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Oltre le banche centrali: Inflazione, disuguaglianza e politiche economiche

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John Maynard Keynes nel 1936 concludeva con queste parole la sua opera più “Gli uomini pratici che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale sono generalmente schiavi di qualche economista defunto”. L’economista defunto di cui sono schiavi gli uomini pratici di oggi è il premio Nobel per l’economia Milton Friedman, al cui nome è associata, oltre a “imprese” di dubbio valore come quelle dei cosiddetti Chicago Boys, la controrivoluzione teorica che tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso ha fatto tabula rasa delle idee keynesiane. Gli “uomini pratici” che “si ritengono completamente liberi” sono oggi i banchieri centrali e molti esperti di economia. Dopo i “gloriosi Trenta”, e il lungo periodo di dominio della teoria keynesiana che ha seguito la crisi del 1929, Milton Friedman è stato il maggior artefice del ritorno in auge dell’idea che i mercati siano quasi sempre in grado di fare meglio della mano pubblica. Il nome dell’economista di Chicago è indissolubilmente legato alla teoria monetarista, che legava l’inflazione alla quantità di moneta in circolazione, dando quindi alle banche centrali la colpa di aumenti dei prezzi eccessivi. Il monetarismo ha avuto vita breve in accademia ed è stato apparentemente dimenticato anche da banchieri centrali e policy maker, forse complice il lungo periodo di tassi d’inflazione moderati che ha caratterizzato l’economia mondiale tra i primi anni Ottanta e oggi. Tuttavia, il ritorno sulla scena di Friedman è stato spettacolare e inarrestabile appena l’inflazione si è riaffacciata, nel 2021. L’idea per cui questa è essenzialmente un fenomeno monetario è riapparsa prepotentemente, nonostante tutto sembrasse indicare che gli aumenti dei prezzi fossero legati a scarsità, colli di bottiglia, tensioni sui mercati dell’energia e dei beni alimentari. I prezzi hanno iniziato a impennarsi nel 2021 con la ripresa successiva alla pandemia e sono in seguito stati alimentati anche dalla crisi energetica e dall’invasione dell’Ucraina. La fiammata dei prezzi di energia e beni alimentari è durata poco più un anno, dalla metà del 2021 fino alla fine dell’estate del 2022, ma si è lentamente diffusa nell’economia. L’energia, infatti, è un input essenziale di produzione nei processi industriali e per molti servizi, che hanno quasi tutti visto i loro prezzi aumentare. Il biennio 2021-2022, in aggiunta, ha riportato in auge il termine stagflazione, la coesistenza di un’economia in stagnazione e prezzi che aumentano. È certamente vero che, qualunque sia la natura della fiammata inflazionistica, le banche centrali possono riportare l’inflazione sotto contraendo l’offerta di moneta e aumentando i tassi di interesse possono, infatti, rendere più difficile e costoso per imprese e famiglie prendere in prestito per investimenti o consumi, più oneroso pagare i debiti, e più redditizio risparmiare. Tutto ciò riduce la domanda aggregata portando a una diminuzione del livello dei prezzi e a un aumento della disoccupazione. Vi sono pochi dubbi sull’efficacia di una restrizione monetaria nel far fronte all’inflazione. Quello su cui oggi infuria la discussione è se, nella contingenza attuale, questa sia davvero la migliore opzione, il mezzo meno costoso, per riportare i prezzi sotto controllo; o se si possa invece fare ricorso ad altri strumenti senza infliggere all’economia un rallentamento o una recessione. Per rispondere a questa domanda è fondamentale, tuttavia, comprendere la natura dell’inflazione e i suoi comportamenti nel tempo in base alle diverse coordinate storico-economiche.

234 pages, Kindle Edition

Published August 25, 2023

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Francesco Saraceno

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Profile Image for Marcello.
98 reviews3 followers
May 11, 2024
Saggio interessante del prof. Saraceno che, partendo dall'analisi delle cause dell'inflazione riapparsa dal 2022, riprende la critica alla teoria economica monetarista, secondo cui, in modo troppo semplicistico rispetto alla realtà attuale, l'inflazione sarebbe dovuta ad un eccesso di moneta in circolazione, per cui la cura più efficace sarebbe l'intervento delle banche centrali per l'innalzamento dei tassi. In realtà, nel mondo accademico il superamento della teoria monetarista è già realtà, ma sembra che la stessa resista ancora negli operatori economici, come evidente dalla reazione delle banche centrali al più recente fenomeno inflazionistico, con aumento di tassi che hanno reso più difficile la ripresa post pandemia, finendo col creare maggiore disuguaglianza sociale. La realtà è che il fenomeno inflazionistico ha diverse cause e la tesi del prof. Saraceno è di affrontarle tramite politiche economiche ad hoc, anziché con lo strumento della restrizione monetaria che, pur nella sua efficacia, ha l'effetto di creare recessione.
Completa l'esposizione una proposta di modifica della BCE, in particolare per la limitazione dello statuto al solo controllo del tasso d'inflazione, senza obiettivi di sviluppo, statuto che risale al periodo in cui la teoria monetarista dominava.
Ne suggerisco la lettura a tutti, anche se, per una completa comprensione degli argomenti trattati, è necessaria una base di teoria economica.
Il mio voto è 4 stelle.
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