La poesia coincide per Antonella Anedda con la passione per l’esistere e per una solitudine che non impedisce di vedere la luce delle cose, di cantarne laicamente il miracolo, di ascoltare senza sottrarsi il rumore del mondo. Da tempo accolta nel canone letterario dei nostri giorni, Anedda sa coniugare i caratteri della poesia più densamente espressiva con le ragioni di quella più raffinata e analitica. Questo volume, che riunisce per la prima volta l’intera opera in versi, in parte rivisitata per l’occasione, conferma l’autorevolezza della sua voce poetica e delinea l’inconfondibile traiettoria di una scrittura sempre originale, spesso sorprendente.
Gennaio lascia nelle isole gusci di riccio sugli scogli e tesa luce sulle secche invernali. Come una desolata corona di pietra in un naufragio polare lastre di granito e chiuse lapidi nell’acqua e in terra oltre il promontorio della Trinita dentro il recinto del cimitero. Vi chiedo coraggio, sognate con la dignità degli esuli e non con il rancore dei malati.
da “Residenze invernali”, 1992
Dicono i fisici che la morte sia presente in uno spazio esatto posata accanto alla nascita come un lume o una mela o un oggetto qualsiasi sopra un tavolo. Che il tempo dunque non c’è e dobbiamo dire ora e poi solo per non impazzire, un anno dietro l’altro piegando i giorni dietro i calendari pensando i loro numeri appiattiti quando invece ronzano pieni di larve e miele.
[Guardavo, avvicinandomi, un torrente di olivi vicino all’acqua con rami azzurro-fumo. La luna già salita conciava intorno al monte una pelliccia di nebbia. Samos, spolpami, sputami sulla sabbia con un fondo di vetro. Pulisci la mia scorza, risuscita soltanto ciò che è vivo. Scomponimi di atomi, lasciami attraversare dalle luci.]
Tutta l’opera poetica di Antonella Anedda, un susseguirsi di delicatezza tagliente, da gustare fino in fondo, con lentezza. Una luce che attraversa tutte le cose, anche le ferite aperte che si riempiono di sale.
“Cerca tra le cose che ami quale morirà per prima combatti nonostante il tremore. Ma noi parliamo a candele, ad auspici imperfetti a ombre che abbracciamo con fervore e la lingua è la stessa che si porta migrando dalle isole: una nube in gola che oscura la dizione degli oggetti.”
"Non parlavo che al cappotto disteso al cestino con ancora una mela ai miti oggetti legati a un abbandono fuori di noi eppure con noi, dentro la notte inascoltati"
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“[…] Silenzioso è il retro dei quadri silenziosi gli angoli, l'aria senza respiro degli oggetti le scarpe chiodate alla parete l'abbandono del cuoio. […] Ma tu muovi una luce la prima della sera solo per cose oblique per ciò che chiamo amore […] “ ----
"[...] Non è il vento che annuncia il terremoto sono gli oggetti ad avere bordi troppo stretti troppo brevi pause tra lo spazio e le mani sono i tonfi, le grate d'ascensore a battere un tempo sconosciuto sono le ombre dei morti che mimano ombre cinesi di buio in buio accompagnandoci fino all'ultimo traverso varcare. [...]"
Ancora ti svegli con un brandello di futuro (forse, dice la trave nella luce mattutina). Ancora pensi a una scaglia di amore (forse, dice vagando per la stanza la luce mattutina). Ancora hai la forza di pensare che il silenzio ti cura e la solitudine splende con gli avanzi del cibo.