Lee Hye-ryeon, Choi Jin-ri e Park Yong-ha sono solo alcuni dei giovanissimi idol - le star del pop sudcoreano - che si sono tolti la vita negli ultimi anni. All'origine di queste morti non ci sono storie di tossicodipendenza o eccessi, come nella classica iconografia della rockstar occidentale. La causa, infatti, è quasi sempre la depressione. Perché dietro il mondo scintillante delle boy e girl band si nasconde il lato oscuro della Corea del un Paese che cerca di vendere all'estero un'immagine di sé moderna e progressista, ma che in realtà è ancora condizionato da sette religiose e una cultura marziale e aggressivamente moralista. Nella sua sorprendente inchiesta, Giulia Pompili racconta il mondo degli idol e il loro delicatissimo ruolo di figure celebrità poco più che maggiorenni, sottoposte allo spietato scrutinio di media e social, spesso involontariamente coinvolte in scandali o incidenti diplomatici internazionali che rivelano quanto siano precari gli equilibri politici del continente asiatico.
È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”. È terzo dan di kendo.
Opinione super personale, possiamo parlarne sono super aperta al dialogo. Ma da persona che ha vissuto ciò che viene descritto mentre questi fatti accadevano, questo libro è stato un po' come "la fiera degli eventi", una lista da spuntare con "sapevo/non sapevo". Speravo in un approfondimento più sociale, politico e in parte anche economico, ma non ho trovato niente di tutto ciò.
Per non parlare di alcune cose che erano proprio buttate lì o fuori luogo, alcuni discorsi iniziati e non conclusi a beneficio di voli pindarici di cui non ho capito il senso. Tipo la parte sui bong/lightstick dopo aver parlato di mina, boh.
E soprattutto sulla controversia cina/corea speravo di leggere qualcosa di più politico, perché io mi ricordo il casino, mi ricordo gli idol cinesi bloccati in patria, mi ricordo la tensione di quegli anni, però ci siamo limitati a parlare di RM che tifa un atleta piuttosto che un altro.
Peccato davvero, poteva essere un'occasione per parlare di kpop in maniera seria e non paternalistica ma mi sembra sia stata un po' sprecata.
Se seguite il kpop da un paio di anni sapete già tutto, non aggiunge niente al vostro mulino, se invece vi siete affacciat* da poco e ancora non vi siete addentrat* nelle dinamiche di questa industria potete provare a leggerlo come punto di partenza.
Disclaimer:non mi intendo di kpop, le mie sono solo opinioni su come sono state trattate le tematiche e anche alcune vicende.
Anche se sono consapevole delle problematiche dell'industria dell'intrattenimento coreano e in particolare del Kpop (di fatto se si segue anche superficialmente qualche gruppo si notano subito), non sapevo molte delle vicende narrate. Però a parte arricchire la mia cultura in tema storia del Kpop questo libro non mi ha lasciato nulla. Forse qualcuno che non segue il kpop, potrebbe trovare interessante la lettura (anche se non penso che i non fan decidano di leggere libri sul kpop), ma da persona interessata a conoscere nel profondo i meccanismi e i problemi, per me è poco. Tutto è annunciato, nulla approfondito.
Negli ultimi anni ci sono stati progressi rispetto ad alcuni tabù come il tema sesso nelle canzoni, voglio dire una delle hit del momento è una canzone che parla di farlo Seven days a week; oppure c'è un appoggio un po' più esplicito nei confronti della comunità LGBT+ (ci sono un sacco di canzoni queer coded e alcune delle quali sembrano veri coming out per i fan). Le mamamoo sono particolarmente odiate dagli uomini perché considerate uno dei simboli del femminismo. Perché?
Mi interessava anche capire i cambiamenti del mondo kpop con il passaggio da un presidente più riformista a uno più conservatore.
Inoltre a volte il discorso si perde in vicoli ciechi. Tipo a un certo punto si è parlato di "I Want to Die But I Want to Eat Tteokbokki", così all'improvviso e ancora non ho capito perché.
Il problema maggiore, per me, è il tono utilizzato in determinati contesti. Chiamare canzonetta una delle canzoni più sentite al mondo? Cameretta la camera da letto di un uomo fatto e finito di quasi 30? Chiamare i fan "adolescenti cresciuti, che seguono le loro band con la stessa passione che un italiano medio ha per la squadra di calcio del cuore"? Avrò dimenticato qualcosa però ci siamo capiti. Queste espressioni si potevano benissimo evitare.
Infine tw suicidio Chi ha seguito la storia di Moonbin, sa che si è suicidato, ma non è mai stata fatta una dichiarazione ufficiale e soprattutto la famiglia ha chiesto di evitare l'argomento. Ora, non dico di non parlare di lui quando si tratta questo tema, ma avrei aggiunto queste informazioni per rispetto della famiglia, dei fan, ma anche del ragazzo.
Non è che in centoventotto pagine, o un’ora e cinquantatré minuti di audiolibro, si possa esaurire un fenomeno socioculturale multigenerazionale.
