Di tutti i cold case da me da sempre attenzionati, quello di Nada Cella occupa un posto particolare. Perché è quello che più mi ha fatto impazzire. Più di quello di Via Poma o di quello del delitto della Cattolica, per non parlare di quello di Marta Russo o addirittura di altri presumibilmente risolti, come quello di Cogne o di Avetrana. La storia di questa ragazza di 24 anni, uccisa nel maggio del 1996 a Chiavari, nello studio del commercialista presso cui lavorava come segretaria, parrebbe un perfetto romanzo dell’orrore viste le personalità, i misteri, le maschere, gli intrecci e i colpi di scena che ne fanno parte e che lasciano un senso di inquietudine e di paura.
Scoprii il caso guardando una puntata del celebre “Blu Notte” di Lucarelli, poi nel corso degli anni sono tornata ad attenzionarlo con regolarità, all’uscita di nuove notizie, per poi scoprire che venne chiuso. Nel 2021 la svolta, grazie allo studio di una criminologa che lo fece riaprire…poi, le analisi di Emiliano Giardina, il famosissimo genetista che risolse il caso di Yara Gambirasio, l’attesa di un processo, il gup che poco più di una settimana fa ha prosciolto gli indagati (a causa della terribile legge Cartabia)…eppure. Eppure del caso di Nada Cella si continua a parlare, e io voglio sperare che non finisca qua, perché la famiglia da 28 anni ormai attende giustizia per una ragazza barbaramente massacrata.
Igor Patruno, scrittore e giornalista, fra queste pagine ripercorre la storia di questa ragazza, la cui morte pare un mistero perso tra i caruggi della sua bella cittadina di mare: gli indizi, i sospetti, i personaggi, gli eventi più recenti.
Non mi soffermerò a dare la mia opinione personale sul caso, ma consiglio a tutti di attenzionare questa vicenda, e questa lettura potrebbe essere l’occasione per iniziare.
RIP Nada!