pure in via provvisoria la faccenda si sarebbe chiusa, loro avrebbero abbandonato la casa in silenzio tirandosi la porta dietro le spalle, e tu fermo nel letto saresti rimasto a considerare, con un sorriso di soddisfazione, ed un giorno, oh sì un giorno intero tutto da vivere!, dolce ricchezza eterna gli sarebbe apparsa, ricchezza inestimabile e giocosa. In questo suo giorno definitivo e solare Andreoli Carlo avrebbe raggiunto lo chalet sul golfo con libri e giornali sotto il braccio, il pacchetto di sigarette americane, la scatolina degli svedesi, si sarebbe sistemato a sedere in una confortevole sedia di vimine e sulla sedia di fronte avrebbe allungato le gambe a ricordare, sì, avrebbe ripercorso la breve stagione tenerissima, i fiori, e le poesie, odori di fanciulle, ed il lavoro amato, e la città che si stendeva avanti, le luci incostanti della notte, gli amici, il ricordo del padre, la pelle dolcissima di Mavie, i libri sotto il braccio di quando andava a scuola, le partite di calcio in mezzo alla strada, e com'è strano a riassumere davvero, ci si rende conto alla fine di avere per le mani un pugno di mosche e forse quelle neanche, e pure dolcissima è stata questa vita, in questa dimensione nuova e diversa davvero la prospettiva sarebbe stata capovolta e certamente per molte delle cose per cui aveva penato adesso non avrebbe, oh no, e pure non rimpiangeva nulla, proprio nulla. Il giorno suo definitivo sarebbe trascorso a questo modo, fino al tramonto.»