Il libro prova a raccontare le due facce del K-Pop e, nel farlo, a grattare la superficie di un mondo così distante (nella storia) e così vicino (nei riferimenti culturali odierni). Un po’ come il il primo passaggio della moneta sul rivestimento argentato del gratta e vinci rivela uno scorcio del numero/simbolo sottostante, accrescendo l’urgenza di grattare per vederne l’interezza, così il libro penso provi a portare persone neofite verso il mondo del K-Pop, della Corea del Sud e dell’Asia sud-orientale di cui l’autrice si occupa.
Seguo spesso live/interviste ed ho letto qualche articolo di Giulia Pompili. Questo è il suo primo libro che leggo e mi ha soddisfatto proprio come mi aspettavo. Un libro leggero e scorrevole (per leggero intendo che non ha chissà quali tecnicismi, ma ci sono contenuti pesanti come depressioni, suicidi ecc). Premetto che non so praticamente nulla del k-pop, e proprio per la mia ignoranza ho una certa curiosità su questo mondo, ed il libro appena uscito è capitato a fagiolo. Il libro non demonizza affatto il k-pop, anzi, verso la fine ne esalta i lati positivi, tuttavia evidenzia le contraddizioni ed i problemi del k-pop, che toccano inevitabilmente anche problemi sociali, politici e culturali della Corea con un accenno anche a l'Asia in generale. Consigliato
Non ho ben capito il senso editoriale di questo libro: si presenta come un libro per ragazzi (molte illustrazioni, caratteri grandi) ma i temi sono piuttosto complessi. Avrei preferito un testo più strutturato sul Kpop, piuttosto che un libro leggero come questo, dove i temi (gli aspetti controversi) sono soltanto abbozzati, con personaggi o riferimenti spesso sono solo nominati.
Devo dire che più che fan degli idol coreani, sono fan di quelli cinesi (e poi giapponesi), ma il mondo del K-pop ha iniziato ad intrigarmi quando ho iniziato a vedere qualche drama e quindi mi sono informata su attori e altro grazie anche alle colonne sonore. Il mondo luminoso delle star si sa, si è sempre detto, è complesso, non tutto quello che luccica è oro, e mai frase è più appropriata. Ma se le star hanno i loro problemi in tutto il mondo, quello che nasconde il mondo degli idol è ben più che inquietante. Sapevate che non possono fidanzarsi senza che le fan vadano in pieno sclero? Sapevate che hanno enormi pressioni sia sulla loro vita privata che sul loro fisico, tanto che questo porta molti di loro a problemi di salute mentale, tanto da arrivare persino al suicidio? Eh già.
Questo libricino, molto breve e pieno di illustrazioni e foto carine e interessanti, ci spiega proprio il retroscena della loro vita. Certamente non è pieno di cose come ci si aspettava, la maggior parte delle informazioni si trovano anche già online, ma comunque è una lettura interessante per gli amanti del mondo orientale.
Breve resoconto sul fenomeno delle boy band coreane definite kpop e i loro Idol e come la loro vita sia scandita da un controllo politicizzato dalla loro società e di come non è tutto oro quello che luccica Libro rivolto a chi non sa nulla di corea e di quel mondo, non certo per i fan
un argomento particolare trattato con superficialità e poco approfondimento Ma questo è dovuto al fatto che indicano che questo libro sia rivolto ragazzini di 12/15 anni come è indicato negli audiolibri non direi che è un audio per ragazzini di 12 anni ma per i loro genitori che devono conoscere chi sono gli idoli dei propri figli, Peccato che il finale è troncato finisce in maniera brusca e quindi manca una parte conclusiva a mio avviso, poteva essere un argomento interessante che si poteva approfondire molto di più Ma ripeto forse è scritto da una persona troppo giovane che ha voluto creare un qualcosa che però non è fruibile né da giovani né da adulti perché è troppo blando si può fare di meglio
Pompili fa luce sul lato oscuro del pop coreano, spiegando alcuni meccanismi si questa macchina per fare soldi che prova a dare anche messaggi politici. Giulia come sempre è in grado di spiegare tematiche politiche complesse e renderle più abbordabili anche a gente digiuna di politica come me
Piccolo saggio sul kpop. Dà una visione di insieme interessante; poteva, come hanno detto in tanti, maggiormente approfondire con dati e considerazioni i diversi aspetti e le varie contraddizioni che ha sfiorato.
Ho ascoltato l’audiolibro (un’ora e basta thank you Jesus) and this was a bunch of nothing. 💀 Con tutte le cose tremende che ci sono alla base di quest’industria l’autrice di cosa parla? Gli stessi 3 gruppi per tutto il tempo. Vabbè 😂 Side note da quello che ho imparato outside of this book da documentary veri: you tell me im ugly and im kms in front of you
Giulia Pompili ha parlato di tutte le tematiche a cui penso quando si parla di kpop. Dal 2023 ad oggi l’industria è cambiata ancora, ma questo libro è il più accessibile letto finora per un pubblico che non conosce questa musica e vuole capirne le dinamiche sociali e culturali.