È un pugno nello stomaco, disturbante, che toglie il fiato... Mentre lo si legge viene l'istintivo impulso di distogliere lo sguardo, di chiudere il libro e riprendere la propria vita da privilegiato. Perché il dolore che contiene è immenso, troppe le vite spezzate dei tanti bambini, troppe le ingiustizie... E invece tutti dovrebbero leggerlo, tutti dovrebbero capire...
*lettura solo per stomaci forti* Sul volo di ritorno "Di cosa si è occupato lei a Bucarest?" "Di bambini..." "Ah, bambini. Qui sono straordinari. Con poco o niente gli fai fare tutto quello che vuoi!" Bentornati a casa. Pollicino piange e l'orco vola, accanto a me.
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In uno studio fatto un paio d'anni fa, da una equipe di medici americani, emerse che il 94% delle persone affette dal virus dell'hiv in Romania, fossero bambini. Per questo venivano abbandonati dalle famiglie. Per questo, spesso, venivano rifiutati anche dagli ospedali. Ancora oggi continuano a non ritenere l'AIDS un'emergenza a cui far fronte. D'altronde sono gli stessi che pochi anni fa dicevano che bastasse che aspettassimo pazientemente la morte dei bambini nati sotto Ceausescu, per veder scomparire l'hiv dalla nostra terra.
Sto uscendo dal reparto. Mi infilo il cappellino ed a seguire il giubbotto, un piumino azzurro cielo, che tanto ha attirato l'attenzione dei piccoli che lo accarezzavano, meravigliati, come se non avessero mai toccato nulla di simile prima d'ora. Il bimbo si mette di fronte a me, mettendosi al riparo per un istante dalla vista delle infermiere. Si attacca ai lembi del piumino e mi chiede di portarlo via. "Non voglio morire. Dove abiti tu i bimbi non muoiono piccoli. Non abbandonarmi qui. Portami da loro. Cosa ti costa!?"
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